» GLI STRUMENTI DEL NIDO - Sezione Speciale - "
Infantiae.Org Nido"
MAPPE REALI E IDEALI - I SIGNIFICATI
E L’ANALISI DELLO SPAZIO AL NIDO D’INFANZIA
Paola Marchetti, Coordinatore
Pedagogico - Area Infanzia e Adolescenza, Quartiere Savena - Comune
di Bologna
“ Lo spazio è come un acquario nel
quale si riflettono i pensieri, i valori, le attitudini di chi
lo progetta e di chi lo abita”. ( Loris Malaguzzi )
Da questa citazione ha preso l’avvio il laboratorio “
Mappe reali ed ideali …. lo spazio pensato come luogo delle
relazioni adulto – bambino “, condotto all’interno
del Corso di Laurea
“ Educatore Nido D’Infanzia e di Comunità Infantili
“, attivato nell’anno accademico 2001 / 2002 presso
la Facoltà di Scienze della Formazione – Università
degli Studi di Bologna.
Occasione di formazione, come tale, occasione per riflettere su
quel tema dell’organizzazione degli spazi nel Nido D’Infanzia,
che in questo particolare momento storico – vedi Riforma
Moratti - si configura come argomento da ribadire nei suoi aspetti
di contenuto e di metafora.
Di uno spazio al Nido e del Nido che deve essere salvaguardato
insieme a certe irrinunciabili caratteristiche.
Come è noto, l’educazione non si costruisce nel vuoto,
ma ha luogo in qualche spazio.
Forse anche per questo, nella storia dei servizi educativi 0 –
3 anni, i luoghi dell’educare sono divenuti ben presto oggetto
privilegiato di studi psico – pedagogici volti a metterne
in luce i plurimi significati. In particolare :
Lo spazio concorre alla formazione dell’identità
infantile come tale rappresenta dimensione fondante del benessere
del bambino
Nei primi tre anni di vita il bambino è
impegnato nel delicato processo di costruzione del sé e
di elaborazione dell’identità.
Molteplici sono le descrizioni di questo processo che ci derivano
dagli studi psico – pedagogici, ma tutte concordano nel
definirlo, come prodotto mai finito di un continuo scambio fra
il sé ed il fuori di sé, fra la persona e lo spazio
fisico e sociale.
Le più recenti teorie psico – pedagogiche, poi completano
questa immagine interpretando l’identità del bambino
come identità competente.
Ogni bambino, infatti sin dalla nascita possiede un proprio e
peculiare codice percettivo mediante il quale le informazioni
provenienti dal mondo esterno vengono selezionate, accolte, respinte,
trasformate.
In tal senso il bambino può essere pensato come sistema
complesso ed integrato, come organismo attivo e competente, che
diventa persona nel rapporto con gli altri e come persona ha una
storia originale ed irripetibile.
Se dunque le potenzialità di apprendimento, comunicazione,
relazione trascendono le differenze individuali configurandosi
come patrimonio dell’essere bambino, ogni bambino si specifica
co - costruendo una personale “ esperienza del mondo”.
Utilizzo il termine co – costruzione, per sottolineare come
la possibilità del bambino di elaborare ed evolvere una
“ esperienza del mondo” è subordinata ed influenzata
dalla presenza di uno spazio fisico e sociale che in questi termini
si configuri come risorsa.
Occupare uno spazio, percorrerlo, comprenderne le suggestioni
d’uso, rielaborarlo in termini personali sperimentandolo
come proprio. Oppure, al contrario, vivere uno spazio denso di
pericoli,carente di stimoli, confuso e confusivo vuol dire connotare
l’esperienza infantile in maniera significativa e diversificata.
E ciò perché anche in relazione a questo, sulla
base delle opportunità, libertà o rigidità
che lo spazio consente, il bambino elabora le sue conoscenze.
Si allude con questo termine, ad una visione integrata dello sviluppo.Un
continuum cognitivo – emotivo dove non esiste separazione
e dove le radici della competenza sono da ricercarsi nella emozione
del conoscere gli altri da sé significativi, adulti e bambini.
Per questo progettare spazi per l’infanzia significa progettare
dimensioni che si pongono in stretta interrelazione col benessere
del bambino.
Ognuno di noi ha esperienza personale di come lo spazio possa
contribuire o ostacolare il nostro benessere soddisfacendo o meno
le nostre plurime esigenze.
Abitare uno spazio “ sociale “, affollato e rumoroso,
quando si desidera uno “ spazio personale “ per recuperare
energia, riflettere, star soli.
Non disporre dei propri oggetti quando si percepisce il bisogno
di punti di riferimento.
Non disporre di uno spazio di incontro e socializzazione per condividere
la propria esperienza, sono piccoli accadimenti che nel loro costante
ripetersi determinano una parte significativa della qualità
della vita.
Reale per l’adulto questo discorso acquisisce ulteriore
significato per un bambino che ancora in fase evolutiva, parzialmente
privo dei “ filtri “ di esperienza, razionalizzazione,
autonomia è caratterizzato da molteplici bisogni e trascorre
un tempo lungo all’interno dello spazio Nido.
Nell’età compresa fra 0 e 3 anni, poi, i bambini
non sono ancora in grado di fornirci verifiche dirette, parlano
attraverso gli adulti.
Per questo progettare spazi rivolti a questa tipologia di utenza
dovrebbe essere sinonimo
dell’utilizzo di responsabilità e competenze interdisciplinari
ma parimenti coinvolte per poter rispondere in modo significativo
ai veri bisogni dell’infanzia.
Lo spazio può configurarsi come
elemento analizzatore del progetto educativo del Nido D’Infanzia
In ogni Nido D’Infanzia lo spazio può
essere analizzato sulla base di due accezioni.
Quella di spazio fisico, eventuale oggetto di intervento diretto,
relativamente al quale elaborare se necessario un complessivo
ed intenzionale piano di ristrutturazione.
Quella di spazio figurato, strumento interrogativo e di verifica
di un progetto educativo che al suo interno si svolge, disegnando
un luogo di relazioni adulti e bambini dove contenitore e contenuto
intrattengono un rapporto reciproco.
Per quanto riguarda la seconda accezione - lo spazio quale metafora
del progetto educativo –
è bene ricordare che ogni servizio educativo, ha la possibilità
di realizzare le proprie finalità istituzionali, nella
misura in cui esiste una organizzazione dello spazio razionale
ed efficace.
Pensare ad una “ formazione e socializzazione dei bambini,
nella prospettiva del loro benessere psico – fisico e allo
sviluppo delle loro potenzialità cognitive, affettive,
relazionali e sociali “, significa infatti anche pensare
ad uno spazio, che sappia accogliere le plurime esigenze dei bambini
e degli adulti, garantendo la possibilità di adottare date
metodologie di lavoro.
Formare piccoli gruppi di bambini, organizzare angoli ludici,
privilegiare relazioni individuali, sostenere un fare infantile
interpretato non solo come contenuto ma anche nelle sue valenze
temporali e relazionali, ed in sintesi perseguire lo star bene
del bambino al Nido, vuol dire anche progettare e realizzare spazi
coerenti a questo vissuto positivo.
Nel Nido D’Infanzia, infatti, così come in ogni altro
luogo lo spazio non è un dato neutro.
Al contrario lo spazio – nido è veicolo di precisi
messaggi educativi, cornice speculare di teorie che implicitamente
o esplicitamente orientano l’agire educativo.
Di qui la necessità di porsi in una costante ottica interrogativa,
capace di ripensare gli spazi in funzione delle mutate esigenze
dei bambini e del progetto. Capace di analizzare i giudizi di
funzionalità e disfunzionalità, in un ottica ampia
di possibilità, comprensiva degli stili educativi, contenuti,
organizzazione interna.
Lo spazio è luogo della relazione
di bambini e adulti – genitori ed educatori
Triade protagonista dell’educazione i bambini,
gli educatori, i genitori intrattengono fra loro una relazione
di interdipendenza per cui il benessere dell’uno dipende
da quello degli altri.
La possibilità del Nido D’Infanzia, di evocare nel
bambino sentimenti di appartenenza e benessere, risulta infatti
subordinata, alla presenza ed al riconoscimento di una progettualità
educativa, che trasforma l’occasionalità / casualità
in intenzionale opportunità /occasione di crescita
Allo stesso modo, la qualità del Nido è ampiamente
influenzata dalla capacità del servizio di esercitare una
consapevole funzione di sostegno alla genitorialità. Di
essere luogo di incontro e confronto, fra genitori, che contemporaneamente
sperimentano questa condizione, ed educatori quali esperti, depositari
di un sapere tecnico inerente l’infanzia.
Riconoscere operativamente entrambe queste dimensioni, implica
la presenza di uno spazio non solo metaforico ma anche fisico
dove le stesse si possano esplicare.
Per questo motivo, è necessario abbandonare la visione
puerocentrica di un Nido costruito solo a misura di bambino, sostituendola
con la presenza di spazi ed arredi capaci di accogliere gli adulti
e di dare risposta alle funzioni / attività che essi esplicano
all’interno del servizio.
Lo spazio è contenitore e contenuto
della memoria dell’esperienza
Per lungo tempo trascurato il tema della documentazione
è stato attualmente recuperato nei suoi significati di
memoria, identità e ri – progettazione.
Osservare i bambini, progettare delle esperienze, documentare
queste esperienze per rileggerle a distanza di tempo, significa
dare al servizio ed ai suoi protagonisti una identità che
diventa storia, narrazione comune.
Ed è così che lo spazio nido ed i suoi “ abitanti
“, si legano reciprocamente attraverso il dialogo circolare,
di uno spazio che diviene intellegibile poiché a ciascuno
veicola messaggi particolari e specifici.
Lo spazio è riconosciuto quale
parte integrante del progetto educativo del Nido D’Infanzia
L.R 1 / 2000 “ Nuove norme in materia di servizi educativi
per la prima infanzia”
Ultimo ma non meno importante, il tema dello
spazio trova definizione istituzionale all’interno della
recente normativa inerente i servizi alla prima infanzia.
Nella L.R 1 / 2000 “ Nuove norme in materia di servizi educativi
per la prima infanzia “, viene infatti attivata la procedura
di accreditamento, ossia la verifica della presenza all’interno
dei servizi di alcune caratteristiche e la loro valutazione in
scala qualitativa.
Fra queste caratteristiche, da dichiararsi all’interno di
un progetto educativo, vi è lo spazio del Nido che deve
rispondere a requisiti di tipo qualitativo.
Da queste considerazioni nasce un richiamo all’operatività,
ma anche un suggerimento per la stessa.
I sopracitati significati veicolati dallo spazio, rischiano infatti
di identificarsi in una mera affermazione di principio, nella
variegata e qualitativamente differente tipologia edilizia che
connota le strutture dei Nidi D’Infanzia.
Abitare un Nido dove le pareti sono in realtà porte scorrevoli,
che permettono l’accesso dall’una all’altra
sezione, pone problemi molto differenti dall’abitare un
Nido dove, micro – sezioni si aprono su di un ampio salone,
in assenza di altri luoghi alternativi alle sezioni.
Ancora, diversi sono i quesiti che si pongono
a chi opera in un Nido dove manca la zona salone,
da quelli che si pongono coloro che sperimentano un Nido collocato
su due piani, separati da una scala.
Se è ben vero che la conformazione dell’edificio
in cui il Nido è ospitato costituisce un piano di realtà
che di per sé facilita o ostacola lo star bene dei bambini
e degli adulti, è parimenti reale che fermarsi a questo
piano significa in molti casi arrestare ogni prospettiva di miglioramento
possibile.
Troppo spesso, infatti, una organizzazione degli spazi del Nido,
non rispondente ai bisogni dei bambini e degli adulti che lo abitano,
trova espressione in un generico malessere, che in assenza di
altri dati, rischia di confondere i piani, generando uno spreco
delle risorse investite in questo settore.
Evitare questo stato di impasse, per concretizzare seppur minimi
miglioramenti, implica lo sforzo da parte del gruppo di lavoro
educativo di procedere ad una rilevazione e problematizzazione
del conosciuto.
Si tratta, dunque di raccogliere ed osservare, con sguardo possibilista,
interrogativo e d’ascolto, da punti di vista differenti
ed esterni quello che è il nostro contesto Nido.
E questo, nella consapevolezza del fatto che i vissuti di funzionalità
/ disfunzionalità, gradevolezza / omologazione estetica
degli spazi, si riferiscono sempre alle aspettative di chi li
abita e non semplicemente ad un dato strutturale.
In virtù di ciò, e tenendo presente, che nell’organizzazione
degli spazi al Nido non esistono standard rigidamente pre –
fissati, ma semplicemente criteri orientativi tesi a creare corrispondenze,
fra le funzioni d’uso e la disposizione spaziale ; la mappatura
dell’esistente – punto di partenza di ogni progettazione
– può risultare facilitata da una analisi del Nido
finalizzata a verificare la presenza o assenza nello stesso, dei
seguenti elementi :
Igiene sensoriale
Perché l’esperienza del Nido possa
rappresentare esperienza di benessere per il bambino, lo spazio
che lo accoglie deve essere privo di sovra – stimolazioni
sensoriali.
Rumori forti e costanti, luci troppo intense, colori contrastanti
e disarmonici creano una sorta di “ stress ambientale “
imponendo al bambino un adattamento forzato a luoghi da lui abitati
quotidianamente e per tempi lunghi. In tal senso, tutte le componenti
microclimatiche - luci, rumori, temperature etc…. –
vanno considerate con cura ed eventualmente ripensate mediante
soluzioni adeguate. Ad esempio, la positura di un controsoffitto
all’interno di stanze con soffitto alto può ridurre
notevolmente il rumore, la presenza di tende alle finestre protegge
dalla luce e dal calore eccessivo, permettendo anche di creare
piacevoli giochi di luce.
Spazio psicologico di libero movimento
La possibilità del bambino di sviluppare
una immagine competente e volitiva del sé è strettamente
correlata alla possibilità di agire lo spazio, di percorrerlo
ed impadronirsene con tempi e modi proprio e personalizzati. Al
contrario uno spazio che ostacola l’azione fisica e mentale
del bambino determina inibizione ed ostacola l’apprendimento.
Spazi di individuazione e di relazioni
privilegiate
Potenzialmente ricca di stimoli, l’esperienza
del Nido D’infanzia diventa confusiva e faticosa in assenza
di spazi circoscritti, di luoghi “ tana “. E’
solo all’interno di queste “zone d’intimità”,
infatti che il bambino può rielaborare l’esperienza
vissuta nel gruppo, sviluppando attenzione e concentrazione, trasformandola
in racconto, memoria, identità.
Una “ solitudine “ fisiologica, dunque che connota
di senso gli aspetti della socializzazione attraverso l’instaurarsi
di relazioni affettive privilegiate e la sperimentazione di momenti
individuali e / o di piccolo gruppo.
Equilibrio fra spazi strutturati e non
– strutturati
La presenza alternata e variata di angoli, centri
di interesse, laboratori, insieme agli spazi individuali e sociali,
garantisce al bambino il giusto alternarsi di libero movimento,
socializzazione ed individualizzazione, pause dal ritmo generale.
Personalizzazione degli spazi
Così come sono indispensabili i luoghi
tana, allo stesso modo all’interno dello spazio sociale
nido, ogni ha bambino ha esigenza di lasciare e ritrovare tracce
del sé e del proprio contesto familiare, di appartenenza.
Di qui l’importanza degli spazi personali – scatola,
cassetto etc… - ed in generale di personalizzare tutti quei
luoghi connessi allo svolgimento delle routine, attraverso un
arredamento di clima “ domestico “ o con oggetti propri
del bambino.
Presenza all’interno del Nido,
di tutte le aree di gioco corrispondenti alle caratteristiche
evolutive proprie dell’età infantile.
Attività auto – motivata, strumento
principe di relazione e di apprendimento,il gioco permette al
bambino di esprimere ed al contempo, dare risposta, ad alcuni
dei propri bisogni, in un continuum emotivo – sociale –
cognitivo che comprende se stesso, gli altri, le proprie caratteristiche
evolutive.
Specchio della peculiarità infantile, il gioco e soprattutto
le modalità del giocare si modificano in relazioni a varie
componenti fra cui le caratteristiche evolutive proprie dell’età
infantile.
Per tale motivo, all’interno di un Nido D’Infanzia,
devono essere necessariamente presenti spazi opportunamente attrezzati
in relazione alle diverse aree di gioco : motoria, senso –
percettiva, emotivo - affettiva, espressiva, cognitiva, comunicativa
etc….
Organizzazione coerente delle proposte
ludiche all’interno degli spazi
In analogia col principio di igiene sensoriale
ed in continuità con il codice di connotazione leggibile
dello spazio, tale principio esplica l’importanza di correlare
gli spazi attraverso una logica che pone in soluzione di continuità
le proposte affini d’uso ludico.
Correre, saltare, impegnarsi in giochi motori liberi o guidati,
richiede una concentrazione e crea una emozione differente dall’ascolto
di un racconto o dall’assistere ad uno spettacolo di burattini.
Analogamente, il gioco simbolico svolto in un angolo a connotazione
specifica – cucina, dottore, parrucchiere, falegname etc…
- può arricchirsi di spunti immaginativi nell’angolo
dei travestimenti.
Mille potrebbero essere gli esempi che rimandano ad un concetto.
La valorizzazione delle proposte di gioco e la conseguente possibilità
del bambino di goderne appieno, passa anche dalla loro ubicazione
all’interno degli spazi.
Pertanto, l’ individuazione dei luoghi più idonei
ad accogliere e sollecitare le direttrici fondamentali del gioco
infantile – motorio, affettivo, cognitivo, espressivo, grafico
– pittorico - deve poi accompagnarsi ad una loro disposizione
coerentemente.
Si tratta poi, una volta scelto il luogo appropriato, di caratterizzarlo
con arredi, giocattoli, materiali che consentano di agire la proposta
di gioco senza richiedere di necessità l’intervento
costante dell’adulto. In questo modo il bambino avrà
la possibilità e sarà sollecitato a porre attenzione
a concentrarsi, pur mantenendo la libertà di reinventare
i modo d’uso dello spazio a seconda dei suoi bisogni.
Connotazione chiara e leggibile degli
spazi
Valorizzare l’identità del bambino
favorendo l’integrazione dei cambiamenti tipici dell’età
evolutiva significa anche organizzare uno spazio le cui possibilità
d’uso siano autonomamente intelleggibili dal bambino.
In questi termini la “regia educativa “ dell’adulto
potrà orientare il comportamento infantile ampliando e
non limitando la gamma di esperienze.
Estetica dello spazio
Recenti studi di psicologia dello spazio, unitamente
alle esperienze maturate all’interno dei servizi per l’infanzia,
dimostrano come la cura estetica dello spazio trasmetta un messaggio
di cura del bambino e contribuisca ad educarne il gusto. Errato,
dunque il luogo comune di un bambino che apprezza solo produzioni
grafiche per l’infanzia - colori accesi, disegni stilizzati,
immagini stereotipate, musiche infantili –
Interpretazione dinamica dello spazio
In analogia con quanto sopra affermato, il concetto
di flessibilità dello spazio non può coincidere
con uno spazio che viene continuamente modificato risultando così
privo di punti di riferimento. Al contrario la flessibilità
dello spazio può e deve essere identifica in una concezione
dinamica dello stesso condivisa da adulti / educatori che modificano
lo spazio in relazioni alla crescita ed alle mutate esigenze dei
bambini.
Presenza nel Nido di una documentazione
che renda leggibile l’esperienza educativa
Utilizzare le pareti o altre zone come superficie
utile all’esposizione di materiale documentario personalizza
il Nido e “ dà voce ai muri “, dotandoli di
un linguaggio comprensibile :
- ai bambini, che vivono da protagonisti un percorso, avendo poi
occasione di vederlo riprodotto e valorizzato nel fare degli adulti.
Si sollecita in questo modo lo stupore, la curiosità, l’interrogativo
dei bambini.
- Ai genitori, per rendere visibili i percorsi educativi che vengono
attuati all’interno del servizio. Per far vedere i cento
linguaggi dei bambini, riuscendo così ad ampliare in termini
generali, l’interesse personale legato all’attività
del proprio bambino.
- Agli educatori, per rivedere a distanza di tempo, quindi in
un'altra dimensione, i percorsi agiti e poterli confrontare, socializzare,
ripensare.
Presenza nel Nido di spazi ed arredi riservati agli adulti –
educatori e genitori
“ Lo spazio parla, anche se non sappiamo
o non vogliamo ascoltarlo ed intrattiene un discorso che travalica
le parole e i gesti, determinando il nostro rapporto con gli altri”.
Così afferma E. Hall nel testo “ La dimensione nascosta”,
ponendo in luce come un Nido D’Infanzia privo di uno spazio
e di arredi a misura adulta, già di per sé evoca
un messaggio di mancata accoglienza.
Pensare ad un servizio educativo che accoglie e sostiene la coppia
/ triade genitore – bambino, vuol dunque dire pensare ad
un servizio la cui articolazione degli spazi soddisfi anche le
eterogenee esigenze di incontro Nido – famiglia.
Calandosi nel contesto Nido è facile ravvisare una serie
di momenti dove l’assenza di un luogo in cui ospitare i
genitori aumenta la tensione di eventi già particolarmente
delicati, carichi di emozioni.
Pensiamo ad esempio all’ambientamento,
durante il quale i genitori devono trattenersi all’interno
del servizio per periodi relativamente lunghi. Non disporre di
arredi adeguati per farli accomodare in sezione oppure non possedere
una stanza degli adulti dove i genitori stessi possono attendere
l’ora del ricongiungimento col bambino dopo le prime separazioni,
significa amplificare un disagio, uno stato d’ansia già
connesso a questi episodi.
Il genitore può trarne una immagine di freddezza, di incapacità
di accogliere che sicuramente non favorisce l’instaurarsi
di quella fiducia da considerarsi quale presupposto essenziale
per “ affidare” il bambino al Nido.
Oltre a questo, la relazione Nido – famiglia si gioca all’interno
di una serie di incontri istituzionali ed informali, quali le
riunioni di sezione e intersezione, le serate a tema, gli incontri
di piccolo gruppo, i colloqui individuali, il comitato di gestione,
le feste etc….
Anche per queste forme di raccordo, occorrono spazi ed arredi
appropriati, se vogliamo connotarle come occasioni piacevoli,
esprimendo così un implicito invito a ritornare.
All’interno del Nido D’infanzia, poi gli adulti non
sono rappresentati solo dai genitori ma anche dagli operatori
del servizio.
Affermare l’importanza di progettare e documentare le attività
da proporre ai bambini, per creare un contesto intenzionalmente
educativo Sottolineare l’esigenza di confrontarsi all’interno
del collettivo per socializzare i percorsi di sezione e mantenere
uno stile educativo condiviso ; sono modalità di gestione
realizzabili dentro uno spazio preciso.
L’idea di un Nido che orienta il proprio agire in senso
intenzionalmente educativo e collegialmente condiviso, è
anche l’idea di un Nido, dove gli educatori dispongono di
luoghi fisici per realizzare concretamente queste attività
funzionali all’insegnamento, alla relazione col bambino.
Peraltro è sempre necessario ricordare che il benessere
degli adulti è strettamente correlato col benessere dei
bambini, e tale stato deriva dalla capacità del servizio
di creare buone condizioni di lavoro. Uno stato di accoglienza
inerente quel personale educativo che insieme al bambino ed alla
famiglia costituisce nucleo integrante della relazione.
Una volta compilata questa ipotetica scheda di
valutazione – da arricchire e specificare sulla base delle
singole realtà – il gruppo di lavoro educativo, avrà
disegnato un consapevole mappatura degli spazi al Nido. Di quello
che è presente ed assente, delle priorità, delle
assonanze o dissonanze, fra teoria e pratica educativa.
Ed è proprio di qui, che si potrà poi partire, per
elaborare un piano di lavoro interdisciplinare, finalizzato ad
avvicinare la mappa reale - il Nido che abbiamo – alla mappa
ideale – il Nido che vorremmo -. Nido D’infanzia come
“ luogo di dialogo “, “ atto circolare”,
dove le risposte dell’ambiente confermano l’identità
competente del bambino.
BIBLIOGRAFIA
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Angeli, Milano 1996
Bondioli A. Mantovani S. “ Manuale critico
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Malaguzzi. L. “ I cento linguaggi dei bambini
“ Junior, Bergamo, 1985
Reggio Children – Domus Academy Research
Center “ Bambini, spazi, relazioni - metaprogetto di ambiente
per l’infanzia“ Reggio Children, Reggio Emilia, 1998
Restuccia Saitta L. “ Pensare lo spazio
: riflessioni e appunti sulla strutturazione e organizzazione
del Nido D’Infanzia “- Dispensa del corso di aggiornamento
per il personale dei Nidi D’infanzia e Centri Gioco, Comune
Modena, 1990 / 1991.
Stradi M. C. “ Organizzare gli spazi al
Nido “ Junior, Bergamo, 2000
Stern D. N. “ Diario di un bambino “
Mondadori, Milano, 1991
• Apparso in Bambini,
Junior, Bergamo
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"ZeroTre - Che cosa fanno i bambini al Nido"
- (Cd-rom + guida pp.24)
- di Camilla Monaco
- Prefazione di Clotilde Pontecorvo
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Spese di spedizione
- PACCO ORDINARIO (consegna 8/10 gg lavorativi) = €
0,93 (*)
- PACCO ORDINARIO CONTRASSEGNO (consegna 8/10 gg lavorativi)
= € 2,70
- PACCO CELERE TRE CONTRASSEGNO (consegna 3/4 gg lavorativi)
= € 8,00
(*) Pagamento in carta di credito, bonifico
bancario, c/c postale
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