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» GLI STRUMENTI DEL NIDO - Sezione Speciale - " Infantiae.Org Nido"

MAPPE REALI E IDEALI - I SIGNIFICATI E L’ANALISI DELLO SPAZIO AL NIDO D’INFANZIA

Paola Marchetti, Coordinatore Pedagogico - Area Infanzia e Adolescenza, Quartiere Savena - Comune di Bologna

“ Lo spazio è come un acquario nel quale si riflettono i pensieri, i valori, le attitudini di chi lo progetta e di chi lo abita”. ( Loris Malaguzzi )
Da questa citazione ha preso l’avvio il laboratorio “ Mappe reali ed ideali …. lo spazio pensato come luogo delle relazioni adulto – bambino “, condotto all’interno del Corso di Laurea
“ Educatore Nido D’Infanzia e di Comunità Infantili “, attivato nell’anno accademico 2001 / 2002 presso la Facoltà di Scienze della Formazione – Università degli Studi di Bologna.
Occasione di formazione, come tale, occasione per riflettere su quel tema dell’organizzazione degli spazi nel Nido D’Infanzia, che in questo particolare momento storico – vedi Riforma Moratti - si configura come argomento da ribadire nei suoi aspetti di contenuto e di metafora.
Di uno spazio al Nido e del Nido che deve essere salvaguardato insieme a certe irrinunciabili caratteristiche.
Come è noto, l’educazione non si costruisce nel vuoto, ma ha luogo in qualche spazio.
Forse anche per questo, nella storia dei servizi educativi 0 – 3 anni, i luoghi dell’educare sono divenuti ben presto oggetto privilegiato di studi psico – pedagogici volti a metterne in luce i plurimi significati. In particolare :

Lo spazio concorre alla formazione dell’identità infantile come tale rappresenta dimensione fondante del benessere del bambino

Nei primi tre anni di vita il bambino è impegnato nel delicato processo di costruzione del sé e di elaborazione dell’identità.
Molteplici sono le descrizioni di questo processo che ci derivano dagli studi psico – pedagogici, ma tutte concordano nel definirlo, come prodotto mai finito di un continuo scambio fra il sé ed il fuori di sé, fra la persona e lo spazio fisico e sociale.
Le più recenti teorie psico – pedagogiche, poi completano questa immagine interpretando l’identità del bambino come identità competente.
Ogni bambino, infatti sin dalla nascita possiede un proprio e peculiare codice percettivo mediante il quale le informazioni provenienti dal mondo esterno vengono selezionate, accolte, respinte, trasformate.
In tal senso il bambino può essere pensato come sistema complesso ed integrato, come organismo attivo e competente, che diventa persona nel rapporto con gli altri e come persona ha una storia originale ed irripetibile.
Se dunque le potenzialità di apprendimento, comunicazione, relazione trascendono le differenze individuali configurandosi come patrimonio dell’essere bambino, ogni bambino si specifica co - costruendo una personale “ esperienza del mondo”.
Utilizzo il termine co – costruzione, per sottolineare come la possibilità del bambino di elaborare ed evolvere una “ esperienza del mondo” è subordinata ed influenzata dalla presenza di uno spazio fisico e sociale che in questi termini si configuri come risorsa.
Occupare uno spazio, percorrerlo, comprenderne le suggestioni d’uso, rielaborarlo in termini personali sperimentandolo come proprio. Oppure, al contrario, vivere uno spazio denso di pericoli,carente di stimoli, confuso e confusivo vuol dire connotare l’esperienza infantile in maniera significativa e diversificata. E ciò perché anche in relazione a questo, sulla base delle opportunità, libertà o rigidità che lo spazio consente, il bambino elabora le sue conoscenze.
Si allude con questo termine, ad una visione integrata dello sviluppo.Un continuum cognitivo – emotivo dove non esiste separazione e dove le radici della competenza sono da ricercarsi nella emozione del conoscere gli altri da sé significativi, adulti e bambini.
Per questo progettare spazi per l’infanzia significa progettare dimensioni che si pongono in stretta interrelazione col benessere del bambino.
Ognuno di noi ha esperienza personale di come lo spazio possa contribuire o ostacolare il nostro benessere soddisfacendo o meno le nostre plurime esigenze.
Abitare uno spazio “ sociale “, affollato e rumoroso, quando si desidera uno “ spazio personale “ per recuperare energia, riflettere, star soli.
Non disporre dei propri oggetti quando si percepisce il bisogno di punti di riferimento.
Non disporre di uno spazio di incontro e socializzazione per condividere la propria esperienza, sono piccoli accadimenti che nel loro costante ripetersi determinano una parte significativa della qualità della vita.
Reale per l’adulto questo discorso acquisisce ulteriore significato per un bambino che ancora in fase evolutiva, parzialmente privo dei “ filtri “ di esperienza, razionalizzazione, autonomia è caratterizzato da molteplici bisogni e trascorre un tempo lungo all’interno dello spazio Nido.
Nell’età compresa fra 0 e 3 anni, poi, i bambini non sono ancora in grado di fornirci verifiche dirette, parlano attraverso gli adulti.
Per questo progettare spazi rivolti a questa tipologia di utenza dovrebbe essere sinonimo
dell’utilizzo di responsabilità e competenze interdisciplinari ma parimenti coinvolte per poter rispondere in modo significativo ai veri bisogni dell’infanzia.

Lo spazio può configurarsi come elemento analizzatore del progetto educativo del Nido D’Infanzia

In ogni Nido D’Infanzia lo spazio può essere analizzato sulla base di due accezioni.
Quella di spazio fisico, eventuale oggetto di intervento diretto, relativamente al quale elaborare se necessario un complessivo ed intenzionale piano di ristrutturazione.
Quella di spazio figurato, strumento interrogativo e di verifica di un progetto educativo che al suo interno si svolge, disegnando un luogo di relazioni adulti e bambini dove contenitore e contenuto intrattengono un rapporto reciproco.
Per quanto riguarda la seconda accezione - lo spazio quale metafora del progetto educativo –
è bene ricordare che ogni servizio educativo, ha la possibilità di realizzare le proprie finalità istituzionali, nella misura in cui esiste una organizzazione dello spazio razionale ed efficace.
Pensare ad una “ formazione e socializzazione dei bambini, nella prospettiva del loro benessere psico – fisico e allo sviluppo delle loro potenzialità cognitive, affettive, relazionali e sociali “, significa infatti anche pensare ad uno spazio, che sappia accogliere le plurime esigenze dei bambini e degli adulti, garantendo la possibilità di adottare date metodologie di lavoro.
Formare piccoli gruppi di bambini, organizzare angoli ludici, privilegiare relazioni individuali, sostenere un fare infantile interpretato non solo come contenuto ma anche nelle sue valenze temporali e relazionali, ed in sintesi perseguire lo star bene del bambino al Nido, vuol dire anche progettare e realizzare spazi coerenti a questo vissuto positivo.
Nel Nido D’Infanzia, infatti, così come in ogni altro luogo lo spazio non è un dato neutro.
Al contrario lo spazio – nido è veicolo di precisi messaggi educativi, cornice speculare di teorie che implicitamente o esplicitamente orientano l’agire educativo.
Di qui la necessità di porsi in una costante ottica interrogativa, capace di ripensare gli spazi in funzione delle mutate esigenze dei bambini e del progetto. Capace di analizzare i giudizi di funzionalità e disfunzionalità, in un ottica ampia di possibilità, comprensiva degli stili educativi, contenuti, organizzazione interna.

Lo spazio è luogo della relazione di bambini e adulti – genitori ed educatori

Triade protagonista dell’educazione i bambini, gli educatori, i genitori intrattengono fra loro una relazione di interdipendenza per cui il benessere dell’uno dipende da quello degli altri.
La possibilità del Nido D’Infanzia, di evocare nel bambino sentimenti di appartenenza e benessere, risulta infatti subordinata, alla presenza ed al riconoscimento di una progettualità educativa, che trasforma l’occasionalità / casualità in intenzionale opportunità /occasione di crescita
Allo stesso modo, la qualità del Nido è ampiamente influenzata dalla capacità del servizio di esercitare una consapevole funzione di sostegno alla genitorialità. Di essere luogo di incontro e confronto, fra genitori, che contemporaneamente sperimentano questa condizione, ed educatori quali esperti, depositari di un sapere tecnico inerente l’infanzia.
Riconoscere operativamente entrambe queste dimensioni, implica la presenza di uno spazio non solo metaforico ma anche fisico dove le stesse si possano esplicare.
Per questo motivo, è necessario abbandonare la visione puerocentrica di un Nido costruito solo a misura di bambino, sostituendola con la presenza di spazi ed arredi capaci di accogliere gli adulti e di dare risposta alle funzioni / attività che essi esplicano all’interno del servizio.

Lo spazio è contenitore e contenuto della memoria dell’esperienza

Per lungo tempo trascurato il tema della documentazione è stato attualmente recuperato nei suoi significati di memoria, identità e ri – progettazione.
Osservare i bambini, progettare delle esperienze, documentare queste esperienze per rileggerle a distanza di tempo, significa dare al servizio ed ai suoi protagonisti una identità che diventa storia, narrazione comune.
Ed è così che lo spazio nido ed i suoi “ abitanti “, si legano reciprocamente attraverso il dialogo circolare, di uno spazio che diviene intellegibile poiché a ciascuno veicola messaggi particolari e specifici.

Lo spazio è riconosciuto quale parte integrante del progetto educativo del Nido D’Infanzia L.R 1 / 2000 “ Nuove norme in materia di servizi educativi per la prima infanzia”

Ultimo ma non meno importante, il tema dello spazio trova definizione istituzionale all’interno della recente normativa inerente i servizi alla prima infanzia.
Nella L.R 1 / 2000 “ Nuove norme in materia di servizi educativi per la prima infanzia “, viene infatti attivata la procedura di accreditamento, ossia la verifica della presenza all’interno dei servizi di alcune caratteristiche e la loro valutazione in scala qualitativa.
Fra queste caratteristiche, da dichiararsi all’interno di un progetto educativo, vi è lo spazio del Nido che deve rispondere a requisiti di tipo qualitativo.

Da queste considerazioni nasce un richiamo all’operatività, ma anche un suggerimento per la stessa.
I sopracitati significati veicolati dallo spazio, rischiano infatti di identificarsi in una mera affermazione di principio, nella variegata e qualitativamente differente tipologia edilizia che connota le strutture dei Nidi D’Infanzia.
Abitare un Nido dove le pareti sono in realtà porte scorrevoli, che permettono l’accesso dall’una all’altra sezione, pone problemi molto differenti dall’abitare un Nido dove, micro – sezioni si aprono su di un ampio salone, in assenza di altri luoghi alternativi alle sezioni.

Ancora, diversi sono i quesiti che si pongono a chi opera in un Nido dove manca la zona salone,
da quelli che si pongono coloro che sperimentano un Nido collocato su due piani, separati da una scala.
Se è ben vero che la conformazione dell’edificio in cui il Nido è ospitato costituisce un piano di realtà che di per sé facilita o ostacola lo star bene dei bambini e degli adulti, è parimenti reale che fermarsi a questo piano significa in molti casi arrestare ogni prospettiva di miglioramento possibile.
Troppo spesso, infatti, una organizzazione degli spazi del Nido, non rispondente ai bisogni dei bambini e degli adulti che lo abitano, trova espressione in un generico malessere, che in assenza di altri dati, rischia di confondere i piani, generando uno spreco delle risorse investite in questo settore.
Evitare questo stato di impasse, per concretizzare seppur minimi miglioramenti, implica lo sforzo da parte del gruppo di lavoro educativo di procedere ad una rilevazione e problematizzazione del conosciuto.
Si tratta, dunque di raccogliere ed osservare, con sguardo possibilista, interrogativo e d’ascolto, da punti di vista differenti ed esterni quello che è il nostro contesto Nido.
E questo, nella consapevolezza del fatto che i vissuti di funzionalità / disfunzionalità, gradevolezza / omologazione estetica degli spazi, si riferiscono sempre alle aspettative di chi li abita e non semplicemente ad un dato strutturale.
In virtù di ciò, e tenendo presente, che nell’organizzazione degli spazi al Nido non esistono standard rigidamente pre – fissati, ma semplicemente criteri orientativi tesi a creare corrispondenze, fra le funzioni d’uso e la disposizione spaziale ; la mappatura dell’esistente – punto di partenza di ogni progettazione – può risultare facilitata da una analisi del Nido finalizzata a verificare la presenza o assenza nello stesso, dei seguenti elementi :

Igiene sensoriale

Perché l’esperienza del Nido possa rappresentare esperienza di benessere per il bambino, lo spazio che lo accoglie deve essere privo di sovra – stimolazioni sensoriali.
Rumori forti e costanti, luci troppo intense, colori contrastanti e disarmonici creano una sorta di “ stress ambientale “ imponendo al bambino un adattamento forzato a luoghi da lui abitati quotidianamente e per tempi lunghi. In tal senso, tutte le componenti microclimatiche - luci, rumori, temperature etc…. – vanno considerate con cura ed eventualmente ripensate mediante soluzioni adeguate. Ad esempio, la positura di un controsoffitto all’interno di stanze con soffitto alto può ridurre notevolmente il rumore, la presenza di tende alle finestre protegge dalla luce e dal calore eccessivo, permettendo anche di creare piacevoli giochi di luce.

Spazio psicologico di libero movimento

La possibilità del bambino di sviluppare una immagine competente e volitiva del sé è strettamente correlata alla possibilità di agire lo spazio, di percorrerlo ed impadronirsene con tempi e modi proprio e personalizzati. Al contrario uno spazio che ostacola l’azione fisica e mentale del bambino determina inibizione ed ostacola l’apprendimento.

Spazi di individuazione e di relazioni privilegiate

Potenzialmente ricca di stimoli, l’esperienza del Nido D’infanzia diventa confusiva e faticosa in assenza di spazi circoscritti, di luoghi “ tana “. E’ solo all’interno di queste “zone d’intimità”, infatti che il bambino può rielaborare l’esperienza vissuta nel gruppo, sviluppando attenzione e concentrazione, trasformandola in racconto, memoria, identità.
Una “ solitudine “ fisiologica, dunque che connota di senso gli aspetti della socializzazione attraverso l’instaurarsi di relazioni affettive privilegiate e la sperimentazione di momenti individuali e / o di piccolo gruppo.

Equilibrio fra spazi strutturati e non – strutturati

La presenza alternata e variata di angoli, centri di interesse, laboratori, insieme agli spazi individuali e sociali, garantisce al bambino il giusto alternarsi di libero movimento, socializzazione ed individualizzazione, pause dal ritmo generale.

Personalizzazione degli spazi

Così come sono indispensabili i luoghi tana, allo stesso modo all’interno dello spazio sociale nido, ogni ha bambino ha esigenza di lasciare e ritrovare tracce del sé e del proprio contesto familiare, di appartenenza.
Di qui l’importanza degli spazi personali – scatola, cassetto etc… - ed in generale di personalizzare tutti quei luoghi connessi allo svolgimento delle routine, attraverso un arredamento di clima “ domestico “ o con oggetti propri del bambino.

Presenza all’interno del Nido, di tutte le aree di gioco corrispondenti alle caratteristiche evolutive proprie dell’età infantile.

Attività auto – motivata, strumento principe di relazione e di apprendimento,il gioco permette al bambino di esprimere ed al contempo, dare risposta, ad alcuni dei propri bisogni, in un continuum emotivo – sociale – cognitivo che comprende se stesso, gli altri, le proprie caratteristiche evolutive.
Specchio della peculiarità infantile, il gioco e soprattutto le modalità del giocare si modificano in relazioni a varie componenti fra cui le caratteristiche evolutive proprie dell’età infantile.
Per tale motivo, all’interno di un Nido D’Infanzia, devono essere necessariamente presenti spazi opportunamente attrezzati in relazione alle diverse aree di gioco : motoria, senso – percettiva, emotivo - affettiva, espressiva, cognitiva, comunicativa etc….

Organizzazione coerente delle proposte ludiche all’interno degli spazi

In analogia col principio di igiene sensoriale ed in continuità con il codice di connotazione leggibile dello spazio, tale principio esplica l’importanza di correlare gli spazi attraverso una logica che pone in soluzione di continuità le proposte affini d’uso ludico.
Correre, saltare, impegnarsi in giochi motori liberi o guidati, richiede una concentrazione e crea una emozione differente dall’ascolto di un racconto o dall’assistere ad uno spettacolo di burattini. Analogamente, il gioco simbolico svolto in un angolo a connotazione specifica – cucina, dottore, parrucchiere, falegname etc… - può arricchirsi di spunti immaginativi nell’angolo dei travestimenti.
Mille potrebbero essere gli esempi che rimandano ad un concetto. La valorizzazione delle proposte di gioco e la conseguente possibilità del bambino di goderne appieno, passa anche dalla loro ubicazione all’interno degli spazi.
Pertanto, l’ individuazione dei luoghi più idonei ad accogliere e sollecitare le direttrici fondamentali del gioco infantile – motorio, affettivo, cognitivo, espressivo, grafico – pittorico - deve poi accompagnarsi ad una loro disposizione coerentemente.
Si tratta poi, una volta scelto il luogo appropriato, di caratterizzarlo con arredi, giocattoli, materiali che consentano di agire la proposta di gioco senza richiedere di necessità l’intervento costante dell’adulto. In questo modo il bambino avrà la possibilità e sarà sollecitato a porre attenzione a concentrarsi, pur mantenendo la libertà di reinventare i modo d’uso dello spazio a seconda dei suoi bisogni.

Connotazione chiara e leggibile degli spazi

Valorizzare l’identità del bambino favorendo l’integrazione dei cambiamenti tipici dell’età evolutiva significa anche organizzare uno spazio le cui possibilità d’uso siano autonomamente intelleggibili dal bambino.
In questi termini la “regia educativa “ dell’adulto potrà orientare il comportamento infantile ampliando e non limitando la gamma di esperienze.

Estetica dello spazio

Recenti studi di psicologia dello spazio, unitamente alle esperienze maturate all’interno dei servizi per l’infanzia, dimostrano come la cura estetica dello spazio trasmetta un messaggio di cura del bambino e contribuisca ad educarne il gusto. Errato, dunque il luogo comune di un bambino che apprezza solo produzioni grafiche per l’infanzia - colori accesi, disegni stilizzati, immagini stereotipate, musiche infantili –

Interpretazione dinamica dello spazio

In analogia con quanto sopra affermato, il concetto di flessibilità dello spazio non può coincidere con uno spazio che viene continuamente modificato risultando così privo di punti di riferimento. Al contrario la flessibilità dello spazio può e deve essere identifica in una concezione dinamica dello stesso condivisa da adulti / educatori che modificano lo spazio in relazioni alla crescita ed alle mutate esigenze dei bambini.

Presenza nel Nido di una documentazione che renda leggibile l’esperienza educativa

Utilizzare le pareti o altre zone come superficie utile all’esposizione di materiale documentario personalizza il Nido e “ dà voce ai muri “, dotandoli di un linguaggio comprensibile :
- ai bambini, che vivono da protagonisti un percorso, avendo poi occasione di vederlo riprodotto e valorizzato nel fare degli adulti. Si sollecita in questo modo lo stupore, la curiosità, l’interrogativo dei bambini.
- Ai genitori, per rendere visibili i percorsi educativi che vengono attuati all’interno del servizio. Per far vedere i cento linguaggi dei bambini, riuscendo così ad ampliare in termini generali, l’interesse personale legato all’attività del proprio bambino.
- Agli educatori, per rivedere a distanza di tempo, quindi in un'altra dimensione, i percorsi agiti e poterli confrontare, socializzare, ripensare.


Presenza nel Nido di spazi ed arredi riservati agli adulti – educatori e genitori

“ Lo spazio parla, anche se non sappiamo o non vogliamo ascoltarlo ed intrattiene un discorso che travalica le parole e i gesti, determinando il nostro rapporto con gli altri”.
Così afferma E. Hall nel testo “ La dimensione nascosta”, ponendo in luce come un Nido D’Infanzia privo di uno spazio e di arredi a misura adulta, già di per sé evoca un messaggio di mancata accoglienza.
Pensare ad un servizio educativo che accoglie e sostiene la coppia / triade genitore – bambino, vuol dunque dire pensare ad un servizio la cui articolazione degli spazi soddisfi anche le eterogenee esigenze di incontro Nido – famiglia.
Calandosi nel contesto Nido è facile ravvisare una serie di momenti dove l’assenza di un luogo in cui ospitare i genitori aumenta la tensione di eventi già particolarmente delicati, carichi di emozioni.

Pensiamo ad esempio all’ambientamento, durante il quale i genitori devono trattenersi all’interno del servizio per periodi relativamente lunghi. Non disporre di arredi adeguati per farli accomodare in sezione oppure non possedere una stanza degli adulti dove i genitori stessi possono attendere l’ora del ricongiungimento col bambino dopo le prime separazioni, significa amplificare un disagio, uno stato d’ansia già connesso a questi episodi.
Il genitore può trarne una immagine di freddezza, di incapacità di accogliere che sicuramente non favorisce l’instaurarsi di quella fiducia da considerarsi quale presupposto essenziale per “ affidare” il bambino al Nido.
Oltre a questo, la relazione Nido – famiglia si gioca all’interno di una serie di incontri istituzionali ed informali, quali le riunioni di sezione e intersezione, le serate a tema, gli incontri di piccolo gruppo, i colloqui individuali, il comitato di gestione, le feste etc….
Anche per queste forme di raccordo, occorrono spazi ed arredi appropriati, se vogliamo connotarle come occasioni piacevoli, esprimendo così un implicito invito a ritornare.
All’interno del Nido D’infanzia, poi gli adulti non sono rappresentati solo dai genitori ma anche dagli operatori del servizio.
Affermare l’importanza di progettare e documentare le attività da proporre ai bambini, per creare un contesto intenzionalmente educativo Sottolineare l’esigenza di confrontarsi all’interno del collettivo per socializzare i percorsi di sezione e mantenere uno stile educativo condiviso ; sono modalità di gestione realizzabili dentro uno spazio preciso.
L’idea di un Nido che orienta il proprio agire in senso intenzionalmente educativo e collegialmente condiviso, è anche l’idea di un Nido, dove gli educatori dispongono di luoghi fisici per realizzare concretamente queste attività funzionali all’insegnamento, alla relazione col bambino.
Peraltro è sempre necessario ricordare che il benessere degli adulti è strettamente correlato col benessere dei bambini, e tale stato deriva dalla capacità del servizio di creare buone condizioni di lavoro. Uno stato di accoglienza inerente quel personale educativo che insieme al bambino ed alla famiglia costituisce nucleo integrante della relazione.

Una volta compilata questa ipotetica scheda di valutazione – da arricchire e specificare sulla base delle singole realtà – il gruppo di lavoro educativo, avrà disegnato un consapevole mappatura degli spazi al Nido. Di quello che è presente ed assente, delle priorità, delle assonanze o dissonanze, fra teoria e pratica educativa.
Ed è proprio di qui, che si potrà poi partire, per elaborare un piano di lavoro interdisciplinare, finalizzato ad avvicinare la mappa reale - il Nido che abbiamo – alla mappa ideale – il Nido che vorremmo -. Nido D’infanzia come “ luogo di dialogo “, “ atto circolare”, dove le risposte dell’ambiente confermano l’identità competente del bambino.


BIBLIOGRAFIA

Bondioli A. “ Gioco e educazione “ Angeli, Milano 1996

Bondioli A. Mantovani S. “ Manuale critico dell’ Asilo Nido “ Angeli, Milano 1994

Bronfenbrenner U. “ Ecologia dello sviluppo umano “ Il Mulino, Bologna, 1986

Catarsi E. “ Il Nido competente “ Juvenilia, Bergamo, 1985

Hall E.T. “ La dimensione nascosta “ – Bompiani, Milano, 1998

Hall E.T. “ Il linguaggio silenzioso “ – Bompiani, Milano, 1998

Iori V. “ Lo spazio vissuto “ La Nuova Italia, Firenze, 2000

Malaguzzi. L. “ I cento linguaggi dei bambini “ Junior, Bergamo, 1985

Reggio Children – Domus Academy Research Center “ Bambini, spazi, relazioni - metaprogetto di ambiente per l’infanzia“ Reggio Children, Reggio Emilia, 1998

Restuccia Saitta L. “ Pensare lo spazio : riflessioni e appunti sulla strutturazione e organizzazione del Nido D’Infanzia “- Dispensa del corso di aggiornamento per il personale dei Nidi D’infanzia e Centri Gioco, Comune Modena, 1990 / 1991.

Stradi M. C. “ Organizzare gli spazi al Nido “ Junior, Bergamo, 2000

Stern D. N. “ Diario di un bambino “ Mondadori, Milano, 1991

Apparso in Bambini, Junior, Bergamo

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