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  » Le abilità narrative orali dei parlatori tardivi a 8 e 9 anni ©®2000-2008 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

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Rassegna di lavori scientifici


Le abilità narrative orali dei parlatori tardivi a 8 e 9 anni

a cura di Angela Santese, Università La Sapienza, Roma


Manhardt, J. e Rescola L. (2002). Oral narrative skills of late talkers at ages 8 and 9. Applied Psycholinguistics, 23, 1-21.

In età scolare i bambini dimostrano sempre maggiore padronanza di tre domini della capacità narrativa che contribuiscono alla creazione della literacy: la grammatica della storia, la complessità linguistica e l’uso di informazioni valutative.
La struttura delle narrazioni fantastiche, la grammatica della storia, implica un’ambientazione, un problema, risposte interne dei personaggi a quel problema, azioni dirette al raggiungimento di uno scopo, conseguenze, una risoluzione e una fine. Dall’età di 7 e 8 anni, i bambini raccontano storie che contengono queste principali componenti strutturali.
La complessità linguistica comporta la capacità di formulare frasi grammaticalmente complesse, frasi che indicano relazioni tra gli eventi centrali e gli eventi di sfondo. La capacità di arricchire il discorso narrativo orale attraverso l’uso di strutture sintattiche complesse emerge già prima di entrare a scuola e aumenta con l’età.
La coesione narrativa, un secondo aspetto della complessità linguistica, consiste nell’esplicitare connessioni tra le frasi. I bambini che hanno un disturbo di linguaggio usano un numero significativamente minore di legami coesivi completi.
L’informazione valutativa include commenti che trascendono la narrazione di eventi per fornire un senso interpretativo degli stati mentali dei personaggi e dei legami causali dei fatti della storia.

Obiettivi

Questo studio ha la scopo di esaminare l’abilità narrativa orale dei bambini che hanno avuto un ritardo di linguaggio.
In particolare vengono esaminate 3 questioni:
1) I parlatori tardivi si differenziano nell’abilità narrativa dai bambini con normale sviluppo linguistico in terza e quarta elementare? In uno studio precedente (Paul et al., 1996) i parlatori tardivi non si differenziavano significativamente, in seconda elementare, dai pari sulle misure narrative.
2) In quali specifici aspetti dell’abilità narrativa i parlatori tardivi, a 8 e 9 anni, differiscono dai bambini con sviluppo tipico?
3) Il racconto dei parlatori tardavi è più simile a quello dei bambini con sviluppo tipico quando questo è elicitato in una “condizione supportata” rispetto a quando l’intervento dell’esaminatore è minimo?

Metodologia

Sono confrontate le abilità narrative orali di 31 bambini di 8 e 9 anni, identificati a 24-31 mesi come parlatori tardivi, a quelle di 23 bambini con sviluppo linguistico tipico della stessa età, capacità non verbale e condizione socio-economica.
I partecipanti sono stati selezionati sulla base dei punteggi ottenuti alle scale Reynell, per il linguaggio espressivo e recettivo, e alle scale Bayley sullo sviluppo infantile. Tutti i parlatori tardivi producono, a 24-31 mesi, meno di 50 parole isolate e nessuna combinazione di parole.
I racconti dei bambini vengono elicitati utilizzando il libro di sole figure Frog, where are you? (Rana, dove sei? Mercer e Mayer, 1969). Nel libro viene illustrata la storia di tre protagonisti: un bambino, un cane e una rana. Una sera, i tre protagonisti vanno a dormire, ma mentre il bambino e il cane dormono, la rana scappa. Quando si svegliano, si accorgono che la rana non c’è più ed iniziano a cercarla. La storia si conclude con il ritrovamento della rana e il ritorno a casa dei personaggi.
A 8 e 9 anni, a tutti i bambini è chiesto di guardare il libro in silenzio e, poi, di raccontare la storia, pagina dopo pagina.
A 9 anni, agli stessi bambini, è nuovamente chiesto di raccontare la storia, però, questa volta, in una “condizione di narrazione supportata” in cui i soggetti, mediante delle domande, sono invitati ad aumentare i loro commenti interpretativi sugli stati emotivi, il discorso dei personaggi e le spiegazioni causali degli eventi.
Le narrazioni di ogni bambino sono video registrate e poi trascritte secondo il programma CHILDES. L’unità base di trascrizione e di analisi è l’unità T.
Le narrazioni trascritte sono analizzate in termini di tre dimensioni dell’abilità narrativa: la grammatica della storia, la complessità linguistica e le informazioni valutative.
La struttura della storia è valutata usando due misure: i criteri della scala di maturità narrativa di Applebee e i criteri per la narrazione della ‘scena della scoperta’ di Berman e Slobin (1994). I resoconti più coerenti, dell’intera storia o della singola scena, sono quelli che includono un certo numero di eventi o elementi essenziali. Gli esaminatori assegnano un punteggio sulla base di quante componenti strutturali sono incluse nella storia raccontata dal soggetto.
La complessità linguistica è valutata in termini di numero di unità T, percentuale di unità T complesse, lunghezza media della frase subordinata, uso di strutture sintattiche per modificare nomi e verbi, adeguatezza coesiva (numero di legami coesivi completi).
L’informazione interpretativa è valutata usando due misure: il numero di espedienti valutativi per unità T (considerando quelli identificati da Bamberg e Danrad-Frye, 1991) e i criteri formulati da Berman e Slobin per la ‘scena del corvo’ (1994).

Risultati

I punteggi ottenuti da ogni soggetto sulle singole misure narrative vengono aggregati in 4 fattori: la sintassi, la grammatica della storia, la coesione e l’informazione valutativa. I gruppi sono confrontati sui punteggi a tali fattori.
L’analisi della varianza con misure ripetute rivela che i parlatori tardivi ottengono punteggi più bassi sul fattore sintassi, grammatica della storia e informazioni valutative. Non ci sono differenze significative tra i parlatori tardivi e i pari in termini di coesione linguistica (numero di legami coesivi completi).
La differenza di gruppo sul fattore grammatica della storia è riesaminata considerando come covariata una misurata standardizzata della capacità linguistica generale. Gli autori vogliono vedere se le differenze di gruppo nella grammatica della storia sono semplicemente un riflesso delle deboli abilità di linguaggio dei parlatori tardivi (come la formulazioni di frasi, il vocabolario espressivo e il recupero delle parole). Nella MANCOVA i parlatori tardivi ottengono ancora punteggi più bassi dei pari. Questo dato suggerisce che i parlatori tardivi esibiscono una debolezza nell’uso della grammatica della storia che non è solamente spiegata dalle loro basse abilità linguistiche ma può essere considerata una difficoltà specifica, insieme a quella sintattica e lessicale.
Rispetto ai bambini della stessa età cronologica, i parlatori tardivi includono spontaneamente meno informazioni interpretative. Questo indica che i parlatori tardivi hanno difficoltà nel processare ed esprimere gli elementi inferenziali del discorso narrativo. La maggior parte dei bambini, con nessuna differenza di gruppo, dimostrano incrementi significativi nell’uso spontaneo di commenti valutativi quando, nella seconda narrazione a 9 anni, possono beneficiare dei suggerimenti da parte dell’esaminatore.
Sempre nella condizione supportata entrambi i gruppi di bambini aumentano l’uso di strutture sintattiche complesse. Sembra che una sintassi più complessa venga usata per descrivere le relazioni causali tra gli eventi, le emozioni e il discorso dei personaggi e quindi è base per la comprensione e l’espressione di elementi inferenziali.
Gli aumenti significativi dei commenti valutativi e della complessità sintattica, nella condizione di narrazione con supporto, non sono accompagnati da uno stesso miglioramento nella grammatica della storia. Bergam e Slobin (1994) trovano che i bambini che includono più espedienti interpretativi sono anche quelli che producono storie meno mature in termini di coerenza. Per i bambini di età scolare esiste come una tensione tra il raccontare una storia coerente e includere dei commenti valutativi specifici.
In questo studio, i parlatori tardivi valutati in terza e quarta elementare si differenziano significativamente dal gruppo di bambini con sviluppo tipico nelle dimensioni dell’abilità narrativa prese in esame.

Indice della Sezione

   

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» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
-
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- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
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