Ludoteca: gioco quotidiano di pratica educativa (II)
di Tamara Lavina, Agata Magnani,
Giuseppina Spadaro
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alla prima parte
“Se vuoi conoscerli in fretta, falli giocare…
Se vuoi fare il tuo mestiere, falli giocare, giocare, giocare”
(F. Deligny)
Ludoteca e gioco
Che cos’era il gioco trent’anni
fa in un’area cittadina del Nord Italia? Era il cortile,
la strada, dove i bambini esprimevano una propria cultura
del gioco che veniva trasmessa dai più grandi ai
più piccoli, era autoregolata ed era legata alla
differenza di sesso. Era un affare dei bambini che gli adulti,
pur controllando a distanza, capivano e rispettavano. Per
giocare al negozio si prendevano le cassette al mercato
e le si portava in cortile contro il volere della portinaia.
Il gioco era anche una conquista: bisognava litigare con
la portinaia, con la signora disturbata dal chiasso o dallo
spostamento della ghiaia per fare le pista delle biglie.
In paese il luogo di gioco era la piazza, dove gli adulti
facevano il mercato al mattino, i bambini giocavano nel
pomeriggio e nelle sere d’estate sotto l’occhio
attento dei genitori e dei nonni che chiacchieravano poco
più in là.
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La ludoteca ha tenuto conto consapevolmente di certi elementi del gioco da cortile:
vivere e scoprire l’ambiente e la vita giocando in modo
autonomo, esercitando, quindi, la libera scelta dei giochi e,
ancor più, dei compagni; avere la possibilità di
giocare con bambini più grandi o più piccoli; utilizzare
materiale non strutturato per costruire giocattoli e ambienti
(la casa, la capanna, il negozio, il campo di calcio…);
giocare senza o con pochi strumenti, come nel gioco della tradizione
infantile; saltare la corda, giocare alla settimana, a nascondersi,
giocare con la sabbia e le biglie, con l’acqua, i cerchi,
l’elastico, fare giochi cantati, giocare a prendersi (fazzoletto,
i quattro cantoni, fulmine, strega tocca colore, il lupo, rialzo,
lo sparviero, gatto e topo, mondo, mosca cieca…..) fare
giochi sportivi della tradizione (le bocce, la lippa, il calcetto
a cinque, le gimkane….).
Riproponendo questi giochi tradizionali la ludoteca ne ha sottolineato
il valore educativo. Sono giochi universali. Reperibili in tutti
gli angoli del mondo, hanno attraversato i secoli, avendo in sé
una struttura capace di calibrarsi a seconda delle motivazioni,
delle possibilità, dei tempi di crescita e del contesto
storico-sociale di ciascun bambino. Nel gioco della tradizione
vince la capacità di adattamento all’ambiente. In
questo senso è estremamente creativo e favorisce uno sviluppo
psico-fisico armonico e globale. La ludoteca, inserita in un contesto
metropolitano postindustriale, oltre a rivisitare i significati
del gioco tradizionale coerentemente con la sua dimensione di
adattabilità, ha creato un spazio ludico nuovo, rispettoso
delle nuove esigenze di bambini, famiglie e servizi sociali (assistenza,
scuola, neuropsichiatria infantile) e ispiratore di nuove suggestioni
che si iscrivono in una sensibilità rinnovata verso orizzonti
ludici più articolati. Scrive Roberto Farné :
La città, esposta ai problemi delle nuove
povertà e attraversata dalle lacerazioni legate alle difficoltà
delle convivenze multiculturali, sembra oggi essere, almeno potenzialmente,
interessata…….a ridescriversi ricavando in se stessa
con maggior rigore non soltanto spazi attrezzati per il gioco,
ma anche percorsi importanti per un ludico (estetico, culturale,
sportivo…) non più recintato in spazi marginali (1).
L’obiettivo di creare uno spazio ludico a misura di bambino
ha orientato la nostra riflessione sul senso di un servizio fondato
su un’attività libera come il gioco, sul suo valore
educativo e sociale e sulle sue potenzialità rispetto alle
famiglie e al territorio (scuole, servizi sociali, associazioni,
cooperative, ecc.). La sfida è stata sperimentare percorsi
di servizio che salvaguardassero e rispettassero la cultura ludica
dei bambini di oggi e di ieri. Di oggi perché la fiducia
nei bambini e nelle loro capacità propositive è
la base di un rapporto fondato sull’ascolto e sul rispetto,
di ieri perché nella pratica e nell’analisi dei giochi
di un tempo troviamo la profonda sapienza ludica che l’essere
umano ha elaborato durante la sua storia. In questo senso la costruzione
di un legame fra passato e presente, rivolto al futuro, è
stato un saggio adattamento alla modernità, un atto di
umiltà nella lettura dei nuovi bisogni della società
attuale e di coraggio nel concepire un progetto che ne tenesse
realmente conto.
Il progetto complessivo partiva dalla consapevolezza dell’importanza
del gioco nello sviluppo globale del bambino e dalla carenza di
luoghi deputati a tale scopo a livello cittadino (2). Le mutate
condizioni ambientali, l’intensa urbanizzazione, la conseguente
riduzione di aree libere nella città e soprattutto la scomparsa
dello spazio sotto casa e del cortile ormai occupato da automobili
e veicoli, hanno precluso totalmente il gioco infantile autonomo.
Inoltre l’aumento del traffico ha reso sempre più
pericoloso lo spostamento libero di bambini e ragazzi.
La necessità di tutelare concretamente il diritto al gioco
sicuro e all’autonomia ha delineato le caratteristiche di
una ludoteca territoriale intorno alla quale si voleva ricostruire
il tessuto sociale di aiuto reciproco proprio di una comunità
attenta e responsabile.
Nel corso degli anni il progetto si è modificato alla luce
dell’analisi costante delle diverse e nuove esigenze o mutate
condizioni di vita dei bambini. La possibilità di cambiamento,
legata sia alla particolarità del servizio offerto sia
alla sensibilità degli educatori verso le sollecitazioni
dell’utenza, ha evidenziato quanto ribadisce lo stesso Roberto
Farnè:
La libertà progettuale di una ludoteca
( legata alla situazione di intervento) le consente sia di adattarsi
e di corrispondere alla realtà del proprio territorio,
sia di osservarlo dal punto di vista del gioco, entrandovi con
proposte e iniziative di animazione che aiutano i soggetti (soprattutto
giovani ) ad ampliare i propri campi d’esperienza a partire
dal bisogno naturale e autentico di gioco. L’identità
debole della ludoteca rischia così di diventare la sua
forza (3).
Dal momento dell’apertura al pubblico ad
oggi l’utilizzo e la destinazione degli spazi in ludoteca,
la programmazione e il calendario delle attività hanno
subito continue trasformazioni legate alle esigenze espresse nel
corso del tempo dai bambini, dai ragazzi stessi, dalle loro famiglie
e dalla scuola. Per esempio, il numero crescente di iscritti ha
orientato la scelta di una diversa articolazione degli spazi e
dei progetti al fine di salvaguardare la qualità della
proposta educativa. Un’altra scelta importante è
stata quella di dotare la ludoteca di un certo numero di giocattoli
di tipo industriale, attentamente selezionati, per consentire
una opportunità democratica di uso, prestito e scambio.
La consapevolezza che la ludoteca è, oggi, un luogo possibile
da cui partire per rifondare una coscienza fondata sulla relazione,
sul riconoscimento dell’altro, sulla responsabilità
educativa calata nella concretezza della vita quotidiana, ci consente
di osservare con meno preoccupazione la sua fragilità di
prospettiva, la sua precarietà istituzionale. Il nostro
sentire in questo particolare momento professionale è ben
interpretato nella conclusione del libro di Alessandro Dal Lago
e Pier Aldo Rovatti : “…Ma nella passione e nella
serietà con cui ci impegniamo a trasformare i giochi che
stiamo giocando si manifesta, ancora una volta, il paradosso della
libertà” (4).
Pubblicato in “Infanzia”, n.2 \ ottobre
2001
(1)
L. Guerra, Le ludoteche dopo…. domani, in R. Farné
( a cura di), Le case dei giochi, op. cit. p. 54
(2)
Cfr.G. Cumino e M. Cortese (a cura di), Da bambino scolaro a bambino
cittadino, Città di Torino, Assessorato per l’Istruzione,
1992.
(3)
R. Farné, Una ricerca sul rapporto fra scuola elementare
e ludoteca, in R. Farnè (a cura di), op. cit., pag.142.
(4)
A. Dal Lago, P.A.Rovatti, Per gioco. Piccolo manuale dell’esperienza
ludica, Cortina, Milano, 1993, p. 174.
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di "La ludoteca"
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generale di "Giocare con Infantiae.Org"™
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"PLAYWAY - Giocare per crescere"
- (Cd-rom + guida pp.48)
- di Ilaria Baczynsky de Pukszyn e Barbara De Serio
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