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» Infantiae.Org™ n.58/2001

"Variabili organizzative ed educative implicite. Definizione di possibili criteri per il controllo della qualità pedagogica dei servizi per l’infanzia" (III)

di Anna Grazia Lopez, università di Foggia


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2.2. La valutazione come strategia per il miglioramento della qualità

In questo modo la valutazione della qualità di un servizio finisce per essere oltre che un momento di verifica e di miglioramento del servizio stesso anche un momento di crescita professionale da parte di chi lavora per la realizzazione del servizio. L’insegnante impegnato nella valutazione comprende meglio il suo lavoro così come i genitori coinvolti nel processo decisionale comprendono meglio le molteplici dinamiche sottese alla realizzazione di un servizio educativo.

I risultati ottenuti dovrebbero essere discussi a più livelli di modo che qualsiasi azione di miglioramento sia non solo il frutto di una scelta comune ma anche di una scelta responsabile basata sulla conoscenza delle possibilità economiche, umane e materiali che si hanno; in base ai provvedimenti legislativi che possono agire da supporto, alle competenze professionali degli operatori.

Essenziali in un percorso di valutazione-costruzione della qualità sono il controllo del processo e il reporting vale a dire il momento della restituzione dei dati rilevati.

2.2.1 Controllo dei processi

"Il controllo del processo (…), è un’operazione di tipo ricorsivo, non lineare: è a sua volta, un ‘processo’ [il processo di (auto)riflessione degli attori] dentro il processo di ricerca" (P. Zanelli, a cura di, La qualità come processo, Franco Angeli, Milano 1998, p. 232).

Quando si parla di controllo si parla inevitabilmente di un processo ricorsivo. Il controllo è l’attività di governo di un sistema ed implica:

- la "capacità proattiva", vale a dire la capacità di anticipare le direzioni da prendere in futuro, la capacità di creare le condizioni contestuali che consentano di orientare l’operatività verso le mete progettate (feedforward). Significa anche utilizzare le informazioni che si sono avute nel corso della valutazione (Zanelli, cit. p. 233) - controllo ricorsivo.

Il controllo di un’attività programmata si trasforma in autoregolazione nel momento in cui le informazioni ottenute, feedback, durante della verifica del processo sono utilizzare per riorentare il servizio verso il miglioramento, feedforward.

Il processo di controllo/autocontrollo prevede un’attività di negoziazione degli obiettivi, dei risultati che ci si attendono, delle risorse, dei criteri di valutazione e dei sistemi di regole. Tutto ciò ci porta a considerare come importanti la complementarietà degli aspetti gestionali ed educativi e soprattutto quanto siano importanti entrambi questi aspetti nel determinare la qualità.

Gli strumenti per la lettura del processo: a) il diagramma di causa-effetto e b) l’intervista al testimone privilegiato.

a) Il diagramma causa effetto o di Ishikawa

Nella rilettura del processo e delle diverse variabili, organizzative ed educative, si può utilizzare come strumento il diagramma di causa-effetto o diagramma di Ishikawa. Il diagramma di causa-effetto è uno dei sette strumenti per la misurazione della qualità totale. L’obiettivo di questo strumento è quello di rappresentare graficamente tutte le possibili cause che possono influire su di un risultato. Consiste in un’analisi critica delle cause allo scopo di individuare quelle che sono più probabili e che possono essere determinanti nell’influenzare il risultato. Si procede attraverso una chiara identificazione dell’effetto da analizzare; una volta definito l’effetto si procederà alla individuazione delle possibili cause. Per l’individuazione di queste cause si possono utilizzare due vie: la prima consiste nel fare un brainstorming attraverso il quale fare emergere tutte le cause che i membri del gruppo ritengono possibili, dall’altra elencare le cause individuare precedentemente e inserirle in quelle individuate con il brainstorming allo scopo di costituire un canovaccio. L’ultima fase consiste nella individuazione delle relazioni causa-effetto.

b) L’intervista al testimone privilegiato

L’intervista al testimone privilegiato è uno strumento che consente di ricostruire il senso di una pratica a partire dal punto di vista di un testimone privilegiato che per la sua collocazione istituzionale può essere in grado di far emergere delle questioni chiave. Questo strumento ha lo scopo di fare emergere il significato dato ad un’azione, ad un intervento, i suoi contenuti chiave. Pur trattandosi di una narrazione soggettiva l’intervista deve rispettare alcune regole.

Innanzitutto le domande devono far parte di un canovaccio, una mappa che deve consentire all’intervistatore di avere bene in mente gli argomenti su cui soffermarsi.

L’intervistatore prima ancora di iniziare l’intervista deve fare una breve introduzione per collocare le domande all’interno del quadro complessivo della ricerca; dovrà inoltre precisare il suo ruolo, spiegare che il suo compito è quello di aiutare l’intervistato a precisare il suo pensiero rispetto agli argomenti da trattare e le modalità con cui intende condurre l’intervista.

Le regole da rispettare possono essere così sintetizzate:

 

Le domande devono essere neutre, non devono esprimere il parere dell’intervistatore per dare la possibilità all’intervistato di sentirsi libero di parlare.

L’intervista deve trattare tutti i contenuti previsti anche se non in ordine sequenziale.

L’intervistatore non deve avere fretta di concludere l’intervista ma deve lasciare il tempo agli intervistati di esprimere tutto ciò che ha da dire.

Le domande devono aiutare l’intervistato ad entrare sempre più nello specifico di un argomento, chiedendo, ad esempio, all’intervistato di fare degli esempi, oppure utilizzando domande precedute da "come", "chi", quando, ecc.

L’intervistatore non deve discutere mai sul contenuto della risposta,

L’intervistatore deve chiedere all’intervistato eventuali suggerimenti.

L’intervista al testimone privilegiato è uno strumento che deve fare emergere gli aspetti nodali del processo per poter individuare nuove le prospettive di direzioni, di sviluppo. Ora, le direzioni di sviluppo vanno elaborate in un processo di negoziazione tra i componenti dell’équipe educativa e coloro che si occupano degli aspetti organizzativo-gestionali del servizio per l’infanzia.

E’ importante, inoltre, avere presente che le modalità di analisi del processo devono essere tali da consentire la partecipazione di tutti gli attori. L’analisi dei processi e la ricostruzione della complessità del processo va attivata ascoltando punti di vista diversi.

2.2.2 Il reporting

Il processo di valutazione-costruzione della qualità acquista valore formativo se prevede la fase della restituzione, reporting, dei dati e la riflessione sul processo e sugli esiti raggiunti da parte di tutti coloro che hanno partecipato all’attività di valutazione. Il processo valutativo va considerato tenendo presente i diversi punti di vista degli attori del sistema che, pur a livelli diversi, contribuiscono al miglioramento della qualità. La riflessione su processo valutativo è ciò che viene chiamata metaevaluation. La metaevaluatione è il "processo di delineazione, di raggiungimento e di utilizzo di informazioni descrittive e di verifica riguardo all’utilità, alla praticabilità, all’eticità e all’adeguatezza tecnica di una valutazione; tale processo ha il fine di guidare l’operazione valutativa e di riferire pubblicamente i suoi punti di forza e di debolezza" (D.L. Stufflebam, Metaevaluation: Concepts, Standards and Uses, cit. in A. Bondioli, M.Ferrari, Manuale di valutazione del contesto educativo, Franco Angeli, Milano 2000, p.57).

Il reporting, è una fase fondamentale nella educational evaluation, perché rappresenta il momento della riflessione sul lavoro svolto e sulla sua utilità, sulle modalità procedurali adottate, sulla correttezza e accuratezza delle informazioni. Costituisce un momento "essenziale per riorentare e riaprire l’ambito della ricerca. Il processo valutativo, (…) può infatti essere definito come un processo a spirale che parte da un’esigenza di ricerca condivisa da un gruppo per rilanciarla sulla base di una raccolta ed un’analisi dei dati che approda ad un momento di discussione e di confronto e ad una serie di proposte innovative rispetto alla situazione di partenza".

Il momento della restituzione è importante e per questo va pianificato e organizzato in modo da trasmettere delle informazioni chiare e pertinenti, suscitare l’interesse del gruppo di valutatori e stimolare l’azione correttiva.

Per dare risultati soddisfacenti è importante che siano rispettati almeno quattro requisiti:

 

la tempestività dell’informazione per consentire in azioni correttive immediate;

la selettività dei dati, per fornire informazioni utili ai vari attori che partecipano alla valutazione;

la comprensibilità con cui sono presentati;

la personalizzazione, ovvero fornire a ciascun valutatore i dati di cui ha bisogno (Bondioli, Ferrari, p. 103).

Tutte le informazioni dovranno essere esaminate allo scopo anche di promuovere una discussione sull’argomento, sull’idea de servizio di qualità emerso. Il compito del valutatore – ricercatore sarà, infatti, quello di ricordare gli aspetti più importanti del lavoro svolto, facendo emergere i punti di vista differenti degli operatori, e riflettere sulle procedure seguite, sul metodo e sullo strumento utilizzato, per capire la loro efficacia rispetto al contesto di attuazione.

In questo modo il reporting costituisce il risultato della negoziazione del significato delle procedure, degli strumenti e dei metodi adottati

L’assenza di reporting inficia il lavoro di valutazione educativa perché non consente agli operatori di riflettere su quanto svolto, di comprenderlo alla luce dei risultati ottenuti.

Il momento della restituzione può avvenire in due modi: il resoconto sull’andamento del processo reporting di processo e di progresso, e la relazione finale, conclusiva, reporting sommativo finale (Bondioli, Ferrari, p. 104).

Il primo si è detto, consiste in un resoconto sull’andamento del processo e sugli interventi realizzati, gli aspetti critici emersi e i cambiamenti ipotizzati. Questo genere di report è particolarmente utile per coloro che sono coinvolti nel processo di valutazione e per coloro che devono prendere decisioni relative alla programmazione delle attività.

Il reporting sommativo consiste in una relazione conclusiva sugli esiti della valutazione, sulle riflessioni emerse nel corso della valutazione e sul percorso seguito e i possibili interventi di miglioramento che si possono attuare.

Essenziale per la restituzione è la documentazione

La documentazione delle attività e del percorso di valutazione, infatti, permette di ricostruire e di riflettere sui percorsi metodologici intrapresi e sulle decisioni prese rispetto agli obiettivi che si volevano raggiungere. Una ricostruzione e riflessione che può diventare un riferimento importante per la costruzione e/o di orientamento di altri percorsi didattici.

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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata al "DAP" per conoscere gli altri autori: clicca qui


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- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00 + spese di spedizione

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