"Variabili organizzative ed educative
implicite. Definizione di possibili criteri per il
controllo della qualità pedagogica dei servizi per linfanzia"
(III)
di Anna Grazia Lopez, università di Foggia
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2.2. La valutazione come strategia per
il miglioramento della qualità
In questo modo la valutazione della qualità
di un servizio finisce per essere oltre che un momento di
verifica e di miglioramento del servizio stesso anche un momento
di crescita professionale da parte di chi lavora per la realizzazione
del servizio. Linsegnante impegnato nella valutazione
comprende meglio il suo lavoro così come i genitori coinvolti
nel processo decisionale comprendono meglio le molteplici
dinamiche sottese alla realizzazione di un servizio educativo.
I risultati ottenuti dovrebbero essere discussi
a più livelli di modo che qualsiasi azione di miglioramento
sia non solo il frutto di una scelta comune ma anche di una
scelta responsabile basata sulla conoscenza delle possibilità
economiche, umane e materiali che si hanno; in base ai provvedimenti
legislativi che possono agire da supporto, alle competenze
professionali degli operatori.
Essenziali in un percorso di valutazione-costruzione
della qualità sono il controllo del processo e il reporting
vale a dire il momento della restituzione dei dati rilevati.
2.2.1 Controllo dei processi
"Il controllo del processo (
),
è unoperazione di tipo ricorsivo, non lineare: è a sua
volta, un processo [il processo di (auto)riflessione
degli attori] dentro il processo di ricerca" (P. Zanelli,
a cura di, La qualità come processo, Franco Angeli, Milano
1998, p. 232).
Quando si parla di controllo si parla inevitabilmente
di un processo ricorsivo. Il controllo è lattività di
governo di un sistema ed implica:
- la "capacità proattiva", vale
a dire la capacità di anticipare le direzioni da prendere
in futuro, la capacità di creare le condizioni contestuali
che consentano di orientare loperatività verso le mete
progettate (feedforward). Significa anche utilizzare le informazioni
che si sono avute nel corso della valutazione (Zanelli, cit.
p. 233) - controllo ricorsivo.
Il controllo di unattività programmata
si trasforma in autoregolazione nel momento in cui le informazioni
ottenute, feedback, durante della verifica del processo sono
utilizzare per riorentare il servizio verso il miglioramento,
feedforward.
Il processo di controllo/autocontrollo prevede
unattività di negoziazione degli obiettivi, dei risultati
che ci si attendono, delle risorse, dei criteri di valutazione
e dei sistemi di regole. Tutto ciò ci porta a considerare
come importanti la complementarietà degli aspetti gestionali
ed educativi e soprattutto quanto siano importanti entrambi
questi aspetti nel determinare la qualità.
Gli strumenti per la lettura del processo:
a) il diagramma di causa-effetto e b) lintervista al
testimone privilegiato.
a) Il diagramma causa effetto o di Ishikawa
Nella rilettura del processo e delle diverse
variabili, organizzative ed educative, si può utilizzare come
strumento il diagramma di causa-effetto o diagramma di Ishikawa.
Il diagramma di causa-effetto è uno dei sette strumenti per
la misurazione della qualità totale. Lobiettivo di questo
strumento è quello di rappresentare graficamente tutte le
possibili cause che possono influire su di un risultato. Consiste
in unanalisi critica delle cause allo scopo di individuare
quelle che sono più probabili e che possono essere determinanti
nellinfluenzare il risultato. Si procede attraverso
una chiara identificazione delleffetto da analizzare;
una volta definito leffetto si procederà alla individuazione
delle possibili cause. Per lindividuazione di queste
cause si possono utilizzare due vie: la prima consiste nel
fare un brainstorming attraverso il quale fare emergere tutte
le cause che i membri del gruppo ritengono possibili, dallaltra
elencare le cause individuare precedentemente e inserirle
in quelle individuate con il brainstorming allo scopo di costituire
un canovaccio. Lultima fase consiste nella individuazione
delle relazioni causa-effetto.
b) Lintervista al testimone privilegiato
Lintervista al testimone privilegiato
è uno strumento che consente di ricostruire il senso di una
pratica a partire dal punto di vista di un testimone privilegiato
che per la sua collocazione istituzionale può essere in grado
di far emergere delle questioni chiave. Questo strumento ha
lo scopo di fare emergere il significato dato ad unazione,
ad un intervento, i suoi contenuti chiave. Pur trattandosi
di una narrazione soggettiva lintervista deve rispettare
alcune regole.
Innanzitutto le domande devono far parte
di un canovaccio, una mappa che deve consentire allintervistatore
di avere bene in mente gli argomenti su cui soffermarsi.
Lintervistatore prima ancora di iniziare
lintervista deve fare una breve introduzione per collocare
le domande allinterno del quadro complessivo della ricerca;
dovrà inoltre precisare il suo ruolo, spiegare che il suo
compito è quello di aiutare lintervistato a precisare
il suo pensiero rispetto agli argomenti da trattare e le modalità
con cui intende condurre lintervista.
Le regole da rispettare possono essere così
sintetizzate:
Le domande devono essere neutre, non devono
esprimere il parere dellintervistatore per dare la
possibilità allintervistato di sentirsi libero di
parlare.
Lintervista deve trattare tutti i
contenuti previsti anche se non in ordine sequenziale.
Lintervistatore non deve avere fretta
di concludere lintervista ma deve lasciare il tempo
agli intervistati di esprimere tutto ciò che ha da dire.
Le domande devono aiutare lintervistato
ad entrare sempre più nello specifico di un argomento, chiedendo,
ad esempio, allintervistato di fare degli esempi,
oppure utilizzando domande precedute da "come",
"chi", quando, ecc.
Lintervistatore non deve discutere
mai sul contenuto della risposta,
Lintervistatore deve chiedere allintervistato
eventuali suggerimenti.
Lintervista al testimone privilegiato
è uno strumento che deve fare emergere gli aspetti nodali
del processo per poter individuare nuove le prospettive di
direzioni, di sviluppo. Ora, le direzioni di sviluppo vanno
elaborate in un processo di negoziazione tra i componenti
delléquipe educativa e coloro che si occupano degli
aspetti organizzativo-gestionali del servizio per linfanzia.
E importante, inoltre, avere presente
che le modalità di analisi del processo devono essere tali
da consentire la partecipazione di tutti gli attori. Lanalisi
dei processi e la ricostruzione della complessità del processo
va attivata ascoltando punti di vista diversi.
2.2.2 Il reporting
Il processo di valutazione-costruzione della
qualità acquista valore formativo se prevede la fase della
restituzione, reporting, dei dati e la riflessione sul processo
e sugli esiti raggiunti da parte di tutti coloro che hanno
partecipato allattività di valutazione. Il processo
valutativo va considerato tenendo presente i diversi punti
di vista degli attori del sistema che, pur a livelli diversi,
contribuiscono al miglioramento della qualità. La riflessione
su processo valutativo è ciò che viene chiamata metaevaluation.
La metaevaluatione è il "processo di delineazione, di
raggiungimento e di utilizzo di informazioni descrittive e
di verifica riguardo allutilità, alla praticabilità,
alleticità e alladeguatezza tecnica di una valutazione;
tale processo ha il fine di guidare loperazione valutativa
e di riferire pubblicamente i suoi punti di forza e di debolezza"
(D.L. Stufflebam, Metaevaluation: Concepts, Standards and
Uses, cit. in A. Bondioli, M.Ferrari, Manuale di valutazione
del contesto educativo, Franco Angeli, Milano 2000, p.57).
Il reporting, è una fase fondamentale nella
educational evaluation, perché rappresenta il momento della
riflessione sul lavoro svolto e sulla sua utilità, sulle modalità
procedurali adottate, sulla correttezza e accuratezza delle
informazioni. Costituisce un momento "essenziale per
riorentare e riaprire lambito della ricerca. Il processo
valutativo, (
) può infatti essere definito come un processo
a spirale che parte da unesigenza di ricerca condivisa
da un gruppo per rilanciarla sulla base di una raccolta ed
unanalisi dei dati che approda ad un momento di discussione
e di confronto e ad una serie di proposte innovative rispetto
alla situazione di partenza".
Il momento della restituzione è importante
e per questo va pianificato e organizzato in modo da trasmettere
delle informazioni chiare e pertinenti, suscitare linteresse
del gruppo di valutatori e stimolare lazione correttiva.
Per dare risultati soddisfacenti è importante
che siano rispettati almeno quattro requisiti:
la tempestività dellinformazione
per consentire in azioni correttive immediate;
la selettività dei dati, per fornire informazioni
utili ai vari attori che partecipano alla valutazione;
la comprensibilità con cui sono presentati;
la personalizzazione, ovvero fornire a
ciascun valutatore i dati di cui ha bisogno (Bondioli, Ferrari,
p. 103).
Tutte le informazioni dovranno essere esaminate
allo scopo anche di promuovere una discussione sullargomento,
sullidea de servizio di qualità emerso. Il compito del
valutatore ricercatore sarà, infatti, quello di ricordare
gli aspetti più importanti del lavoro svolto, facendo emergere
i punti di vista differenti degli operatori, e riflettere
sulle procedure seguite, sul metodo e sullo strumento utilizzato,
per capire la loro efficacia rispetto al contesto di attuazione.
In questo modo il reporting costituisce il
risultato della negoziazione del significato delle procedure,
degli strumenti e dei metodi adottati
Lassenza di reporting inficia il lavoro
di valutazione educativa perché non consente agli operatori
di riflettere su quanto svolto, di comprenderlo alla luce
dei risultati ottenuti.
Il momento della restituzione può avvenire
in due modi: il resoconto sullandamento del processo
reporting di processo e di progresso, e la relazione finale,
conclusiva, reporting sommativo finale (Bondioli, Ferrari,
p. 104).
Il primo si è detto, consiste in un resoconto
sullandamento del processo e sugli interventi realizzati,
gli aspetti critici emersi e i cambiamenti ipotizzati. Questo
genere di report è particolarmente utile per coloro che sono
coinvolti nel processo di valutazione e per coloro che devono
prendere decisioni relative alla programmazione delle attività.
Il reporting sommativo consiste in una relazione
conclusiva sugli esiti della valutazione, sulle riflessioni
emerse nel corso della valutazione e sul percorso seguito
e i possibili interventi di miglioramento che si possono attuare.
Essenziale per la restituzione è la documentazione
La documentazione delle attività e del percorso
di valutazione, infatti, permette di ricostruire e di riflettere
sui percorsi metodologici intrapresi e sulle decisioni prese
rispetto agli obiettivi che si volevano raggiungere. Una ricostruzione
e riflessione che può diventare un riferimento importante
per la costruzione e/o di orientamento di altri percorsi didattici.