» La cultura della qualità pedagogica dei
servizi (IV) - Infantiae.Org™ n.216/2004
Anna Grazia Lopez, Scienze della Formazione,
Università di Foggia
6. La qualità partecipata per
l’attivazione di un processo di auto ed eteroregolazione.
Per poter realizzare un processo di negoziazione
efficace è necessario che l’équipe stabilisca
con l’amministrazione e le famiglie gli obiettivi, le risorse,
gli indicatori, gli standard di qualità; gli strumenti
di rilevazione della qualità, le modalità di incentivazione
(P.Zanelli (a cura di), Autovalutazione e identità, Junior,
Bergamo 2000, p.25); che sappia confrontarsi e negoziare un framework
concettuale attento alle istanze di ciascun attore.
Questa co-costruzione di un framework rende possibile la definizione
dell’orientamento pedagogico che si vuole dare al nido,
consentendone la costruzione dell’identità pedagogica.
Gli educatori diventano in tal modo costruttori di un sapere pedagogico,
un sapere che viene continuamente “messo in discussione”
dalla ricorsività del processo di autovalutazione.
Questa negoziazione tra educatori, famiglie, amministratori, esperti-ricercatori,
avviene attraverso la narrazione delle esperienze educative. Il
racconto che ciascuno fa della propria esperienza permette di
creare quei significati condivisi, che fanno da sfondo e condizionano
la scelta degli analizzatori istituzionali, di processo e metodologici
utili per la valutazione del nido.
La dimensione partecipata, però, non è solo in questa
elaborazione condivisa degli analizzatori ma anche nella valutazione
della qualità del servizio che diventa auto ed etero valutazione
e, quindi, autoregolazione da parte dell’équipe.
L’auto ed eterovalutazione è condotta attraverso
il controllo ricorsivo dell’operatività dei servizi
(P.Zanelli (a cura di), Autovalutazione e identità, Junior,
Bergamo 2000, p.20) attraverso la rilevazione delle istanze degli
enti (nel nostro caso il Comuni) e del grado di soddisfacimento
delle famiglie - qualità attesa e qualità percepita
-, la valutazione del lavoro dell’équipe, il tipo
di risposte date dai bambini alle azioni intraprese dagli adulti.
Secondo Zanelli il rapporto educativo è, infatti, un “processo
di coeducazione” (P.Zanelli (a cura di), Autovalutazione
e identità, Junior, Bergamo 2000, p.20) dove gli adulti
imparano dai bambini stessi come modificare l’azione educativa.
In questi casi le informazioni ottenute (feedback) servono per
essere riutilizzate per organizzare azioni proattive (feedforward).
In breve. Il controllo di un’attività programmata
diventa autoregolazione nel momento in cui le informazioni ottenute
nel corso della verifica del processo sono utilizzare per ri-orentare
il servizio in funzione del miglioramento.
Il processo di auto-eterovalutazione non è finalizzato
solo al miglioramento continuo della qualità educativa,
gestionale e organizzativa del servizio, ma si occupa anche di
valutare la prestazione educativa al fine di modificarla e garantire,
di conseguenza, una professionalità sempre più qualificata.
8. La ricerca azione
Il processo di riflessione sulle pratiche educative,
avviato nel corso dell’autovalutazione, innesca un processo
di autoformazione. In particolare, la narrazione ….
In genere la forma privilegiata di formazione è, comunque,
quella del gruppo di apprendimento dove ciascun componente attraverso
il dialogo e la narrazione delle proprie storie di educatore ha
la possibilità di riflettere sulle modalità di lavoro
che utilizza, sul perché di certe scelte educative. Ogni
operatore inoltre, parlando di sé, mette a disposizione
degli altri la sua esperienza e ciascuno finisce in questo modo
per esserne arricchito. Si scoprono altri modi di agire oltre
a quello personale, altri percorsi di lavoro ugualmente efficaci.
Di conseguenza, progettare al nido significa assumere una posizione
non dogmatica e rigida, ma dialogica, pronta alla revisione, alla
messa in discussione; disponibile al cambiamento e, quindi, disponibile
ad accogliere i suggerimenti, i contributi di coloro che nella
comunità si occupano dei bambini.
Il processo autoregolativo è appreso attraverso l’uso
della ricerca-azione.
La ricerca-azione vede un gruppo di educatori e formatori esterni
impegnati nella analisi di una esperienza educativa allo scopo
di introdurre, all’interno della stessa, dei miglioramenti.
L’espressione ricerca-azione è stata coniata nel
corso degli anni ’40 per indicare quel tipo di ricerca volta
a “modificare quelle situazioni istituzionali o quegli aspetti/comportamenti
che gli operatori stessi giudicavano insoddisfacenti. In altri
termini, si intendevano condurre ricerche i cui risultati non
fossero utilizzati/utilizzabili solo ai ricercatori, ma soprattutto
dagli operatori coinvolti nei processi studiati” (S.Mantovani,
La ricerca sul campo in educazione. I metodi qualitativi, Mondatori,
Milano 1998 p.168).
Caratteristica importante della ricerca azione è la co-partecipazione
dei soggetti direttamente coinvolti nei processi da analizzare,
stabilendo un rapporto di reciprocità, di “mutua
collaborazione” (S.Mantovani, La ricerca sul campo in educazione.
I metodi qualitativi, Mondatori, Milano 1998 pp.172-173).
Ispirandosi al pensiero di Dewey, che affermava il ruolo dell’azione
dell’esperienza nei processi di apprendimento, la ricerca
azione contribuisce alla costruzione del sapere da parte degli
educatori attraverso la loro partecipazione ai processi di valutazione
e di cambiamento del contesto educativo e di costruzione degli
strumenti di ricerca.
“La collaborazione fra ricercatore e operatore contribuisce
a chiarire le istanze e i bisogni che sottendono la richiesta
di ricerca, e quindi a definire il piano di ricerca in maniera
più congrua all’oggetto-realtà che si vuole
analizzare e su cui si intende intervenire” (S.Mantovani,
La ricerca sul campo in educazione. I metodi qualitativi, Mondatori,
Milano 1998 p.174).
Pertanto, la ricerca azione non mira solo ad aumentare le conoscenze
dei partecipanti – operatori e ricercatori - rispetto alle
situazione esaminata ritenuta insoddisfacente. Si pone piuttosto,
lo scopo di offrire agli operatori quelle competenze che servono
per intervenire sulla realtà e modificarla.
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