di Anna Grazia Lopez, Università
di Foggia
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3. Le variabili educative ed organizzative
nei servizi per linfanzia
La qualità educativa fa riferimento a tutti
questi aspetti che rendono i servizi per linfanzia un
luogo di formazione. Questa tipologia di servizi non hanno
come destinatario solo il il bambino ma anche ladulto.
Parlare di qualità educativa significa dare
ai servizi per linfanzia dignità formativa e superare
lo stereotipo che lo vede come luogo dove i bambini sono custoditi
in assenza dei genitori. Il nido, in particolar modo, è visto
come luogo di cura ma anche di educazione, luogo in cui è
possibile per il bambino fare esperienze di crescita significative
perché opportunamente predisposte e organizzate da personale
qualificato, in un ambiente specificamente strutturato alla
formazione.
Tre sono gli aspetti che caratterizzano la
qualità educativa del nido:
la qualità del contesto, ovvero la qualità
degli spazi, degli arredi, dei materiali, dei tempi e delle
attività;
la qualità delle relazioni tra bambini,
tra adulti e bambino e tra adulti (operatori e genitori);
la qualità dellofferta formativa,
ovvero la qualità delle esperienze educative offerte.
Nessuna di queste da sola garantisce la qualità
educativa, ma è necessario che ci sia una integrazione tra
questi tre aspetti.
3.1. Qualità del contesto
La qualità dei servizi per linfanzia
prevede lorganizzazione di un contesto educativo.
E opportuno partire da una distinzione
tra ambiente e contesto.
"Per ambiente si intende, normalmente,
lo sfondo in riferimento al quale acquista significato
lazione dellindividuo. Pertanto, lambiente
è definibile come tutto ciò che resta di una situazione a
prescindere dallindividuo di cui stiamo parlando. In
questo senso, ad esempio, ambiente di un bambino in classe
è il gruppo classe (insegnanti, compagni, spazzi, oggetti
materiali, ecc.) meno il bambino stesso" (Zanelli, cit.
p. 176).
Il contesto, invece, "è dato dalla coevoluzione
tra individuo e ambiente. Per contesto intendiamo,
dunque, non lambiente sfondo, ma una coevoluzione
di individuo e ambiente (sfondo). In questa prospettiva,
gli altri, gli spazi, i tempi, gli oggetti (lambiente-sfondo)
non sono considerati come dati esterni al soggetto"
(Zanelli, cit. 177-178).
Nel contesto leducatore diventa il
regista, colui che organizza lambiente in funzione dei
bisogni del bambino, che progetta attività in funzione dei
processi di apprendimento dei bambini.
Garantire un contesto di apprendimento significa
imparare ad osservare il comportamento dei bambini e utilizzare
le informazioni che si ottengono allo scopo di modificare
le modalità di relazione e di insegnamento (teach-back) per
progettare nuovi interventi di organizzazione del contesto,
feedforward.
Lutilizzo in funzione educativa del
contesto prevede la organizzazione degli spazi, dei tempi
e dei materiali. Sono questi tre ambiti che definiscono le
condizioni ecologiche dellambiente e che garantiscono
lo svolgimento regolare delle attività formative:
Lorganizzazione dello spazio riguarda
un utilizzo degli ambienti che garantisce sia lattività
individuale che quella di gruppo. Nellorganizzazione
degli spazi interni occorre valorizzare sia le sezioni,
gli spazi dove si svolgono normalmente le attività dei bambini,
che le intersezioni corridoi, atri, dove gli alunni
di più sezioni possono incontrarsi e riunirsi con altri
bambini in coppie, in piccoli gruppi. Sia nella sezione
che nellintersezione occorre che siano presenti spazi
strutturati e non-strutturati, per consentire, con i primi,
di poter realizzare le attività programmate dagli educatori,
con i secondi, di permettere ai bambini di muoversi liberamente
e in modo autonomo. Nella sezione occorre garantire angoli
dove i bambini possano fare esperienze diverse in relazione
ai differenti campi di esperienza. Nel caso in cui manchino
questi spazi si possono utilizzare laboratori mobili, i
laboratori in valigia, uno per ogni campo di esperienza,
e che consistono in contenitori di materiali di diversa
natura che possono essere utilizzati sia per attività programmate
ciascuna valigia infatti, contiene delle schede di
lavoro che permettono alleducatore di progettare di
volta in volta attività di apprendimento - sia per un utilizzo
autonomo da parte dei bambini.
Le intersezioni, invece, potrebbero essere,
invece, organizzati in centri dinteresse, dove i contenuti
proposti sono trasversali ai campi di interesse.
Lorganizzazione del tempo. La scansione
regolare del tempo, comporta una organizzazione più distesa
delle attività e fa in modo che il passaggio d unattività
ad unaltra sia ragionata e tenga conto delle esigenze
individuali. Deve prevedere una suddivisione della giornata
in attività formali come quelli di routine accoglienza,
pranzo e momenti informali in cui i bambini possono
muoversi liberamente in modo autonomo e utilizzare il materiale
ludico che più preferiscono.
I materiali. La qualità degli spazi organizzati
è data anche dai materiali. Anche per i questi ultimi occorre
fare una distinzione tra materiale strutturato inteso
come quello che consente il raggiungimento di obiettivi
specifici pre-determinati e quelli che invece, stimolano
le capacità creative e costruttive del bambino (Sulla organizzazione
degli spazi, dei tempi e dei materiali nellasilo nido
cfr. B.Q.Borghi, L.Guerra, Manuale di didattica dellasilo
nido, Laterza, Roma.Bari, 1992, pp.78-97).
La qualità di questi tre aspetti del contesto
può essere garantita se il criterio di riferimento per la
loro organizzazione è quello della flessibilità:
nellorganizzazione delle attività:
divisione dei bimbi in gruppi per fasce detà;
nellutilizzo flessibile degli spazi
interni ed esterni al servizio;
nella molteplicità e differenziazione
delle esperienze di apprendimento;
nella distribuzione dei tempi da dedicare
alle attività;
nellutilizzo del personale;
nella sperimentazione di modelli educativi
diversi (Cfr. F.Frabboni, L.Guerra, La città educativa,
Cappelli editore, Bologna 1991, p.158).
Flessibilità significa anche prestare attenzione
alla diversità, organizzare spazi, tempi, attività in base
ai bisogni dellalunno in situazione di handicap, o per
favorire lintegrazione del bambino di diversa etnia.
Attenzione alla diversità significa anche
superamento degli stereotipi sessuali, attraverso la presenza
di almeno il 20% di educatori maschi (Cfr. Commissione Europea
Rete per linfanzia, Quaranta obiettivi di qualità
per i servizi per linfanzia, 1996, p.16).
I servizi educativi oltre a configurarsi
come ambiente intenzionalmente strutturato per le attività
formative deve occuparsi anche della pulizia, delligiene
e della sicurezza dellambiente. Per questo deve sensibilizzare
le istituzioni competenti a garantire sia la sicurezza interna
che quella esterna dei bambini. Pertanto saranno analizzati
fattori di qualità come, ad esempio, il numero e la dimensione
dei locali, il numero dei servizi igienici, la presenza di
ascensori, lesistenza di spazi esterni attrezzati (Cfr.
A.Bondioli, P.O.Ghedini, op.cit., p.231).
3.1.1 Gli obiettivi previsti dalla Rete
europea per linfanzia riguardo alla qualità del contesto
sono:
Obiettivo 12
"I servizi dovrebbero essere improntati
a una flessibilità negli orari e nella frequenza, offrendo
una copertura dellorario e calendario di lavoro dei
genitori, dietro loro richiesta".
Obiettivo 30
"Tutti i servizi, sia pubblici che privati,
dovrebbero essere conformi ai requisiti sanitari e di sicurezza,
stabiliti a livello nazionale e locale"
Obiettivo 31
"La progettazione dellambiente
e lorganizzazione spaziale, ivi compresi la pianta delledificio,
gli arredi e i materiali, dovrebbero rispecchiare la filosofia
educativa del servizio e prendere in considerazione i pareri
dei genitori, del personale e degli altri soggetti interessati".
Obiettivo 32
"Dovrebbe di norma esserci spazio sufficiente,
sia allinterno che allesterno, per permettere
ai bambini di giocare, dormire e usare i servizi igienici
e per rispondere alle esigenze dei genitori e del personale.
Generalmente ciò significa prevedere:
uno spazio interno di almeno 6 mq. per
ogni bambino sotto i tre anni e di almeno 4 mq. per ogni
bambino di 3-6 anni (escludendo le zone di servizio e di
passaggio);
un accesso diretto agli spazi esterni di
almeno 6 mq. per bambino,
un ulteriore 5% di spazio interno per gli
adulti"
3.2. Qualità delle relazioni
Relazione tra educatori e famiglia.
La relazione tra educatori e famiglia è profondamente
cambiato negli ultimi anni. Se prima la figura principale
e dominante nella crescita del piccolo era la madre, oggi
gli adulti che si occupano del bambini sono diversi: i nonni,
le baby-sitter, le zie e non sempre è la stessa figura ad
occuparsi del bambino nel corso della giornata: spesso cè
una persona che lo accompagna la mattina e unaltra che
va a riprenderlo il pomeriggio. Ciò rende difficile, anche
per il personale dei servizi educativi, riuscire a stabilire
un rapporto con le figure di riferimento, capire i ruoli e
le responsabilità. Nonostante ciò gli incontri quotidiani
con le figure di cura consente al personale di raccogliere
una serie di informazioni utili a rendere il servizio più
attento ai bisogni dellutenza e calibrato alle esigenze
educative del bambino.
Ancora. Altro aspetto interessante è che
oggi sempre più di frequente i genitori chiedono agli educatori
sostegno e consiglio sulle loro scelte educative in materia
di socializzazione ma anche di alimentazione, di salute. In
questo nuovo rapporto di fiducia e di collaborazione, le educatrici
hanno progressivamente modificato, arricchendola, la loro
professionalità (Un esempio di esperienza di supporto alla
genitorialità da parte del servizio per linfanzia è
descritto in E.Catarsi, G.Faenzi, Asili nido e nuovi servizi
per linfanzia in Toscana, Junior, Bergamo 1997, in cui
si descrive un modello di servizio per linfanzia "Il
Tempo dellascolto" di Arezzo diretto sia ai bambini
che ai loro genitori che si caratterizza non solo per essere
un ambiente organizzato per la cura e leducazione del
bambino ma anche come luogo in cui i genitori possono stare
con i loro bambini e incontrarsi tra loro per parlare delle
difficoltà che incontrano nello svolgere il ruolo di genitori,
ma hanno anche la possibilità di "conoscere" i loro
figli in un contesto diverso da quello familiare, di osservare
gli educatori, i loro gesti e di apprendere in modo indiretto
quali atteggiamenti, in certi casi è giusto assumere come,
ad esempio, parlare a bassa voce o non intervenire quando
i bambini giocano tra loro.). La consapevolezza di essere
interlocutori attivi non solo dei bisogni dei bambini ma anche
dei loro genitori ha sollecitato gli operatori dei servizi
educativi ad acquisire nuove competenze professionali e in
particolare nuove competenze comunicative e di ascolto.
Ma lesperienza dei servizi dimostra
che la qualità del rapporto tra operatori e utenti è anche
legata alla qualità delle relazioni interne allorganizzazione.
La collaborazione tra educatori/educatrici, ausiliari, amministrativi,
così come lo stile di comunicazione utilizzato dal personale
amministrativo con le famiglie costituiscono tutti elementi
che contribuiscono a rendere un servizio di qualità (Cfr.
P.Colli, a cura di, op.cit., p. 37-46).
Lesperienza dei servizi dimostra che
la qualità del rapporto tra operatori e utenti è strettamente
legata alla qualità delle relazioni interne allorganizzazione.
Di conseguenza appare necessario verificare il funzionamento
del servizio e delle relazioni che si instaurano tra le diverse
figure che vi operano allinterno educatori/educatrici,
ausiliari, amministrativi.
3.2.1Gli obiettivi previsti dalla Rete
Europea per lInfanzia in riferimento alla qualità del
rapporto tra servizi per linfanzia e famiglie e comunità
Obiettivo 34
"I genitori sono soggetti che collaborano
e partecipano alla vita dei servizi per linfanzia. In
questo senso hanno il diritto di ricevere e fornire informazioni
e quello di esprimere il loro parere sia in maniera formale
che informale. I processi decisionali che interessano i servizi
dovrebbero coinvolgere direttamente i genitori, il personale
e laddove possibile, gli stessi bambini.
Obiettivo 35
"I servizi dovrebbero tenere rapporti
formali e informali con la comunità locale, il territorio
o il quartiere"
Obiettivo 36
"I servizi dovrebbero adottare procedure
per lassunzione del personale che riconoscano limportanza
di reclutare educatori/educatrici che siano rappresentantivi/e
della diversità etnica e della comunità locale"
3.3. Varietà delle offerte formative
La qualità dellofferta formativa riguarda
la significatività e la varietà delle esperienze, la loro
progettazione in base alle attitudini e alle potenzialità
dei bambini, la continuità con cui sono portate avanti, la
loro trasposizione in attività ludiche.
Le attività dei servizi per linfanzia
devono essere attentamente programmate in funzione delle esigenze
del bambino. A cominciare dalle attività organizzate per laccoglienza,
che dovranno prevedere la presenza, almeno allinizio,
dei genitori i quali aiuteranno il loro bambino a inserirsi
ed integrarsi.
Il valore formativo delle esperienze promosse
allinterno dei servizi per linfanzia è legata
alla professionalità degli educatori e alla intenzionalità
dellazione educativa. Una intenzionalità che traspare
nella progettazione di interventi calibrati sulle esperienze
e potenzialità degli alunni, sulla organizzazione degli spazi
e dei tempi, sulluso di materiale selezionato, nelle
relazioni che gli educatori instaurano con i bambini, i genitori
e gli operatori dellextrascuola.
La proposta che attualmente viene avanzata
è quella di organizzare attività di formazione di tipo modulare,
in modo da consentire lacquisizione delle competenze
necessarie utilizzando diverse modalità, tempi diversi, e
la possibilità di accedere o di sospendere il percorso di
formazione in base ai propri interessi. Per chi invece ha
una esperienza di lunga durata nei servizi è opportuno che
si organizzino attività di formazione più sofisticate, che
riconoscano lesperienza lavorativa acquisita. Fa parte
della formazione dare lopportunità agli educatori di
incontrarsi per discutere sulle attività da programmare.
Anche il personale ausiliario dovrebbe avere
accesso alla formazione. Ad esempio, il personale che lavora
in cucina deve ricevere formazione in servizio sullalimentazione,
sulle norme igieniche, sulla sicurezza.
3.3.1. Obiettivi previsti dalla Rete europea
per lInfanzia riguardo al personale e alla formazione
Obiettivo 26
"Almeno il 60% del personale che lavora
direttamente con i bambini nei servizi collettivi dovrebbe
avere una formazione di base di almeno tre anni dopo il diploma
di scuola superiore (18 anni), che comprenda sia gli aspetti
teorici che pratici della pedagogia e dello sviluppo infantile.
La formazione dovrebbe essere di tipo modulare. Tutto il personale
(sia nei servizi collettivi che nel lavoro di assistenza familiare)
che non ha acquisito una formazione a questo livello dovrebbe
vedersi garantito il diritto di accedere alla formazione,
ivi compresa quella in servizio"