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  » Infantiae.Org n.63/2001 ©®2000-2009 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

» "Variabili organizzative ed educative implicite. Definizione di possibili criteri per il controllo della qualità pedagogica dei servizi per l’infanzia" (IV) - Infantiae.Org™ n.63/2001

di Anna Grazia Lopez, Università di Foggia

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3. Le variabili educative ed organizzative nei servizi per l’infanzia

La qualità educativa fa riferimento a tutti questi aspetti che rendono i servizi per l’infanzia un luogo di formazione. Questa tipologia di servizi non hanno come destinatario solo il il bambino ma anche l’adulto.

Parlare di qualità educativa significa dare ai servizi per l’infanzia dignità formativa e superare lo stereotipo che lo vede come luogo dove i bambini sono custoditi in assenza dei genitori. Il nido, in particolar modo, è visto come luogo di cura ma anche di educazione, luogo in cui è possibile per il bambino fare esperienze di crescita significative perché opportunamente predisposte e organizzate da personale qualificato, in un ambiente specificamente strutturato alla formazione.

Tre sono gli aspetti che caratterizzano la qualità educativa del nido:

 

la qualità del contesto, ovvero la qualità degli spazi, degli arredi, dei materiali, dei tempi e delle attività;

la qualità delle relazioni tra bambini, tra adulti e bambino e tra adulti (operatori e genitori);

la qualità dell’offerta formativa, ovvero la qualità delle esperienze educative offerte.

Nessuna di queste da sola garantisce la qualità educativa, ma è necessario che ci sia una integrazione tra questi tre aspetti.

 

3.1. Qualità del contesto

La qualità dei servizi per l’infanzia prevede l’organizzazione di un contesto educativo.

E’ opportuno partire da una distinzione tra ambiente e contesto.

"Per ambiente si intende, normalmente, lo sfondo in riferimento al quale acquista significato l’azione dell’individuo. Pertanto, l’ambiente è definibile come tutto ciò che resta di una situazione a prescindere dall’individuo di cui stiamo parlando. In questo senso, ad esempio, ambiente di un bambino in classe è il gruppo classe (insegnanti, compagni, spazzi, oggetti materiali, ecc.) meno il bambino stesso" (Zanelli, cit. p. 176).

Il contesto, invece, "è dato dalla coevoluzione tra individuo e ambiente. Per contesto intendiamo, dunque, non l’ambiente – sfondo, ma una ‘coevoluzione’ di individuo e ambiente (sfondo). In questa prospettiva, gli altri, gli spazi, i tempi, gli oggetti (l’ambiente-sfondo) non sono considerati come ‘dati’ esterni al soggetto" (Zanelli, cit. 177-178).

Nel contesto l’educatore diventa il regista, colui che organizza l’ambiente in funzione dei bisogni del bambino, che progetta attività in funzione dei processi di apprendimento dei bambini.

Garantire un contesto di apprendimento significa imparare ad osservare il comportamento dei bambini e utilizzare le informazioni che si ottengono allo scopo di modificare le modalità di relazione e di insegnamento (teach-back) per progettare nuovi interventi di organizzazione del contesto, feedforward.

L’utilizzo in funzione educativa del contesto prevede la organizzazione degli spazi, dei tempi e dei materiali. Sono questi tre ambiti che definiscono le condizioni ecologiche dell’ambiente e che garantiscono lo svolgimento regolare delle attività formative:

 

L’organizzazione dello spazio riguarda un utilizzo degli ambienti che garantisce sia l’attività individuale che quella di gruppo. Nell’organizzazione degli spazi interni occorre valorizzare sia le sezioni, gli spazi dove si svolgono normalmente le attività dei bambini, che le intersezioni – corridoi, atri, dove gli alunni di più sezioni possono incontrarsi e riunirsi con altri bambini in coppie, in piccoli gruppi. Sia nella sezione che nell’intersezione occorre che siano presenti spazi strutturati e non-strutturati, per consentire, con i primi, di poter realizzare le attività programmate dagli educatori, con i secondi, di permettere ai bambini di muoversi liberamente e in modo autonomo. Nella sezione occorre garantire angoli dove i bambini possano fare esperienze diverse in relazione ai differenti campi di esperienza. Nel caso in cui manchino questi spazi si possono utilizzare laboratori mobili, i laboratori in valigia, uno per ogni campo di esperienza, e che consistono in contenitori di materiali di diversa natura che possono essere utilizzati sia per attività programmate – ciascuna valigia infatti, contiene delle schede di lavoro che permettono all’educatore di progettare di volta in volta attività di apprendimento - sia per un utilizzo autonomo da parte dei bambini.

Le intersezioni, invece, potrebbero essere, invece, organizzati in centri d’interesse, dove i contenuti proposti sono trasversali ai campi di interesse.

 

L’organizzazione del tempo. La scansione regolare del tempo, comporta una organizzazione più distesa delle attività e fa in modo che il passaggio d un’attività ad un’altra sia ragionata e tenga conto delle esigenze individuali. Deve prevedere una suddivisione della giornata in attività formali come quelli di routine – accoglienza, pranzo – e momenti informali in cui i bambini possono muoversi liberamente in modo autonomo e utilizzare il materiale ludico che più preferiscono.

I materiali. La qualità degli spazi organizzati è data anche dai materiali. Anche per i questi ultimi occorre fare una distinzione tra materiale strutturato – inteso come quello che consente il raggiungimento di obiettivi specifici pre-determinati e quelli che invece, stimolano le capacità creative e costruttive del bambino (Sulla organizzazione degli spazi, dei tempi e dei materiali nell’asilo nido cfr. B.Q.Borghi, L.Guerra, Manuale di didattica dell’asilo nido, Laterza, Roma.Bari, 1992, pp.78-97).

La qualità di questi tre aspetti del contesto può essere garantita se il criterio di riferimento per la loro organizzazione è quello della flessibilità:

 

nell’organizzazione delle attività: divisione dei bimbi in gruppi per fasce d’età;

nell’utilizzo flessibile degli spazi interni ed esterni al servizio;

nella molteplicità e differenziazione delle esperienze di apprendimento;

nella distribuzione dei tempi da dedicare alle attività;

nell’utilizzo del personale;

nella sperimentazione di modelli educativi diversi (Cfr. F.Frabboni, L.Guerra, La città educativa, Cappelli editore, Bologna 1991, p.158).

Flessibilità significa anche prestare attenzione alla diversità, organizzare spazi, tempi, attività in base ai bisogni dell’alunno in situazione di handicap, o per favorire l’integrazione del bambino di diversa etnia.

Attenzione alla diversità significa anche superamento degli stereotipi sessuali, attraverso la presenza di almeno il 20% di educatori maschi (Cfr. Commissione Europea – Rete per l’infanzia, Quaranta obiettivi di qualità per i servizi per l’infanzia, 1996, p.16).

I servizi educativi oltre a configurarsi come ambiente intenzionalmente strutturato per le attività formative deve occuparsi anche della pulizia, dell’igiene e della sicurezza dell’ambiente. Per questo deve sensibilizzare le istituzioni competenti a garantire sia la sicurezza interna che quella esterna dei bambini. Pertanto saranno analizzati fattori di qualità come, ad esempio, il numero e la dimensione dei locali, il numero dei servizi igienici, la presenza di ascensori, l’esistenza di spazi esterni attrezzati (Cfr. A.Bondioli, P.O.Ghedini, op.cit., p.231).

 

3.1.1 Gli obiettivi previsti dalla Rete europea per l’infanzia riguardo alla qualità del contesto sono:

Obiettivo 12

"I servizi dovrebbero essere improntati a una flessibilità negli orari e nella frequenza, offrendo una copertura dell’orario e calendario di lavoro dei genitori, dietro loro richiesta".

 

Obiettivo 30

"Tutti i servizi, sia pubblici che privati, dovrebbero essere conformi ai requisiti sanitari e di sicurezza, stabiliti a livello nazionale e locale"

Obiettivo 31

"La progettazione dell’ambiente e l’organizzazione spaziale, ivi compresi la pianta dell’edificio, gli arredi e i materiali, dovrebbero rispecchiare la filosofia educativa del servizio e prendere in considerazione i pareri dei genitori, del personale e degli altri soggetti interessati".

Obiettivo 32

"Dovrebbe di norma esserci spazio sufficiente, sia all’interno che all’esterno, per permettere ai bambini di giocare, dormire e usare i servizi igienici e per rispondere alle esigenze dei genitori e del personale. Generalmente ciò significa prevedere:

 

uno spazio interno di almeno 6 mq. per ogni bambino sotto i tre anni e di almeno 4 mq. per ogni bambino di 3-6 anni (escludendo le zone di servizio e di passaggio);

un accesso diretto agli spazi esterni di almeno 6 mq. per bambino,

un ulteriore 5% di spazio interno per gli adulti"

 

3.2. Qualità delle relazioni

Relazione tra educatori e famiglia.

La relazione tra educatori e famiglia è profondamente cambiato negli ultimi anni. Se prima la figura principale e dominante nella crescita del piccolo era la madre, oggi gli adulti che si occupano del bambini sono diversi: i nonni, le baby-sitter, le zie e non sempre è la stessa figura ad occuparsi del bambino nel corso della giornata: spesso c’è una persona che lo accompagna la mattina e un’altra che va a riprenderlo il pomeriggio. Ciò rende difficile, anche per il personale dei servizi educativi, riuscire a stabilire un rapporto con le figure di riferimento, capire i ruoli e le responsabilità. Nonostante ciò gli incontri quotidiani con le figure di cura consente al personale di raccogliere una serie di informazioni utili a rendere il servizio più attento ai bisogni dell’utenza e calibrato alle esigenze educative del bambino.

Ancora. Altro aspetto interessante è che oggi sempre più di frequente i genitori chiedono agli educatori sostegno e consiglio sulle loro scelte educative in materia di socializzazione ma anche di alimentazione, di salute. In questo nuovo rapporto di fiducia e di collaborazione, le educatrici hanno progressivamente modificato, arricchendola, la loro professionalità (Un esempio di esperienza di supporto alla genitorialità da parte del servizio per l’infanzia è descritto in E.Catarsi, G.Faenzi, Asili nido e nuovi servizi per l’infanzia in Toscana, Junior, Bergamo 1997, in cui si descrive un modello di servizio per l’infanzia "Il Tempo dell’ascolto" di Arezzo diretto sia ai bambini che ai loro genitori che si caratterizza non solo per essere un ambiente organizzato per la cura e l’educazione del bambino ma anche come luogo in cui i genitori possono stare con i loro bambini e incontrarsi tra loro per parlare delle difficoltà che incontrano nello svolgere il ruolo di genitori, ma hanno anche la possibilità di "conoscere" i loro figli in un contesto diverso da quello familiare, di osservare gli educatori, i loro gesti e di apprendere in modo indiretto quali atteggiamenti, in certi casi è giusto assumere come, ad esempio, parlare a bassa voce o non intervenire quando i bambini giocano tra loro.). La consapevolezza di essere interlocutori attivi non solo dei bisogni dei bambini ma anche dei loro genitori ha sollecitato gli operatori dei servizi educativi ad acquisire nuove competenze professionali e in particolare nuove competenze comunicative e di ascolto.

Ma l’esperienza dei servizi dimostra che la qualità del rapporto tra operatori e utenti è anche legata alla qualità delle relazioni interne all’organizzazione. La collaborazione tra educatori/educatrici, ausiliari, amministrativi, così come lo stile di comunicazione utilizzato dal personale amministrativo con le famiglie costituiscono tutti elementi che contribuiscono a rendere un servizio di qualità (Cfr. P.Colli, a cura di, op.cit., p. 37-46).

L’esperienza dei servizi dimostra che la qualità del rapporto tra operatori e utenti è strettamente legata alla qualità delle relazioni interne all’organizzazione. Di conseguenza appare necessario verificare il funzionamento del servizio e delle relazioni che si instaurano tra le diverse figure che vi operano all’interno – educatori/educatrici, ausiliari, amministrativi.

3.2.1Gli obiettivi previsti dalla Rete Europea per l’Infanzia in riferimento alla qualità del rapporto tra servizi per l’infanzia e famiglie e comunità

 

Obiettivo 34

"I genitori sono soggetti che collaborano e partecipano alla vita dei servizi per l’infanzia. In questo senso hanno il diritto di ricevere e fornire informazioni e quello di esprimere il loro parere sia in maniera formale che informale. I processi decisionali che interessano i servizi dovrebbero coinvolgere direttamente i genitori, il personale e laddove possibile, gli stessi bambini.

Obiettivo 35

"I servizi dovrebbero tenere rapporti formali e informali con la comunità locale, il territorio o il quartiere"

Obiettivo 36

"I servizi dovrebbero adottare procedure per l’assunzione del personale che riconoscano l’importanza di reclutare educatori/educatrici che siano rappresentantivi/e della diversità etnica e della comunità locale"

 

3.3. Varietà delle offerte formative

La qualità dell’offerta formativa riguarda la significatività e la varietà delle esperienze, la loro progettazione in base alle attitudini e alle potenzialità dei bambini, la continuità con cui sono portate avanti, la loro trasposizione in attività ludiche.

Le attività dei servizi per l’infanzia devono essere attentamente programmate in funzione delle esigenze del bambino. A cominciare dalle attività organizzate per l’accoglienza, che dovranno prevedere la presenza, almeno all’inizio, dei genitori i quali aiuteranno il loro bambino a inserirsi ed integrarsi.

Il valore formativo delle esperienze promosse all’interno dei servizi per l’infanzia è legata alla professionalità degli educatori e alla intenzionalità dell’azione educativa. Una intenzionalità che traspare nella progettazione di interventi calibrati sulle esperienze e potenzialità degli alunni, sulla organizzazione degli spazi e dei tempi, sull’uso di materiale selezionato, nelle relazioni che gli educatori instaurano con i bambini, i genitori e gli operatori dell’extrascuola.

La proposta che attualmente viene avanzata è quella di organizzare attività di formazione di tipo modulare, in modo da consentire l’acquisizione delle competenze necessarie utilizzando diverse modalità, tempi diversi, e la possibilità di accedere o di sospendere il percorso di formazione in base ai propri interessi. Per chi invece ha una esperienza di lunga durata nei servizi è opportuno che si organizzino attività di formazione più sofisticate, che riconoscano l’esperienza lavorativa acquisita. Fa parte della formazione dare l’opportunità agli educatori di incontrarsi per discutere sulle attività da programmare.

Anche il personale ausiliario dovrebbe avere accesso alla formazione. Ad esempio, il personale che lavora in cucina deve ricevere formazione in servizio sull’alimentazione, sulle norme igieniche, sulla sicurezza.

3.3.1. Obiettivi previsti dalla Rete europea per l’Infanzia riguardo al personale e alla formazione

Obiettivo 26

"Almeno il 60% del personale che lavora direttamente con i bambini nei servizi collettivi dovrebbe avere una formazione di base di almeno tre anni dopo il diploma di scuola superiore (18 anni), che comprenda sia gli aspetti teorici che pratici della pedagogia e dello sviluppo infantile. La formazione dovrebbe essere di tipo modulare. Tutto il personale (sia nei servizi collettivi che nel lavoro di assistenza familiare) che non ha acquisito una formazione a questo livello dovrebbe vedersi garantito il diritto di accedere alla formazione, ivi compresa quella in servizio"

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"DAP - Discorso e apprendimento"
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(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
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