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» Il tirocinio nella formazione universitaria - Sezione Speciale - "Tirocinio"

Alcune riflessioni sul tirocinio nel corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria

Eugenia Lodini, Docente di Pedagogia– Università di Bologna

Le riflessioni sollecitate sia dall'occasione dal seminario, sia, ancora di più dalla documentazione preparata dai supervisori di Urbino, non pretendono di possedere un elevato grado di organicità, quanto piuttosto vogliono presentarsi come l'individuazione di nodi problematici dell'esperienza di tirocinio di questi anni, offrendo un contributo al dibattito e allo sviluppo di nuove riflessioni e nuovi modelli di intervento. Procederò per punti, senza alcuna pretesa di gerarchia di importanza.

1. I modelli di tirocinio.

Spesso non è stato espicitato, nelle varie sedi, il modello di tirocinio a cui si intende ricondurre l'esperienza concreta. Vorrei richiamare qui, molto brevemente, i modelli relativi ai concetti si separazione, dipendenza, integrazione problematica (1).
Il modello della separazione prevede una forte distinzione fra il momento della formazione all'interno dell'università, caratterizzata dall'attenzione alle diverse discipline, e il momento del tirocinio legato all'apprendimento sul campo: le esperienze all'interno dell'università sono solo teoriche, le esperienze sul campo solo pratiche. Scuola e università procedono su binari paralleli Il curricolo dello studente prevede un collage di esperienze, staccate fra loro e giustapposte.
Il modello della dipendenza prevede un collegamento strutturale fra studio teorico ed esperienza pratica: il tirocinio ha il compito di esemplificare sul piano concreto le competenze metodologico-didattiche acquisite nei corsi universitari. La scuola è culturalmente dipendente dall'università e non portatrice di una propria cultura Il curricolo è tendenzialmente integrato sul piano dei contenuti e delle metodologie.
Il modello dell'integrazione problematica nasce dalla necessità di mantenere in un rapporto dialettico la teoria e la prassi di ogni intervento educativo e didattico, evitando relazioni di contrapposizione o di gerarchizzazione. Scuola e università offrono ambedue un contributo importante alla formazione professionale dei futuri insegnanti. Il curricolo prevede che le diverse esperienze formative entrino in rapporto fra loro e si influenzino reciprocamente.
Il tirocinio del corso di laurea di Scienze della Formazione a quale modello è riconducibile? Ovviamente occorre distinguere il piano istituzionale dalle realizzazioni delle singole sedi, evidenziando che la risposta è complessa, fortemente condizionata dal ruolo e dalle funzioni attribuite ai supervisori di tirocinio
La presenza del tirocinio all'interno e non alla conclusione del percorso formativo non dovrebbe favorire un modello di separazione, ma una secca divisione dei compiti formativi -il tirocinio ai supervisori, l'insegnamento delle discipline ai docenti- può alimentare la separazione fra teoria e prassi dell'intervento educativo.
Difficile appare la adesione a un modello di dipendenza, almeno nel senso sopraindicato: tuttavia, il forte numero di supervisori a tempo parziale potrebbe indurre a scegliere per il tirocinio le classi e soprattutto le scuole di appartenenza dei supervisori, indipendentemente dalla qualità formativa delle esperienze scolastiche.
Il rapporto fra il tirocinio, i laboratori e i corsi è uno dei nodi cruciali del curricolo di Scienze della Formazione Primaria: la costruzione di un curricolo in cui queste tre esperienze formative siano realmente integrate, a livello di progettazione e di gestione e non solo attraverso l'esperienza dello studente, passa attraverso l'adesione a un modello di tirocinio di integrazione problematica fra teoria e prassi dell'intervento educativo. Ciò comporta una organizzazione del tirocinio che non deleghi la progettazione e la valutazione delle esperienze di tirocinio esclusivamente ai supervisori e una organizzazione del corso di laurea che preveda occasioni di incontro istituzionalizzate fra i diversi operatori che vi lavorano (docenti dei corsi, docenti dei laboratori, supervisori di tirocinio) Proprio la presenza di forme diverse di attività didattiche (2) a cui sono assegnati compiti e obiettivi formativi differenti , ma fra loro complementari, richiede forme di programmazione e di collaborazione nuove, largamente finora assenti nella didattica universitaria e di cui sperimentare efficacia ed efficienza.
In estrema sintesi, è necessario che ciascuna sede espliciti il modello a cui si vuole ( si tende a) ricondurre significato e organizzazione del tirocinio, in modo da poter controllare la congruenza delle scelte organizzative, dei materiali prodotti e utilizzati, delle forme di valutazione adottate.

2. Il numero dei supervisori

E' senz'altro elevato e rende difficile pervenire a un modello unitario di gestione dei rapporti con scuole e studenti L'ampiezza del numero impedisce o rende molto difficile il funzionamento come gruppo di lavoro, favorendo aggregazioni interne non sempre in funzione di compiti esplicitamente determinati. Anche la distinzione in distacchi a tempo parziale o tempo pieno non è convincente. Il tempo parziale non è di per sé indice di continuità con l'esperienza scolastica (molti insegnanti sono stati messi solo su progetti o a disposizione) ma spesso solo occasione di difficoltà organizzative sia per la scuola, sia per l'università.. Ritengo che sarebbe opportuno avere a disposizione per la formazione un numero minore di supervisori ma a tempo pieno Con questo non ritengo opportuno creare un nuovo ruolo universitario: deve essere chiaro la durata a tempo determinato del distacco all'università, senza tentazioni di prolungamenti all'infinito (o quasi) In alternativa al distacco temporaneo, potrebbe crearsi la figure a del supervisore dei tirocini universitari, ma allora la provenienza dai ruoli della scuola non diventa più la necessaria condizione di partenza.

3. Supervisori si diventa

Non solo perché occorre superare un concorso, ma anche per la necessità di un periodo più o meno ampio di formazione e di autoformazione. Accompagnare, stimolare, sostenere l'apprendimento professionale di giovani adulti non coincide, né per target né per obiettivi, con le normali funzioni di un insegnante di scuola elementare o di scuola dell'infanzia. Inoltre, un compito fondamentale del supervisore di tirocinio consiste nell'aiutare lo studente a mettere in relazione gli apprendimenti accademici con gli apprendimenti ricavati dall'esperienza del tirocinio. Si tratta, quindi, di acquisire nuove competenze o di adattarne delle preesistenti. Nel primo gruppo di supervisori, come viene chiaramente mostrato nella relazione dei supervisori di Urbino, ciò si è accompagnato alla necessità di costruire urgentemente la banca dati delle convenzioni e dunque delle offerte di tirocinio e portare avanti l'elaborazione/adattamento degli strumenti necessari agli studenti per la conduzione della loro esperienza. Spesso questo processo, da una lato di formazione, dall'altro di messa a punto del modello del tirocinio e degli strumenti relativi è stato visto come esempio di ricerca-azione. Teoricamente la ricerca-azione avrebbe potuto rappresentare un utile strumento per la risoluzione del problema "come costruire un tirocinio efficace per la formazione dei futuri insegnanti" e insieme costruire il gruppo dei supervisori, sviluppando e/o rinforzando le competenze necessarie alle nuove funzioni. Nella realtà dei fatti sono riconoscibili per lo procedimenti per tentativi, per prove ed errori che veri e propri itinerari di ricerca: per esempio, l'urgenza di far "partire " gli studenti ha reso molto breve o quasi inesistente il tempo necessario alla formazione del gruppo, la relazione fra operatori (i supervisori) e il/i ricercatori (docente responsabile del tirocinio, commissione, ?) si è caratterizzato per una grande varietà di situazioni, dalla quasi totale assenza di rapporti a una variegata quantità e qualità degli stessi.
Il problema della formazione dei supervisori rimane un problema aperto, su cui riflettere e lavorare: la socializzazione delle esperienze fatte, offerta anche da incontri come questo di Urbino, sono occasioni importanti per non disperdere senza alcuna documentazione i risultati raggiunti, i punti forti e i punti deboli delle esperienze fin qui condotte.

4 I contenuti del tirocinio

Analizzando le esperienze delle varie sedi e confrontando i documenti, emerge una tendenza a considerare i tirocini del primo e del secondo anno come tirocini caratterizzati dal prevalere da parte dello studente di comportamenti di tipo osservativo e i tirocini del terzo e del quarto anno come caratterizzati dalla parziale o totale conduzione diretta di attività didattiche.
Le esperienze del primo biennio presentano una identità più condivisa, presuppongono l'utilizzo da parte degli studenti di strumenti in larga parte già strutturati in modo tale da rilevare le esperienze pratiche e riflettere criticamente su di esse.
Le esperienze del secondo biennio appaiono più variegate e anche più complesse da progettare, gestire e valutare.
Un primo problema è rappresentato dalla selezione di esperienze didattiche e di progetti significativi per la formazione dei futuri insegnanti: come valutare la congruenza con gli apporti delle discipline del curricolo? Come riconoscerne la qualità didattica e l'appartenenza a un determinato modello? Quali conoscenze/competenze sono necessarie?
Un secondo problema: come conciliare i tempi della scuola con i tempi del tirocinio? Un progetto può essere di grande interesse, per esempio sul piano dei contenuti e/o della metodologia, ma avere una durata molto diluita nel tempo ( es, una settimana ogni mese) tale da rendere impossibile la conciliazione con gli impegni dello studente.
Un terzo problema è rappresentato dalla costruzione/applicazione di un progetto da parte dello studente. E' qui evidente che è pensando soprattutto a questo tipo di esperienza formativa che si è ricorso al distacco parziale dei supervisori: studente e supervisore si accordano per realizzare il progetto all'interno della classe del supervisore stesso. Tutto ciò sarebbe possibile se il rapporto numero studenti / supervisore fosse ancora più basso, se lo studente dell'indirizzo di scuola elementare avesse scelto come maior il gruppo di discipline insegnate da quel supervisore, se studente e supervisore abitassero nella stessa città o lo studente fosse disponibile a svolgere il tirocinio nella città del supervisore (all'Università di Bologna abbiamo un supervisore part time che viene da Como e uno da Bari), se…..Se tutti questi 'se' non si avverano, è evidente che bisogna ricorrere ad altra impostazione del problema e si impone al supervisore la negoziazione con il collega tutor scolastico per creare le condizioni che rendano possibile l'esperienza dello studente.
La costruzione di progetti/esperienze da realizzare all'interno della scuola da parte dell'insegnante in formazione difficilmente può essere affidato in modo efficace al rapporto studente/supervisore Si potrebbe pensare alla realizzazione di appositi laboratori (con la collaborazione dei docenti delle discipline interessate) per la messa a punto di progetti da mettere a disposizione della scuola: potrebbe essere questo un modo per offrire/concordare/negoziare interventi di innovazione e per sperimentare nuove modalità didattiche.

5. Il rapporto con lo/la studente

In un panorama con tanti tratti sicuramente positivi, occorre tenere sotto controllo alcun aspetti. In estrema sintesi occorre evitare da parte dei supervisori eccessivi atteggiamenti di maternage che vadano nella direzione di "accontentare "gli studenti in tutte le loro richieste: per esempio fare tutto il tirocinio nella stessa classe, anche se le condizioni qualitative lasciano a desiderare, autorizzare scelte in funzione della comodità di sede e non in relazione ai contenuti, ecc. La stima di giovani adulti ( e non solo la loro) si conquista anche con i rifiuti, purché motivati.
Un compito importante del supervisore è favorire nello studente, che attraverso il tirocinio diventa un osservatore partecipante nelle isole "melanesiane" della scuola, un atteggiamento equilibrato che
eviti la polarizzazione marziano / convertito (3). Marziano è colui che cerca di farsi coinvolgere il meno possibile nella situazione studiata e guarda con diffidenza a quello che i membri del gruppo
(in questo caso dirigenti, insegnanti e allievi) raccontano di se stessi e della propria realtà. Il convertito è colui che pensa che solo l'immersione totale nella realtà studiata e l'identificazione con gli schemi di vita degli altri gli possa consentire una reale comprensione. L'equilibrio fra distacco e coinvolgimento può rappresentare una soluzione che favorisce la comprensione dei fenomeni studiati, comprensione che viene ostacolata sia da un eccessivo distacco, sia da una completa immedesimazione.

6. Il rapporto con le scuole

Questo panorama presenta tratti più "scuri" e problematici di quello precedente. In generale , nella mia esperienza, il rapporto con le scuole è stato fonte di grosse delusioni, al di là dell'impegno e dell'entusiasmo di singoli insegnanti. La domanda più frequente ricevuta negli incontri di presentazione/organizzazione del tirocini (svolti anche in sedi diverse da Bologna per favorire/facilitare la partecipazione) era "che cosa ci guadagna la scuola ad accogliere un tirocinante?"
Non nego che il fatto che il decreto istitutivo del corso di laurea di Scienze della Formazione Primaria "obbligasse" le scuole a collaborare con l'università per il tirocinio possa esser stato vissuto come troppo impositivo, ma non è poi troppo difficile, come anche la letteratura mostra, comprendere la possibilità di vedere/utilizzare i tirocinanti come risorsa. Risorsa per "leggere" attraverso occhi nuovi la propria realtà organizzativa, risorsa per entrare in contatto con la ricerca in atto nell'università, risorsa per condurre osservazioni sistematiche all'interno della classe, risorsa per documentare il lavoro svolto.
Il tirocinio può essere valutato da parte della scuola anche come un'occasione di partecipare alla formazione della propria futura forza lavoro, di offrire un contributo alla realizzazione del curricolo formativo dei futuri professionisti dell'educazione. Vorrei a questo proposito evidenziare il diverso atteggiamento riscontrabile negli enti che accolgono i tirocinanti dei corsi di laurea della classe di scienze dell'educazione (educatori professionali, formatori, animatori, ecc): si manifesta un forte interesse ad accogliere gli studenti e ad utilizzarli come ponte fra la cultura accademica e la cultura del proprio ente. Un esempio eclatante è rappresentato dalla Aziende Usl della Regione Emilia Romagna, che tramite i propri Uffici Formazione, hanno organizzato corsi di formazione per il proprio personale che accoglierà studenti tirocinanti. In particolare, l'ASL Bologna Città ha creato una procedura per l'espletamento dei tirocini - dell'educatore, come dell'infermiere, del farmacista, ecc- che è stato certificato per la qualità secondo le norme ISO9000 e che richiede periodici interventi per la formazione del personale chiamato a fare da tutor ai tirocinanti. Cito questa esperienza perché ci troviamo in presenza di un ente pubblico che guarda al tirocinio come a un'occasione di produrre cultura professionale, anche se, a differenza dei privati, non può utilizzarlo direttamente come strumento di selezione/scelta del proprio personale: le analogie con le istituzioni scolastiche mi sembrano evidenti.
Anche la supervisione all'università porta come conseguenza la disponibilità da parte della scuola di un personale che ha sviluppato sul campo nuove competenze e dunque di una risorsa capace di organizzare e gestire interventi educativi complessi e con target differenti. Come valorizzare questa risorsa? Come utilizzarla al meglio? Occorre confrontarsi su questo tema, per evitare che la supervisione non resti solo un'esperienza soggettiva, ma venga valorizzata anche a livello istituzionale.

7. La documentazione

Va, ancora una volta sottolineata l'importanza della documentazione / pubblicizzazione delle esperienze di tirocinio, dei materiali utilizzati, della valutazione critica dei risultati. Occorre non solo costruire la memoria storica di questi quattro anni di corso, ma anche produrre riflessioni e analisi che ricostruiscano il significato delle esperienze svolte (4), evidenziandone caratteristiche e possibili linee di sviluppo.

8. Il nuovo modello Moratti: l'apprendistato dell'insegnante

I progetti di riforma (triennio + laurea specialistica + formazione sul lavoro) eliminano o attenuano fortemente la presenza del tirocinio e il suo ruolo nella formazione iniziale degli insegnanti: il tirocinio (esperienza guidata di apprendimento dall'esperienza) è sostituito dal "bagno" diretto nelle attività scolastiche ( leggi supplenze). Dove finisce il progetto formativo ? Dove finisce la corresponsabilità formativa della scuola e dell'università?
Curricolo che prevede il tirocinio durante il corso universitario e lavoro con qualche intervento formativo appartengono a modelli differenti fra loro. Inquieta che le scelte ministeriali appaiano più frutto del desiderio di apparire differenti, piuttosto che dall'analisi e dalla valutazione degli esiti delle esperienze precedenti.

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(1) Cfr. F.FRABBONI, L.GUERRA, E.LODINI ( a cura di), Il tirocinio nella formazione dell'operatore socioeducativo, La Nuova Italia Scientifica, Roma,1994.
(2) Il DM 509/99 ha esteso a tutti i corsi di laurea , regolamentandole in maniera più precisa, le innovazioni presenti nel corso di laurea in SFP: i crediti, i laboratori, il tirocinio.
(3) Cfr. P.CORBETTA, La ricerca sociale: metodologia e tecniche .III Le tecniche qualitative, Il Mulino, Bologna, 2003, p.15
(4) Un contributo molto interessante in questa direzione è rappresentato dalla ricerca empirica relativa alla qualità della formazione universitaria dei maestri : L:GALLIANI E: FELISATTI ( a cura di) Maestri all'Università. Modello empirico e qualità della formazione iniziale degli insegnanti: il caso di Padova, PensaMultiMedia, Lecce, 2001.

Tratto da Maria Chiara Michelini, (a cura di) L'apprendista insegnante, Quatroventi, Urbino 2003

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Indice generale "Tirocinio"

   

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"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
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