(1) "Marina Pascucci: un ricordo"
di Anna Maria Ajello,
Direttore del Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo
e Socializzazione
Facoltà di Psicologia 2, Università degli Studi
di Roma "La Sapienza"
Marina Pascucci ci ha lasciati la sera di venerdì
23 giugno, dopo una malattia diagnosticata troppo tardi.
Il vuoto che lascia in tutti noi è immenso perché
Marina non è stata soltanto una studiosa attenta e scrupolosa,
ma anche una persona di rara eleganza e sensibilità intellettuale,
così che ogni collega ha intrattenuto con lei un rapporto
speciale, perché è stata in grado di cogliere in
ciascuno la sua specificità.
Il percorso di studi di Marina è stato lineare e continuo;
nei primi anni di ricerca ha studiato lo sviluppo delle abilità
cognitive di tipo spaziale nei bambini della scolarità
della scuola dell’infanzia e delle prime classi elementari.
In questi studi, condotti alla fine degli anni settanta e agli
inizi di quelli ottanta, ha messo in luce e documentato quanto
l’intervento educativo svolga un ruolo fondamentale nell’acquisizione
di quelle abilità.
Con la diffusione degli studi di Emilia Ferreiro in Italia, ha
condotto ricerche sistematiche sulla prima acquisizione della
lingua scritta nella bambini di scuola dell’infanzia ed
elementare.
Proprio alla luce della riconosciuta funzione del curricolo, Marina
ha rivolto attenzione alla formazione/aggiornamento degli insegnanti
su questo tema, mirando a sviluppare in loro la sensibilità
professionale necessaria a cogliere la cognizione emergente rispetto
alla lingua scritta e abbandonando la pretesa rigidamente prescrittiva
che mira a sostituirsi alle conoscenze già presenti nei
bambini.
Questa intensa attività rivolta ai docenti si è
realizzata in diverse zone di Italia – come ad es. Reggio
Emilia, Cesena, Genova, Padova, Pistoia, Trento – ed è
stata anche la fonte per ricerche molto suggestive e originali,
sulla base delle quali Marina ha intessuto anche relazioni e scambi
internazionali. Così da Emilia Ferreiro in Messico, a Ana
Teberosky in Spagna a Claire Blanche Benveniste in Francia a Gella
Varnava Skoura in Grecia sono stati numerosi i progetti di ricerca
ai quali ha preso parte; ulteriori attività di formazione
Marina ha svolto in Argentina per conto di un accordo fra il Ministero
degli Esteri e la Facoltà di Psicologia 2 dell’Università
di Roma “La Sapienza”.
Questa linea di ricerca, così consistente e produttiva,
si è accompagnata ad un rigoroso impegno didattico. Marina
ha fatto di questa componente della sua professione un motivo
costante di interesse e ha impresso al suo insegnamento un’impronta
fondamentale nella formazione degli studenti di Psicologia; i
quali hanno preso parte alle sue lezioni con frequenze crescenti
e mostrando di apprezzare e riconoscere l’interesse e la
cura che Marina ha profuso.
Questo per quanto riguarda l’aspetto meramente professionale
– su cui avremo modo di tornare - ma sarebbe un quadro assolutamente
incompleto, se non si facesse riferimento al gusto della lettura,
all’amore per la musica, per l’arte e infine per la
buona cucina che sono stati suoi tratti caratteristici che punteggiavano
i suoi interventi sia in pubblico che in privato.
Infine si consenta ad una collega che, condividendo lo studio
da più di venticinque anni è stata anche la sua
migliore amica, di ricordare Marina come una presenza forte e
al tempo stesso lieve che ha rappresentato per me un aiuto costante
e discreto, proprio come soltanto un’amica riesce a fare.
Sarà più difficile ora continuare senza di lei.
(2) Il perchè della "memoria"
di Marina Pascucci (Marina Formisano
nel 1990, ndr)
tratto da "Una Scuola per i bambini",
a cura di Pontecorvo C., La Nuova Italia, 1990.
Abbiamo accennato ...[...]... alla documentazione come strumento
di lavoro continuo la cui utilità è immediata ....[...]
... Ci si può tuttavia interrogare sull'opportunità
di conservare memorie e documenti quando si esclude la possibilità
di riutilizzarli, nel senso che non si ritiene corretto, nè
realisticamente possibile "rifare" le stesse cose l'anno
seguente ....[...] ... E' professionalmente utile poter "ritornare"
e riflettere su quanto compiuto e da ciò imparare ....[...]
... I cambiamenti richiedono tempo. Le "cose" non succedono
da sole, né per i bambini, né per gli adulti.
» Il contributo della Prof.ssa Marina Pascucci su
Infantiae.Org™