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• Lessico mentale
Quando gli psicolinguisti parlano di “lessico mentale”
(vedere Burani e Laudanna, 1997) intendono un insieme complesso
di memorie che si riferiscono alle parole, e che codificano forma
fonologica, struttura morfologica, categoria grammaticale, significato.
Così, per una parola come barista, il lessico mentale specifica
in qualche modo le caratteristiche fonetiche della parola, la
struttura di radice (bar) e di suffisso derivazionale (-ista),
la categoria di nome maschile e il significato di persona che
gestisce un bar. L’idea di un archivio mentale in cui sono
codificate informazioni sulle parole non è molto lontana
dalla metafora di un dizionario. Tuttavia alcune ricerche hanno
permesso di raccogliere risultati che fanno apparire il lessico
mentale molto più dinamico di un dizionario. Ad esempio,
si è capito che nel lessico mentale l’informazione
non viene “cercata” attraverso una consultazione,
ma viene direttamente attivata dai processi percettivi. Quando
si ascolta un frammento di enunciato si attivano in parallelo
diverse forme fonologiche e anche diversi significati. L’ascolto
di [capit], ad esempio, fa emergere il significato sia di capitano
sia di capitale: ambedue questi significati sono attivi nel processo
di elaborazione del messaggio e solo quando il segnale comincia
a permettere di distinguere percettivamente una delle due parole,
c’è un solo significato a rimanere attivo.
Un’altra caratteristica differenzia il lessico mentale da
un dizionario: il riconoscimento di una parola avviene nel momento
in cui il segnale acustico ci permette di differenziarla da altre
parole che hanno un suono simile. Nel caso della parola tamburo,
ad esempio, il riconoscimento avviene quando si percepiscono le
caratteristiche di nasalità in [tam], che differenziano
e “isolano” tamburo da parole come tavolo o tazza.
Ancora, diversamente da un dizionario, sembra esserci un complesso
intreccio tra diversi tipi di informazioni sulle parole. Ad esempio,
tra informazioni fonologiche e grammaticali: la categorizzazione
di “femminile” viene utilizzata più facilmente,
in italiano, se una parola finisce in a, come la maggior parte
dei nomi femminili (Bates, Devescovi e altri, 1996). Un’altra
diversità dai dizionari è che le parole non sono
tutte “uguali”: quelle che si ascoltano e si usano
di più, e quelle che sono state acquisite prima sono più
facilmente utilizzabili: la loro forma fonologica è ritrovata
più velocemente nel processo di produzione della parola.
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» Titolo
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