Tre livelli metodologici
del laboratorio
di Battista Q. Borghi,
direttore di Infantiae.Org™
L'ambiente di vita si presenta alla bambina
ad al bambino come il banco di prova più significativo per
la propria esperienza di crescita. Esso si propone
in modo duplice.
Si offre in modo immediato e diretto
quando gli spazi, gli oggetti e gli eventi che rientrano
nell'esperienza percettiva possono essere letti ed intesi
per quello che sono senza la necessità di una mediazione
da parte dell'adulto.
Lambiente si propone tuttavia anche
in modo mediato ed indiretto. In questo caso,
le connessioni fra gli spazi e gli oggetti non è sempre
evidente, gli eventi sono collegati fra loro da cause che
non sempre sono chiare o che sfuggono, le ragioni che originano
certi fatti e situazioni rimangono a volte in ombra: il
bambino non può farcela da solo ed è richiesta la presenza
ed il sostegno dell'insegnante e/o di strumenti che ne aiutano
la comprensione.
Diversi livelli di complessità
L'allestimento e l'utilizzo del laboratorio,
indipendentemente dai contenuti di esperienza di cui è portatore,
può essere organizzato a diversi livelli di complessità
e può fornire prestazioni qualitativamente diverse. Può
consistere in uno spazio minimo e minimamente attrezzato.
In altri casi può essere articolato in ampi spazi e può
essere dotato di materiali e di strumenti in modo ricco.
Il tutto però non si esaurisce nella sola
dimensione qualitativa.
Può essere ad esempio prevalentemente finalizzato
ad un utilizzo autonomo e immediato oppure, all'opposto,
può richiedere permanentemente la presenza di un animatore
esperto.
Più comunemente però il laboratorio e la
sua conduzione deve confidare soprattutto sulla disponibilità
e sulla competenza dellinsegnante.
Tre livelli
La varietà dei modi di essere dei laboratori
è riconducibile, schematicamente, a tre possibili livelli
tipo.
Da un lato è possibile pensare a tre modelli
indipendenti e autonomi: in ogni laboratorio sono richieste
prestazioni, materiali, ottiche di approccio e stili di
conduzione diversi.
Dallaltro però sono individuabili
tre tipologie differenti di allestimento e di gestione,
corrispondenti ad altrettanti livelli di complessità: in
questo caso il secondo livello ingloba il primo ed il terzo
comprende in sé il primo ed il secondo. Possiamo pensare
a tre cerchi concentrici luno dentro laltro
in un procedimento dallesterno verso linterno:
· il primo livello è quello più esteriore che fa coincidere
il laboratorio con la sua pertinenza fisica (gli spazi,
gli arredi, i materiali a disposizione);
· il secondo livello è più interno e riguarda il progetto
ed i percorsi che vengono attivati per la sua realizzazione
(le modalità organizzative, le scelte metodologiche dominanti,
le modalità di guida adottate dellinsegnante, ecc.);
· il terzo livello è più interno e riguarda i linguaggi
usati, il tipo ed il grado di coinvolgimento delle bambine
e dei bambini, le motivazioni che sottendono le scelte effettuate,
il raccordo con il contesto, ecc.
Il primo livello: il laboratorio come
cassetta degli attrezzi
Il laboratorio come luogo di materiali,
oggetti e strumenti
Il problema è relativo a quali sono le
condizioni, da un lato materiali e fisiche, dallaltro
organizzative e culturali, per la realizzazione del laboratorio.
In questo senso il laboratorio didattico
è un luogo di materiali, di strumenti e di tecniche.
a) I materiali costituiscono la base necessaria a costruire qualsiasi
prodotto. Da quest'ottica il laboratorio si configura quale
centro polivalente di risorse: i materiali sono qui
intesi come una sorta di "grandezza fissa sui
quali applicare un sapere tecnico finalizzato alla realizzazione
di un determinato prodotto.
b) Gli strumenti sono gli oggetti che servono a produrre altri
oggetti. Pensiamo da un lato allo strumento come oggetto
duso pratico e perciò finalizzato alla realizzazione
immediata di un prodotto (il pennello, il secchiello, il
diapason, il martello, ecc.). Pensiamo dall'altro allo strumento
come oggetto di uso culturale il cui scopo è di "plasmare"
le idee e di migliorare la conoscenza (lo strumento musicale
e la sua grammatica, il gesto e la sua sintassi, il segno
iconico e il suo lessico, ecc.).
c) Le tecniche. Possiamo dire che la pertinenza tecnica del laboratorio
è caratterizzata dalle procedure e modalità dintervento
sulla materia per trasformarla e plasmarla secondo uno scopo.
Essa cioè consiste in una sequenza di azioni organizzate
in modo funzionale alla realizzazione di un prodotto. La
nozione di tecnica rimanda ad una vasta gamma di comportamenti.
Individuiamo sinteticamente due tipi principali di tecniche.
Quelle di tipo immediatamente operativo e pratico richiedono
un numero relativamente limitato di strumenti (che a loro
volta sono relativamente semplici) ed un numero circoscrivibile
di azioni. Quelle di tipo astratto rimandano ad una complessità
di procedure e di utilizzo, anche non immediato, di strumenti.
Le tecniche non sono tuttavia solamente riconducibile ad
un repertorio di azioni sui materiali. Tali azioni si collocano
all'interno di una cultura, ossia si evolvono dentro i confini
stabiliti dal contesto sociale. Quando la tecnica riesce
a sfuggire a questi invisibili confini, diventa innovazione
e cambiamento.
Il laboratorio di primo livello, ossia
il laboratorio come cassetta degli attrezzi
si configura in forme polivalenti. Questo livello vede il
laboratorio come magazzino, come banco di
lavoro e come archivio. In relazione al laboratorio
esterno proponiamo, a titolo esemplificativo una scheda
relativa alla biblioteca di territorio.
Il laboratorio come magazzino
Nel magazzino si depongono gli oggetti
e gli attrezzi che al momento non servono ma che sono disponibili
per un loro immediato utilizzo. E anche un luogo nel
quale si ripongono le scorte. I materiali vengono prelevati
di volta in volta, secondo le necessità.
Il laboratorio, inteso secondo questaccezione,
si propone come deposito degli oggetti, dei materiali e
degli attrezzi. Si offre, in altre parole, come luogo in
cui è facile trovare o recuperare, in rapporto alle esigenze
del momento, ciò che serve. In questo senso, il magazzino
è tanto più valido ed efficace quanto più è ampio il numero
ampio di oggetti e strumenti che contiene e quanto più tali
oggetti e strumenti sono adeguati allo scopo prefissato.
La validità e l'utilità del magazzino sono
rappresentate anche dall'ordine nel quale gli oggetti sono
riposti, nella loro facile fruibilità o nella loro immediata
reperibilità. Contiene materiali grezzi da manipolare, rielaborare
e modificare; Contiene anche gli strumenti di lavoro per
mezzo dei quali è possibile effettuare le operazioni di
manipolazione, rielaborazione e modificazione.
Il laboratorio come banco di lavoro
Come banco di lavoro, il laboratorio
è sempre pronto per l'immediato utilizzo: in questo senso
si configura come concreta (fisica e materiale) postazione
di lavoro che rimanda alle azioni concrete, come la manipolazione
dei materiali, lassemblaggio, lo smontaggio, ecc.
Si pensi ad esempio al bancone del falegname o ad una postazione
informatica. In esso cioè si procede per tentativi ed errori,
si applicano soluzioni note e se ne sperimentano di nuove.
Soprattutto chi opera nel laboratorio intende realizzare
un progetto a partire dai materiali a disposizione e in
questo modo raffina anche le proprie abilità e le proprie
competenze costruttive.
Il banco da lavoro richiama lidea
dellartigiano; quando si realizza un manufatto viene
a prodursi anche un duplice effetto: da un lato le mani
e gli strumenti modellano il materiale secondo una determinata
idea, unintenzione, un progetto, dallaltra le
caratteristiche stesse del materiale utilizzato suggeriscono
le idee relativamente al che cosa e al come
si potrebbe fare per realizzare lo stesso progetto. Esso
serve da un lato per l'elaborazione di un prodotto o la
realizzazione di un processo, dall'altro per appropriarsi
delle tecniche dimpiego adeguato di strumenti. In
altre parole, il banco di lavoro serve nello stesso per
acquisire una determinata abilità finalizzata alla realizzazione
di uno specifico progetto (o raggiungere un determinato
obiettivo) e per la costituzione di un habitus,
di un corpus di abilità che rendono il soggetto
competente.
Il laboratorio come archivio
Il laboratorio come archivio si propone
come uno spazio nel quale raccogliere e dal quale attingere
informazioni e conoscenze; in questo senso si configura
come banca di dati e centro di raccolta di informazioni.
Esso rappresenta un contesto favorevole e particolarmente
utile in quanto ricco sia di occasioni di stimolo
sia di una molteplicità di esperienze che è possibile realizzare.
Innanzi tutto un archivio è una collezione.
Consiste cioè in una raccolta più o meno ampia di oggetti
(ci riferiamo ad oggetti materiali, come la raccolta delle
conchiglie, dei sassi, delle foglie, così come ad oggetti
culturali, come la raccolta di libri, di fumetti, di immagini,
e così via).
La seconda caratteristica dellarchivio
è quella di disporre i materiali e/o gli strumenti a disposizione
sulla base di un certo ordine:
— per dimensione
— per funzione
— per genere
— per autore o realizzatore
Il tipo di ordine scelto implica, in altre
parole, la o le possibilità di fruizione dellarchivio.
A volte, dopo un certo tempo si può cambiare il criterio
sulla base di un nuovo ordine di ricerca o per necessità
nuove precedentemente non previste.
Il secondo livello: il laboratorio come
spazio di progettazione
Il laboratorio come spazio programmato
Il secondo livello del laboratorio riguarda
il programma, è caratterizzato dalle idee che muovono e
impiegano secondo determinate direzioni i materiali e gli
oggetti del magazzino. Lobiettivo è di garantire
la possibilità di uninterazione efficace fra gli attori
del laboratorio e gli oggetti in esso contenuti secondo
unintenzionalità ed un fine. Se gli oggetti e gli
strumenti si prestano ad una quantità indefinita di possibili
operazioni, il programma di lavoro definisce il tipo specifico
di prestazioni che attraverso l'interazione bambino - strumento
verranno effettuate. In altre parole, il programma rende
possibile l'utilizzo finalizzato degli oggetti e degli strumenti.
Quali sono le condizioni comunicative ed
interattive per rendere non solo possibile, ma anche funzionale
ed efficace il laboratorio?
Per quanto riguarda questo secondo livello
alcune ipotesi del laboratorio come ambito di progettazione
suggeriamo la palestra, la bottega dellapprendista,
il museo e limprinting culturale.
La palestra
Quando il laboratorio didattico si propone
come palestra, fa riferimento allesercizio costante
della prova di sé.
In palestra si è in competizione prevalentemente
per se stessi, si è tesi a saggiare le proprie forze, a
misurare le proprie abilità, a cercare di comprendere che
cosa si riesce a fare e quale strada si può scegliere per
raggiungere un certo esito desiderato.
La bambina ed il bambino da un lato sperimentano
la validità e l'utilità pratica delle proprie abilità (percettive,
motorie, logiche, investigative analitiche, ecc.) e dall'altro
l'efficacia della propria azione organizzata. L'attività
è centrata sulle procedure finalizzate allottenimento
di un risultato e l'oggetto della ricerca è rappresentato
dalle regole (in modo simile a come avviene nel gioco:
della loro scoperta, organizzazione, applicazione, variazione).
La bottega per lapprendista
Il laboratorio si propone, in questo senso,
come un luogo che prevede un lavoro programmato, che ha
proprie tappe organizzative precisate e, a volte, predisposte
in anticipo. Vi è la consapevolezza che si entra nel laboratorio
come bottega per lapprendista al preciso scopo di
addestrarsi ed imparare nella prospettiva di un tempo successivo,
quando ci si potrà considerare ormai sufficientemente esperti.
Chiunque opera nella bottega per lapprendista, dopo
un tempo relativamente breve non dovrebbe trovarsi disorientato
perché in possesso di un ruolo che via via si definisce
e di consegne che non lasciano sempre meno spazio all'incertezza.
Si tratta, insomma, di un lavoro guidato che se da
un lato vuole rinunciare all'improvvisazione ed alla mancanza
di punti di riferimento stabili, non rinuncia dall'altro
a favorire la crescita di chi vi lavora abitualmente e conseguentemente
non perde di vista la ricerca, la scoperta di soluzioni
nuove, l'inventiva, la creatività.
Il museo
Il laboratorio come museo si distingue
dal semplice deposito e magazzino per il fatto che gli oggetti
che esibisce (le opere d'arte, i reperti, ecc.) non sono
accatastati a caso o riposti in alla rinfusa, ma sono ordinati
secondo una logica precisa e funzionale (cronologica, dunità
di stile, domogeneità tipologica dei materiali esposti,
ecc.) alla fruizione secondo parametri dutilizzo differenti.
Il visitatore può osservare gli oggetti esposti ad uno ad
uno ed in questo caso si tratta di un approccio semplice.
Possono essere adottate forme organizzative più complesse.
Nel laboratorio come museo l'insieme preesiste
alle parti: offre contemporaneamente una molteplice possibilità
di lettura, si presta alla pari a diverse tipologie di interpretazione,
si mette a disposizione tanto del visitatore naïf, quanto
del ricercatore navigato. Il compito non solo di custode
geloso del laboratorio come museo, ma anche di animatore
costante è l'insegnante che, nel predisporre i materiali
e nel preparare gli itinerari di lavoro, mette in evidenza
i processi che stanno dietro ai fenomeni, esalta le potenzialità,
presta costantemente attenzione ai percorsi che rendono
possibili i risultati che chi opera nel laboratorio si prefigge.
Il laboratorio come imprinting culturale
Il laboratorio si configura anche come
luogo nel quale viene favorito l'imprinting culturale. Il
termine è qui preso a prestito dall'etologia e dal particolare
significato che ne dà Edgard Morin: "L'imprinting culturale
sinscrive cerebralmente fin dalla prima infanzia attraverso
[...] inscrizioni primigenie che segneranno irreversibilmente
la mente individuale nel suo modo di conoscere e di agire
(Morin E., Le idee: habitat, vita organizzazione usi
e costumi, Milano, Feltrinelli, 1993, p. 27). Il laboratorio
si presta in altre parole a divenire, per chi è immerso
in esso e quando scatta l'opportuno meccanismo, unoccasione
formidabile per effettuare esperienze di crescita pregnanti,
determinanti, dalle impensate possibilità di sviluppo in
modo si direbbe "naturale", senza cioè un eccessivo
sforzo apparente.
Terzo livello: il laboratorio come bottega
dellarte
Il laboratorio come luogo di formazione
Il terzo livello del laboratorio corrisponde
al corso di formazione, al manuale delle istruzioni,
all'addestramento necessario per ottenere l'ottimizzazione
dell'utilizzo delle risorse. Richiede apertura, flessibilità,
creatività, disponibilità al confronto ed alla reciproca
integrazione delle risorse.
Questo tipo di laboratorio prende direttamente
di mira le strategie del "progetto" (le ipotesi
di ricerca, la composizione artistica, ...) e le categorie
(vale a dire le regole e gli strumenti di partenza) che
spiegano l'organizzazione degli oggetti culturali. Questambito,
di carattere prevalentemente costruttivo e creativo, tiene
conto di criteri finalizzati alla trasfigurazione della
realtà: chi utilizza il laboratorio in questo modo vi simmerge
talmente, tanto da finire per trovare qualcosa di diverso
e di nuovo.
Questo terzo livello del laboratorio
si propone in diversi modi: proponiamo il gioco, latelier
creativo, e il laboratorio come brodo di coltura,
i laboratori didattici di progettazione urbana.
Il laboratorio come gioco
Il laboratorio diviene un gioco quando
i suoi strumenti ed i suoi linguaggi diventano un patrimonio
personale posseduto in modo sicuro, radicato, consolidato.
Solo in questo caso le competenze derivanti dal lavoro di
ricerca in laboratorio sono in grado di espandersi, sono
capaci di trasformarsi in autentiche capacità innovative
e creative. Il laboratorio, cioè, non è solamente uno spazio
dove si lavora e di fatica, ma può divenire anche un luogo
in cui si fa attraverso il piacere del fare, in cui limpegno
diventa anche un divertimento, in cui il lavoro diviene
occasione di soddisfazione e di appagamento personale.
Il laboratorio come atelier creativo
Il laboratorio si propone anche come luogo
di creazione e di invenzione: esso è, in questo caso, sede
e regno della fantasia, della capacità di cercare soluzioni
nuove a problemi noti e di trovare risposte soddisfacenti
a problemi nuovi.
A partire da materiali o da situazioni
note si giunge a soluzioni a volte impreviste e nuove. La
soluzione di problemi non diviene in questo caso lo scopo
unico. Se da un lato il laboratorio comporta per se stesso
la realizzazione di qualcosa di pratico sulla base di unintenzione,
un obiettivo o anche unesigenza che sta a monte, non
è escluso dallaltra che chi si accinge a svolgere
un compito non si limiti alla soluzione del problema ma
imprima al proprio lavoro una certa impronta personale,
una nota di colore esclusiva, uno stile originale. La funzione
del laboratorio, in altre parole, può essere anche estetica.
Il laboratorio come brodo di coltura
Anche questo concetto è ripreso da Morin
(E. Morin, Le idee, cit, p. 31). Il "brodo di
coltura" è utilizzato dalla scienza biologica e consiste
nel liquido, ricco di nutrimento, che rende particolarmente
favorevole la vita e la rapida riproduzione dei microrganismi.
Si tratta insomma di un luogo caratterizzato dalla ricchezza
dello scambio di geni e delle informazioni del codice genetico.
Allo stesso modo per cui un ambiente "caldo" e
"nutriente" rappresenta l'ambiente ottimale per
lo sviluppo dei microrganismi, così il laboratorio di questo
livello dovrebbe rappresentare il "terreno di coltura"
particolarmente favorevole per lo "scambio delle idee".
Oltre tutto si tratta di uno "scambio" particolare
ed unico: così come lo scambio del patrimonio genetico significa
generazione, sviluppo, comparsa di nuovi individui, in modo
simile il laboratorio rappresenta quell'habitat educativo
del tutto particolare nel quale può avvenire più che altrove
lo scambio e la moltiplicazione (la riproduzione / generazione)
delle idee.
» Indice
generale di "Curricolo, programmazione e POF"
| |
|
»
Prodotto editoriale di riferimento
|
|
|
|
» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata
al "DAP" per conoscere gli altri autori: clicca qui
» Costo
- Prezzo al pubblico = € 34,00 + spese di spedizione
- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00
+ spese di spedizione
» Clicca
qui per informazioni su "Sconto 50% Università"
» Acquista
"DAP" a € 34,00
» Acquista
"DAP" a € 17,00
» Spese di spedizione
- PACCO ORDINARIO (consegna 8/10 gg lavorativi) = € 0,93
(*)
- PACCO ORDINARIO CONTRASSEGNO (consegna 8/10 gg lavorativi)
= € 2,70
- PACCO CELERE TRE CONTRASSEGNO (consegna 3/4 gg lavorativi)
= € 8,00
(*) Pagamento in carta di credito, bonifico bancario, c/c postale
• Contatti
- Ordini via FAX ai numeri +39.06.7102526
- Informazioni al numero mobile 329.7004539
e/o a commerciale@infantiae.org
|