» L'atrio come spazio educativo. Cronaca di un'esperienza
L'accoglienza presso la Scuola dell’infanzia dell’infanziadi
via Reiss Romoli n. 49, Torino
a cura di Anna Pellegrino, Direttrice Didattica, Torino
1. Presentazione della scuola
La scuola dell’infanzia di Via Reiss Romoli, 49 è
ubicata nella Circoscrizione V, a Nord di Torino, in zona estremamente
periferica costituitasi intorno agli anni 1960/70, in prossimità
di un’uscita della tangenziale, di capannoni per attività
lavorative semi industriali e di abitazioni popolari, alle quali
si sono aggiunti recentemente condomini di edilizia residenziale.
Il contesto territoriale offre quindi poche risorse, le aree verdi
sono scarse, mentre sono assenti le opportunità culturali.
La scuola accoglie 100 bambini, suddivisi in 4 sezioni: arancioni,
azzurri, iridella e verdi.
Il personale è composto da 8 insegnanti, 5 operatori, 1
custode, 1 economa, 1 Responsabile (la Scuola non è sede
di Circolo). Al lavoro delle insegnanti di sezione si affiancano
interventi di altre colleghe, per quanto riguarda l’insegnamento
della lingua francese e della religione cattolica, oppure attività
rivolte a piccoli gruppi di bambini che presentano difficoltà
nello sviluppo linguistico, motorio o relazionale. La cucina è
gestita dalla ditta Euturist.
Tutti gli spazi della scuola sono strutturati al piano terra di
un plesso che in passato ospitava anche Scuola Elementare e Scuola
Media, locali che oggi sono dedicati ad altri Servizi. La scuola
resta invece ancora collegata al Nido da un corridoio interno
che viene utilizzato oltre che dal personale e dai bambini coinvolti
nel progetto di continuità educativa, anche dai genitori
i cui figli frequentano entrambi i Servizi.
Ai vari spazi vi si accede grazie ad una bussola (piccolo atrio
compreso tra le due porte d’ingresso), un corridoio (dove
sono collocati gli armadietti dei bambini) e ad un ampio atrio
(la nostra “piazza”) che suddivide la scuola in due
padiglioni, i quali ospitano due sezioni ciascuno e che a loro
volta dispongono di un’uscita diretta sul giardino. Oltre
a questi locali si hanno a disposizione altri ambienti quali:
una palestra, due laboratori, due saloncini per attività
in gruppo e riposo pomeridiano, due sale igieniche, un ufficio,
servizi igienici e spogliatoio per gli adulti.

2. Le scelte
Il collegio docenti, forte dell’esperienza formativa dell’anno
precedente, condotta da un’insegnante di Reggio Emilia,
che era stata richiesta per rispondere alla necessità di
confrontarsi con realtà diverse da quella locale e per
riflettere sulle scelte già intraprese in passato, quali:
graduale sostituzione di giocattoli strutturati con materiali
di recupero, attività del laboratorio Ricicreando e maggior
attenzione all’ecologia ambientale, ha presentato la propria
disponibilità a costituire, insieme a un’altra scuola
di Torino, l’Osservatorio per l’attività di
aggiornamento condotta da un gruppo di Responsabili, in collaborazione
con due pedagogiste di Reggio Emilia.
In questo contesto è sorta la necessità di ripensare
l’atrio della scuola, consapevoli che la predisposizione
dell’ambiente è una parte fondamentale del progetto
educativo ed offre la possibilità di generare cambiamenti
solo se si parte dall’ascolto di coloro che abitano lo spazio
stesso. In particolare l’atrio era luogo di tutti, ma in
quanto tale poco considerato da ciascuno, luogo di passaggio,
conosciuto anche dalle famiglie e che pertanto dovrebbe essere
particolarmente curato per l’alta visibilità che
lo contraddistingue.
Un’altra ragione che ha indotto il collegio ad operare tale
scelta, era quella di poter avere la possibilità di dialogare
con altre scuole cittadine e tentare la costruzione di una rete
di scuole, utile supporto per la definizione della cultura pedagogica
locale.

3. Gli attori e gli strumenti
Durante la prima fase della nostra ricerca si è cercato
di dar voce a tutti i soggetti della scuola e quindi bambini,
genitori e personale sono stati ascoltati per ricercare tanti
punti di vista e non individuare un’unica soluzione possibile.
In un primo periodo si è operato in modo da sviluppare
una maggior consapevolezza operativa frenando l’intenzione
di agire, favorendo opportunità di scambi e condivisioni.
I bambini di tre, quattro e cinque anni sono stati intervistati
dalle insegnanti e con piccoli gruppi ci si è recati nell’atrio
stesso per rendere più semplice la verbalizzazione di confini
e caratteristiche dell’ambiente da descrivere.
Tutte le conversazioni sono state registrate con strumenti audio
o verbalizzate dalle insegnanti.
Contemporaneamente è stato effettuato un rilievo fotografico
per mettere in evidenza gli angoli principali dell’atrio
stesso, con i suoi arredi, materiali e colori: si è così
costituita una memoria di come eravamo, molto utile anche per
riflessioni successive.
Le famiglie sono state coinvolte in riunioni di sezione, nelle
quali ci si è soffermati soprattutto sui desideri e cioè
su come si vorrebbe che fosse l’ingresso della scuola:
“vorrei trovare un profumo di buono, vasetti di primule
e piante verdi”
Anche il personale della scuola si è posto i medesimi interrogativi
e come i genitori si è concentrato prevalentemente su possibili
interventi desiderati.
Si è deciso di non utilizzare un questionario ma di condurre
più interviste, guidate da domande precedentemente concordate
e utilizzate da tutte le scuole che hanno fatto la ricerca.
I quesiti che sono stati presentati erano:
- Secondo voi cos’è l’ingresso?
- Dove inizia e dove finisce?
- A che cosa serve?
- Come lo vorreste?
“vorrei trovare un sottofondo musicale”

4. L'elaborzione dei dati
Tutte le parole degli adulti e dei bambini sono state tabulate
in una griglia per facilitarne la lettura e poter individuare
con maggior facilità i nuclei tematici su cui lavorare.
Con quest’analisi si sono definite alcune categorie interpretative,
rispetto alle possibili attività svolte dal e nell’atrio:
-ATTIVITA’ DI ACCOGLIENZA: ingresso come luogo nel quale
il bambino si prepara al distacco dal genitore (armadietti spogliatoio)
e l’insegnante si dispone a iniziare una nuova giornata
educativa con i bambini che saranno presenti. Per molti bambini
l’ingresso “inizia dalla porta e finisce agli armadietti”
oppure
“comincia da fuori e finisce dove si entra in classe”
E’ uno spazio flessibile, poiché riveste una duplice
funzione e cioè l’entrata ma anche l’uscita:
in questo secondo momento è il bambino che, insieme all’insegnante
e ai suoi compagni, accoglie il genitore ed è quindi luogo
di transito non solo fisico ma soprattutto emozionale: “è
un passaggio da una realtà ad un’altra”
-ATTIVITA’ SOCIALI: strettamente collegate con quelle di
accoglienza, ma non solo, sono i genitori stessi ad affermare
che: “il bambino ritrova i compagni e la maestra”
ed “è bello perché scambi due parole con le
altre mamme”
-ATTIVITA’ LUDICHE: Sono soprattutto i bambini a riconoscere
all’atrio una funzione ludica, anche perché tutti
apprezzano e ricercano la possibilità di andare a giocare
nei vari angoli, allestiti dagli insegnanti
“è un posto dove corriamo e giochiamo”
- ATTIVITA’ DI DOCUMENTAZIONE E INFORMAZIONE:
ingresso come spazio comunicativo non solo in ottica informativa,
ma soprattutto come facilitatore di relazione:
“mettere le cose importanti, i disegni dei bambini, questo
aiuta la comunicazione tra bambino e famiglia”
Sono soprattutto gli adulti a sottolineare l’importanza
che nell’atrio siano presenti documenti che diano visibilità
al lavoro di bambini e insegnanti e favoriscano la comprensione
di cosa avviene nella scuola.
“presentazione della scuola”
Dall’ascolto dei diversi punti di vista, l’atrio
è anche stato letto per le sue:
- MODALITA’ REGOLATIVE: sono soprattutto i bambini più
grandi ad attribuire a questo spazio una capacità normativa:
“è una cosa per entrare… e anche una cosa di
emergenza per uscire, se c’è il fuoco”, oppure
“l’ingresso serve alla maestra che dice di andare
in cerchio” , in questo caso il termine ingresso viene associato
ad una delle routine quotidiane.
- POLISENSORIALITA’: attraverso l’espressione dei
desideri si rivendica la necessità che luci, colori, odori,
suoni e materiali siano presenti in modo armonico, affinché
questi non vengano percepiti come disturbi (puzze, rumori…),
ma contribuiscano a rendere il contesto piacevole e accogliente.
5. I risultati
La fase successiva all’elaborazione dei dati ha visto le
insegnanti impegnate in più operazioni.
Da un lato, esaminando le parole chiave emerse e la richiesta
di soft qualities, se non progettate almeno pensate, si sono individuati
i seguenti lavori da fare con i bambini, o anche con la collaborazione
di alcuni genitori, che avevano offerto la loro disponibilità
durante le riunioni di sezione:
1. sistemazione della bussola: imbiancatura delle pareti, affissione
di uno striscione disegnato dai bambini, molto colorato e raffigurante
una città fantastica, allestimento di una bacheca per le
informazioni riferite all’organizzazione della scuola
2. predisposizione di: a) uno spazio per la comunicazione alle
famiglie delle iniziative organizzate dalla scuola o dalla Città,
sempre aggiornato e abbellito con elementi naturali/stagionali;
b) più spazi per presentare la documentazione di percorsi
realizzati dai bambini
3. ripensamento degli angoli gioco presenti nell’atrio,
a disposizione di tutte le sezioni, riflettendo in particolare
sulla scelta di colori, materiali e tipologia delle luci, in modo
da favorire la creazione di ombre, effetti dati da trasparenze,
atmosfere che mutano quotidianamente con l’attività
dei bambini stessi
4. predisposizione di un impianto sonoro e ricerca di musiche
adeguate, per creazione di un sottofondo musicale, da attivare
durante i momenti di accoglienza
5. progettazione e costruzione di un angolo per il gioco dei travestimenti,
realizzato in gran parte da alcuni genitori e inaugurato con le
famiglie nel mese di giugno
6. allestimento di una mostra, per presentare ai genitori la ricerca
effettuata sull’atrio.
Come indicato nel paragrafo “I tempi”, questa sintesi
ha rappresentato un utile materiale di analisi e riflessione su
concetti quali: modalità - regole di documentazione e metodologia
progettuale con la quale costruire un pensiero che si rigenera
nell’interpretazione continua dei dati raccolti e nei possibili
rilanci, per ricavare nuovi punti di vista.
In realtà la ricerca continua, anche perché la rilettura
dell’ambiente come spazio educativo non è mai conclusa
e permette alle insegnanti di ridefinire le proprie scelte, ripensando
la propria esperienza. E’ in quest’ottica che il collegio
docenti sta attualmente “muovendo” nuovi pensieri,
con l’obiettivo di rendere sempre più esplicita e
manifesta l’identità della scuola .
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in dialogo"
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