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» L'atrio come spazio educativo. Cronaca di un'esperienza - Infantiae.Org™ 2006

L'accoglienza presso la Scuola dell’infanzia dell’infanziadi via Plana n.2, Torino

a cura di Antonella Cattaneo, Direttrice Didattica, Torino



1. Presentazione della scuola

La scuola dell’infanzia Plana è situata in via Plana 2, nella zona centrale di Torino, adiacente Piazza Vittorio, tra il fiume Po e Piazza Castello.
E’ un edificio neoclassico, nato come biblioteca militare e negli anni ’70 fu riadattato per ospitare l’attuale scuola dell’infanzia. La scuola ospita 74 bambini suddivisi in tre sezioni d’età eterogenea.

All’ingresso vi è un imponente portone di legno con figure intarsiate, rappresentanti volti e ventagli, entrando vi è un piccolo atrio (6mx4m) in leggera salita, in fondo al quale vi è una porta a vetro che conduce nel cortile, a destra vi è una porta che conduce a due sezioni (gialli e rossi) e a sinistra una terza porta che conduce alla terza sezione (blu), alla cucina e all’ufficio dell’economa.

Ogni sezione è in parte soppalcata. In quest’area sono stati creati luoghi predisposti per la pittura, la manipolazione, la biblioteca, due stanzette per gioco in piccolo gruppo, inglese.

2. Le scelte

Perché la scuola dell’infanzia di Via Plana?

Il progetto educativo della scuola per l’infanzia di via Plana, sperimentato negli anni, prevede un’organizzazione giornaliera d’interclasse con una rotazione di bambini, insegnanti e utilizzo degli spazi molto ampia creando una consolidata comunità.
I bambini delle tre sezioni vengono giornalmente riuniti in gruppi per età omogenea denominati gruppo A (tre anni), gruppo B (quattro anni), gruppo C (cinque anni) e si alternano secondo un calendario settimanale nel laboratorio grafico-pittorico, plastico-manipolativo, lettura-teatrale, psicomotorio, musicale e andar per meraviglie (percorso museale, d’arte, parchi..).
La programmazione dei laboratori non prevede però un percorso comune, quindi riflettere sull’atrio significava condividere pensieri e metodologia poiché l’atrio è luogo comune a tutti, è conosciuto da ogni persona che entra nella scuola e quindi dovrebbe essere particolarmente curato. Aderendo al progetto si voleva cercare di sviluppare maggior consapevolezza operativa, ricercare tanti punti di vista e non individuare un’unica soluzione.

 

3. Gli attori e gli strumenti

La ricerca ha coinvolto bambini e adulti della scuola:
- Il collegio docenti
- Tutto il personale non docente (esecutori, personale amministrativo, responsabile pedagogico, cuoche)
- Gruppo campione di genitori
- Gruppi di bambini d’età diverse

Con gli adulti sono stati usati strumenti diversi:

a. Le insegnanti hanno usato il questionario elaborato dalla responsabile e proposto in collegio, vi è poi stata una discussione aperta con annotazione delle riflessioni comuni.
Il questionario era a risposta aperta e conteneva 6 domande:
Che cos’è l’ingresso?
Che cosa vedi nell’ingresso?
Dove inizia l’accoglienza?
Dove finisce l’accoglienza?
Che cosa vorresti trovare nell’ingresso?
Cosa non vorresti trovare nell’ingresso?

b. Gli esecutori hanno avuto prima il questionario affinché potessero pensare all’argomento, successivamente si è riunito tutto il personale non docente e sono state registrate per scritto le risposte in una conversazione aperta sempre sulle domande del questionario.

c. Ai genitori sono stati consegnati cartoncini gialli, su ognuno vi era una domanda cui rispondere:
L’ATRIO:…………che cos’è?
dove inizia?
dove finisce?
Che cosa vorrebbe trovarvi?
Che cosa non vorrebbe trovarvi?

d. I bambini sono stati condotti in piccolo gruppo nell’atrio. divisi per sezione ed è iniziata una conversazione stimolata da domande dell’insegnante:
Che cos’è questo posto?, Come si chiama?
Che cosa c’è? Vi piace? Perché?
Che cosa vi piacerebbe ci fosse?
E’ stato contemporaneamente effettuato un rilievo fotografico per mettere in evidenza l’utilizzo ludico del luogo, il portone imponente con il suo “buchino” (spioncino) e altre caratteristiche evidenziate nelle conversazioni con i bambini.




4. L'elaborzione dei dati


IL PERSONALE

Il personale, pur usando strumenti diversi, è unanimemente concorde nel riconoscere all’atrio lo spazio “biglietto da visita”, il passaggio obbligato per tutti, il luogo d’unione tra la casa e la scuola.
Per questo viene visto come spazio in cui il bambino si possa sentire empaticamente accolto e vi riconosce la caratteristica di uno spazio “parlante” che narri la storia della scuola di ieri e di oggi, ad esempio tramite foto in bianco e nero di bambini e del personale, ma anche pieno di colore dato dai disegni dei bambini del loro percorso attuale.
L’atrio è per tutti spazio informativo ed espositivo, ma anche luogo d’attesa prima dell’uscita e quindi si concorda sull’opportunità di mettere un cesto con dei libri, mentre specchi, fiori e piante diventerebbero parte integrante di una maggior cura estetica.

I BAMBINI

Per i bambini l’atrio è:
“androne della scuola”, “posto dove vengono i nonni” che serve per “far entrare tante mamme e tanti i bambini” ma anche “per uscire”.
L’atrio viene visto come uno spazio grande (24 mq), bello perché ha uno scivolo e perché:
“ci rivediamo qui a scuola, gli amici con gli amici” e perché il portone ha il “buchino per salutare le mamme”.
Un accenno di non appartenenza per i bambini di questo luogo sembra esserci in queste parole di Carlotta: “l’atrio è il posto dove si espongono le foto per i genitori”.
Alla richiesta dell’insegnante cosa i bambini vedono nell’atrio, essi si soffermano in parte su oggetti di arredo:
“il telefono, le luci, il portaombrelli, la porta che dà sul cortile”, “ci sono le panchine dove si siedono i bambini dell’una”, “la bacheca”, “Mi piace l’albero” che sarebbe l’albero dei diritti dell’infanzia, mentre per le comunicazioni “si scrive sul quaderno, che c’è sul tavolo, chi esce in palestra e in biblioteca”.
Dalle proposte dei bambini su cosa vi vorrebbero trovare, appare la richiesta di un mondo di colori, di vita e allegria:
“dei brillantini che si appiccicano, così quando è buio si alluccicano e un gelataio”
“una lampada per giocare”, “fiocchi”, “foto di carnevale”, “fiori e disegni appesi”, “uno specchio”, “un orologio”, “la discesa la vorrei dipinta di un altro colore, perché è tutta nera e a me nero non piace, metterei un vaso con dei fiori e un lampadario carino. Lo dipingerei di rosa e azzurro con dei cuoricini”, “più vivace perché di un colore solo non è carino, azzurro con dei cavalli” e ancora “palloncini appesi al soffitto e ogni volta che veniamo ci date un palloncino e ce li portiamo a casa, oppure col filo che scende e li teniamo un po’ e poi li lasciamo dove sono”.

I GENITORI
I genitori riconoscono nell’atrio un luogo di accoglienza, quindi non dovrebbe essere “asettico solo di passaggio” ma dove soprattutto la relazione è importante.
Essendo il posto dove avviene il distacco ultimo tra bambino e genitori, col saluto dal buchino “buchino, santo buchino! che salva mamma e bimbi!!!”, diventa necessario sentirsi rassicurati che il luogo in cui si lascia il proprio figlio sia sereno tra “persone disponibili” e “facce sinceramente sorridenti”.
Per un papà l’atrio è “il buon giorno che si vede dal mattino” e inizia “dall’immaginare una giornata bella e interessante”.
“E’ il primo ambiente che ho visto quando ho iscritto mia figlia”, “è il primo punto di incontro tra i bambini e la scuola“, “è uno spazio delicato dove i bambini devono staccarsi dai genitori”, “è un luogo d’incontro, scambio, informazione”, “è un luogo d’impatto emotivo rispetto alla vita scolastica”.
La richiesta è di uno spazio in cui vi siano “quadri, fiori freschi in vasi colorati, foto in bianco e nero, qualche poltrona di velluto rosso dismessa da un famoso teatro”.
La necessità di un luogo accogliente e di documentazione che narri la storia di eri e oggi viene ripresa dai genitori in queste parole: “tante foto di bimbi colorate e in bianco e nero, anche di scolari di ieri”, “un murales fatto dai bimbi più grandi dove, entrando, si possano trovare fiori, animali o oggetti cari ai bimbi”, “decisamente più colorato, più lavori dei bambini, esposti alle pareti e magari si potrebbero organizzare delle mostre”, e ancora “pareti colorate e decorate dai bambini, pannelli su cui appendere disegni ed elaborati che testimonino che la scuola gli appartiene. Pochi arredi…magari una piccola biblioteca con libri e giornalini che i bimbi possano sfogliare nell’attesa che arrivino i propri genitori”.



5. I risultati

Il materiale raccolto converge nella richiesta di un cambiamento dell’atrio da come è ora.
Non è imputata la scuola, alla quale si riconosce il piacere di trovare amici e un ambiente sereno, ma l’ingresso deve assolvere le necessità di:
- “sapere” per i genitori,
- “comunicare” per gli insegnanti,
- “rivedersi” e “divertirsi” per i bambini.

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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
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» Costo

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- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00 + spese di spedizione

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