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» L'atrio come spazio educativo. Cronaca di un'esperienza - Infantiae.Org™ n.288/2006

L'accoglienza presso la Scuola dell’infanzia dell’infanzia Strada Mongreno, Torino

a cura di Daniela Ghidini, Direttrice Didattica, Torino


1. Presentazione della scuola

La scuola dell’infanzia comunale Sassi si trova in Str. Mongreno 72, in zona precollinare, ai piedi di Superga. Accoglie 60 bambini suddivisi in tre sezioni organizzate ora per età omogenee, mentre, al momento della ricerca, per età eterogenee. Sorta all’inizio del ‘900, è da sempre stata “asilo infantile municipale”, sebbene abbia l’aspetto di una villa dell’epoca, a due piani.
Al piano terra, da un piccolo corridoio si accede al salone centrale, “cuore” della struttura, utilizzato per attività didattiche quotidiane, sul quale si affacciano le tre sezioni, la sala igienica e l’ufficio, e dal quale si accede all’ampio giardino che circonda la scuola.
Dal corridoio d’ingresso, inoltre, parte una scala che conduce al 1° piano, nel quale si trovano locali di servizio, e due piccole aule ad uso didattico.
L’ingresso è quindi limitato al corridoio di pochi metri quadri, mentre non si dispone di un vero e proprio atrio.




2. Le scelte

L’interesse a intraprendere un progetto didattico sullo spazio-ingresso, dentro al percorso di formazione con le pedagogiste di Reggio Emilia, è stato fin da subito molto elevato: in seguito alla visita della scuola da parte delle pedagogiste, erano, infatti, emerse molte domande e interrogativi stimolanti.
Quale identità della scuola presenta l’ingresso? Da chi è pensato? Cambia nel tempo? Per cosa sono utilizzate le bacheche? I vari oggetti e comunicazioni in esso presenti sono frutto di scelte collegiali?
Queste e altre questioni imponevano al collegio una ricerca seria, perché l’incertezza nel rispondere e l’emergere della consapevolezza che anni addietro era “diverso”, aprivano ampi e irrinunciabili spazi di riflessione.
L’ingresso è divenuto spazio simbolico di passaggi nel tempo in cui forse era avvenuto un declino di auto riconoscimento da parte del collegio docenti, una rarefazione del senso di appartenenza e responsabilità, un restringimento dello spazio di confronto, pensiero e azione conseguente.
Era quindi importante ripartire da lì per riflettere sul significato pedagogico dell’ambiente e attuare dei cambiamenti.
Un secondo interesse del collegio era la sperimentazione di una metodologia di lavoro ‘partecipata’, con la quale ripensare anche i modi di progettare, coinvolgendo tutti i soggetti interessati a e da quello spazio-ingresso: bambini, genitori, personale docente e non. Attuare un modo di lavorare che desse reale credito al sapere e ai pensieri delle/i bambine/i, con l’intento di aumentare le proprie conoscenze sui bambini stessi.

 




3. Gli attori e gli strumenti

La ricerca ha coinvolto l’intero collegio dei docenti per la definizione degli strumenti, la somministrazione del questionario adulti, la discussione dei dati e le conclusioni; la ricerca con i/le bambini/e è stata effettuata da un’insegnante per sezione e discussa sempre in collegio.
Sono stati coinvolti tutti i bambini e le bambine della scuola tranne i tre anni di una sezione (per il numero eccessivamente esiguo), i genitori per la compilazione del questionario (restituiti 45 su sessanta) e tutto il personale, docente, amministrativo e ausiliario.
Con gli adulti è stato utilizzato un questionario elaborato dalla responsabile, sulla base delle domande concordate con gli altri colleghi coinvolti nel progetto, proposto e definito in collegio. Le insegnanti lo hanno compilato personalmente, così come il personale non docente, già informato del progetto in atto; ai genitori è stato presentato e distribuito in riunioni di sezione.
Per i bambini, in collegio docenti si sono concordate le domande da utilizzare e i due grandi temi su cui andare ad indagare: cos’è l’ingresso / come lo vedi e come lo vorresti e come ti piacerebbe che fosse. Si è deciso inoltre che sarebbero stati coinvolti tutti i bambini, lavorando per fasce d’età. La metodologia adottata nelle singole sezioni si è differenziata a seconda delle valutazioni delle insegnanti, portate al collegio, sia sulle possibilità dei bambini che sulle proprie capacità e/o paure. Pertanto si è verificata la seguente situazione:
- la prima sezione ha intervistato i 4 e 5 anni in gruppo, insieme, prima prendendo appunti e poi registrando e sbobinando la conversazione;
- la seconda sezione ha intervistato in gruppo i 3 e i 4 anni, individualmente i 5 anni;
- la terza sezione ha iniziato una discussione con il grande gruppo su cos’è l’ingresso, lavorando poi con i gruppi delle tre fasce d’età.
Didatticamente il progetto si è svolto nel seguente modo:

Prima fase :
- Discussione e raccolta delle parole delle/i bambine/i su cosa significa la parola ingresso e, nello specifico, l’ingresso della scuola: cos’è, dove inizia e dove finisce, a cosa serve
- Visita di gruppo dell’ingresso, esterno e interno, rilevazione di come è fatto e cosa contiene
- Rappresentazione grafica dell’ingresso “stato di fatto”: elaborazione di rappresentazioni dello spazio isolato e di vere e proprie mappe

Seconda fase :
- Interviste di gruppo e/o individuali a bambini/e su come piacerebbe loro l’ingresso: come lo vorreste, cosa vorreste trovarci o ci mettereste
- Rappresentazioni grafiche degli ingressi “desiderati”
- Raccolta in cartelloni degli elaborati accompagnati dalle parole dei bambini.

 

 




4. L'elaborzione dei dati

Questionari adulti: sono stati elaborati dalla responsabile dividendoli in base agli attori (genitori, personale docente, non docente) e discussi poi in collegio docenti, analizzando le risposte e raccogliendole in categorie:
1. l’ingresso come:
- accoglienza
- spazio temporale
- luogo fisico (con confini diversi da persona a persona)
2. l’ingresso con funzioni di:
- accoglienza
- distacco
- identità
3. sensazioni trasmesse:
- negative
- positive
- di assuefazione, abitudine
Attraverso la sintesi e l’elaborazione dei questionari, si è rilevato che dagli adulti, in generale, emergevano poche indicazioni propositive, portate più facilmente dalle insegnanti; queste convergevano sull’esigenza che l’ingresso fosse meno ‘freddo’ e burocratico, pensato con più cura e ordine, che rappresentasse maggiormente l’identità della scuola.
Un altro aspetto rilevante, che emergeva, invece, soprattutto dai genitori, era che la consultazione e l’impegno per rispondere al questionario li aveva portati ad accorgersi di come l’abitudine del quotidiano ti impedisca di vedere realmente le cose, soprattutto quando restano invariate a lungo nel tempo.

Tutto ciò ci diceva quindi che quello spazio non era stato sufficientemente pensato nelle sue possibili funzioni di comunicazione sociale e di evidenziazione dell’identità della scuola.
A conclusione di questa fase di lavoro si è allestita nell’ingresso una sintesi del lavoro, con alcuni cartelloni: le parole dei bambini, gli elaborati grafici e l’analisi dei questionari.
Attività dei bambini: si sono portate in collegio le parole e i disegni delle/i bambine/i e l’ingresso è stato analizzato attraverso di essi, nelle due situazioni: come lo vedono e come lo vorrebbero.
Allo stato di fatto l’ingresso si presentava ai loro occhi fondamentalmente con cose/oggetti per adulti, poco piacevole, con alcune mancanze e trascuratezze fastidiose:
“Non ci sono le finestre…, allora c’è sempre la luce accesa”, “…c’è il tappeto sporco per pulire le scarpe”, “Non ci sono quadri”.
In particolare l’accento cadeva sulla macchina per il caffè, l’oggetto più ingombrante, in quel piccolo spazio, e deputato esclusivamente ad un uso adulto:
(L’ingresso) “Non mi piace tanto perché c’è la macchinetta per il caffè, che è amaro”
“…c’è la pentola alta del caffè” “… la caffettiera grande”,
“… la macchina per le mamme”.
Nei desiderata emergevano interessanti differenze fra i tre gruppi di età:
- i tre anni esprimevano desideri fortemente personali e personalizzati, e molto più frequentemente delle altre età:
“Questo ingresso non mi piace! … Lo vorrei tutto arancione”, “Ci metterei dei fiori tutti colorati”,
“Io invece ci metterei una bicicletta vera!”, “…vorrei trovare il mio cagnone Lenny…”
- I quattro e i cinque anni sono stati più attenti alla fattibilità di eventuali modifiche desiderate e nel gruppo discutevano animatamente di come poterle realizzare:
“Io voglio un uccellino vero che quando vengo mi dice ciao”
“…poi al sabato e la domenica nessuno gli dà da mangiare”.
“I fiori non puoi metterli, perché non c’è luce e muoiono”
“Sai come puoi fare la luce? Io a casa ho dei pianeti che fanno righe di luce e al buio s’illumina tutto”
“Ma quella luce non è calda come il sole”
“E’ sempre luce”.

Anche dai bambini sono emerse molte considerazioni sulla funzione ‘sociale’ dell’ingresso come spazio di comunicazione ai genitori, come luogo di primo incontro dei bambini con la scuola e tra di loro e come spazio di presentazione di elementi identitari della scuola:
“(Gli avvisi) non si vedono”; “Possiamo fare un albero e al posto delle foglie mettiamo gli avvisi”.
“Perché …non mettiamo le foto di noi che giochiamo?”
“Così siamo più contenti quando entriamo.”
“Vorrei…dei disegni dei bambini.”

5. I risultati

La ricerca ha permesso al gruppo di riflettere sulla metodologia di lavoro utilizzata e sulle competenze e l’esercizio che richiede, sia all’adulto che ai bambini. Si sono infatti incontrate alcune difficoltà:
- nella discussione di gruppo l’adulto fatica a raccogliere le parole dei bambini, è impegnato soprattutto in questo, quindi non dà rilanci, non entra nel gruppo, anche per paura di egemonizzarlo; non abituati a questa circolarità, bisogna trovare e sperimentare nuovi equilibri;
- alcuni bambini, soprattutto all’inizio, sembrano ‘bloccati’, più attenti a capire cosa l’adulto si aspetta, dove vuole arrivare, piuttosto che ad entrare in una conversazione; così anche alcuni genitori: chiedono cosa devono rispondere, cosa intendiamo noi per ‘ingresso’;
- è da approfondire l’idea di apprendimento di gruppo, costruzione sociale della conoscenza: compaiono a volte la paura che i bambini si stiano ‘copiando’ tra loro senza che emergano le diverse identità e opinioni, la difficoltà a gestire eventuali ‘egemonizzazioni’ della discussione, perciò si tenta anche con interviste individuali.
La partecipazione a questo gruppo di lavoro ha permesso inoltre alle insegnanti di iniziare un dialogo con colleghe di altre scuole, con visite reciproche e scambi di idee e opinioni su una medesima esperienza, anche se a volte sono state percorse piste metodologiche diverse.

… e le modifiche
la macchina del caffè è stata prontamente spostata, con soddisfazione espressa da molti, bambini e adulti!
Successivamente, attraverso la sintesi dei materiali e dei lavori effettuati, il collegio docenti ha cercato di raccogliere alcuni elementi ricorrenti e fondanti dei quali tenere conto per ripensare lo spazio-ingresso:
- esigenze di colore e di luce: “lo farei di tanti colori”, “puoi fare i buchi nella parete e mettere le finestre”;
- desiderio di elementi accoglienti quali musiche, piante, fiori: “Mentre le mamme aspettano, possono anche ascoltare la musica”.
- funzione di presentazione dell’identità della scuola e dei bambini e adulti che la abitano: “Vorrei trovare …le foto di Noli”, “…le foto dei bambini e dei grandi”, “un disegno mio e degli altri bambini”;
- funzione di comunicazione e dialogo scuola – famiglie: “La panchina rimane, così le mamme si siedono e aspettano”.
A questo punto, un altro passo importante è stata la ritinteggiatura non solo dell’ingresso, ma di tutta la scuola, che ha così ritrovato un aspetto curato e luminoso.
Sono emerse infine considerazioni sull’ambiente, sul suo significato pedagogico e sull’importanza del senso di appartenenza; si fa strada la consapevolezza che lo spazio dell’ingresso (e via via tutti gli altri ambienti dentro la scuola), per rispondere alle esigenze qui sintetizzate, non dovrebbe modificarsi una volta per sempre, ma cambiare nel tempo, come cambiano nel tempo le persone che lo vivono e le cose che fanno.

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"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
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