» L'atrio come spazio educativo.
Cronaca di un'esperienza - Infantiae.Org n.280/2006
L'accoglienza presso la Scuola dell’infanzia
dell’infanzia via Medici, Torino
a cura di Rinaldo Orsolani,Direttore Didattico, Torino
1. Presentazione della scuola
La scuola è situata in via Giacomo Medici 12, nella IV
Circoscrizione, che comprende i quartieri San Donato, Campidoglio
e Parella, non lontano dall’Ospedale Maria Vittoria, dal
Palazzo di Giustizia, dal Provveditorato agli Studi, in una zona
caratterizzata da insediamenti residenziali medio alti, e dalla
presenza di studi professionali e in generale da attività
del terziario.
Numerose le strutture scolastiche (Elementari Gambaro e Alfieri,
Medie Pascoli e Nigra, SUISM…)
La scuola accoglie 100 bambini, suddivisi in 4 sezioni, composte
da 25 bimbi di età eterogenea. Le quattro sezioni sono
collocate in due aree gemelle, ognuna delle quali comprende due
classi con anticlasse, una sala igienica e un saloncino-spogliatoio.
L’atrio - abbastanza ampio, ma non grandissimo - è
lo spazio centrale che raccorda fra loro le due ali, dà
accesso alla segreteria e, naturalmente, consente l’ingresso
e l’uscita dalla struttura.
Luogo certamente di transito, esso è anche lo spazio della
comunicazione, dove trovano posto la bacheca dei genitori, i vari
manifesti e locandine e dove si tengono anche le assemblee generali.
Più raramente è utilizzato per attività didattiche.

2. Le scelte
Perché la scuola dell’infanzia di via Medici?
Per due motivi fondamentali. Innanzitutto per l’interesse
mostrato dal gruppo delle insegnanti nei confronti della proposta
e per la disponibilità ad inserire, in corso d’opera,
il “progetto atrio” fra le attività programmate.
In secondo luogo, per le caratteristiche dello spazio stesso,
storicamente oggetto di attenzione e di cura, il quale, più
che in altre scuole del circolo, si prestava ad essere ripensato
e reinterpretato collettivamente dai bambini.
Infine, va osservato che la scuola usciva da una serie di lavori
di ristrutturazione e si trovava quindi in una situazione particolarmente
propizia per affrontare un lavoro di questo tipo.
Perché abbiamo scelto di partecipare alla ricerca?
La scelta è avvenuta all’interno del Collegio Docenti,
a partire dalla proposta del Responsabile.
Le finalità e i modi dell’adesione sono dunque frutto
della discussione del Collegio, che nel fare propria la proposta,
l’ha tradotta in progetto con il seguente obiettivo:
— realizzare un’esperienza didattica significativa,
che fornisse la base e i materiali per una riflessione su metodologie
e pratiche educative.
— In particolare:
— Mettere al centro le competenze, i saperi, le abilità
di cui ciascun bambino, già dall’ingresso nella scuola,
è portatore.
— Far crescere e interagire i saperi e le competenze dei
bambini all’interno del gruppo.
— Mettere alla prova saperi, competenze, abilità
in un compito progettuale significativo.
— Offrire ai bambini un riscontro immediatamente visibile
del lavoro fatto (a noi interessa più il processo, ma ai
bambini importa molto anche il prodotto).

3. Gli attori e gli strumenti
Il Collegio ha scelto di concentrare l’attenzione
sul versante più strettamente didattico, il progetto ha
quindi riguardato il gruppo delle insegnanti e, in diversa misura,
tutti i bambini, lasciando per il momento da parte genitori e
altri adulti della scuola.
Gli strumenti con cui si è lavorato sono stati essenzialmente
quelli della discussione all’interno delle sezioni, del
piccolo gruppo omogeneo per età, del ”brain storming”
e del successivo confronto fra idee raccolte e dati rilevati sul
campo, sino alla traduzione pratica che ha “trasformato”
lo spazio.
Le tappe del lavoro sono state le seguenti:
1. Presentazione e discussione in Collegio Docenti della proposta
di lavoro e dei suoi legami con la riflessione in corso
2. Costituzione di un gruppo di lavoro fra le insegnanti che fosse
referente diretto del progetto
3. Discussione nelle sezioni sulla funzione e l’aspetto
dell’atrio e su come migliorarlo.
4. Costituzione di un gruppo intersezione di progettazione (5
anni), che si facesse carico di rappresentare, integrare e vagliare
le proposte emerse in sezione.
5. Misurazione dell’atrio, realizzazione della sua piantina
e lettura della mappa disegnata dai bambini.
6. Progettazione degli interventi migliorativi.
7. Realizzazione.
8. Riflessione (provvisoriamente) conclusiva.
4. L'elaborzione dei dati
Non avendo utilizzato strumenti strutturati del tipo del questionario
adottato da altre scuole, i dati a disposizione erano sostanzialmente
quelli emersi dalle discussioni dei gruppi. Sono quindi state
raccolte le mappe e i disegni utilizzati per la progettazione
e soprattutto le parole dei bambini.
Dalla rilettura emergono una serie di osservazioni interessanti.
In prima battuta, l’atrio è vissuto
come spazio poco significativo per i bambini e dedicato prevalentemente
agli adulti: “lo si potrebbe usare per metterci la macchina
della mamma”
Gli elementi che più sono rilevati come negativi sono l’invadenza
del grosso tavolo, che occupava tutto il centro della stanza,
e i colori scuri (bordeaux e nero) delle piastrelle alle pareti.
La funzione e le potenzialità comunicative
e documentarie dell’atrio sono ben chiare:
“Sposterei la mongolfiera vicino alla porta così
si vede di più “,
“Farei un cartellone con disegni e scritte dei bambini”,
“Mettere i disegni di tutta la scuola, cosi le mamme li
vedono”.
La progettualità dei bambini è
andata ben presto nel senso di una riappropriazione di questo
spazio, sia per via negativa:
“toglierei il muro arancione” ,
“toglierei tutto”,
“mi piacerebbe cambiare i colori delle pareti e farli gialli”
,
sia in positivo:
“usare il tavolo grande per mangiare le maestre e portare
i tavolini per mangiare i bambini”
“mettere dei fiori e piatti pieni di pastasciutta”
,
“scriverei i nomi di tutti i bambini che vengono in questa
scuola”.
5. I risultati
Che cosa ha lasciato questo lavoro? Sicuramente è servito
al gruppo delle insegnanti per riflettere su una serie di elementi:
- Che i bambini rispondono diversamente se li si prende sul serio,
se si dà loro fiducia
- Che dare fiducia ai bambini significa riconoscere il patrimonio
di cui ciascuno è portatore: saper ascoltare più
che insegnare
- Che il lavoro dell’insegnante e un’opera maieutica
piuttosto che demiurgica, muove cioè non da un materiale
amorfo che si tratta di informare e plasmare, ma piuttosto dall’universo
che il bambino ha in sé e che si tratta di far emergere
per costruire a partire da lì, insieme
- Che lavorare così è più impegnativo ma
dà maggior soddisfazione.
- Che nonostante siamo bravi, abbiamo ancora molto da fare. In
altre parole, crediamo che questo lavoro ci consegni come risultato
ancora dell’altro lavoro, e in particolare:
- Approfondire la riflessione su che cosa significa – nelle
pratiche di ogni giorno - educare partendo dal bambino come soggetto
dei suoi apprendimenti più che come oggetto dei nostri
insegnamenti.
- Esaminare l’impatto di tutto ciò sul lavoro relativo
alla programmazione, ai contesti, ai contenuti.
- Mettere a punto “tecniche maieutiche”, di “regia”
delle discussioni e di conduzione del gruppo
- Espandere questo approccio nei diversi campi di esperienza,
in particolare quelli tradizionalmente meno curati nella nostra
scuola (l’area scientifica, quella logico-matematica, per
esempio)
- Imparare a riflettere maggiormente sul nostro lavoro
- Imparare a documentare in modo che sia chiaro non solo che cosa
si fa nella scuola, ma anche e soprattutto come e perché
lo si fa.
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata
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- Prezzo al pubblico = € 34,00 + spese di spedizione
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