» L'atrio come spazio educativo.
Cronaca di un'esperienza - Infantiae.Org™
2006
a cura di Anna Pellegrino, Direttrice didattica, Torino
Le conclusioni
Le conclusioni che qui vogliamo presentare sono da considerarsi
come assolutamente provvisorie, in quanto rappresentano un punto
di partenza per successivi rilanci.
Le discussioni all’interno dei gruppi di lavoro suggeriscono
che il percorso sull’atrio ha prodotto l’impalcatura
iniziale di una costruzione in cui gli elementi portanti sono
collegabili ad una serie di questioni quali:
1.
all’interno della scuola l’accoglienza non è
solo determinata dalle caratteristiche fisiche dell’ambiente,
ma anche dalle connotazioni fornite dalle modalità relazionali
utilizzate dalle persone, ciascuna nell’interpretazione
del proprio ruolo.
2.
La gestione del cambiamento comporta la necessità di adottare
delle strategie di ascolto che implichino l’esplicitazione
della richiesta.
E’ evidente che il cambiamento, comportando il passaggio
da un paradigma ad un altro, richiede la capacità di navigare
nell’incertezza, rinunciando all’idea che si debba
saper fin da subito dove esattamente si arriverà. Procedere
in questa maniera è ovviamente più impegnativo che
lavorare riproponendo didattiche già consolidate, ma indubbiamente
può risultare molto più gratificante.
E’ importante che il lavoro iniziato da alcune scuole o
da piccoli gruppi all’interno di singoli collegi docenti,
venga proseguito da altre scuole e da altre insegnanti.
Per ottenere questo, una strada percorribile è quella del
confronto tra colleghi di vari plessi, com’è avvenuto
durante la presentazione delle diverse ricerche effettuate.
3.
Dare fiducia ai bambini significa prenderli sul serio, saper ascoltare
ed essere attenti alla ricchezza di cui sono portatori.
Questo modo di procedere caratterizza il lavoro dell’insegnante
come una maieutica che muove non dall’idea che ci sia un
materiale amorfo da plasmare, ma piuttosto dall’universo
che il bambino ha in sé e che si tratta di far emergere
affinché si possa sviluppare ulteriormente.
In questo modo si offre una prima visibilità al pensiero
del bambino e alle sue teorie provvisorie sul mondo, senza dimenticare
che occorre uno sforzo di documentazione per rendere il lavoro
pedagogico visibile a tutti i soggetti che vi hanno interesse.
4.
L’esigenza della consapevolezza nell’agire educativo
richiede una capacità di riflessione su ciò che
si fa ogni giorno, per impedire che la tendenza all’inerzia
prevalga rispetto al pensiero progettuale.
“La cultura di progetto contemporanea si sta muovendo verso
la progettazione non di regole generali, ma di relazioni tra le
singole parti, per ottenere un sistema dinamico, in grado di mutare
al cambiare delle condizioni al contorno, di adattarsi alle variabili
continue di un ambiente (fisico e culturale) molto complesso”
(Alessandro Sarti, Giochi infiniti, da Bambini, spazi e relazioni
cit.).
In questo senso il riflettere mentre si è ancora in movimento,
piuttosto che fermarsi a riflettere, offre una garanzia di coerenza
nell’ambito di un percorso non del tutto lineare nel quale,
dunque alcune delle regole ed alcuni dei termini sono in continua
formazione.
Questa modalità di riflessione è basata su processi
di pensiero di tipo fluido, di cui ha bisogno una progettazione
di livello molecolare.
La progettazione molecolare moltiplica le connessioni tra i concetti,
consentendo di muoversi liberamente lungo la geometria cangiante
dei sistemi complessi.
Rispetto a questo appare emblematico il senso di stupore più
volte dichiarato dalle insegnanti durante la presentazione delle
ricerche, stupore riferito alla ricchezza di contenuti espressi
dai bambini anche più piccoli, nel momento in cui, un diverso
approccio didattico li ha messi nelle condizioni di poterlo fare.
A questo punto si possono presentare sinteticamente
gli elementi comuni alle varie ricerche, desunti dalla descrizione
dei risultati, che sembrano essere i seguenti:
- In tutte le scuole i percorsi non sono dati per conclusi, alcuni
hanno già visto l’attuazione o la progettazione di
interventi operativi, altri si stanno sviluppando. Questa “inconcludenza”
è data dalla consapevolezza che intendendo l’ambiente
come spazio educativo, si è su un terreno di continuo incontro,
confronto e scambio di esperienze.
- Le parole di coloro che abitano l’atrio hanno fatto emergere
quello che la quotidianità può rendere poco visibile,
compreso il desiderio di essere accolti in un ambiente flessibile,
ricco di stimoli, polisensorialità ed occasioni esplorative.
Soprattutto i bambini, rispetto ad uno spazio generalmente ampio
qual è l’atrio, sollecitano la presenza di opportunità
ludiche.
- L’atrio rappresenta per la scuola nella sua globalità,
lo spazio comunicativo privilegiato, attraverso il quale viene
presentata l’identità del servizio stesso e viene
offerta una prima forma di dialogo con le famiglie.
- E’ stata apprezzata l’opportunità attivatasi
di riflettere in modo nuovo sulla propria esperienza e identità.
Quest’ultimo aspetto sottolinea da un lato l’esigenza
di costruire una maggiore competenza nell’interpretazione
di quanto emerge dai bambini, dall’altro la difficoltà
di trovare una sistematicità sufficiente a fornire completezza,
coerenza e continuità a un nuovo modo di lavorare e di
affrontare la progettazione.
In altri termini si tratta di porsi degli interrogativi su come
effettuare il passaggio dalla conoscenza alla competenza operativa.
Per utilizzare le conclusioni di questo lavoro come rilancio per
il futuro, si è deciso di impostare in modo più
sistematico l’attività nel piccolo gruppo.
La preziosità del piccolo gruppo deriva da quello che si
potrebbe chiamare “contagio cognitivo”: mentre si
cerca di elaborare un’idea se ne sta già regalando
un pezzo agli altri e le conoscenze di tutti così si trasformano
e si arricchiscono.
Nel piccolo gruppo quindi si co-costruiscono significati condivisi,
che non significa che debbano essere comuni e omologati.
Occorre tener presente che l’utilizzo del piccolo gruppo
comporta da parte degli insegnanti l’esigenza di chiedersi
di cosa si va in cerca (obiettivi) e di cosa si ha bisogno (strumenti).
Rispetto al lavoro in gruppo con i bambini è importante
avere la consapevolezza che la persona comunica sempre in relazione
al contesto in cui si trova.
E’ necessario non dimenticare che c’è sempre
una certa relatività in ciò che i bambini dicono
in determinati momenti. Pertanto è essenziale preparare
il contesto dell’attività nel modo più adatto
per far emergere ciò che i bambini pensano.
Questo non vuol dire che si cerchi semplicemente di offrire ai
bambini la possibilità di esprimersi, perché si
tratta invece di fornire loro l’opportunità di elaborare
ulteriormente il proprio pensiero.
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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