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n.240/2005
Rachele Furfaro, Le rocce
nella scatola, Edizioni Junior, Bergamo, 2004

Presentazione di Clotilde Pontecorvo, Università
di Roma "La Sapienza
Che cosa significa stare "dalla parte dei bambini",
come riesce a stare Rachele Furfaro nella scuola così intitolata
(prima solo infantile, poi anche elementare), di lei creata e
alimentata, con passione e competenza?
Significa in primo luogo accoglierli, osservarli e farli parlare:
far loro esprimere bisogni, emozioni, osservazioni, pensieri,
giudizi e poi ascoltarli, poiché è effettivamente
la cose più difficile per tutti gli adulti, eppure così
preziosa e importante per qualsiasi educatore e insegnante. Ma
affinché i bambini parlino, non è possibile interrogarli.
Piuttosto, per esprimersi, bisogna che abbiano possibilità
di fare esperienze positive in prima persona: ciò avviene
se si vive in un ambiente educativo accogliente, rassicurante
e sollecitante in cui ciascuno e tutti possano trovare il proprio
spazio, far sentire il proprio punto di vista, provare il piacere
e il gusto di scoprire e d'imparare cose nuove nel rispetto degli
altri e delle regole di convivenza necessarie a vivere insieme
in una comunità educante.
Il diversi capitoli del libro di Rachele Furfaro si snodano come
una storia, con i suoi problemi da superare e le sfide con cui
confrontarsi. E il percorso narrativo ha inizio con la narrazione
e la rivisitazione della prima esperienza scolastica dell'autrice,
insensata e frustrante, a contrasto con le attese e con il paesaggio
delle pendici del Vesuvio in cui è collocata la scuola
e che circonda la strada tra la casa e la scuole che Rachele percorre
ogni mattina. Leggendo queste pagine mi sono chiesta quanto la
salda vocazione pedagogica dell'autrice si sia forgiata proprio
nel corso di questa esperienza infantile così negativa,
oltre che nell'elaborazione concettuale e operativi che l'ha seguita!
Sarebbe un bel tema d'indagine, quello di studiare attraverso
quali esperienze di vita e di studio si diventa educatori e studiosi
di educazione. E qui risulta decisiva la capacità di Rachele
di mantenere vivo il suo vissuto emotivo di bambina piccola, respinta
da una scuola impositiva e soprattutto disattenta.
La "storia" della scuola creata da Rachele inizia piuttosto
con l'accoglienza, e mostra, attraverso il percorso d'entrata
nella scuola infantile di bambini piccoli diversi, sia la molteplicità
e la qualità differenziata degli spazi che i bambini possono
esperire, secondo i propri gusti e le proprie preferenze, sia
la cautela dell'adulto nel sostenere la bambina / il bambino in
questa prima esplorazione e nel progressivo distacco dai genitori
che l'accompagna. La posta in gioco è della massima rilevanza
educativa: una entrata rassicurante è decisiva per l'ulteriore
vita dei bambini nella scuola e nel loro percorso d'apprendimento.
Di questo l'autrice dà conto, in modo personale, mettendo
in gioco anche il suo vissuto e rivivendo, in qualche caso, le
sue difficoltà infantili di socializzazione. A contatto
con i bambini, in un così delicato momento di passaggio,
sembra essenziale, per gli educatori, riconoscere la presenza
delle proprie parti infantili.
La cura della relazione educativa corre per tutto l'appassionante
racconto anche se, giustamente, non è dedicata ad essa
nessuna trattazione particolare. Il filo del racconto è
dato piuttosto dalla proposta educativo-didattica che procede
dall'accoglienza, come scoperta del proprio "posto"
nella scuola e nei rapporti con gli altri (adulti, in primo luogo)
e con le attività proposte e preferite, verso la scoperta
progressiva e molto accurata del mondo esterno si esplorano prima
le case dei bambini, come viaggio nel privato, per poi muoversi
verso le strade maestre che portano alla grande città vicina.
Un passo cruciale è la scoperta del tempo lontano, quello
del passato greco, che è una grande apertura, spaziale
e temporale, per il vissuto dei bambini. Questi passi successivi
portano la scuola fuori da sé: nel porto, sul mare, in
campagna, nel bosco di castagni, nella pineta fino all'esperienza
fondamentale del campo-scuola e della scuola nomade, allo scopo
di far conoscere ai bambini il mondo reale, ma anche per far vivere
loro sensazioni, percezioni, movimenti, impressioni visive, uditive
e olfattive, che sono essenziali per lo sviluppo di un essere
umano completo.
Quello che Rachele Furfaro porta nel racconto preciso ed accurato
della sua esperienza di educatrice e organizzatrice, in cui lei
si è completamente realizzata, è la descrizione
dei modi in cui si può stabilire un rapporto educativo
e creativo con i bambini piccoli.
Si raccontano così una serie di momenti significativi,
che iniziano dall'interno dell'ambiente scolastico, come spazio
organizzato per l'accoglienza e le attività espressive,
individuali e collettive, per poi lanciarsi nella scoperta del
mondo, della natura e dell'uomo, nelle loro propaggini spaziali
e temporali, nelle riflessioni successive che si possono fare
con calma quando si riportano a scuola i prodotti e i problemi
trovati all'esterno. In queste esplorazioni, accuratamente progettate
e condotte, i protagonisti sono le bambine e i bambini, con le
loro peculiarità e curiosità e con le loro emozioni.
E si capisce assai bene fino a che punto in questo percorso formativo
siano coinvolti anche gli adulti. Come sempre avviene, del resto,
una vera relazione educativa è necessariamente a doppio
senso: gli educatori e gli insegnanti imparano tanto quanto imparano
i piccoli o i meno piccoli che sono loro affidati. Soprattutto,
si vede bene come cresce la sicurezza emotiva di tutti e come,
con questa crescita, si consolida la disponibilità ad affrontare
il nuovo, a padroneggiarlo con i propri strumenti conoscitivi,
a vivere sempre meglio un'esperienza che è insieme di socializzazione
e d'apprendimento, che dà agli educatori, ai genitori e
ai bambini stessi la tranquillità rispetto al loro futuro
scolastico.
E ovviamente, come avviene in ogni esperienza educativa valida,
anche in questo caso sono gli adulti, gli educatori che sono stati
educati, che hanno imparato qualcosa che non sapevano prima e
che sono pronti anche ad affrontare altre esperienze; come è
stato il caso di Rachele che, su invito del sindaco Antonio Bassolino
ha potuto accettare nel 1997 l'incarico di assessore all'Educazione
del Comune di Napoli - un incarico amministrativo che, nel ruolo
di assessore alla Cultura e ai Progetti per l'infanzia, ancora
oggi le viene confermato dal sindaco Rosa Jervolino Russo. Si
tratta di un lavoro completamente diverso, ma aver provato che
la scuola si può fare in modo nuovo e motivante è
un elemento di grande sicurezza psicologica e professionale per
chi deve proporre soluzioni innovatrici ai ben noti problemi della
scuola di base, soprattutto nel Sud: dalla mancanza di validi
servizi per la prima infanzia all'inadeguatezza di molti locali
per le scuole elementari e medie, rispetto ai bisogni formativi
a largo raggio dei bambini e ragazzi di queste fasce d'età
e all'impellente necessità di far cambiare a molti insegnanti
un modo di fare scuola che, spesso, non è capace di stare
"dalla parte dei bambini e dei ragazzi.
Questo bel libro ci fa sperare nel futuro dell'educazione nel
nostro paese. In un momento storico in cui la scuola dell'infanzia
e la scuola elementare hanno paura di perdere le loro specificità
educative, sotto l'ingiunzione di deformazioni affrettate e poco
fondate, e in cui tutti gli adulti sembrano spesso trascurare
le loro responsabilità verso le nuove generazioni, mi pare
che il libro di Rachele Furfaro offra non solo un esempio, quanto
un possibile percorso di crescita umana e professionale che può
servire a tutti coloro - genitori, educatori e insegnanti - che
lo sappiano leggere e sentire nella sua profondità.
Il libro è pubblicato dalle Edizioni Junior
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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» Costo
- Prezzo al pubblico = € 34,00 + spese di spedizione
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