Il curriculum, volante di una nuova
scuola (II)
di Franco Frabboni, Professore
Ordinario di Pedagogia, Preside della Facoltà di
Scienze della Formazione, Università di Bologna.
2. Il curricolo, idea formativa
Il curricolo è una “parola”
relativamente nuova del dizionario formativo della scuola.
Con la messa in moto in quest’ultimo lustro della
sua macchina della riforma, questo “lemma” viene
siglato sempre più al maiuscolo nell’alfabetiere
professionale dell’insegnante tanto da essere plaudito
come una sorta di best-seller dell’innovazione del
sistema scolastico.
In questo contesto, accenderemo i nostri riflettori su una
doppia coppia di idee formative del curricolo: le idee di
progressività e di continuità e le idee di
orientamento e di credito scolastico.
2.1. L’idea di progressività
e di continuità
(a) Prima idea formativa.
- Il curricolo ha il compito pedagogico, si è detto,
di disegnare e progettare il percorso formativo di ogni
comparto scolastico. Questa vocazione “longitudinale”
lo rende interprete di progressività e di continuità
nella vita della scuola. Questa prima idea curricolare gli
assegna la responsabilità di percorrere sia itinerari
longitudinali (tracciati nel nome della progressività
verticale tra i cicli del sistema scolastico), sia itinerari
trasversali (tracciati nel nome della continuità
orizzontale intesa come “ponte” tra scuola e
ambiente, tra saperi ufficiali del “dentro-scuola”
e saperi antropologici del “fuori-scuola”).
Un duplice itinerario - questo - intitolato alla progressività
e alla continuità che, intersecandosi e unificandosi,
contribuisce a disegnare una scuola come sistema.
(a1) L’itinerario numero 1
(la progressività verticale) si incammina lungo le
strade che portano ad una nuova ingegneria scolastica (lastricata
di anni-ponte, bienni-cerniera et al), il cui compito è
quello di dare continuità ai singoli comparti scolastici
offrendo agli allievi, conseguentemente, passaggi morbidi
da un grado scolastico all’altro (dalla scuola dell’infanzia
alla scuola primaria alla scuola secondaria). Il tutto allo
scopo di ridurre le cifre ansiogene e traumatiche (attualmente
assai elevate) che accompagnano il transito degli allievi
da una riva all’altra di un torrente (il sistema scolastico)
le cui acque appaiono scosse da vortici, dislivelli, salti
continui.
La progressività verticale può essere tracciata
e percorsa soltanto da una scuola del curricolo, perchè
in grado di dare legittimità formativa - contestualmente
- sia alla discontinuità (nel senso che riconosce
ad ogni comparto scolastico una propria identità-specificità,
in coerenza con le diverse età evolutive che lo frequentano),
sia alla continuità (nel senso che riconosce l’esigenza
di costruire un denominatore comune vuoi per le finalità
educative della scuola, vuoi per le metodologie-strategie
didattiche da praticare).
(a2) L’itinerario numero 2 (la
continuità orizzontale) si incammina, a sua volta,
lungo le strade che portano ad una scuola permeabile alla
reciprocità-interdipendenza con i beni e le offerte
culturali dell’ambiente sociale (il mattone: la città)
e naturale (il ciuffo d’erba: il paesaggio). Il tutto
allo scopo di agevolare gli allievi nel faticoso e spesso
contrastato viaggio che porta al traguardo-meta del rispetto
e della legittimazione delle diversità di lingua,
cultura, fede, etnia.
La continuità trasversale può essere tracciata
e percorsa soltanto da una scuola dei curricoli, perchè
in grado di essere aperta due volte: sia verso il “fuori”
(al proprio territorio sociale e naturale, alla città
e al paesaggio), sia verso il suo “interno”
(ai suoi flessibili e modulari spazi e tempi quotidiani
di vita). Per potere perseguire questo duplice obiettivo
formativo, la scuola non può essere indisponibile
nei confronti dell’ambiente naturale e sociale (elevandolo
e consacrandolo ad aula didattica decentrata) e verso l’insieme
dei suoi spazi e tempi interni (sia elevando a occasioni
formative gli spazi-classe e gli spazi-interclasse, sia
modulando il monte-ore settimanale in rapporto alle molteplici
variabili che attraversano il plesso scolastico: rendimento
cognitivo degli allievi, disponibilità degli spazi,
opportunità-risorse extrascolastiche et al).
2.2. L’idea di orientamento
e di credito scolastico
(a) Seconda idea formativa. -
Il curricolo fa tutt’uno con una scuola dell’orientamento
e del credito formativo. Questa stagione di radicale ridisegno
del binomio centro-periferia sta per attribuire allo Stato
(dimagrito e leggero) poche ma irrinunciabili responsabilità
di raggio nazionale. A partire dal compito di tracciare
le linee di indirizzo relative sia ai piani poliennali di
sviluppo del sistema formativo (nella prospettiva dell’educazione
per tutta la vita), sia alla programmazione-distribuzione
territoriale delle risorse, sia alla terminalità
delle competenze cognitive di fine ciclo scolastico (esercitando
sulle stesse una funzione di controllo e di validazione
dei titoli di studio).
Di converso, e parallelamente, questa stagione di fine millennio
sta per attribuire alle istituzioni scolastiche periferiche
un’ampia autonomia, a partire dal compito di “colorare”
e gestire - rendendole qualitative e competitive - le singole
tessere del complesso mosaico curricolare della formazione
a livello regionale.
(a1) Una prima “tessera” del mosaico
curricolare di indubbio rilievo formativo porta il nome
di orientamento. Riconosciuto dispositivo sia di possibile
contenimento-raffreddamento delle dilaganti cifre quantitative
della dispersione (perché può contribuire
a ridurre gli insopportabili tassi di insuccesso-abbandono
degli studi), sia di innalzamento dei coefficienti qualitativi
dell’istruzione di massa (responsabile spesso di dispersione
intellettuale e di analfabetismo di ritorno) perché
può contribuire a fare interagire gli interessi di
studio del discente con il suo rendimento scolastico.
Porre l’orientamento a dispositivo “vincente”
per risolvere la difficile (impossibile?) equazione diritto
allo studio (l’obiettivo: ridurre le insostenibili
cifre della dispersione) - qualità dell’istruzione
(l’obiettivo: individualizzare i percorsi dell’apprendimento)
significa riconoscergli una doppia identità formativa:
la prima a raggio lungo, la seconda a raggio corto.
La prima identità scontorna un’immagine olistica.
In questa figura formativa, l’orientamento impugna
un compasso largo che disegna un suo profilo ecosistemico.
Nel senso che l’orientamento troneggia lungo l’intero
percorso longitudinale della scuola. Dimensione olistica
dell’orientamento significa che gli allievi, fin dalla
scuola dell’infanzia, trovano un ambiente formativo
capace di liberare e rendere manifesti i loro bisogni, interessi,
capacità, attitudini e vocazioni.
In sintesi. Il raggio olistico dell’orientamento si
identifica con la sua pratica diffusa e permanente all’interno
di tutti i comparti della vita scolastica.
La seconda identità scontorna un’immagine localistica.
In questa figura formativa, l’orientamento impugna
un compasso corto che disegna una sua presenza limitata
- anche se molto intensa - ad alcune annualità specifiche:
per esempio, quelle di esordio della scuola secondaria.
Rinchiuso dentro ad alcune “annualità”,
l’orientamento lascia il mantello olistico (diffusivo)
e indossa i calzoni corti di uno dei capitoli didattici
del libro annuale del Progetto educativo della scuola. Con
il compito di destinare molte delle sue procedure formative
sia per depistare e diagnosticare il rendimento dell’allievo
nei singoli discipline scolastiche (i suoi debiti-crediti
cognitivi, le sue capacità di assimilazione-interiorizzazione
delle conoscenze, le sue prestazioni intellettuali, le sue
motivazioni e attitudini verso i futuri percorsi di studio-lavoro:
il canale professionale o il canale liceale), sia per implementare
e ottimizzare quelle aree culturali e formative nei confronti
delle quali il discente mostra non solo interesse ma anche
un buon livello di competenza cognitiva (conoscenza, comprensione,
padronanza, abilità et al).
(a2) Una seconda “tessera”
del mosaico curricolare di indubbio rilievo formativo porta
nitido il nome di credito scolastico. Questo dispositivo
ha il pregio, tutto formativo, di rendere l’allievo
protagonista del “romanzo” dell’alfabetizzazione
scolastica facendogli indossare la veste di co-pilota della
vettura formativa. In grado, quindi, di potere azionare
da solo le leve della negoziazione curricolare con l’insegnante,
a partire dal “contratto” cognitivo.
Il credito scolastico fonda la propria teoria dell’apprendimento
sul teorema dell’equipollenza cognitiva di contenuti
(“saperi”) differenti. Questo principio logico-formale
(esiste un isomorfismo tra competenze-padronanze di “saperi”
disciplinari diversi) è oggi considerato una pratica
alfabetica irrinunciabile dovendo istruire una popolazione
scolastica dalle forti diversità culturali: a partire
dagli allievi in situazione di handicap e dagli allievi
provenienti da altre etnie culturali.
La scuola ha il compito non solo di trasmettere cultura
ma anche di cercare e ritrovare cultura (legittimando e
valorizzando le culture-altre e la cultura dell’ambiente
sociale e naturale viciniore). Conseguentemente, appare
obbligata la strada intitolata al credito scolastico. E’
un percorso formativo i cui sentieri portano il nome di
“contratto” cognitivo dell’allievo, volto
a valorizzare l’autonoma e personale riflessione-rielaborazione
delle strutture cognitive desunte dal proprio universo antropologico
e/o ambientale di cose e di valori. In questa versione,
il credito scolastico ha l’indubbio merito di allargare
il respiro culturale dei saperi canonici della scuola (tendenzialmente
eurocentrici), aprendo conseguentemente le porte ad una
qualità dell'istruzione dalle elevate cifre multiculturali.
Il credito scolastico fondando il proprio congegno teorico
sul principio cognitivo dell’isomorfismo disciplinare
è potenzialmente in grado di allargare e implementare
il repertorio dei mediatori culturali della scuola.
I primi anni duemila stanno ponendo sotto i riflettori della
propria denuncia (perché nemico numero uno della
mortalità scolastica) la dittatura della lezione
quale mediatore culturale dominante nei processi di insegnamento-apprendimento.
Con questo duplice risultato negativo. Da una parte, quello
di enfatizzare le cifre verbalistico-nozionistiche delle
singole discipline; dall’altra parte, quello di negare
agli studenti la possibilità di potere disporre di
più canali comunicativi (per via della citata egemonia
della “lezione”) ed ermeneutici (per via dell’egemonia
del pensiero monocognitivo su quello “metacognitivo”
). I mediatori cognitivi agli occhi degli studenti appaiono
rigidamente ancorati alla lezione, mentre su posizioni subalterne
(o addirittura assenti) restano il seminario, l’esercitazione,
il laboratorio, la ricerca e il tirocinio.
Dunque, il repertorio dei mediatori culturali, rimasto a
lungo nella penombra nei programmi centralistici nazionali,
può essere inondato di luce dal credito scolastico,
qualora si intenda innovare la qualità del curricolo.
Arricchire la ramificazione dei mediatori culturali è
possibile soltanto con il concorso del credito scolastico
perché in grado di sottrarre alla lezione la leadership
nella trasmissione delle conoscenze: non solo la rotaia-lezione,
ma anche le rotaie esercitazione-seminario-laboratorio-ricerca-tirocinio.
Queste garantiscono alle singole materie di insegnamento
di dare respiro alla propria morfologia (al proprio statuto
disciplinare): non più identificata nei soli contenuti
(che trovano nella “lezione” un’affidabile
mediatrice), ma identificata e valorizzata anche per la
specificità del proprio linguaggio (che trova nell’“esercitazione”
un’affidabile mediatrice), nonché della propria
logica ermeneutica (che trova nel “seminario”
un affidabile mediatore), generativa (che trova nel “laboratorio”
interdisciplinare un affidabile mediatore), investigativa
(che trova nella “ricerca” un’affidabile
mediatrice) ed euristica (che trova nel “tirocinio”
un affidabile mediatore).
Sul piano didattico, il “contratto”
cognitivo - come area formativa elettiva - può trovare
visibilità sia nel curricolo di istituto sia nel
curricolo di classe attraverso un set di pacchetti-orario
destinati al lavoro autonomo e personalizzato degli allievi
(a partire da quelli che testimoniano coefficienti elevati
di diversità culturale) su conoscenze di prelievo
antropologico e ambientale.
Anzitutto, va assicurata pariteticità tra i saperi
disciplinari (iscritti nella “quota” nazionale
del curricolo) e i saperi antropologici”(da iscriversi
nella “quota” locale) di cui è portatore
il singolo allievo. Per esempio, a partire dallo statuto
condiviso della geografia fisica (scandita per morfologia,
orografia, idrografia et al), la conoscenza antropologica
da parte dell'allievo magrebino dell’orografia del
Marocco va apprezzata (e formalmente legittimata) come “equipollente”
alla conoscenza delle catene alpine e appenniniche dell’Italia.
Poi, va assicurata pariteticità tra i saperi disciplinari
(iscritti nella “quota” nazionale del curricolo)
e i saperi ambientali (da iscriversi nella “quota”
locale) di cui sono portatrici le risorse/opportunità
del territorio extrascolastico (sociale e naturale, formalizzato
e informale), intese quali preziose contropartite didattiche,
occasioni di reciprocità culturale tra scuola e ambiente.
Il credito scolastico si tramuta in credito formativo quando
indossa l’abito delle conoscenze/competenze curricolari
che la scuola appalta presso il fuori-scuola. In questo
contesto, si identifica con i progetti didattici che il
curricolo di classe seleziona come meglio gestibili presso
i beni-risorse-opportunità-servizi culturali dell'extrascuola.
Sono fondamentalmente quattro i “punti-qualità”
del credito formativo acquisibili presso l’ambiente
sociale e naturale viciniore alla scuola.
(a) Primo punto-qualità. Il credito formativo qualifica
come curricolare il territorio esterno alla scuola, inteso
sia come aula didattica decentrata (gli spazi informali,
non istituzionali: i luoghi monumentali, paesaggistici,
sociali, produttivi, etc.), sia come laboratorio didattico
(gli spazi formalizzati e istituzionali: i laboratori tematizzati
o polivalenti, i musei, le pinacoteche, i centri ricreativi
e sportivi, le biblioteche et al).
(b) Secondo punto-qualità. Il credito formativo qualifica
l'ambiente (urbano e paesaggistico) come proprio naturale
spazio innovativo. Il suo “bottino” didattico
(filmati, disegni, elaborati, interviste, questionari, reperti,
ecc.) può essere opportunamente riversato dentro
la scuola in uno spazio “specializzato”: il
laboratorio/ambiente.
(c) Terzo punto-qualità. Il credito formativo ha
il merito di disseminare il proprio percorso cognitivo di
molteplici occasioni di valutazione formativa in itinere,
che si prestano a forme diversificate di “autovalutazione”.
(d) Quarto punto-qualità. Il credito formativo ha
il merito di chiedere alla scuola di essere legittimato
(quindi, riconosciuto quale competenza disciplinare, come
“sapere” ufficiale) attraverso forme di verifica
complessiva finale. Queste fasi di verifica (formativa e
sommativa) risulterebbero quanto mai fertili didatticamente
se coinvolgessero anche gli operatori di territorio, gli
animatori culturali e i responsabili delle aule didattiche
decentrate (laboratori).
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Il contributo è tratto dalla rivista
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"DAP - Discorso e apprendimento"
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- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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