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  » Curricolo, programmazione e P.O.F. ©®2000-2008 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

Il curriculum, volante di una nuova scuola (II)

di Franco Frabboni, Professore Ordinario di Pedagogia, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Bologna.


2. Il curricolo, idea formativa

Il curricolo è una “parola” relativamente nuova del dizionario formativo della scuola. Con la messa in moto in quest’ultimo lustro della sua macchina della riforma, questo “lemma” viene siglato sempre più al maiuscolo nell’alfabetiere professionale dell’insegnante tanto da essere plaudito come una sorta di best-seller dell’innovazione del sistema scolastico.
In questo contesto, accenderemo i nostri riflettori su una doppia coppia di idee formative del curricolo: le idee di progressività e di continuità e le idee di orientamento e di credito scolastico.

2.1. L’idea di progressività e di continuità

(a) Prima idea formativa. - Il curricolo ha il compito pedagogico, si è detto, di disegnare e progettare il percorso formativo di ogni comparto scolastico. Questa vocazione “longitudinale” lo rende interprete di progressività e di continuità nella vita della scuola. Questa prima idea curricolare gli assegna la responsabilità di percorrere sia itinerari longitudinali (tracciati nel nome della progressività verticale tra i cicli del sistema scolastico), sia itinerari trasversali (tracciati nel nome della continuità orizzontale intesa come “ponte” tra scuola e ambiente, tra saperi ufficiali del “dentro-scuola” e saperi antropologici del “fuori-scuola”). Un duplice itinerario - questo - intitolato alla progressività e alla continuità che, intersecandosi e unificandosi, contribuisce a disegnare una scuola come sistema.

(a1) L’itinerario numero 1 (la progressività verticale) si incammina lungo le strade che portano ad una nuova ingegneria scolastica (lastricata di anni-ponte, bienni-cerniera et al), il cui compito è quello di dare continuità ai singoli comparti scolastici offrendo agli allievi, conseguentemente, passaggi morbidi da un grado scolastico all’altro (dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria alla scuola secondaria). Il tutto allo scopo di ridurre le cifre ansiogene e traumatiche (attualmente assai elevate) che accompagnano il transito degli allievi da una riva all’altra di un torrente (il sistema scolastico) le cui acque appaiono scosse da vortici, dislivelli, salti continui.
La progressività verticale può essere tracciata e percorsa soltanto da una scuola del curricolo, perchè in grado di dare legittimità formativa - contestualmente - sia alla discontinuità (nel senso che riconosce ad ogni comparto scolastico una propria identità-specificità, in coerenza con le diverse età evolutive che lo frequentano), sia alla continuità (nel senso che riconosce l’esigenza di costruire un denominatore comune vuoi per le finalità educative della scuola, vuoi per le metodologie-strategie didattiche da praticare).

(a2) L’itinerario numero 2 (la continuità orizzontale) si incammina, a sua volta, lungo le strade che portano ad una scuola permeabile alla reciprocità-interdipendenza con i beni e le offerte culturali dell’ambiente sociale (il mattone: la città) e naturale (il ciuffo d’erba: il paesaggio). Il tutto allo scopo di agevolare gli allievi nel faticoso e spesso contrastato viaggio che porta al traguardo-meta del rispetto e della legittimazione delle diversità di lingua, cultura, fede, etnia.
La continuità trasversale può essere tracciata e percorsa soltanto da una scuola dei curricoli, perchè in grado di essere aperta due volte: sia verso il “fuori” (al proprio territorio sociale e naturale, alla città e al paesaggio), sia verso il suo “interno” (ai suoi flessibili e modulari spazi e tempi quotidiani di vita). Per potere perseguire questo duplice obiettivo formativo, la scuola non può essere indisponibile nei confronti dell’ambiente naturale e sociale (elevandolo e consacrandolo ad aula didattica decentrata) e verso l’insieme dei suoi spazi e tempi interni (sia elevando a occasioni formative gli spazi-classe e gli spazi-interclasse, sia modulando il monte-ore settimanale in rapporto alle molteplici variabili che attraversano il plesso scolastico: rendimento cognitivo degli allievi, disponibilità degli spazi, opportunità-risorse extrascolastiche et al).

2.2. L’idea di orientamento e di credito scolastico

(a) Seconda idea formativa. - Il curricolo fa tutt’uno con una scuola dell’orientamento e del credito formativo. Questa stagione di radicale ridisegno del binomio centro-periferia sta per attribuire allo Stato (dimagrito e leggero) poche ma irrinunciabili responsabilità di raggio nazionale. A partire dal compito di tracciare le linee di indirizzo relative sia ai piani poliennali di sviluppo del sistema formativo (nella prospettiva dell’educazione per tutta la vita), sia alla programmazione-distribuzione territoriale delle risorse, sia alla terminalità delle competenze cognitive di fine ciclo scolastico (esercitando sulle stesse una funzione di controllo e di validazione dei titoli di studio).
Di converso, e parallelamente, questa stagione di fine millennio sta per attribuire alle istituzioni scolastiche periferiche un’ampia autonomia, a partire dal compito di “colorare” e gestire - rendendole qualitative e competitive - le singole tessere del complesso mosaico curricolare della formazione a livello regionale.

(a1) Una prima “tessera” del mosaico curricolare di indubbio rilievo formativo porta il nome di orientamento. Riconosciuto dispositivo sia di possibile contenimento-raffreddamento delle dilaganti cifre quantitative della dispersione (perché può contribuire a ridurre gli insopportabili tassi di insuccesso-abbandono degli studi), sia di innalzamento dei coefficienti qualitativi dell’istruzione di massa (responsabile spesso di dispersione intellettuale e di analfabetismo di ritorno) perché può contribuire a fare interagire gli interessi di studio del discente con il suo rendimento scolastico.
Porre l’orientamento a dispositivo “vincente” per risolvere la difficile (impossibile?) equazione diritto allo studio (l’obiettivo: ridurre le insostenibili cifre della dispersione) - qualità dell’istruzione (l’obiettivo: individualizzare i percorsi dell’apprendimento) significa riconoscergli una doppia identità formativa: la prima a raggio lungo, la seconda a raggio corto.
La prima identità scontorna un’immagine olistica. In questa figura formativa, l’orientamento impugna un compasso largo che disegna un suo profilo ecosistemico. Nel senso che l’orientamento troneggia lungo l’intero percorso longitudinale della scuola. Dimensione olistica dell’orientamento significa che gli allievi, fin dalla scuola dell’infanzia, trovano un ambiente formativo capace di liberare e rendere manifesti i loro bisogni, interessi, capacità, attitudini e vocazioni.
In sintesi. Il raggio olistico dell’orientamento si identifica con la sua pratica diffusa e permanente all’interno di tutti i comparti della vita scolastica.
La seconda identità scontorna un’immagine localistica. In questa figura formativa, l’orientamento impugna un compasso corto che disegna una sua presenza limitata - anche se molto intensa - ad alcune annualità specifiche: per esempio, quelle di esordio della scuola secondaria. Rinchiuso dentro ad alcune “annualità”, l’orientamento lascia il mantello olistico (diffusivo) e indossa i calzoni corti di uno dei capitoli didattici del libro annuale del Progetto educativo della scuola. Con il compito di destinare molte delle sue procedure formative sia per depistare e diagnosticare il rendimento dell’allievo nei singoli discipline scolastiche (i suoi debiti-crediti cognitivi, le sue capacità di assimilazione-interiorizzazione delle conoscenze, le sue prestazioni intellettuali, le sue motivazioni e attitudini verso i futuri percorsi di studio-lavoro: il canale professionale o il canale liceale), sia per implementare e ottimizzare quelle aree culturali e formative nei confronti delle quali il discente mostra non solo interesse ma anche un buon livello di competenza cognitiva (conoscenza, comprensione, padronanza, abilità et al).

(a2) Una seconda “tessera” del mosaico curricolare di indubbio rilievo formativo porta nitido il nome di credito scolastico. Questo dispositivo ha il pregio, tutto formativo, di rendere l’allievo protagonista del “romanzo” dell’alfabetizzazione scolastica facendogli indossare la veste di co-pilota della vettura formativa. In grado, quindi, di potere azionare da solo le leve della negoziazione curricolare con l’insegnante, a partire dal “contratto” cognitivo.
Il credito scolastico fonda la propria teoria dell’apprendimento sul teorema dell’equipollenza cognitiva di contenuti (“saperi”) differenti. Questo principio logico-formale (esiste un isomorfismo tra competenze-padronanze di “saperi” disciplinari diversi) è oggi considerato una pratica alfabetica irrinunciabile dovendo istruire una popolazione scolastica dalle forti diversità culturali: a partire dagli allievi in situazione di handicap e dagli allievi provenienti da altre etnie culturali.
La scuola ha il compito non solo di trasmettere cultura ma anche di cercare e ritrovare cultura (legittimando e valorizzando le culture-altre e la cultura dell’ambiente sociale e naturale viciniore). Conseguentemente, appare obbligata la strada intitolata al credito scolastico. E’ un percorso formativo i cui sentieri portano il nome di “contratto” cognitivo dell’allievo, volto a valorizzare l’autonoma e personale riflessione-rielaborazione delle strutture cognitive desunte dal proprio universo antropologico e/o ambientale di cose e di valori. In questa versione, il credito scolastico ha l’indubbio merito di allargare il respiro culturale dei saperi canonici della scuola (tendenzialmente eurocentrici), aprendo conseguentemente le porte ad una qualità dell'istruzione dalle elevate cifre multiculturali.
Il credito scolastico fondando il proprio congegno teorico sul principio cognitivo dell’isomorfismo disciplinare è potenzialmente in grado di allargare e implementare il repertorio dei mediatori culturali della scuola.
I primi anni duemila stanno ponendo sotto i riflettori della propria denuncia (perché nemico numero uno della mortalità scolastica) la dittatura della lezione quale mediatore culturale dominante nei processi di insegnamento-apprendimento. Con questo duplice risultato negativo. Da una parte, quello di enfatizzare le cifre verbalistico-nozionistiche delle singole discipline; dall’altra parte, quello di negare agli studenti la possibilità di potere disporre di più canali comunicativi (per via della citata egemonia della “lezione”) ed ermeneutici (per via dell’egemonia del pensiero monocognitivo su quello “metacognitivo” ). I mediatori cognitivi agli occhi degli studenti appaiono rigidamente ancorati alla lezione, mentre su posizioni subalterne (o addirittura assenti) restano il seminario, l’esercitazione, il laboratorio, la ricerca e il tirocinio.
Dunque, il repertorio dei mediatori culturali, rimasto a lungo nella penombra nei programmi centralistici nazionali, può essere inondato di luce dal credito scolastico, qualora si intenda innovare la qualità del curricolo. Arricchire la ramificazione dei mediatori culturali è possibile soltanto con il concorso del credito scolastico perché in grado di sottrarre alla lezione la leadership nella trasmissione delle conoscenze: non solo la rotaia-lezione, ma anche le rotaie esercitazione-seminario-laboratorio-ricerca-tirocinio. Queste garantiscono alle singole materie di insegnamento di dare respiro alla propria morfologia (al proprio statuto disciplinare): non più identificata nei soli contenuti (che trovano nella “lezione” un’affidabile mediatrice), ma identificata e valorizzata anche per la specificità del proprio linguaggio (che trova nell’“esercitazione” un’affidabile mediatrice), nonché della propria logica ermeneutica (che trova nel “seminario” un affidabile mediatore), generativa (che trova nel “laboratorio” interdisciplinare un affidabile mediatore), investigativa (che trova nella “ricerca” un’affidabile mediatrice) ed euristica (che trova nel “tirocinio” un affidabile mediatore).

Sul piano didattico, il “contratto” cognitivo - come area formativa elettiva - può trovare visibilità sia nel curricolo di istituto sia nel curricolo di classe attraverso un set di pacchetti-orario destinati al lavoro autonomo e personalizzato degli allievi (a partire da quelli che testimoniano coefficienti elevati di diversità culturale) su conoscenze di prelievo antropologico e ambientale.
Anzitutto, va assicurata pariteticità tra i saperi disciplinari (iscritti nella “quota” nazionale del curricolo) e i saperi antropologici”(da iscriversi nella “quota” locale) di cui è portatore il singolo allievo. Per esempio, a partire dallo statuto condiviso della geografia fisica (scandita per morfologia, orografia, idrografia et al), la conoscenza antropologica da parte dell'allievo magrebino dell’orografia del Marocco va apprezzata (e formalmente legittimata) come “equipollente” alla conoscenza delle catene alpine e appenniniche dell’Italia.
Poi, va assicurata pariteticità tra i saperi disciplinari (iscritti nella “quota” nazionale del curricolo) e i saperi ambientali (da iscriversi nella “quota” locale) di cui sono portatrici le risorse/opportunità del territorio extrascolastico (sociale e naturale, formalizzato e informale), intese quali preziose contropartite didattiche, occasioni di reciprocità culturale tra scuola e ambiente.
Il credito scolastico si tramuta in credito formativo quando indossa l’abito delle conoscenze/competenze curricolari che la scuola appalta presso il fuori-scuola. In questo contesto, si identifica con i progetti didattici che il curricolo di classe seleziona come meglio gestibili presso i beni-risorse-opportunità-servizi culturali dell'extrascuola.

Sono fondamentalmente quattro i “punti-qualità” del credito formativo acquisibili presso l’ambiente sociale e naturale viciniore alla scuola.

(a) Primo punto-qualità. Il credito formativo qualifica come curricolare il territorio esterno alla scuola, inteso sia come aula didattica decentrata (gli spazi informali, non istituzionali: i luoghi monumentali, paesaggistici, sociali, produttivi, etc.), sia come laboratorio didattico (gli spazi formalizzati e istituzionali: i laboratori tematizzati o polivalenti, i musei, le pinacoteche, i centri ricreativi e sportivi, le biblioteche et al).

(b) Secondo punto-qualità. Il credito formativo qualifica l'ambiente (urbano e paesaggistico) come proprio naturale spazio innovativo. Il suo “bottino” didattico (filmati, disegni, elaborati, interviste, questionari, reperti, ecc.) può essere opportunamente riversato dentro la scuola in uno spazio “specializzato”: il laboratorio/ambiente.

(c) Terzo punto-qualità. Il credito formativo ha il merito di disseminare il proprio percorso cognitivo di molteplici occasioni di valutazione formativa in itinere, che si prestano a forme diversificate di “autovalutazione”.

(d) Quarto punto-qualità. Il credito formativo ha il merito di chiedere alla scuola di essere legittimato (quindi, riconosciuto quale competenza disciplinare, come “sapere” ufficiale) attraverso forme di verifica complessiva finale. Queste fasi di verifica (formativa e sommativa) risulterebbero quanto mai fertili didatticamente se coinvolgessero anche gli operatori di territorio, gli animatori culturali e i responsabili delle aule didattiche decentrate (laboratori).

La lettura continua

Il contributo è tratto dalla rivista ufficiale dell'Opera Nazionale Montessori "Vita dell'Infanzia"

» Indice generale di "Curricolo, programmazione e POF"

   

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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
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