Il curriculum, volante di una nuova
scuola (I)
di Franco Frabboni, Professore
Ordinario di Pedagogia, Preside della Facoltà di
Scienze della Formazione, Università di Bologna.
1. Il curricolo, idea pedagogica
1.1. Ponte di raccordo
Il curricolo prende l’immagine del volante
della vettura di una scuola nuova. E’ a disposizione
per la guida di chi (gli studenti e gli insegnanti) progetta
e percorre un viaggio per le strade della socializzazione
e dell’alfabetizzazione di un comparto scolastico.
Sul piano epistemologico, questo volante è stato
“oggetto” di più teorie interpretative,
di più scuole di pensiero pedagogico, tanto da diventare
in questi ultimi decenni un terreno di confronto-scontro
sull’identità e sul ruolo formativo
della scuola in una società complessa e in trasformazione.
In particolare, la partita finale nel nome del
curricolo si è consumata come sfida stellare tra
antiche idee pedagogiche, le cui contrapposizioni
conflittuali hanno generato dei veri e propri match
a due: una serie di “bipolarizzazioni”
interpretative divaricanti, di “doppie” idee
dell’educazione centrifugate a centottantagradi tra
loro.
(a) Prima doppia idea dell’educazione.
Questa, la disputa pedagogica. Il curricolo è il
volante di guida dello scolaro o dell’istruzione?
Qui scatta un conflitto teorico dal quale scaturisce un
duplice contrastivo programma di viaggio educativo. Il primo
itinerario curricolare punta diritto dentro ai paesaggi
esistenziali dell’allievo (nelle sue dimensioni di
sviluppo e nel suo mondo di cose e di valori), considerato
l’irrinunciabile punto di partenza e di arrivo dei
molteplici sentieri alfabetici e relazionali della scuola.
Il secondo itinerario curricolare punta diritto dentro ai
paesaggi culturali dell’istruzione (nei sistemi simbolico-culturali
delle discipline e nella trasversalità delle odierne
conoscenze tecnologico-scientifiche e del mondo del lavoro),
considerata il punto di riferimento prioritario per la determinazione
dei sentieri formativi che portano al traguardo d’arrivo
di una scuola antidogmatica e democratica.
(b) Seconda doppia idea dell’educazione.
Questa, la disputa pedagogica. Il curricolo è il
volante di guida di una vettura scolastica che trasporta
programmi o programmazioni? Qui scatta un conflitto teorico
dal quale scaturisce un duplice contrastivo programma di
viaggio educativo. I termini del contendere sono riconducibili
a questa antinomia pedagogica. Da una parte, stanno i sostenitori
di un curricolo che fa tutt’uno con il manifesto prescrittivo,
vincolante ed eteronomo del legislatore (“quota”
nazionale); dall’altra parte, stanno i sostenitori
di un curricolo che fa tutt’uno con il manifesto opzionale,
discrezionale e autonomo della scuola della periferia (“quota”
locale).
(c) La terza via dell’educazione.
E’ la nostra linea di conciliazione pedagogica. Il
curricolo è il “volante” di guida di
una vettura che scollina e va oltre - sulle ali della pedagogia
- le asperità conflittuali tra allievo e cultura,
tra centro e periferia.
Il principio teorico a cui noi aderiamo si configura come
terza via, come idea pedagogica di incontro dialettico tra
le posizioni “bipolari” che occupano il primo,
come il secondo tavolo interpretativo del curricolo.
In altre parole. Noi teorizziamo un curricolo che funga
da “termostato”, da equilibratore tra la visione
scuolacentrica e la visione culturacentrica dei percorsi
formativi, nonché tra l'ipostasi iperformale (il
curricolo specchio fedele delle norme programmatiche decise
dal Legislatore) e l'ipostasi iperinformale (il curricolo
specchio di tutto ciò che decide la scuola).
Questa linea di mediazione didattica legittima una terza
via nella quale sono chiamati a camminare insieme - dandosi
la mano - infanzia e cultura, programma e programmazione.
A partire da questa fondazione dialettica, la terza via
del curricolo ha il compito di disegnare queste tre identità
pedagogiche.
La prima identità veste il curricolo dell’abito
del regolatore pedagogico, essendo questo segno di riconoscimento
un luogo di residenza conflittuale delle classiche bipolarità
della vita scolastica. Come dire, indossa i panni del mediatore/ponte
tra la sponda dell’apprendimento e la sponda della
socializzazione, tra il versante cognitivo e il versante
relazionale, tra le spiagge dei “saperi” e le
spiagge dei “valori”.
La seconda identità veste il curricolo dell’abito
del termostato pedagogico, essendo questo segno di riconoscimento
un luogo di residenza conflittuale tra strategie metodologiche
antinomiche e bipolari. Come dire, indossa i panni del mediatore/ponte
tra pratiche interventiste e pratiche attendiste, tra procedure
individualizzate e procedure non-individualizzate, tra opzioni
scuolacentriche e opzioni ambientecentriche, tra approcci
disciplinari e approcci interdisciplinari.
La terza identità veste il curricolo dell’abito
dell’armonizzatore pedagogico, essendo i suoi sentieri
la causa di sobbalzi e di sbandate continue della diligenza
scolastica. Come dire, indossa i panni del mediatore/ponte
tra itinerari disseminati da situazioni imprevedibili, inattese,
casuali.
1.2. Due paesaggi pedagogici
Sulla carta d'identità della terza via dell’educazione,
il curricolo espone due limpide immagini che documentano
altrettanti paesaggi di riconoscimento pedagogico.
(a) Paesaggio numero 1.
La prima immagine scontorna un curricolo che prende il volto
dell’avvocato “difensore” del soggetto
che apprende: l’allievo.
Una scuola che abdica alla programmazione metterebbe fuori-quadro,
avvolgerebbe in una sorta di black-out lo scolaro e la scolara:
li costringerebbe al buio e al silenzio. Con il curricolo,
il Pof viene messo nelle condizioni di muovere sempre dall'universo
della “diversità” dell'infanzia. Dunque,
un allievo “reale”, storicamente determinato:
nei confronti del quale il curricolo ha il compito di riabilitare
e di dare voce ai bisogni-motivazioni che tendenzialmente
l’odierna società postindustriale (della cultura
e dei consumi indotti e diffusi) tende a deprivare e a negare:
la comunicazione, l’autonomia, la relazione, la costruzione,
la fantasia, l’avventura, il movimento. Anziché
la pratica didattica del vivere alla giornata e del fare
venire sera (pratica asfittica: intuitiva, asistematica,
estemporanea), il curricolo sceglie la strada della progettualità
formativa (pratica di ampio respiro: culturalmente impegnata,
interessata, intenzionale) alle cui fondamenta stanno, per
l’appunto, i bisogni/motivazioni infantili oggi maggiormente
deprivati e marginalizzati in famiglia, nel contesto sociale,
nella vita quotidiana.
Quindi, il curricolo quale “volante” della vettura
scolastica. E’ il timone di guida di una scuola che
gli insegnanti hanno il dovere di condurre attraverso un
imprevedibile e affascinante viaggio annuale che abitualmente
chiede strategie di percorso (direzione, difficoltà,
estensione degli itinerari, tempi di viaggio, durata delle
soste) il più possibile in sintonia con le capacità
e le potenzialità della sua utenza.
Siamo al cuore del “carciofo”. Il viaggio annuale
della scuola si identifica con la trilogia curricolare (curricolo
di istituto, curricolo di classe, curricolo disciplinare)
che gli insegnanti hanno il compito di elaborare e di formalizzare.
(b) Paesaggio numero 2.
La seconda immagine scontorna un curricolo che prende il
volto di un “ponte” di collegamento tra i diversi
luoghi e tra le varietà dei saperi che corredano
la vita scolastica.
Anzitutto, funge da “ponte” formativo tra le
attività di classe (di aula) e le attività
di interclasse (di centro di interesse-atelier-laboratorio).
In questa veste, il curricolo si offre da “bussola”
di orientamento per qualificare (ottimizzare) due canonici
processi di alfabetizzazione scolastica: quelli “primari”
che si celebrano prevalentemente in classe (sono gli apprendimenti
di base, in termini di condotte linguistiche, matematiche,
scientifiche, artistiche et al) e quelli “secondari”
che si celebrano prevalentemente negli spazi di interclasse
e nell’ambiente esterno (sono gli apprendimenti superiori,
metacognitivi e fantacognitivi, in termini di competenze
di analisi-sintesi, di ricostruzione-produzione delle conoscenze,
di intuizione-invenzione di saperi inediti e originali).
Poi, funge da “ponte” formativo tra la cultura
del dentro-scuola e la cultura del fuori-scuola. In questa
veste, il curricolo si offre da terreno di incontro e di
corteggiamento reciproco tra i saperi freddi (scolastici:
indiretti, simbolici, logici, sistematici) e i saperi caldi
(extrascolastici: diretti, tangibili, emozionali, asistematici).
1.3. Un calesse a due ruote
Il calesse curricolare compie il viaggio lungo le strade
che attraversano i due paesaggi illustrati trainato da due
ruote, ciascuna dotata di una propria specifica finalità
formativa: la prima ruota, conduce il curricolo al traguardo
di nome autonomia formativa e dignità scientifica
dei singoli gradi scolastici; la seconda ruota conduce il
curricolo al traguardo di nome “pariteticità”
dei processi relazionali e dei processi cognitivi.
(a)
Il curricolo fa tutt’uno con il peculiare percorso
formativo di un grado scolastico (asilo nido, scuola dell'infanzia,
scuola primaria, scuola secondaria). Gli obiettivi pedagogici
della prima ruota del suo “calesse” sono quelli
di assicurare autonomia formativa e dignità scientifica
ai singoli comparti del sistema scolastico.
(a1)
L’obiettivo numero 1 si identifica con il compito
di assicurare autonomia formativa ad ogni ciclo scolastico.
Il che significa dotarlo di un proprio specifico sentiero
di istruzione (popolato sia di soggetti che apprendono,
testimoni di una determinata età evolutiva, sia di
oggetti di apprendimento, testimoni dei “saperi”
ufficiali di un determinato grado scolastico). Ogni sentiero
di istruzione ha il dovere curricolare di dire seccamente
no a qualsivoglia tentazione pedagogica di “anticipo”
cognitivo (uguale precocismo: il guadagnare tempo) o di
“posticipo” cognitivo (uguale ritardismo: il
perdere tempo) nei processi di insegnamento-apprendimento.
(a2)
L’obiettivo numero 2 si identifica con il compito
di assicurare dignità scientifica ad ogni ciclo scolastico,
in modo che ciascuno sia fornito di un proprio “originale”
progetto pedagogico. Quest’ultimo, ha il compito curricolare
di dire seccamente no a qualsivoglia tentazione didattica
di stampo naturalistico-innatista di cui è portabandiera
la scuola del Caso, che tendenzialmente funge da stampella
alle ideologie descolarizzatrici che marginalizzano la scuola
nel burocratico compito di selezionare e premiare i migliori.
E basta.
Per il curricolo, indossare un abito scientifico significa
proporsi alla scuola dell’autonomia come una sorta
di meccano gigante corredato da un numeroso set di “pezzi”
(alcuni prescrittivi e vincolanti: da inserire obbligatoriamente
in ogni costruzione curricolare; altri facoltativi e opzionali:
lasciati alla creatività progettuale del collegio
dei docenti) a disposizione delle periferie scolastiche
per potere formalizzare il proprio Pof.
(b)
Il curricolo fa tutt’uno con il principio pedagogico
dell’intenzionalità formativa. Il compito pedagogico
di questa seconda ruota del suo “calesse” è
quello di assicurare un’educazione interessata ai
disavanzi culturali e ai ritardi cognitivi degli allievi,
perseguendo obiettivi egualitari: possibili attraverso la
pratica di metodologie plurime modellabili sui livelli-tempi-stili
cognitivi degli allievi.
Il curricolo recita su due palcoscenici il principio pedagogico
dell’intenzionalità. Nel primo, il “copione”
prevede di dare voce alle procedure di osservazione-conoscenza
degli studenti. Nella scuola entrano allievi storici, antropologici,
sociali: diversi. E non astorici, astratti, metafisici:
identici. Nel secondo palcoscenico il “copione”
prevede di dare voce alle procedure di misurazione-valutazione
degli studenti. Non solo come controllo del loro rendimento/profitto
cognitivo, ma anche come verifica dell’efficacia-efficienza-equità
della scuola come sistema formativo complesso, a partire
dalla qualità del suo insegnamento/apprendimento.
L’intenzionalità formativa fa rima con un curricolo
che sa dare di più a chi ha di meno, denunciando
nel contempo come la pedagogia “naturalistica”
(del vivere alla giornata, del fare venire sera) imprigioni
gli allievi dentro ai loro condizionamenti socioculturali
(etnici, ambientali, sociali). Con l’inevitabile risultato,
antidemocratico, di dare di più a chi ha già
di più. Questo per dire che l’intenzionalità
formativa trova strada sulla spinta della seconda ruota
del calesse curricolare, chiamata ad assicurare “pariteticità”
educativa al duplice obiettivo dei processi cognitivi e
dei processi relazionali che popolano la vita della scuola.
(b1)
L’obiettivo numero 1 si identifica con i processi
cognitivi. Siamo al tavolo dell'istruzione, sul quale si
gioca la partita dell’alfabetizzazione linguistico-letteraria,
storico-geografica, matematico-scientifica-tecnologica,
artistico-creativa.
Il tavolo dei processi cognitivi è cosparso di itinerari
formativi longitudinali (quali punto di incontro vuoi dei
saperi prescritti dalla “quota” nazionale, vuoi
dei saperi elaborati dalle periferie scolastiche tramite
la “quota” locale), nonché di itinerari
formativi trasversali (sono le competenze interdisciplinari
prescritte dalla “quota” nazionale, ma definite
in sede “locale” con il sostegno di procedure
metodologiche di natura ermeneutica, generativa, euristica).
(b2)
L’obiettivo numero 2 si identifica con i processi
relazionali. Siamo al tavolo educazionale, sul quale si
gioca la partita dell’interazione emotivo-affettiva,
della comunicazione sociale e dei vissuti valoriali che
si generano nella vita della scuola.
Il tavolo dei processi relazionali è cosparso di
situazioni formative multiple, possibili in un ambiente
scolastico dagli elevati coefficienti di flessibilità
e di modularità (quindi, antiautoritario e non-direttivo).
Questo per dire che il plesso scolastico è chiamato
ad allestire i propri spazi e i propri tempi quotidiani
in modo da proporsi da punto di incontro di un ricco traffico
di vissuti socioaffettivi (occasione di aggregazione-disaggregazione-riaggregazione
di piccoli, medi e grandi gruppi) ed etico-valoriali (occasione
per vivere esperienze dirette di amicizia, cooperazione,
responsabilità, disponibilità, collaborazione,
impegno et al).
Posto su questo duplice tavolo formativo (cognitivo e relazionale),
il curricolo si trova nelle condizioni migliori per potere
tenere conto sia delle istanze del soggetto che apprende
(a partire dai suoi bisogni-motivazioni maggiormente declassati
e depauperati nell’odierna società delle globalizzazioni
dei mercati e della cultura), sia delle istanze degli oggetti
di apprendimento (conoscenze e competenze, saperi e metasaperi:
endogeni, in quanto “costruttori” di teste ben
fatte; esogeni, in quanto “spendibili” nella
vita sociale, professionale, culturale).
Per concludere. Il calesse curricolare
dispone di due ruote pedagogiche nuove di zecca (di grande
scorrevolezza formativa) che prendono il posto di quelle
senescenti del passato, del tutto inagibili per attraversare
gli odierni mobilissimi e cangianti paesaggi di una società
del cambiamento (dalla stagione modernista a quella postmodernista),
della transizione (ponte di Brooklyn tra la sponda del ventesimo
a quella del ventunesimo secolo) e della complessità
(testimone dei due citati processi epocali di globalizzazione:
dei mercati e della cultura).
•
La lettura continua
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