Marika Fontanari, laureata
in Scienze della Formazione Primaria, insegnante di scuola
dell’infanzia, Trento
Negli ultimi anni, la nostra società
sta entrando sempre più in contatto con le innovazioni
tecniche e tecnologiche, sia nell’ambiente lavorativo
sia in quello familiare. Così come negli anni passati
si erano diffusi la radio, il telefono, la televisione,
la macchina fotografica, …, allo stesso modo oggi
si stanno diffondendo videoregistratori, videogiochi elettronici,
telecamere, tastiere elettroniche e computer. Quest’ultimo
strumento, in particolare, viene usato in maniera sempre
più massiccia e, di conseguenza, inizia a diventare
inevitabile la sua presa in considerazione quando si parla
di bambini e di educazione.
Da un punto di vista normativo, l’ingresso
del computer e delle nuove tecnologie nella scuola, intese
come strumenti per il sapere e come ambienti di formazione,
è stato lento e faticoso. Solo nel programma del
ministro Berlinguer (1997) la scuola dell’infanzia
è stata presa in considerazione come un’istituzione,
al pari delle altre scuole, che possa avere l’opportunità
di utilizzare le nuove tecnologie. Tutto ciò al fine
di promuovere nei bambini e negli studenti la padronanza
della multimedialità, garantendo un uso consapevole
e significativo delle nuove tecnologie, al fine di migliorare
sia l’efficacia dei processi di insegnamento-apprendimento
sia la professionalità degli insegnanti. L’importanza
dell’introduzione delle nuove tecnologie nella scuola
è stata presa in considerazione anche dall’attuale
ministro Moratti (2003), ponendo l'accento sul fatto che
“poiché la scuola è il luogo dove si
impara a comunicare in maniera man mano più approfondita,
è inevitabile che includa le TIC (Tecnologie dell’Informazione
e della Comunicazione) nella sfera dei suoi interessi, avviando
processi di alfabetizzazione, graduale e progressiva, poi
sempre più consapevole e specializzata, fin dalla
scuola dell’infanzia”.
Oltre a queste innovazioni a livello normativo,
quando si introduce l’argomento che riguarda in modo
specifico l’uso del computer con i bambini, non è
nemmeno da sottovalutare l’esistenza di differenti
punti di vista al riguardo. In linea di massima si possono
individuare due filoni contrapposti: coloro che si oppongono
all’uso del computer da parte dei bambini e coloro
che promuovono tale iniziativa.
A sostegno del primo filone si possono
ricondurre coloro che si rifanno ad una cultura prevalentemente
umanistica e che, quindi, evidenziano la possibilità
ed il rischio, attraverso l’uso del computer, di ridurre
i saperi a pure pratiche tecniche. Gli oppositori all’uso
del computer da parte dei bambini, inoltre, sono fortemente
consapevoli che un’introduzione esagerata ed inadeguata
di tale strumento nella scuola possa manipolare il bambino,
soffocare la sua libertà e negargli la soddisfazione
dei bisogni primari per il suo sviluppo. Oltre a ciò,
essi ritengono che un’esposizione al computer prolungata
ed inadeguata possa provocare problemi di tipo fisico che
riguardano la compromissione dello sviluppo naturale della
muscolatura, dell’apparato scheletrico e di quello
visivo. Sostengono, inoltre, che il bambino possa sviluppare
un atteggiamento eccessivamente sensibile e acritico nei
confronti di tutto ciò che si presenta bello, nuovo
e stravagante, che egli possa sviluppare l’ansia di
continuare a ricevere stimoli e informazioni, che possa
perdere il controllo della situazione, che si rifugi sempre
più in se stesso e nel rapporto tra sé e la
macchina, entrando in un vortice che non presenta alcuna
via d’uscita.
Fra coloro che sono favorevoli ad un possibile
rapporto tra computer e bambini, invece, si possono individuare
i promotori di una cultura prevalentemente tecnico-scientifica.
Essi, sostenendo il loro punto di vista, sottolineano come
sia inutile chiudere l’insegnante ed i suoi alunni
in una stanza chiusa e senza finestre sul mondo, per proseguire
imperterriti nei loro percorsi didattici senza prendere
in considerazione gli avvenimenti e le novità che
riempiono, e a volte colorano, la società in cui
vivono. I sostenitori del possibile rapporto tra computer
e bambini, inoltre, prendono in considerazione la positività
della multimedialità, che caratterizza questi ultimi
anni lo sviluppo dei nuovi strumenti tecnici. La multimedialità
si presenta come la possibilità di integrare tra
loro, oltre al testo scritto ed all’immagine statica,
anche il suono e l’immagine in movimento, permettendo
il passaggio da una costruzione semplice di interfacce ad
una loro costruzione e creazione via via più complessa
e, quindi, sempre più in grado di rispondere ai bisogni
dei vari individui. Il fatto che ognuno di noi, come sostiene
Howard Gardner, possieda una molteplicità intelligenze,
può giustificare la veloce diffusione del computer
nella società. Questo strumento, infatti, permette
agli individui di utilizzare in svariate maniere le loro
diverse intelligenze, favorendo approcci differenti alla
stessa macchina in base ai diversi stili cognitivi di ognuno.
Fra gli autori che sottolineano gli aspetti
positivi dell’uso del computer con i bambini, si possono
anche ricordare Galliani, il quale sostiene in modo esplicito
che, grazie alla multimedialità ed alla ipertestualità,
vi possa essere lo sviluppo di entrambi gli emisferi cerebrali
(quello cognitivo e quello estetico-esperenziale) e Vygotskij,
il quale attribuisce molta importanza alle cosiddette “creatività
cristallizzate”.
Un altro aspetto a favore dell’uso
del computer, e che non sarebbe da sottovalutare, riguarda
la curiosità, intrinseca alla personalità
del bambino, verso tutto ciò che lo circonda. Così
come egli è attirato da un giocattolo, da una penna,
da un libro, da un foglio, da un telefono o da una televisione,
allo stesso modo viene attratto dal computer che, come gli
altri oggetti, non necessita di una particolare alfabetizzazione
per un primo approccio. Cogliendo al volo e sfruttando questa
caratteristica dei bambini, si può quindi cercare
di avvicinarli al computer in modo del tutto naturale e
senza alcuna forzatura.
Partendo da questa considerazione e favorendo
l’uso del computer con i bambini, si può tenere
in considerazione anche il loro punto di vista sul mondo
ed il loro modo di rapportarsi ad esso. Uno degli aspetti
che caratterizzano l’infanzia, infatti, é la
spontaneità che i bambini hanno nell’attribuire
una sorta di animismo agli oggetti che li circondano. Questi
vengono così caricati dai bambini di tutta la loro
espressività, emotività e magia ed entrano
a far parte di una logica di dialogo e di interazione spontanea
che, tuttavia, se portata all’eccesso corre il rischio
di sostituire i veri amici e compagni di scuola.
A partire da tutte queste riflessioni e
per evitare che l’uso del computer a scuola non venga
semplicemente calato dall’alto, risulta molto importante
il ruolo dell’insegnante. Egli potrebbe garantire
ai bambini la possibilità di conoscere come questo
oggetto funzioni e le sue molteplici possibilità
d’uso, almeno nelle linee essenziali per i più
piccoli ed in modo un po’ più approfondito
per i più grandi. Per far ciò, però,
è importante che basi l’uso di tale strumento
su scelte che siano pedagogicamente fondate in quanto il
computer è, di per sé, un oggetto neutro che
diventa positivo o negativo in base all’uso che se
ne fa. Programmando adeguatamente l’introduzione di
questo strumento all’interno della didattica e prendendo
in considerazione le differenti opportunità che esso
può offrire, l’insegnante ha la possibilità
di arricchire le esperienze dei bambini ed i processi formativi
e cognitivi che quotidianamente vengono messi in atto nelle
varie attività. Come sottolinea Gardner in un’intervista
sulle intelligenze multiple e le nuove tecnologie, “i
computer possono essere usati per manipolare le persone
o per liberarle, i computer possono essere usati per insegnare
alla gente nello stesso noioso modo rigoroso in cui si è
insegnato per moltissimi anni, o possono essere usati per
insegnare in modi molto nuovi”. Tutto sta nel come
l’insegnante propone tali strumenti ed il loro uso
ai bambini.
- H. Gardner, Formae Mentis. Saggio sulla
pluralità delle intelligenze, Feltrinelli, 1988.
- R. Vianello, C. Cornoldi, Intelligenze multiple in una
società multiculturale, Bergamo, Junior, 1999;
- L. Galliani, R. Costa, C. Amplatz, B. M. Varisco, Le tecnologie
didattiche, Lecce, Pensa MultiMedia, 1999;
- L. S. Vygotskij, Immaginazione e creatività nell’età
infantile, in L. Dozza, I. Loiodice, 1994