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  » Sezione Speciale - "Tirocinio" ©®2000-2008 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

» Problemi e prospettive - Sezione Speciale - "Tirocinio"

"Tirocinio: passato e futuro"

di Marta Falcioni, supervisore di Tirocinio presso il corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria, Università degli Studi di Urbino

L’emanazione dello schema del decreto delegato ex art. 5 della legge n.53/2003, approvato dal Consiglio dei Ministri il 25 febbraio 2005, dopo altri due schemi presentati nel luglio 2004 e nel gennaio 2005, ha portato di nuovo alla ribalta il tema della formazione dei docenti intorno al quale si è riaperto il dibattito, che ci auguriamo venga ulteriormente alimentato. Lo scenario che si prefigura sollecita alcune riflessioni e valutazioni che scaturiscono da un’esperienza quinquennale di supervisore di tirocinio presso il Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Urbino.
Il progetto di tirocinio nato dalla collaborazione dei supervisori di tirocinio 5 anni fa presso il CdL in Scienze della Formazione Primaria ad Urbino si è andato via via definendo, articolandosi in un percorso organizzato ed ampio che ha visto in crescendo le sinergie di tutto il gruppo dei supervisori e ponendo alla base di tutto il percorso i concetti di:
• esperienza,
• apprendistato cognitivo;
• ricerca-azione.
Il tirocinio, secondo noi, nel suo significato più pieno ha senso e significato se visto dentro il C.d.L. perché la sua caratteristica è di averlo pensato all’interno di un percorso di apprendimento integrato: uno spazio dialogico fra teoria e prassi, ben sapendo che “l’incontro integrato dei due elementi non determina semplicemente la loro somma bensì genera … competenze qualitativamente nuove.” (1) Questo evidenzia che quando si è definita la natura del tirocinio ed il progetto da essa scaturito si è pensato non solo ad un tirocinio operativo, in senso meramente applicativo (il fare a scuola) ma anche ad un tirocinio riflessivo, che stimola un insieme di attività di analisi e valutazione sia delle azioni ed interazioni sia del proprio modo di rapportarsi a quelle azioni ed interazioni.
L’obiettivo culturale del nostro tirocinio è quello di formare un insegnante riflessivo attraverso un apprendimento riflessivo che può passare solo attraverso un apprendimento contestualizzato ed un procedimento di ricerca-azione.
Riflettere su che cosa? Sul processo di insegnamento/apprendimento osservato ed agito in un contesto; contesto che varia, che muta, che si modifica.
Tirocinio allora come percorso di apprendimento in una situazione reale, esercizio “guidato” della professione in tutte le sue forme ma anche pratica riflessiva.
All’insegnante di oggi, in un momento di passaggio importante nella storia della scuola, si richiedono sempre più competenze organizzative, relazionali, progettuali e flessibilità; la riflessione sull’esperienza deve far sì che le conoscenze e competenze raggiunte possano essere decontestualizzate e riusate, impiegate, utilizzate in contesti diversi superando in tal modo quel rischio “dell’incapsulamento” (di cui ci riferisce Yriö Engeström) (2) delle conoscenze acquisite dentro l’Università e non trasferite nella pratica quotidiana. In tal modo il fare scuola potrà diventare un “agire intenzionale consapevolmente impostato” e il tirocinio potrà favorire nei futuri insegnanti lo sviluppo di un “pensiero complesso che tenga conto dell’inatteso”. (3)
Il tirocinio dell’università urbinate rappresenta per lo studente un percorso a spirale che muovendo dal tirocinio osservativo, dall’osservazione del contesto, perviene alla strutturazione e formalizzazione di un’esperienza attraverso la progettazione e la valutazione, da cui ripartire per riprogettare nuovi interventi.
Il contesto è rappresentato dalla scuola che accoglie, che si mostra, che si fa osservare; scuola che ha sottoscritto con l’Università un protocollo d’intesa.
L’osservazione collocata all’interno di un apprendistato di tipo cognitivo non è un’osservazione passiva (dell’apprendista che guarda il maestro esperto e ripete gesti ed azioni nello stesso contesto) ma un’osservazione partecipata di tutta la realtà della scuola e dell’agire degli insegnanti, un’osservazione che consente allo studente di cogliere le azioni esplicite ma anche i processi che stanno dietro alle azioni, i comportamenti non detti, le regole implicite (che fanno parte della cosiddetta “cultura tacita”) della relazione di insegnamento/apprendimento.
La scuola è una realtà altamente complessa, un sistema con una struttura organizzativa ed un contesto di relazioni che lo studente deve conoscere nella varietà delle situazioni e nella pluralità delle sue componenti. Lo studente-tirocinante ha necessità di essere guidato in tale osservazione per cogliere la struttura del sistema ed orientarsi, comprendere meglio e sviluppare un’idea di scuola che si discosti dal modello che spesso ogni studente porta con sé come vissuto scolastico individuale.
Essenziale per la riflessione e la comprensione è stato ed è, secondo noi, l’incontro con il supervisore universitario che aiuta, guida ed accompagna lo studente ed insieme a lui riflette e fa riflettere sulle risultanze della sua osservazione: non una semplice registrazione delle azioni, ma un’interpretazione delle stesse alla luce delle teorie e delle conoscenze acquisite. In questo scambio di riflessioni lo studente chiarisce a sé stesso le conoscenze apprese e arricchisce la teoria di nuove conoscenze.
Il supervisore di tirocinio ha rappresentato fin dall’inizio e rappresenta tuttora l’anello di congiunzione fra l’università e la realtà scolastica, a lui è affidata la responsabilità di assicurare il legame fra il curricolo accademico e l’esperienza di tirocinio; è il mediatore che favorisce la decodificazione del contesto e dei modelli scolastici e accompagna lo studente lungo questo percorso di tirocinio strutturato in quattro annualità ma calibrato sulle esigenze individuali.
Nella nostra realtà il tirocinio è costituito da tre momenti (che costituiscono gli aspetti di un unico progetto formativo):
•attività di tirocinio diretto
•attività seminariali
•attività di documentazione/valutazione

Il tirocinio diretto richiede una presenza partecipante e un coinvolgimento dello studente ai diversi momenti che caratterizzano la vita e l’attività della scuola; un’osservazione partecipata e guidata a cogliere gli elementi strutturali e funzionali dell’insieme per acquisire la consapevolezza che nella scuola gli aspetti organizzativi, logistici ed i servizi sono finalizzati a facilitare l’apprendimento.
Lo strumento che i supervisori urbinati hanno offerto agli studenti per capire questo mondo complesso e articolato è il quaderno operativo che non vuole essere uno stampato da compilare ma una mappa per orientarsi, per “leggere” la realtà scolastica, per cogliere gli aspetti su cui convergere con maggiore attenzione, secondo l’esperienza che l’ambiente che accoglie lo studente consente, per interrogarsi in modo critico e costruttivo sull’azione professionale osservata ed agita. Esso rappresenta lo strumento che:
•accompagna lo studente nella sua esperienza sul campo per trovare un ordine dentro il contesto complesso della scuola;
• lo impegna ad una presenza attenta, attiva e riflessiva nelle classi/sezioni inducendolo ad una lettura critica della realtà, una lettura non circoscritta all’ambito metodologico-didattico ma aperta al contesto socioculturale, organizzativo ed istituzionale;
• documenta tutta l’attività prodotta a scuola, per ripensare, rievocare l’esperienza e ricollocarla nel tempo costituendo in tal modo la memoria di quanto si sta facendo;
• sollecita ed impegna la riflessione continua sugli eventi per interpretare la realtà e riflettere sull’esperienza;
• consente di coniugare la narrazione dell’esperienza con la riflessione sulla stessa.
Il quaderno operativo è strutturato per un progressivo avvicinamento all’aula, attraverso l’organizzazione generale della scuola per una visione integrata di tutti gli elementi, per acquisire un “modello mentale di tutto il sistema, cioè dell’articolazione delle sue parti e di come queste funzionano insieme”, per una ottimizzazione sinergica delle risorse.
Il supervisore di tirocinio in collaborazione con il tutor scolastico aiuta lo studente a riflettere sulle modalità di organizzazione della didattica e delle metodologie di lavoro per rendere esplicito anche l’implicito, per evitare di riproporre comportamenti stereotipati ed inconsapevoli, per entrare anche nei contenuti attraverso la lettura dei documenti programmatici e/o normativi, la documentazione prodotta dai docenti, la lettura del POF, ecc… L’elaborazione di un glossario di termini ricorrenti nella realtà scolastica ha rappresentato uno strumento indispensabile per un uso univoco di parole largamente diffuse ormai nella istituzione scolastica. Anche le osservazioni raccolte dallo studente durante la partecipazione agli incontri di programmazione degli insegnanti accoglienti e delle riunioni degli organi collegiali vengono successivamente rielaborate e discusse con il supervisore.
La presa in carico del singolo studente consente al supervisore di monitorare e valutare in itinere il percorso che il tirocinante sta effettuando, chiamandolo alla riflessione che deve precedere, accompagnare e seguire l’esperienza e non limitarsi solo ad un momento finale.
La vicinanza formativa del supervisore accompagna lo studente anche nei passaggi successivi, verso la progettazione dell’azione didattica che, attraverso fasi successive, prendendo le mosse dall’osservazione e ricognizione dell’esistente, avanza con la formulazione di una ipotesi di lavoro e, proseguendo attraverso la riflessione, approda ad una prima valutazione ed infine alla messa in opera del progetto.
L’obiettivo è quello di imparare a progettare e misurarsi in prima persona con la realtà per rispondere ai reali bisogni della propria scuola mediante una metodologia di ricerca-azione.
Gli incontri e le attività seminariali organizzate dai supervisori di tirocinio offrono agli studenti quadri di riferimento normativo-culturale e indicazioni educativo-didattiche e intendono stimolare, con approfondimenti tematici, una riflessione che orienti lo studente nei diversi ambiti della professionalità docente.
Gli incontri individuali o di piccolo gruppo che possono avvenire anche presso le sedi delle scuole polo (scuole accoglienti) rappresentano un’attività di ricerca personale ed un momento di tirocinio in cui ancora una volta prevale la riflessione, lo scambio, la comunicazione e durante il quale il supervisore esorta un distanziamento dalla pratica per capirla, chiarirla, migliorarla, ne guida la lettura e la risignificazione.
Un insieme di opportunità viene offerta ai tirocinanti anche mediante la rete telematica (sito web, bacheca elettronica, posta elettronica. …) che consente di accedere alle informazioni relative al piano complessivo di svolgimento del tirocinio, di partecipare alle comunicazioni in rete e di avere consulenze on-line con i supervisori universitari.
La valutazione da parte del supervisore delle esperienze e dei risultati viene espressa attraverso l’attribuzione di crediti orari la cui somma deve raggiungere il monte ore stabilito dal progetto.
Insostituibile è diventata la presenza del supervisore anche nel supportare lo studente nella stesura della relazione finale di tirocinio da presentare in sede di esame di laurea: si tratta di ripercorrere criticamente un’esperienza vissuta all’interno di una scuola, analizzata con la lente della teoria e dei contenuti di studio appresi in Università.
In questi anni il gruppo dei supervisori dell’Università di Urbino ha contribuito a creare un’interazione circolare tra lezioni, attività di laboratorio e tirocinio individuando e sperimentando modalità di integrazione e di lavoro collegiale. In particolare ci si è attivati per rendere più stretto il raccordo Laboratori/Tirocinio, per trovare strategie di collaborazione, per condividere percorsi didattici da sperimentare nelle scuole.
La collaborazione è avvenuta a più livelli e si è realizzata attraverso una prima conoscenza reciproca dei contenuti, delle pratiche di laboratorio e del progetto di tirocinio, e una successiva presenza del supervisore agli incontri di laboratorio con una partecipazione e collaborazione anche alle scelte metodologiche, alla valutazione congiunta dei prodotti degli studenti e alla conduzione dei laboratori, in alcuni casi, da parte dei supervisori. Sicuramente questo tandem di presenze nonostante i problemi ancora aperti ha consentito allo studente di collegare meglio l’esperienza del laboratorio con le varie fasi del progetto di tirocinio.
Gli incontri ufficiali con i dirigenti scolastici, il continuo raccordo con gli insegnanti tutor scolastici ed un’attività di formazione con gli insegnanti delle scuole polo ha consentito e consentirà (quest’ultima esperienza prosegue nel corrente anno accademico) un apprendimento “diffuso” e “collettivo”, “un’attività cognitiva di ampia dimensione a carico di tutti i soggetti coinvolti nell’esecuzione del tirocinio…allertati globalmente alla riflessione ….” (4).
Il lavoro di gruppo dei supervisori, la stesura in gruppo del progetto, la condivisione e la discussione delle sue finalità, la verifica e valutazione dei percorsi di tirocinio con gli opportuni aggiustamenti in itinere ha reso senz’altro l’esperienza dei supervisori arricchente per gli studenti che trovano in tale figura un sostegno indispensabile.
La verifica e la valutazione del progetto hanno portato in luce sicuramente dei nodi problematici e dei problemi irrisolti ma anche rafforzato in noi supervisori la convinzione che la nostra presenza ed il nostro ruolo è diventato essenziale per l’università, per gli studenti, per le scuole accoglienti se non si vuole tornare ad un passato non molto remoto in cui la riflessione sul proprio insegnamento era lasciato alla volontà del singolo con la conseguenza spesso di una rinuncia o di un fallimento.
Lo spazio del tirocinio così come oggi è previsto nell’attuale corso di laurea può rispondere in modo ottimale all’esigenza formativa dei futuri docenti essendo il luogo dove è possibile attuare il consolidamento del sapere universitario ed il suo passaggio in saper fare e saper essere, in sintesi il luogo in cui imparare ad insegnare.

(1) Crispiani P. “Una lettura del tirocinio nella sua complessità” in UeS,
V, 2/R, 2000
(2) Engeström Y., “Non scholae sed vitae discimus. Come superare l’incapsulamento
dell’apprendimento scolastico” in Pontercorvo C.,Ajello A.M., Zucchermaglio C., “I contesti
sociali dell’apprendimento” (1995), Milano, Led, pp 155/179
(3) Morin E.,“La testa ben fatta” , Raffaello Cortina Editore, Milano, 2000
(4) Crispiani P., op. cit.

Indice "Problemi e prospettive"
Indice generale "Tirocinio"

   

  » Prodotto editoriale di riferimento








» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata al "DAP" per conoscere gli altri autori: clicca qui


» Costo

- Prezzo al pubblico = € 34,00 + spese di spedizione
- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00 + spese di spedizione

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