» I metodi - Sezione Speciale -
"Tirocinio"
Modalità organizzative e strumenti operativi
del progetto urbinate (I)
Marta Falcioni, Liviana Giombini, Laura Marangoni, Giovanna Marani
L’esperienza di Tirocinio attuata in questi
primi quattro anni è il risultato di una serie di scelte
dovute alla consapevolezza che un percorso di formazione partecipata
è, per sua natura, aperto, interattivo. Il percorso di
tirocinio che verrà illustrato non è né definito
né definibile (nel senso etimologico del termine come avente
confine, inquadrabile nello schema di una definizione): non è
definito in quanto la strada intrapresa è in divenire essendo
il cammino appena iniziato, non è definibile poiché
non esiste uno schema-modello fisso uguale per tutti gli studenti;
la traccia proposta ha natura partecipata e flessibile, indica
un percorso operativo elastico alle diverse storie culturali ed
esperienziali degli studenti, orientandoli ed accompagnandoli.
L’ intervento si articolerà in 3
momenti:
1. nel primo, verranno indicati i nuclei fondanti, le sorgenti
che alimentano il percorso operativo di tirocinio;
2. nel secondo saranno illustrati l’articolazione delle
attività, il percorso e gli strumenti che sorreggono l’esperienza
pratica del tirocinio;
3. nella terza ed ultima parte saranno delineate, con una prospettiva
aperta, plurale e problematica, le future possibili tematiche
di sviluppo dell’esperienza.
Primo momento: le sorgenti del percorso
Due sono le sorgenti da cui attinge e si alimenta
il percorso operativo di tirocinio elaborato, caratterizzandolo
e, crediamo, qualificandolo:
- il contesto, il luogo nel quale si svolge e si sviluppa l’azione
educativa che ha sempre carattere “situato” ancorato
alla realtà concreta;
- la riflessione, come capacità di capire ed interrogarsi
in modo critico e costruttivo sull’azione educativa, come
modalità operativa che sorregge la costruzione di ogni
progetto formativo dotato d’intenzionalità e di senso.
Tirocinio quindi, non più concepito come forma di “palestra
d’addestramento” ma secondo le logiche della “bottega
artigiana”, come spazio operativo articolato e finalizzato
all’apprendere in situazione ed all’apprendere in
riflessione, all’”apprendimento esperienziale”
attraverso un itinerario che dalla teoria affondi nella pratica,
per poi tornare, arricchiti di conoscenze, abilità e competenze,
a riprogettare nuovi possibili percorsi.
Contesto e riflessione termini dei processi di “fare”
e “pensare”, mantenuti su un piano costantemente dialettico,
rinunciando alla ricerca di un primato dell’uno sull’altro,
vissuti come complementari e non come separati ed attinenti l’uno
allo studio e l’altro all’agire. Essi sono momenti
diversi nell’uguaglianza della reciproca fondamentalità:
l’esperienza formativa per sua natura intenzionale avviene
in un determinato spazio e tempo; il pensiero si esplica nell’azione
che si attua . Ogni atto che abbia un qualche intento formativo
è continuamente sintesi di pensiero ed azione “in
contesto”.
Partiamo dalla prima sorgente: il contesto. L’esperienza
di tirocinio diretta prende vita in un contesto scolastico reale,
in cui lo studente è invitato ad immergersi per coglierne
la complessità di sistema organizzato, formato da un altissimo
numero di variabili e da conoscere nella pluralità delle
sue componenti, nella varietà delle situazioni, nella dinamicità
dei rapporti. Contesto quindi come spazio fisico, che si sostanzia
di una precisa collocazione geografica e di una propria strutturazione
degli ambienti e dei luoghi; di un particolare territorio sociale,
contraddistinto da una sua logicità, una sua coerenza,
un suo sistema di funzionamento, con proprie regole più
o meno manifeste, caratterizzato da specifiche esigenze con propri
emergenti bisogni e contesto come spazio di relazioni molteplici
(alunni, insegnanti, dirigenti, operatori scolastici, genitori),
luogo di approdo delle interazioni con le sintonie e le contraddizioni
dei diversi punti di vista degli abitanti.
Le strade offerte all’esperienza diretta del tirocinio sono
due e si concretizzano nella scelta che gli studenti fanno, attraverso
la scheda conoscitiva (che rappresenta il primo atto di iscrizione
individuale al tirocinio), nel richiedere una scuola polo, una
scuola cioè selezionata per caratteristiche organizzative,
progettuali, territoriali o una scuola altra, individuata dallo
studente impossibilitato a poter svolgere il tirocinio presso
le scuole polo, che sia disponibile ad accogliere questa nuova
esperienza. Assume un’importanza privilegiata la scuola,
quella vera, reale, quella viva in cui i futuri maestri saranno
chiamati ad operare. La realtà fotografata comprende quasi
tutte le regioni italiane dalla Lombardia alla Sicilia e risulta
quindi essere alquanto diversificata e ricca, molteplice e plurale
come è il mondo della scuola.
Nel suo percorso lo studente è accompagnato da una molteplicità
di attori coabitanti: il supervisore, figura ponte, filtro tra
mondo della scuola ed Università, che gli fornisce gli
strumenti operativi essenziali per analizzare, progettare e valutare;
il dirigente scolastico che lo introduce, in qualità di
rappresentante, nella scuola; l’insegnante referente ed
infine, non da ultimo ma primariamente, l’insegnante accogliente
che lo affiancherà condividendone tutta l’esperienza
guidandolo e sostenendolo .
Lo studente quindi è chiamato a svolgere la sua esperienza
all’interno di un determinato contesto nel quale inserire
il suo intervento didattico; egli non porta a scuola una sua progettazione
costruita a tavolino ma, al contrario, è chiamato ad inserirsi
su un percorso già avviato esplicitando conoscenze e competenze
acquisite. Un progetto non preconfezionato ma che nasce e si sviluppa
sulla base dei bisogni emergenti nel contesto didattico, concordato
e negoziato con l’insegnante accogliente, frutto di un apprendimento
che si costruisce in situazione favorendo autonomia progettuale,
costruzione concertata del percorso, cooperazione, visione complessa
e poliprospettica.
La seconda sorgente che sostiene e qualifica il progetto è
la riflessione, come formazione ad un atteggiamento che può
essere appreso e sviluppato, contro un fare consuetudinario, che
appiattisce l’azione alla routine, componendosi in un repertorio
di azioni automatizzate, “pratiche di esercizio”.
E’ formazione ad un atteggiamento di ricerca, come competenza
a vigilare sulle proprie prestazioni professionali individuandone
limiti e potenzialità, a valutare i processi di insegnamento
e di apprendimento degli alunni, a ridefinirne i percorsi didattici,
ad elaborare e sperimentare progetti e materiali innovativi, a
documentare il percorso della propria attività.
Abbiamo voluto dare sostanza alla consapevolezza che formare alla
riflessione significa formare un’attitudine ad apprendere
continuamente, rimettendosi in gioco, attraverso la problematizzazione
dell’operare ed implica la capacità di porsi domande,
di saper interpretare, di formulare ipotesi da verificare, di
saper rielaborare e dare consapevolezza all’agire ed è
perciò strettamente correlata all’idea di formazione
permanente, all’idea di formazione tout court: formazione
come processo con traguardo indefinito che evoca un continuum,
perché non si finisce mai di apprendere. Riflettere per
imparare ad imparare dalla propria pratica, per imparare a mantenere
l’unità tra didattica e ricerca. La riflessione sull’azione
è un modo di imparare dall’esperienza passata, postula
la capacità di esaminare esperienze anteriori in maniera
da desumere indicazioni utili per confermare le condotte valide
e modificare quelle inadeguate, per ciò che attiene all’attività
formativa esercitata.
L'acquisizione dell'abitudine ad un agire riflesso aiuterà
i nuovi insegnanti a:
-contestualizzare sempre il loro agire in funzione di un progetto
educativo,
-considerare i molteplici parametri possibili della situazione
formativa in questione ,
-articolarli in maniera critica alla luce di modelli teorici,
-ponderare diverse possibilità di condotta ed elaborare
poi percorsi possibili,
-porre in atto quest’ultimi,
-verificare l’adeguatezza delle loro azioni,
-modificarle se necessario,
-imparare dalla loro esperienza.
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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- Prezzo al pubblico = € 34,00 + spese di spedizione
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