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  » Sezione Speciale - "Tirocinio" ©®2000-2008 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

» I metodi - Sezione Speciale - "Tirocinio"

Modalità organizzative e strumenti operativi del progetto urbinate (I)

Marta Falcioni, Liviana Giombini, Laura Marangoni, Giovanna Marani

L’esperienza di Tirocinio attuata in questi primi quattro anni è il risultato di una serie di scelte dovute alla consapevolezza che un percorso di formazione partecipata è, per sua natura, aperto, interattivo. Il percorso di tirocinio che verrà illustrato non è né definito né definibile (nel senso etimologico del termine come avente confine, inquadrabile nello schema di una definizione): non è definito in quanto la strada intrapresa è in divenire essendo il cammino appena iniziato, non è definibile poiché non esiste uno schema-modello fisso uguale per tutti gli studenti; la traccia proposta ha natura partecipata e flessibile, indica un percorso operativo elastico alle diverse storie culturali ed esperienziali degli studenti, orientandoli ed accompagnandoli.

L’ intervento si articolerà in 3 momenti:

1. nel primo, verranno indicati i nuclei fondanti, le sorgenti che alimentano il percorso operativo di tirocinio;

2. nel secondo saranno illustrati l’articolazione delle attività, il percorso e gli strumenti che sorreggono l’esperienza pratica del tirocinio;

3. nella terza ed ultima parte saranno delineate, con una prospettiva aperta, plurale e problematica, le future possibili tematiche di sviluppo dell’esperienza.


Primo momento: le sorgenti del percorso

Due sono le sorgenti da cui attinge e si alimenta il percorso operativo di tirocinio elaborato, caratterizzandolo e, crediamo, qualificandolo:
- il contesto, il luogo nel quale si svolge e si sviluppa l’azione educativa che ha sempre carattere “situato” ancorato alla realtà concreta;
- la riflessione, come capacità di capire ed interrogarsi in modo critico e costruttivo sull’azione educativa, come modalità operativa che sorregge la costruzione di ogni progetto formativo dotato d’intenzionalità e di senso.

Tirocinio quindi, non più concepito come forma di “palestra d’addestramento” ma secondo le logiche della “bottega artigiana”, come spazio operativo articolato e finalizzato all’apprendere in situazione ed all’apprendere in riflessione, all’”apprendimento esperienziale” attraverso un itinerario che dalla teoria affondi nella pratica, per poi tornare, arricchiti di conoscenze, abilità e competenze, a riprogettare nuovi possibili percorsi.
Contesto e riflessione termini dei processi di “fare” e “pensare”, mantenuti su un piano costantemente dialettico, rinunciando alla ricerca di un primato dell’uno sull’altro, vissuti come complementari e non come separati ed attinenti l’uno allo studio e l’altro all’agire. Essi sono momenti diversi nell’uguaglianza della reciproca fondamentalità: l’esperienza formativa per sua natura intenzionale avviene in un determinato spazio e tempo; il pensiero si esplica nell’azione che si attua . Ogni atto che abbia un qualche intento formativo è continuamente sintesi di pensiero ed azione “in contesto”.
Partiamo dalla prima sorgente: il contesto. L’esperienza di tirocinio diretta prende vita in un contesto scolastico reale, in cui lo studente è invitato ad immergersi per coglierne la complessità di sistema organizzato, formato da un altissimo numero di variabili e da conoscere nella pluralità delle sue componenti, nella varietà delle situazioni, nella dinamicità dei rapporti. Contesto quindi come spazio fisico, che si sostanzia di una precisa collocazione geografica e di una propria strutturazione degli ambienti e dei luoghi; di un particolare territorio sociale, contraddistinto da una sua logicità, una sua coerenza, un suo sistema di funzionamento, con proprie regole più o meno manifeste, caratterizzato da specifiche esigenze con propri emergenti bisogni e contesto come spazio di relazioni molteplici (alunni, insegnanti, dirigenti, operatori scolastici, genitori), luogo di approdo delle interazioni con le sintonie e le contraddizioni dei diversi punti di vista degli abitanti.
Le strade offerte all’esperienza diretta del tirocinio sono due e si concretizzano nella scelta che gli studenti fanno, attraverso la scheda conoscitiva (che rappresenta il primo atto di iscrizione individuale al tirocinio), nel richiedere una scuola polo, una scuola cioè selezionata per caratteristiche organizzative, progettuali, territoriali o una scuola altra, individuata dallo studente impossibilitato a poter svolgere il tirocinio presso le scuole polo, che sia disponibile ad accogliere questa nuova esperienza. Assume un’importanza privilegiata la scuola, quella vera, reale, quella viva in cui i futuri maestri saranno chiamati ad operare. La realtà fotografata comprende quasi tutte le regioni italiane dalla Lombardia alla Sicilia e risulta quindi essere alquanto diversificata e ricca, molteplice e plurale come è il mondo della scuola.
Nel suo percorso lo studente è accompagnato da una molteplicità di attori coabitanti: il supervisore, figura ponte, filtro tra mondo della scuola ed Università, che gli fornisce gli strumenti operativi essenziali per analizzare, progettare e valutare; il dirigente scolastico che lo introduce, in qualità di rappresentante, nella scuola; l’insegnante referente ed infine, non da ultimo ma primariamente, l’insegnante accogliente che lo affiancherà condividendone tutta l’esperienza guidandolo e sostenendolo .
Lo studente quindi è chiamato a svolgere la sua esperienza all’interno di un determinato contesto nel quale inserire il suo intervento didattico; egli non porta a scuola una sua progettazione costruita a tavolino ma, al contrario, è chiamato ad inserirsi su un percorso già avviato esplicitando conoscenze e competenze acquisite. Un progetto non preconfezionato ma che nasce e si sviluppa sulla base dei bisogni emergenti nel contesto didattico, concordato e negoziato con l’insegnante accogliente, frutto di un apprendimento che si costruisce in situazione favorendo autonomia progettuale, costruzione concertata del percorso, cooperazione, visione complessa e poliprospettica.

La seconda sorgente che sostiene e qualifica il progetto è la riflessione, come formazione ad un atteggiamento che può essere appreso e sviluppato, contro un fare consuetudinario, che appiattisce l’azione alla routine, componendosi in un repertorio di azioni automatizzate, “pratiche di esercizio”. E’ formazione ad un atteggiamento di ricerca, come competenza a vigilare sulle proprie prestazioni professionali individuandone limiti e potenzialità, a valutare i processi di insegnamento e di apprendimento degli alunni, a ridefinirne i percorsi didattici, ad elaborare e sperimentare progetti e materiali innovativi, a documentare il percorso della propria attività.
Abbiamo voluto dare sostanza alla consapevolezza che formare alla riflessione significa formare un’attitudine ad apprendere continuamente, rimettendosi in gioco, attraverso la problematizzazione dell’operare ed implica la capacità di porsi domande, di saper interpretare, di formulare ipotesi da verificare, di saper rielaborare e dare consapevolezza all’agire ed è perciò strettamente correlata all’idea di formazione permanente, all’idea di formazione tout court: formazione come processo con traguardo indefinito che evoca un continuum, perché non si finisce mai di apprendere. Riflettere per imparare ad imparare dalla propria pratica, per imparare a mantenere l’unità tra didattica e ricerca. La riflessione sull’azione è un modo di imparare dall’esperienza passata, postula la capacità di esaminare esperienze anteriori in maniera da desumere indicazioni utili per confermare le condotte valide e modificare quelle inadeguate, per ciò che attiene all’attività formativa esercitata.

L'acquisizione dell'abitudine ad un agire riflesso aiuterà i nuovi insegnanti a:
-contestualizzare sempre il loro agire in funzione di un progetto educativo,
-considerare i molteplici parametri possibili della situazione formativa in questione ,
-articolarli in maniera critica alla luce di modelli teorici,
-ponderare diverse possibilità di condotta ed elaborare poi percorsi possibili,
-porre in atto quest’ultimi,
-verificare l’adeguatezza delle loro azioni,
-modificarle se necessario,
-imparare dalla loro esperienza.

Indice "I metodi"
Indice generale "Tirocinio"

   

  » Prodotto editoriale di riferimento








» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata al "DAP" per conoscere gli altri autori: clicca qui


» Costo

- Prezzo al pubblico = € 34,00 + spese di spedizione
- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00 + spese di spedizione

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» Spese di spedizione
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