» Sezione Speciale - "D.I.S. - Diagnosi e
intervento a scuola"
• Valutazione e diagnosi.
"Che cos'è un test"
di Teresa G. Scalisi e Simone Bentrovato
Il test è uno strumento di misura di variabili psicologiche. Consiste in una
procedura sistematica mediante la quale viene chiesto ad
una persona di svolgere un compito o fornire delle risposte, in
presenza di stimoli (o items, vedi Glossario
alla fine dellarticolo) somministrati in condizioni uniformi
e controllate. La prestazione della persona esaminata viene
codificata mediante criteri definiti in precedenza ed uguali
per tutti i soggetti e per tutte le condizioni di somministrazione.
Tale codifica costituisce il punteggio del test che può
essere interpretato in relazione a particolari standard di
prestazione.
Il test viene utilizzato, in alternativa a questionari ed interviste, quando
si vogliono misurare, con il maggior grado possibile di precisione,
processi psicologici o capacità di cui le persone non sono del
tutto consapevoli o che non sono in grado di auto-valutare in
modo accurato. Per fare un esempio, se volessimo conoscere la
capacità di memoria di una persona potremmo anche chiederle di
valutare su una scala da 0 a 7 quanto pensa sia buona la sua memoria,
tuttavia in una valutazione di questo tipo entrerebbero un elevato
numero di fattori soggettivi. Daltra parte se provassimo
a chiederle: "quante parole riesci a ricordare di una lista
di 20 parole?" avremmo una risposta approssimativa, perché
in genere le persone sono solo vagamente consapevoli delle loro
capacità mnestiche o attentive o di capacità di risoluzione dei
problemi e tanto meno lo sono di aspetti più profondi della loro
personalità. I test, quindi, consistono nel chiedere alle persone
di svolgere dei compiti, o di rispondere a domande indirette (es.
gli inventari di personalità) con lo scopo di ottenere informazioni
quantificabili che la persona non sarebbe in grado di fornire
in seguito ad una domanda diretta.
A differenza di altri strumenti di misura disponibili in psicologia,
il test possiede tutte le seguenti proprietà:
1. è standardizzato e somministrato in condizioni controllate;
2. permette di interpretare la prestazione di un soggetto in
riferimento a dati normativi (norme del test);
3. presenta un determinato grado di accuratezza e stabilità
della misura (attendibilità);
4. viene precisato il significato teorico o pratico di ciò
che viene misurato (validità).
La standardizzazione ed il controllo delle condizioni di somministrazione
(punto 1) sono le caratteristiche in base alle quali il test viene
definito come tale, perché queste caratteristiche differenziano
il test da altri strumenti, quali le interviste, i questionari
e le tecniche di osservazione naturalistica.
STANDARDIZZAZIONE
Riguarda le procedure di somministrazione del test, gli stimoli che vengono presentati,
il modo in cui vengono codificate le risposte o i comportamenti
osservati, il modo in cui viene calcolato il punteggio, ed infine
i valori di riferimento con cui tale punteggio viene confrontato
perché possa essere interpretato: le procedure relative alle
diverse fasi descritte sono standard, cioè
stabilite in anticipo ed uguali per tutti i soggetti, per tutti
i possibili esaminatori e per tutte le situazioni in cui il test
può essere somministrato. La standardizzazione ha la funzione
di rendere oggettiva la valutazione, cioè fare in modo
che se due osservatori diversi somministrano lo stesso test alla
stessa persona, essi ottengano lo stesso risultato (e possibilmente
giungano anche alle stesse conclusioni, ma come vedremo linterpretazione
dei risultati di un test lascia maggior spazio alla soggettività
rispetto alle fasi che la precedono).
Standardizzazione delle procedure di somministrazione. Riguarda le istruzioni
che vengono date alle persone sullo svolgimento dei compiti che
si richiede di portare a termine ed il controllo delle condizioni
di somministrazione.
Per quanto riguarda le istruzioni, le minacce alloggettività del test sono
prevalentemente due: la possibilità che lesaminatore influenzi
la prestazione del soggetto, e leventualità che il soggetto
non abbia compreso le consegne.
Riguardo al primo punto immaginiamo come esempio una prova in cui si presenta
ad un bambino un foglio su cui è stampata una matrice di lettere
dellalfabeto e gli si chiede di sbarrare la lettera "O"
e la lettera "F" ogni volta che le incontra. Il test
valuta sia laccuratezza del bambino che la sua velocità
di elaborazione. Ammettiamo che un esaminatore dica al bambino:
"cerca di essere veloce, ma soprattutto non commettere
errori!", è probabile che il bambino procederà più lentamente,
per la paura di sbagliare, di quanto avrebbe fatto se le istruzioni
fossero state date nel modo corretto, e cioè: "devi cercare
di essere veloce, ma anche di non fare errori". Per evitare
inconvenienti di questo tipo le istruzioni dei test sono generalmente
scritte, nel caso di adulti possono essere date direttamente
al soggetto stampate su un foglio o tramite computer, nel caso
di bambini è preferibile leggerle, cercando di evitare però di
sottolineare con il tono della voce o con forme di espressione
non verbale particolari aspetti della prestazione, come potrebbe
accadere, per esempio, se si desse unenfasi particolare
alla prima parte della frase "devi cercare di essere veloce,
ma anche di non fare errori" oppure se si accompagnasse la
seconda parte della frase con uno sguardo di minaccia.
Relativamente al secondo punto, cioè la possibilità che il soggetto non comprenda
le consegne, dobbiamo tenere presente che questo rischio è molto
elevato quando si somministrano test ai bambini. Le istruzioni
scritte e uguali per tutti assicurano anche che il linguaggio
usato sia adeguato al livello di comprensione del bambino cui
il test è destinato, tuttavia a volte questo accorgimento può
non essere sufficiente, quindi i test per bambini contengono di
solito anche diversi item di prova, che non contribuiscono
al punteggio del test, ma che vengono somministrati perché il
bambino apprenda il compito che gli viene richiesto. A volte può
essere necessario ripetere più volte un item di prova o inventarne
di nuovi per essere sicuri che il bambino abbia compreso il compito,
ma perché sia assicurata luniformità delle procedure è fondamentale
non iniziare la somministrazione vera e propria se non si è sicuri
che il bambino abbia capito perfettamente quello che gli è stato
richiesto di fare.
Riguardo al controllo delle condizioni di somministrazione è importante
che non intervengano fattori di disturbo che possono influenzare
la prestazione. I test devono essere somministrati in un ambiente
privo di rumori e di presenze estranee, in condizioni di luce
e di temperatura idonee. Se si somministrano test in una scuola,
è necessario chiedere la disponibilità di una stanza vuota dove
non entri altro personale oltre allesaminatore.
Standardizzazione degli stimoli. Gli stimoli di cui sono composti gli
item di un test devono essere gli stessi per tutti i soggetti,
e sono forniti nel manuale del test insieme alle istruzioni per
la somministrazione, che riguardano anche lordine in cui
i diversi item devono essere presentati. Fanno eccezione alcuni
test a difficoltà crescente per i quali è previsto che
non tutti gli stimoli siano presentati a tutti i soggetti e che
il test possa essere interrotto in base a certi criteri. Questo
accorgimento è usato soprattutto per i test rivolti a bambini
di diverse età, per evitare ai bambini più piccoli effetti di
stanchezza dovuti alla lunghezza del test o di frustrazione per
non essere in grado di risolvere i compiti più difficili. Esempi
di questo tipo sono le prove di Span di Memoria, prove
che servono a valutare la capacita e lampiezza -lo
span appunto- della memoria a breve termine cioe
il "magazzino mentale dove vengono conservate le informazioni
in maniera temporanea, per es. La lista della spesa, o un numero
di telefono prima di comporlo, o il numero di una targa, o, molto
importante per i quanto ci riguarda, il tenere a mente il riporto
di una motiplicazione il tempo necessario per completare il calcolo.
Sono tutte informazioni che vengono mantenute in memoria per un
tempo relativamente breve e poi vengono dimenticate. Unaltra
caratteristica della memoria a breve termine, altre al fatto che
le informazioni vengono perse, e che essa ha uno span limitato,
il "magico" numero 7; infatti le unita di informazioni
che entrano comtemporaneamente nella memoria a breve termine sono
7 piu o meno 2.
Standardizzazione delle procedure di codifica delle risposte e di attribuzione
dei punteggi. Perché lattribuzione del punteggio finale
di un test sia una procedura oggettiva e uniforme, è necessario
che siano previste in anticipo le categorie di risposta che i
soggetti possono dare ad ogni item e che, a seconda della risposta,
sia stabilito in anticipo il punteggio da assegnare. I manuali
dei test contengono istruzioni molto dettagliate e accurate su
questo punto, tuttavia è intuitivo che laccuratezza con
la quale gli autori di un test possono prevedere le possibili
categorie di risposta varia di molto a seconda del compito che
si chiede di svolgere. Le situazioni che creano pochi dubbi sono
quelle in cui la risposta corretta è una sola ed è codificata
in anticipo, come per le prove di Span di Memoria precedentemente
citate, oppure prove che prevedono risposte a scelta multipla,
ovvero quelle domande a cui si puo rispondere scegliendo
una tra due o piu risposte alternative gia fornite
insieme alla domanda per es. le Prova di valutazione della
comprensione linguistica. Allestremo opposto vi sono
invece test che usano domande aperte, come le prova di
Vocabolario in cui si chiede di fornire la definizione di
una serie di parole, oppure stimoli che possono indurre un elevato
numero di risposte tra loro molto diverse (es. i test proiettivi),
oppure test che chiedono di svolgere un compito di cui è necessario
valutare globalmente laccuratezza sulla base di una serie
di parametri, come i test di disegno (es. il Test del disegno
della Figura Umana di Goodenaugh-Harris). In questi casi lesperienza
acquisita con luso del test e la conoscenza approfondita
della teoria sottostante la sua costruzione diventano determinanti
nel risolvere casi dubbi o trattare risposte difficilmente categorizzabili,
per cui le prime volte è preferibile procedere alla somministrazione
di test di questo tipo solo se ci si può avvalere dellaiuto
di un esperto.
Valori di riferimento ed interpretazione del risultato di un test. Anche
linterpretazione del risultato di un test deve essere basata
su procedure standardizzate. A tale scopo, dopo che un test è
stato costruito, esso viene somministrato ad un campione molto
ampio che abbia le stesse caratteristiche delle persone cui il
test è destinato, questo campione viene chiamato Campione di
Standardizzazione o Campione Normativo. La prestazione
al test del campione normativo viene considerata come standard
di riferimento, ed espressa mediante media e deviazione
standard oppure in termini di ranghi percentili, sono
queste delle misure statitistiche di tipo tecnico che fanno
appunto riferimento a punteggi o misure standard e cioe
non relativi o pertinenti al singolo test o alla singola prova
o a quel particolare contesto o sperimentatore, ma a livelli di
misura a cui fare riferimento e che prescindono dalla singola
prova in modo che il significato di un numero, di un punteggio,
di una risposta siano costanti ed indipendenti dalle circostanze
in cui la somministrazione del test avviene. Tali valori vengono
riportati sul manuale del test e costituiscono le norme
del test. Luso delle norme di un test in termini operativi
e un argomento piuttosto tecnico e specialistico, tuttavia
è importante qui sottolineare che le procedure di standardizzazione
garantiscono loggettività di un risultato se questo è espresso
in termini statistici, ma non se si fa riferimento al significato
soggettivo o contestuale che tale risultato può avere. Per fare
un esempio, se si afferma che la prestazione di un bambino ad
una prova di lettura risulta "inferiore di due deviazioni
standard rispetto alla media del campione normativo",
si tratta di una affermazione di tipo statistico derivante da
una procedura standardizzata e quindi oggettiva, nel senso che
potrebbe essere verificata da qualunque altro esaminatore che
somministri al bambino lo stesso test. Se invece, sulla base dello
stesso risultato, si afferma che il bambino è "dislessico",
questa affermazione potrebbe non trovare daccordo altri
esaminatori, perché fa riferimento al significato di una prestazione
in termini di normalità/patologia, che richiede ulteriori indagini
ed una certa cautela.
>> Glossario
Per eventuali approfondimenti su quanto discusso in questo
articolo, consultare:
Ercolani A.P., Perugini M. (1997) La misura in psicologia.
Introduzione ai test psicologici. C.E.A. Casa Editrice Ambrosiana.
Milano.
Pedrabissi L., Santinello M. (1997) I test psicologici.
Il Mulino. Bologna.
Huteau M., Lautrey J. (2000) I test di intelligenza. Il
Mulino. Bologna.
» Indice generale di "Valutazione
e diagnosi"
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Diagnosi e intervento a scuola"
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"DAP - Discorso e apprendimento"
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- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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