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  » D.I.S. - Diagnosi e intervento a scuola ©®2000-2008 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

» Sezione Speciale - "D.I.S. - Diagnosi e intervento a scuola"

Aspetti psicologici.

La costruzione linguistica nel bambino: "padroneggiare" il linguaggio parlato per "costruire" e comprendere le parole del testo scritto "

di Daniela Pelagaggi

L’invenzione della scrittura, nella storia delle civiltà, deriva dallo studio della lingua orale: il passaggio dalla cultura orale alla civiltà della scrittura è mediato dallo "scrivere alfabetico" (semplice, funzionale ed economico) che permette la convenzionalizzazione dei significati e l’indipendenza dell’enunciato dal contesto. Si falsifica così la credenza del senso comune che concepisce la lingua scritta come semplice trascrizione di quella parlata: la scrittura è un codice peculiare; lingua parlata e lingua scritta sono due differenti modi di comunicare e rappresentarsi la realtà. Richiedono conoscenze e abilità diverse: le differenze di struttura e di funzione dei due linguaggi producono due diverse modalità di conoscere (Olson, 1977; in Pontecorvo & Pontecorvo, 1985).

Il linguaggio parlato è uno strumento flessibile non specializzato, in cui i significati sono negoziati in funzione del contesto; esso costituisce lo strumento di quella conoscenza quotidiana condivisa che regola le attività pratiche e i comportamenti sociali. Il linguaggio scritto è invece uno strumento specializzato che esige significati espliciti, non ambigui, autosufficienti, mezzo privilegiato per la riflessione teorica e l’istruzione sistematica; rimane come artefatto visibile consentendo di essere riesaminato e reinterpretato.

La lingua scritta è un complesso sistema di simboli, segni grafici che designano fonemi e parole della lingua orale: si caratterizza rispetto al linguaggio orale per la permanenza successiva all’atto di emissione, acquisendo quell’oggettività che consente al bambino di realizzare una serie di azioni specifiche analoghe a quelle che compie con gli oggetti fisici (Pontecorvo & Pontecorvo, 1985)

Nel passaggio all’uso del linguaggio scritto e negli effetti che produce entra in causa la scuola, che utilizza il linguaggio dell’istruzione essenzialmente deputato alle funzioni logiche, alla descrizione, alla spiegazione: l’istruzione scolastica può allora risultare inaccessibile al bambino proveniente da ambienti culturali che raramente utilizzino quel tipo di linguaggio, bambino per il quale la lingua decontestualizzata parlata a scuola può presentare particolari difficoltà. L’acquisizione di abilità come il dare definizioni, l’esplicitare assunti e premesse, il classificare in modo gerarchico, è legata all’uso del linguaggio scritto; si tratta infatti di abilità specifiche della cultura, di un "artefatto" dell’educazione scolastica e delle sue pratiche di alfabetizzazione, e non di categorie mentali "naturali" peculiari degli esseri umani in quanto tali. A contatto con la lingua scritta il bambino impara a separare le parole dalle cose, ad utilizzare modalità di pensiero indipendenti dal contesto, ad andare verso l’esplicitazione dei presupposti delle azioni e delle intenzioni: questo lo porta a crescere nei processi di simbolizzazione e a modificare le categorie utilizzate nell’organizzazione del reale e della propria esperienza. Possiamo allora sostenere, alla luce di quanto affermato, che per il bambino l’imparare a leggere e scrivere costituisce una seconda socializzazione culturale agli strumenti di organizzazione concettuale tipici della cultura in cui egli vive.

Vivendo fin dalla nascita a contatto con una cultura scritta, il bambino elabora una sua spiegazione originale della natura e della funzione della lingua scritta: un complesso processo di elaborazione cognitiva porta il bambino alla scoperta del codice alfabetico e della corrispondenza convenzionale tra gli aspetti sonori del parlato e i segni grafici dello scritto; un elemento costante del processo è dato dall’elaborazione e dal perseguimento di un’ipotesi, dal possibile conflitto tra ipotesi contrastanti circa: la combinazione fissa o variabile dei segni, l’interpretazione della scrittura e l’anticipazione del significato.

L’attività di simbolizzazione richiesta per la costruzione e il successivo esercizio (personale e produttivo) della lingua scritta si fonda ed opera sulla base della competenza linguistica e metalinguistica del bambino. Sappiamo infatti che l’apprendimento scolastico è un processo complesso largamente mediato dal codice linguistico: le funzioni linguistiche rappresentano il mezzo preferenziale che permette l’assimilazione di nuove informazioni e competenze, giocando così un ruolo centrale nel determinare le modalità e l’efficienza dell’apprendimento stesso.

In particolare nell’apprendimento della lettura-scrittura il bambino è coinvolto in un processo attivo di manipolazione e trasformazione del proprio linguaggio orale. Leggere e scrivere condividono determinati processi comuni anche all’ascolto e al linguaggio verbale: sviluppare quei processi, nel bambino che non ha ancora imparato a leggere e a scrivere, si rivelerà di grande aiuto per il futuro apprendimento del linguaggio scritto.

BIBLIOGRAFIA

Boscolo B. (1986) Psicologia dell’apprendimento scolastico. Aspetti cognitivi, Torino: UTET.

Pontecorvo C., Pontecorvo M. (1985) Psicologia dell’educazione. Conoscere a scuola, Bologna: Il Mulino.

» Indice generale di "Aspetti psicologici "

» Indice generale di "D.I.S. - Diagnosi e intervento a scuola"

   

  » Prodotto editoriale di riferimento








» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata al "DAP" per conoscere gli altri autori: clicca qui


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