» Sezione Speciale - "D.I.S. - Diagnosi e
intervento a scuola"
• Aspetti psicologici.
"Il modello "a due vie" per la scrittura"
di Teresa Gloria Scalisi, Facoltà di
Psicologia, Università "La Sapienza", Roma
Il processo di scrittura ha in genere ricevuto una minore attenzione rispetto
alla lettura. Uno dei motivi può essere riscontrato nel fatto
che, soprattutto in ambito evolutivo, i disturbi di scrittura
compaiono meno frequentemente da soli e sono quasi sempre associati
a quelli di lettura. Spesso, quindi, il termine dislessia evolutiva
viene utilizzato per indicare un disturbo specifico della lettura
che può anche essere associato a disgrafia. Inoltre essendo
lettura e scrittura processi molto vicini tra loro, è ragionevole
supporre che siano basati su meccanismi ed abilità simili, per
cui le teorie formulate per spiegare i processi di scrittura sono
spesso un adattatamento dei modelli di spiegazione formulati per
la lettura.
La Figura 1 rappresenta un modello generale dei meccanismi cognitivi implicati
nella scrittura, derivante da studi di autori diversi (es. Morton,
1980; Beauvois & Derouesne, 1981; Shallice, 1981; Margolin,
1984; Ellis, 1992; McCloskey, Badecker, Goodman-Schulman &
Aliminosa, 1994). Anche questo modello, come quello già presentato
per la lettura (in questa stessa rubrica) è sostenuto
da numerose conferme in ambito neuropsicologico.

Fig. 1 Processi implicati nella scrittura. Un
modello di scrittura "a due vie" (da McCloskey &
coll., 1994) in un disegno di Antonella Morganti
In questo modello il flusso di informazioni va dalla parola udita alla parola
scritta. Le principali assunzioni del modello possono essere meglio
comprese se si prende come esempio la scrittura di parole sotto
dettatura. Quando viene dettata una parola conosciuta il sistema
di Analisi Acustica produce una rappresentazione fonologica
della parola che attiva il codice corrispondente nel Lessico
Fonologico di Input. Possiamo immaginare questa struttura
come un magazzino di memoria in cui sono contenuti i codici sonori
delle parole apprese, il sistema riconosce la rappresentazione
fonologica di una parola, per esempio il suono della parola CASA
e attiva a sua volta la rappresentazione semantica di CASA nel
Sistema Semantico, dove sono immagazzinati i significati
delle parole. L'accesso del codice fonologico al sistema semantico
e la conseguente attivazione della rappresentazione semantica
della parola, consente di comprenderne il significato e di attivare
a sua volta una rappresentazione grafemica astratta della parola
stessa nel Lessico Ortografico di Output. La rappresentazione
di una parola nel lessico ortografico è astratta nel senso che
non contiene informazioni relative al "formato" dei
caratteri, cioè la parola CASA è rappresentata dai grafemi C-A-S-A
siano essi maiuscoli, minuscoli, in corsivo, in stampatello ecc.
Questo processo è denominato via visiva semantica di scrittura,
e nella Figura 1 è indicato dalle frecce rosse.
Se viene dettata una parola sconosciuta o una sequenza di fonemi senza significato,
non ci sarà nessuna rappresentazione semantica disponibile nel
Sistema Semantico e quindi non verrà attivata nessuna rappresentazione
grafemica nel Lessico Ortografico di Output. Il modello
assume quindi che la scrittura di parole sconosciute o di sequenze
di fonemi avvenga attraverso un processo non lessicale di Conversione
Fonema-Grafema che utilizza le regole di corrispondenza tra
lingua parlata e lingua scritta (via fonologica), che nella
Figura 1 è indicato dalle frecce blu.
Una volta che la rappresentazione grafemica della parola è stata attivata nel
Lessico Ortografico di Output (via visiva semantica) oppure
assemblata mediante le regole di conversione (via fonologica),
essa viene mantenuta in memoria, in una sorta di magazzino di
servizio chiamato Buffer Grafemico, il tempo necessario
per l'esecuzione del compito richiesto, cioè la scrittura oppure
la ripetizione, o spelling, orale (quest'ultimo caso riguarda
soprattutto la lingua inglese). Nel caso della scrittura le rappresentazioni
astratte delle lettere che compongono la parola devono essere
convertite nelle appropriate forme visive a seconda che la scrittura
sia in stampatello o in corsivo, maiuscolo o minuscolo, questo
processo è chiamato Conversione Allografica. Se invece
il compito è di spelling orale (ma nella nostra lingua raramente
abbiamo necessità di effettuare lo spelling di una parola) allora
alle rappresentazioni astratte delle lettere che compongono la
parola saranno attribuiti i nomi corrispondenti.
Sia per il modello a due vie di lettura, che per quello di scrittura, le principali
conferme sperimentali provengono dallo studio di pazienti con
danno cerebrale, che hanno perso la capacità di leggere fluentemente
(dislessia acquisita) o di scrivere correttamente (disgrafia acquisita).
In seguito i modelli di questo tipo sono stati utilizzati anche
per interpretare i disturbi di lettura e scrittura in ambito evolutivo.
Le caratteristiche delle diverse sindromi dislessiche e disgrafiche,
sia acquisite che evolutive verranno esaminate in un successivo
contributo.
Riferimenti bibliografici
Beauvois M.F., Derouesne J. (1981) Lexical or orthographic agraphia.
Brain, 104, 21-49.
Bub D., Kertesz A. (1982) Deep agraphia. Brain & Language,
19, 153-178.
Ellis A. W. (1992) Lettura, scrittura e dislessia: un approccio
cognitivo. Torino: SEI.
Margolin D. I. (1984) The neuropsychology of writing and spelling:
Semantic, phonological, motor, and perceptual processes. Quarterly
Journal of Experimental Psychology: Human Experimental Psychology;
36A, 459-489.
McCloskey M., Badecker W, Goodman-Schulman R.A., Aliminosa D.
(1994) The structure of graphemic representations in spelling:
Evidence from a case of acquired dysgraphia. Cognitive Neuropsychology,
11, 341-392.
Morton J. (1980) Two auditory parallels to deep dyslexia. In
M. Coltheart, K.E. Patterson e J.C. Marshall (eds) Deep Dyslexia.
London: Routledge & Kegan Paul.
Patterson K.E. (1981) Neuropsychological approaches to the study
of reading. British Journal of Psychology, 72,151-174.
Patterson K.E. (1987) Acquired disorders of spelling. In G. Denes,
C. Semenza, P. Bisiacchi & E. Andreewsky (Eds.) Perspectives
in Cognitive Neuropsychology. London: Lawrence Erlbaum Associates
Ltd., 213-229.
Shallice T. (1981) Phonological agraphia and the lexical route
in writing. Brain, 104, 413-429.
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psicologici "
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