» Sezione Speciale - "D.I.S. - Diagnosi e
intervento a scuola"
• Valutazione e diagnosi.
"L’uso dei test nella valutazione
scolastica e nei disturbi della lettura e della scrittura"
Simone Bentrovato
Università “La Sapienza” di Roma. Dipartimento
dei processi di psicologia di sviluppo e socializzazione.
Infantiae.Org, Sezione Speciale DIS “Diagnosi ed Intervento
a Scuola”
Psicologi, educatori ed insegnanti sono quotidianamente chiamati a prendere delle
decisioni che riguardano direttamente o indirettamente altre persone
o gruppi di persone. Il docente deve prendere decisioni che riguardano
l’attività didattica e formativa, gli esiti dell’attività
di insegnamento, la valutazione degli apprendimenti e delle competenze
raggiunte; a sua volta lo psicologo si trova spesso a dover valutare
le capacità cognitive di un alunno e decidere se è
il caso o meno di intraprendere degli interventi specifici e mirati.
Nel caso ciò sia necessario deve valutare il tipo di intervento
più idoneo alle esigenze dell’alunno. In tutti questi
casi un aiuto fondamentale a prendere decisioni è dato
dall’adozione di procedure e tecniche di “misurazione”
e “valutazione” quanto più possibile corrette,
oggettive e attendibili. In questo senso e per gli usi sopra descritti
i test e le prove oggettive di valutazione possono essere considerati
tra gli strumenti di valutazioni più oggettive e attendibili
che lo psicologo o l’educatore possano avere a disposizione.
L’uso di strumenti di valutazione quantitativa non può
chiaramente essere l’unica fonte di raccolta di informazioni,
o l’unica modalità per esprimere un giudizio; tuttavia,
senza entrare nel merito di una questione storica sull’utilità
e sul valore dei test nella pratica educativa, pur sottolineando
che i test non sono strumenti di valutazione perfetti ed infallibili,
bisogna dire che spesso il problema non è se i test debbano
o meno essere usati, quanto piuttosto come e in che condizioni
devono essere usati. Si può affermare che lo scopo per
cui un test viene usato è cercare di ridurre il più
possibile l’elemento personale e casuale potenzialmente
insito nella valutazione (Passolunghi, De Beni, 2001; Domenici,
2001)
I test criteriali ed i test normativi.
I test criteriali sono test che valutano il raggiungimento di
una certa competenza reputata necessaria per acquisire ulteriori
e più complesse conoscenze. Il test serve a valutare ciò
che una persona ha appreso e non si pone il problema di paragonare
la competenza raggiunta dall’alunno con quella dei compagni
di classe o, più in genere, con un gruppo di alunni di
pari età e classe; la valutazione viene effettuata solo
in rapporto ai contenuti, agli argomenti e agli obiettivi oggetto
di verifica. Questi test vengono anche definiti test di rendimento
o di profitto (achievement test). Ciò che si valuta è
il progresso fatto dall’alunno rispetto alla sua stessa
competenza iniziale; gli obiettivi formativi, quindi, diventano
il criterio da raggiungere e l’eventuale giudizio valutativo
non viene basato sul confronto con la prestazione di un gruppo
di riferimento. La prestazione a cui fare riferimento è,
solitamente, la percentuale di risposte corrette ad un dato compito;
in questo caso è bene definire in anticipo i criteri rispetto
ai quali una prestazione viene definita positiva o negativa; in
un dato compito si può assumere, per esempio, che il 75%
di risposte corrette sia il criterio per giudicare una prestazione
positiva o negativa.
A volte può essere utile o necessario valutare la prestazione
di un alunno non rispetto ad un criterio oggettivo esterno ma
confrontandola con la prestazione di un altro individuo o di un
gruppo di individui, i test che vengono usati in questo caso sono
detti test normativi, cioè riferiti ad una norma esterna.
Il punto di riferimento non è più la prestazione
ottenuta in un compito sulla base di un dato criterio ma è
la prestazione di un soggetto rispetto alla prestazione di un
gruppo più ampio di soggetti che appartengono alla sua
stessa classe o che hanno la sua stessa età; quando ci
si riferisce a questo gruppo si parla di campione normativo. L’obiettivo
dei test normativi è quello di valutare il livello di competenza
raggiunto da un alunno o da una classe rispetto ad un'altra classe
o ad un campione normativo più ampio e comparare le due
prestazioni. I test normativi servono anche a valutare lo sviluppo
e le abilità cognitive raggiunte da un soggetto rispetto
al campione normativo cui egli appartiene per età o classe
frequentata e in base a questa valutazione fornire una diagnosi
più precisa sulla presenza o meno di ritardo nello sviluppo
cognitivo del soggetto (per ulteriori approfondimenti si veda
il contributo La Scala di Intelligenza Wechsler per Bambini, Riveduta
di David Wechsler (Wechsler Intelligence Scale for Children, revised,
1974, WISC-R). Una introduzione. Di Simone Bentrovato, nella rubrica
Strumenti della sezione Diagnosi e Intervento a Scuola).
I test per la diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento.
I test e le prove strutturate per valutare i disturbi specifici
dell’apprendimento possono essere distinti in due grandi
categorie: i test che forniscono una valutazione di livello e
i test che servono a fare una diagnosi differenziale.
Nell’ambito del disturbo specifico della lettura e della
scrittura, la valutazione di livello ha come obiettivo quello
di misurare le capacità del soggetto in un compito, per
esempio lettura, scrittura o calcolo, al fine di valutare se egli
ha raggiunto il livello di competenza richiesto in base alla sua
età e al suo livello di scolarizzazione. I test di livello
permettono di stabilire se esiste una discrepanza tra il livello
di abilità osservato nel soggetto e il livello di abilità
atteso in base all’età ed alla scolarità;
la presenza di una discrepanza evidente e sistematica, cioè
una discrepanza verificabile in maniera costante e non casuale,
permette di stabilire la presenza di un ritardo nell’apprendimento
di una specifica abilità. Nonostante siano state proposte
molte definizioni e classificazioni dei disturbi di apprendimento,
è uso comune sia nella ricerca che nella pratica clinica
fare riferimento alla nozione di discrepanza tra prestazione osservata
e prestazione attesa, cioè alla differenza tra il grado
di competenza effettivamente raggiunto dal bambino nella lettura
e nella scrittura e quello che avrebbe potuto invece raggiungere
in funzione del suo generale livello intellettivo. La distinzione
più ampia e condivisa all'interno dei disturbi di apprendimento
ovvero quella tra "disturbo specifico" e "ritardo
generalizzato" si basa sul concetto di discrepanza (Shaywitz,
Fletcher, Hoalan e Shaywitz, 1992). La valutazione di livello,
tuttavia, non consente di fare una diagnosi precisa sul tipo di
disturbo. Non consente da sola di differenziare in maniera precisa
un ritardo generalizzato dello sviluppo da un ritardo specifico
dell’apprendimento della lettura, della scrittura o del
calcolo. Al fine di ottenere una diagnosi differenziale bisogna
investigare non solo il livello di abilità raggiunta dal
soggetto ma il funzionamento dei singoli processi e delle abilità
di base che determinano il successo o l’insuccesso della
prestazione del bambino. Si tratta allora di stabilire che tipo
di disturbo presenta il bambino e, una volta individuato il disturbo,
valutare quale abilità di base risulta maggiormante compromessa,
per esempio una volta diagnosticato un disturbo della lettura
è necessario individuare la natura di tale disturbo, se
si tratti di un deficit prevalentemente fonologico oppure di un
deficit maggiormente legato e fattori percettivi o mnemonici (D’Amico,
2002).
Il disturbo dell’apprendimento della lettura.
La valutazione di livello.
Lo strumento attualmente più utilizzato per la valutazione
di livello della lettura in età evolutiva sono le Prove
di lettura MT (Cornoldi, Colpo & Gruppo MT, 1981). Per una
descrizione più dettagliata si veda il contributo La verifica
dell’apprendimento della lettura (Cornoldi, Colpo, Gruppo
M.T., 1981), di Loredana Romano, nella rubrica Strumenti della
sezione Diagnosi e Intervento a Scuola.
La diagnosi differenziale.
Uno strumento di grande utilità è la Batteria per
la valutazione della dislessia e della disortografia evolutiva
(Sartori, Job, Tressoldi, 1995). Il test mira a fornire una diagnosi
differenziale dei disturbi di lettura e scrittura. Per una descrizione
più dettagliata si veda il contributo Batteria per la valutazione
della dislessia e della disortografia (Sartori, Job, Tressoldi,
1995), di Simona Fanini, nella rubrica Strumenti della sezione
Diagnosi e Intervento a Scuola.
Il disturbo dell’apprendimento della scrittura.
La valutazione di livello
Molto utile per una valutazione di livello delle abilità
di scrittura la Batteria per la valutazione della scrittura e
della competenza ortografica (Tressoldi, Cornoldi’ 1991).
Per una descrizione più dettagliata si veda il contributo
Batteria per la valutazione della scrittura e della competenza
ortografica nella scuola dell’obbligo (Tressoldi, Cornoldi’
1991), di Loredana Romano, nella rubrica Strumenti della sezione
Diagnosi e Intervento a Scuola.
La diagnosi differenziale.
La Batteria per la valutazione della scrittura e della competenza
ortografica (Tressoldi, Cornoldi, 1991) si rivela molto utile
anche per fare una diagnosi differenziale del disturbo dell’apprendimento
della lettura. Per una descrizione più dettagliata si veda
il contributo Batteria per la valutazione della scrittura e della
competenza ortografica nella scuola dell’obbligo (Tressoldi,
Cornoldi’ 1991), di Loredana Romano, nella rubrica Strumenti
della sezione Diagnosi e Intervento a Scuola.
- Glossario
Bibliografia
Cornoldi, C., Colpo, G. (1981) La verifica dell’apprendimento
della lettura. O.S., Firenze.
D’Amico, A. (2002) Lettura Scrittura Calcolo. Processi
cognitivi e disturbi dell’apprendimento. Edizioni Carlo
Amore.
Domenici, G. (2001) Manuale della valutazione scolastica. Laterza
Passolunghi, M.C., De Beni R. (2001) I test per la scuola. Il
Mulino.
Sartori, G., Job, R., Tressoldi, P.E. (1995). Batteria per la
valutazione della dislessia e della disortografia evolutiva. O.S.
Firenze.
Shaywitz B.A., Fletcher J.M., Hoalan J.M., Shaywitz S.E. (1992)
Discrepancy compared to low achievement definitions of reading
disability: results from the Connecticut Longitudinal Study. Journal
of Learning Disabilities , 25, 639-648.
Tressoldi, P.E., Cornoldi, C., (1991). Batteria per la valutazione
della scrittura e della competenza ortografica. O.S. Firenze.
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- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
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