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La programmazione per principi procedurali

Paola D'Ignazi, Docente del laboratorio di Pedagogia interculturale all’Università di Urbino

Nella prospettiva curricolare la programmazione costituisce la proposta / progettazione formativa, elaborata dalla singola scuola o gruppo di insegnanti, secondo principi, criteri e finalità presenti nelle Indicazioni nazionali per i piani di studio, il documento di carattere normativo, che garantisce l’omogeneità di percorsi. Essa interagisce con il programma nella definizione concreta del percorso formativo ed ha il compito di pianificare, contestualizzare e razionalizzare l’intervento educativo, esplicitandone finalità e criteri metodologici.
La ricerca didattica ha proposto diversi modelli di programmazione, soggetti anche a mode, i quali si differenziano e caratterizzano per i criteri adottati, i quali condizionando scelte metodologiche e contenuti, come pure definiscono l’azione ed il ruolo dell’insegnante.
I differenti modelli sono rappresentati dalla programmazione per obiettivi, per concetti, per principi procedurali, per sfondi e reticolare.
La programmazione per principi procedurali pone l’attenzione sulla qualità dei processi cognitivi, sulla sollecitazione e acquisizione di condotte mentali e quindi i suoi obiettivi non sono di prodotto, ma di tipo processuale. Tale modello individua come mete dell’insegnamento la trasmissione di ciò che ha valore, l’apprendimento secondo criteri inerenti alla natura stessa dei saperi, lo sviluppo delle capacità critiche dell’alunno.
Il modello processuale, criticato perché trascura gli obiettivi inerenti all’acquisizione di conoscenze basilari e non si contestualizza, nella sua applicazione aprioristica, nella realtà scolastica, può risultare particolarmente efficace nell’affrontare, oltre ai contenuti disciplinari, contenuti educativi d’attualità e in situazioni in cui si voglia approfondire lo studio di problemi o fatti sociali che coinvolgono la realtà scolastica.
L’educazione interculturale, l’educazione alla cittadinanza, l’educazione ambientale, l’educazione alla salute e altri temi d’attualità, costituiscono l’ambito privilegiato in cui utilizzare la programmazione per principi procedurali, proprio perché la pluralità d’approcci e la natura problematica delle tematiche rispondono alla metodologia, ai principi, alle finalità specifiche di tale strategia progettuale, che, incardinata sui principi procedurali, anziché su comportamenti attesi o obiettivi da raggiungere, consente una flessibilità riguardo ai modi ed agli esiti del percorso formativo. Lo studio e approfondimento dei contenuti sopra indicati non richiedono, infatti, l’acquisizione d’abilità o competenze particolari, quanto piuttosto mirano alla sensibilizzazione del soggetto e alla problematizzazione degli argomenti affrontati, ponendo come meta educativa remota una nuova forma mentis dei soggetti in formazione.

I fondamenti teorici del modello processuale

Il maggiore teorico del modello di programmazione per principi procedurali è Lawrence Stenhouse (L.Stenhouse, Dal programma al curricolo. Politica, burocrazia e professionalità, Editore Armando Armando, Roma, 1977), il quale muove da una critica al modello di curriculum centrato sugli obiettivi comportamentali. L’autore sostiene che tale modello, rispondente al criterio mezzi – fini, se appare di notevole impulso all’istruzione e mostra tutta la sua efficacia nell’apprendimento d’abilità pratiche o strumentali, non è idoneo all’introduzione dell’alunno ai sistemi di pensiero culturali, i quali implicano la capacità di comprendere, di individuare relazioni e formulare giudizi.
Lo studioso, riprendendo le tesi di R.S. Peters (R.S. Peters, Etica, educazione, Silva & Ciarrapico, Roma1973, p. 14), afferma che la conoscenza è un processo speculativo proteso verso ininterrotti approfondimenti, pertanto la programmazione di un curricolo di studi non può articolarsi in conformità ad obiettivi da raggiungere. A fondamento di questo devono essere posti invece dei principi procedurali, che sono connessi alle epistemologie delle differenti discipline, alle ragioni della pedagogia, all’etica educativa.
Il processo educativo, afferma Peters, non vincola a metodi o contenuti particolari, ma richiede che siano soddisfatti i seguenti criteri:
- la trasmissione di ciò che ha valore - I contenuti devono avere un valore non strumentale, ma intrinseco e fornire al soggetto una prospettiva conoscitiva, vale a dire una concezione allargata di ciò che conosce e fa, rendendolo capace di connettere la propria conoscenza e attività ad un coerente modello di vita.
- una forma di conoscenza e comprensione non inerte, ma tale da trasformare la prospettiva del soggetto in formazione - Il contenuto conoscitivo delle attività curricolari quali la scienza, la letteratura, la poesia, consente di illuminare altri settori della vita e contribuisce alla qualità della vita, poiché il soggetto che vi si è impegnato sistematicamente svilupperà “degli schemi concettuali e forme di valutazione che trasformeranno qualunque cosa egli faccia.” (R S. Peters, op.cit., p.217 ).
- la partecipazione e volontarietà dei soggetti chi apprendono. - I principi procedurali si riferiscono anche alle modalità d’insegnamento, che devono essere conformi agli interessi e inclinazioni dell’alunno. Iniziando un individuo ad attività che hanno un valore, è bene tener conto dei suoi interessi, adottando il sistema delle opzioni, anche se la scelta deve essere consentita in un menù di attività che abbiano valore educativo, tralasciando l’idea di utilità. Le attività devono essere apprezzate per le loro qualità implicite, più che per il loro fine, poiché contengono già in esse i loro propri modelli d’eccellenza.
La natura della conoscenza è dinamica e problematica. Concetti, criteri e procedure-chiave delle diverse forme di conoscenza sono oggetti di speculazione, elaborazione, riflessione e non possono essere posseduti in forma definitiva o stabile. Adottare il modello per obiettivi vorrebbe dire, per Stenhouse, porre limiti alla speculazione e snaturare la conoscenza stessa, trovando risposte parziali, soluzioni arbitrarie, interpretazioni che sono condizionate dal contesto storico – culturale.

I criteri della programmazione per principi procedurali

Quali sono, dunque, i criteri per selezionare contenuti e attività che abbiano valore intrinseco e che siano indipendenti da obiettivi specifici? Stenhouse cita come esempio un elenco di criteri, proposti da James D. Rath (J. D. Raths, Teatching without specific objectives, Educational Leadership, April, 1971, in Stenhouse, op. cit. p.716), che riportiamo solo in parte. Un’attività risulta più adeguata di altre:
—se consente all’alunno di fare delle scelte e valutarne le conseguenze;
—se impegna l’alunno nella ricerca di idee, lo spinge ad applicarsi nei processi intellettuali o problemi attuali;
—se l’alunno riesce a compierla integralmente;
—se espone l’alunno a rischi d’insuccesso;
—se stimola l’alunno ad applicare e padroneggiare importanti regole, norme o discipline.
Un esempio di curricolo, riportato dall’autore, concepito secondo criteri diversi dal modello mezzi –fini, è “L’uomo: un corso di studi”, per il quale Bruner diede la propria consulenza. Il tema del corso è lo studio dalla natura umana e degli aspetti che la caratterizzano come tale. Il percorso educativo consiste in una ricerca/riflessione, che chiama in causa l’antropologia e altre scienze sociali, in cui l’insegnante si propone come “…scienziato in grado di speculare sulla società e sul comportamento, esperto delle questioni di valore che incontra nel suo lavoro” (L. Stenhouse, op.cit, p.117).
Il docente ricopre il ruolo di studioso di un campo di conoscenza vasto e complesso, ma è coinvolto, al pari dei suoi allievi, nella ricerca/scoperta del metodo d’indagine, è egli stesso un ricercatore, l’apprendista più anziano e con maggiore esperienza, che può trasmettere valori.
Le mete pedagogiche della proposta educativa sono:
—avviare gli alunni al metodo di ricerca (porsi e porre domande);
—insegnare agli alunni ad applicare schemi di riferimento precedentemente utilizzati a nuovi contesti;
—sviluppare negli alunni la capacità di ricercare e utilizzare fonti d’informazione per elaborare ipotesi e trarre conclusioni;
—sollecitare tra gli alunni la discussione e il confronto;
—legittimare la ricerca, sollecitando e approvando discussioni in cui lo stesso problema possa essere letto o interpretato in modi differenti;
—sollecitare gli alunni alla riflessione sulle proprie esperienze.
I saperi disciplinari ed altri contenuti diventano in questa prospettiva un terreno d’indagine in cui non è possibile individuare risposte predefinite. Se da un lato la struttura intrinseca dei contenuti di apprendimento, come ha sostenuto Bruner, detta il metodo attraverso il quale questi vanno affrontati, gli alunni e gli insegnanti si troveranno a dover approfondire la conoscenza e solo nell’attività concreta si determineranno l’orientamento della ricerca e gli esiti. Adottando ad esempio l’idea di causa quale concetto – chiave della storia, ma anche come categoria a fondamento di eventi sociali e personali, si apre un orizzonte complesso e problematico, per il quale è impensabile trovare un’unica risposta o interpretazione, che sia la sola accettabile. Emergono, strada facendo, differenti possibili letture, che lasciano i problemi aperti e in parte insoluti, suscettibili di ulteriori probabili definizioni.
Poiché in tale prospettiva le mete dell’insegnamento convergono sull’attività d’indagine o di scoperta, sull’acquisizione di un metodo di ricerca e sullo sviluppo di un atteggiamento critico nei confronti di ciò che si apprende, gli obiettivi dell’insegnamento si qualificano come di tipo processuale e pertanto non possono essere predefiniti e prefissati in termini di esiti precisi.
Vi è necessariamente in tale percorso un largo margine d’indeterminatezza riguardo a:

Modalità di conduzione della ricerca - Le modalità d’indagine (attraverso testi, media ecc.) possono variare o subire aggiustamenti rispetto all’impostazione iniziale (ad esempio per l’opportunità di raccogliere testimonianze dirette attraverso racconti, interviste, o altro).

Contenuti - Nel corso della ricerca gli stessi contenuti affrontati potranno richiedere un’estensione in ambiti differenti da quelli inizialmente individuati o potrà emergere la necessità di soffermarsi su alcuni aspetti e di focalizzarli per un maggiore approfondimento.

Percorso individuale di ciascun allievo – Questo, articolandosi sulla base della sensibilità, degli interessi e stili cognitivi personali, delle conoscenze ed esperienze pregresse, non consente di prevedere in anticipo gli esiti dell’impegno individuale. L’operato degli alunni non è pertanto valutabile secondo modalità classificatorie, rispondenti ad un comune modello di riferimento.

La valutazione degli esiti o risultati di tale percorso può essere espressa attraverso un giudizio critico dell’insegnante, che non è oggettivo, perché necessariamente legato alla sensibilità, competenza, capacità e punti deboli del docente. Non è pensabile d’altra parte accertare dopo un’esperienza di educazione interculturale se un bambino ha rimosso i pregiudizi di tipo etnico o religioso, né si può pensare di ridurre la valutazione di un corso di educazione ambientale in termini di sole conoscenze. La valutazione dell’insegnante, formulata attraverso il giudizio, stimola però, di fatto, l’alunno ad assumere un atteggiamento critico riguardo al proprio lavoro, educandolo all’autovalutazione o autoaccertamento.
La programmazione per principi procedurali, sollecitando l’indagine, il giudizio, il confronto, la discussione e rielaborazione delle esperienze, propone un modello d’apprendimento centrato essenzialmente sui processi in particolare di tipo critico e mostra i propri punti di forza nella trattazione dei temi sociali e d’attualità, notoriamente soggetti a molteplici chiavi di lettura.
Proprio su questo terreno, contraddistinto dalla complessità dei problemi, suscettibili di diversificate interpretazioni e differenti proposte di soluzione, il modello processuale si qualifica come valido strumento di lavoro, ponendosi come obiettivi ultimi la riflessività e la sensibilizzazione dei soggetti in formazione.

Il contributo è tratto dalla rivista ufficiale dell'Opera Nazionale Montessori "Vita dell'Infanzia"

» Indice generale di "Curricolo, programmazione e POF"

   

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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata al "DAP" per conoscere gli altri autori: clicca qui


» Costo

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