» Le teorie - Sezione Speciale
- "Tirocinio"
Aspetti istituzionali del tirocinio, fra Scuola
e Università (II)
Michele De Gregorio, Direttore
Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per le Marche
- Docente di Istituzioni di Diritto Pubblico – Università
di Urbino
• Prima
parte
All’interazione scuola/Università
va riconosciuto rilievo essenziale e irrinunciabile, tanto nella
preparazione iniziale degli insegnanti, quanto in quella in servizio.
Nei modi con cui è stata impostata e realizzata, l’
attività di tirocinio ha permesso di conseguire risultati
innovativi di innegabile qualità, costituiti dal paritario
concorso delle competenze (teoriche, disciplinari e didattiche)
dell’Università e della Scuola e dalle possibilità
di interazione e di verifica delle competenze acquisite.
Naturalmente all’interno del modello operativo praticato,
la figura del supervisore ha svolto un ruolo centrale, quale cardine
tra due realtà complementari, portatore di una professionalità
che gli ha permesso di progettare, coordinare, organizzare il
tirocinio in raccordo con le scuole.
Né può essere taciuto l’impegno profuso nella
cura del percorso degli studenti, anche mediante la facilitazione
dei rapporti e delle interazioni tra soggetti e la costruzione
di progetti che si sono rivelati significativi per le stesse scuole
che hanno ospitato gli studenti in formazione.
Per il ruolo svolto, la figura del supervisore ha costituisce
indubbiamente uno “snodo” di sicuro rilievo qualitativo
e funzionale, equidistante da modello della separazione e da quello
della dipendenza.
Esistono dunque fondate ragioni per esprimere
l’auspicio che si trovi modo di rafforzare il valore dell’incontro
tra Scuola e Università, attraverso la condivisione del
progetto di tirocinio, sia per la formazione iniziale che per
quella in servizio, e di mantenere l’attività di
tirocinio all’interno del percorso universitario, come parte
integrante per la formazione professionale di tutti i docenti.
Allo stesso modo è da auspicare che trovi adeguato riconoscimento
e valorizzazione il contributo determinante della funzione del
supervisore, mediante la sua utilizzazione in attività
di formazione, ricerca e sperimentazione, all’interno delle
previste strutture d’ateneo ed interateneo: i rapporti Scuola?Università,
già felicemente sperimentati, possono essere consolidati
e sviluppati al meglio da coloro che hanno contribuito a crearli.
La professionalità specifica dei supervisori costituisce
una ricchezza da recuperare, consolidare ed utilizzare al di là
dei limiti di tempo dell’incarico finora assegnato (1).
Ma, a parte ogni ovvia considerazione circa l’utilità
di non disperdere il prezioso patrimonio di esperienze innovative
accumulato, preme sottolineare che con la funzione di cerniera
e di raccordo così validamente assolta, i supervisori hanno
anche indicato una delle vie efficaci per assicurare quel collegamento
costante ed organico fra i diversi segmenti di un percorso formativo
che dovrebbe sempre più esaltare il suo carattere unitario.
In questa convinzione conforta la stessa previsione normativa,
che – quando tratta della gestione dei corsi di laurea specialistica
e prevede lo svolgimento di specifiche attività di tirocinio
– stabilisce che le Università, «sentita la
direzione scolastica regionale, definiscono nei regolamenti didattici
di ateneo l’istituzione e l’organizzazione di apposite
strutture di ateneo o d’interateneo per la formazione degli
insegnanti, cui sono affidati, sulla base di convenzioni, anche
i rapporti con le istituzioni scolastiche».
A me sembra che tanto basti a prefigurare scenari di confronto
e di collaborazione che – al di là degli specifici
ruoli istituzionali - sfidano comunque scuole e mondo accademico
a misurarsi su un terreno dialettico finora solo occasionalmente
esplorato, per definire modi di interazione più funzionali
al conseguimento di obiettivi necessariamente comuni: mi pare
chiaro, infatti, che il coinvolgimento della Direzione Generale
regionale – lungi dal potersi risolvere in un ritualistico
passaggio procedurale (2) – concettualmente implichi il
coinvolgimento di tutto il sistema scolastico regionale, al cui
vertice la stessa Direzione Generale è appunto collocata.
Nei modi solenni e recisi della legge, è ancora una volta
ribadito il dovere di ricercare le necessarie sintonie con la
scuola ed il confronto con le molteplici sfaccettature della sua
realtà organizzativa ed operativa. Del resto, l’imprescindibilità
di tali sintonie è eloquentemente testimoniata proprio
dalle conseguenze negative della sua assenza: è di appena
qualche giorno fa la notizia di accesi contrasti verificatisi,
in altra Università non lontana, in ordine ai noti problemi
di organizzazione dell’attività di tirocinio nelle
scuole che pure avevano aderito alla apposita convenzione. (3)
Del resto la scuola è certamente aperta verso ogni forma
di possibile confronto, nella generale convinzione che instaurare
rapporti con il sistema universitario costituisca una condizione
preziosa, oltre che per integrare le competenze degli insegnanti
in formazione, anche per migliorare la qualità dei processi
didattici ed educativi interni alle stesse scuola. (4)
“E’ tuttavia altrettanto diffusa la consapevolezza
che le attività di tirocinio debbano essere realizzate
nel quadro di un rapporto interistituzionale dotato degli essenziali
requisiti di garanzia e di chiarezza: lo richiedono gli aspetti
qualitativi e quantitativi che caratterizzano quelle attività,
le figure professionali necessarie al loro qualificato svolgimento
e le implicazioni che esse hanno sull’organizzazione scolastica.
Le difficoltà incontrate nell’applicare e nel rinnovare
le convenzioni e le perplessità manifestate dalle scuole
convenzionate rendono palese l’opportunità e l’urgenza
di una verifica delle modalità di raccordo finora utilizzate
ed una più attenta considerazione delle esigenze poste
dalle istituzioni scolastiche.
Per favorire una programmazione organica delle attività
e per un loro qualificato ed efficace svolgimento, più
dirigenti scolastici hanno segnalato in particolare l’esigenza
di una indispensabile intesa preliminare tra l’Università
e le istituzioni scolastiche, che preveda il reciproco riconoscimento
dei connessi obblighi e diritti, in particolare con riferimento
a:
? Esplicitazione del progetto di tirocinio per gli aspetti riguardanti
la programmazione, lo sviluppo e la valutazione indispensabili
ad una sua coerente e valida gestione operativa;
? Individuazione di efficaci modalità di interazione tra
i docenti tutors di istituto e docenti della S.S.I.S. per il necessario
raccordo su aspetti di rilievo contenutistico e metodologico;
? Riconoscimento delle prestazioni professionali dei docenti tutors
d’istituto, attraverso sia la precisazione della natura
e della valenza dei “crediti” annunciati che la previsione
di specifici contributi; la possibilità di utilizzo del
fondo di istituto, peraltro finalizzato principalmente all’arricchimento
dell’offerta formativa rivolta agli studenti ed alle loro
famiglie, non può esimere l’Università dall’assunzione
per la propria parte di un ragionevole onere per il sostegno e
la qualificazione di attività così fortemente collegate
alla sua funzione.
- quanto agli orari di lezione della S.S.I.S., è necessario
tener conto per quanto possibile anche delle esigenze connesse
al servizio prestato con contratti a tempo determinato dagli specializzandi
nelle scuole, non potendo le agevolazioni che le stesse scuole
sono impegnate ad assicurare nell’ articolazione dell’orario
di lavoro oltrepassare determinati limiti.” (5)
Neppure si dovrebbe rinunciare a sperimentare, in parallelo, la
praticabilità di modalità di formazione e di tutoraggio
a distanza, che favoriscano:
- una più diretta e costruttiva interazione tra scuola,
gruppi di studenti e Università;
- il monitoraggio continuo delle presenze studentesche;
- il controllo qualitativo di una progettualità che gli
studenti dovrebbero poter sviluppare con i supervisori.
Modalità che riuscirebbero probabilmente a dare più
puntuale contezza degli esiti qualitativi dell’attività
di tirocinio, meglio di quanto non riesca alle ordinarie forme
di certificazione di stampo tradizionale (quaderni, schede, ecc.).
A me sembra che si profilino, in conclusione,
prospettive di una collaborazione impegnativa, ma proprio per
questo più stimolante, fra tutti i soggetti che la riforma
chiama a collaborare: non credo manchino né gli entusiasmi
né le risorse professionali per superare le difficoltà.
Per quanto istituzionalmente mi riguarda, posso assicurare che
– allo scopo di accrescere la funzionalità del servizio
e di favorire il collegamento con le scuole - la Direzione Generale
regionale non mancherà di assicurare ogni utile forma di
coordinamento e di svolgere le necessarie azioni di supporto (anche
mediante il coinvolgimento dell’IRRE e dell’Ispettorato
tecnico, ove occorra) per un’azione di monitoraggio degli
esiti dell’attività di tirocinio e, più in
generale, per favorire l’instaurarsi di proficui raccordi
tra le istituzioni scolastiche e il mondo accademico.
(1) Si può agevolmente prevedere, tuttavia,
una non breve fase transitoria (l’adozione dei regolamenti
deve avvenire entro i 24 mesi successivi alla approvazione della
legge delega) durante la quale - nell’attesa che la materia
riceva più compiuta disciplina in sede regolamentare -
saranno presumibilmente prorogate le attuali posizioni di stato
del personale interessato.
(2) A rigore, stando al tenore letterale della disposizione, da
un punto di vista tecnico-giuridico il ruolo della Direzione Generale
regionale è meramente consultivo.
(3) Problemi che la circolare n. 130/2000 non è evidentemente
bastata a risolvere, anche per la limitata disponibilità
di risorse.
(4) Ne ha fornito conferma l’ASAM (Associazione Scuole Autonome
della Marche) in un recente documento fatto pervenire al Direttore
Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per le marche
in data 15/01/03, qui parzialmente riportato nella sua versione
originale.
(5) Dal documento dell’ASAM citato sub nota 13.
Tratto da Maria Chiara Michelini, (a cura di)
L'apprendista insegnante, Quatroventi, Urbino 2003
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"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
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