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• Il Cd-rom "DAP - Discorso e apprendimento"
Presentazione a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà
di Psicologia2 - Università “La Sapienza” Roma
Il Cd-Rom
prende il nome dal progetto COFIN, da me coordinato negli anni 2002-2003,
al quale hanno partecipato cinque università italiane: Roma
1, Milano Bicocca, Perugina, Salerno e Roma 3.
Il gruppo dell’Università di Roma 1 presenta in questo
libretto le tre tematiche sulle quali hanno lavorato tre distinte
unità di ricerca: 1) “Le comunità di apprendimento”di
Donatella Cesareni, in collaborazione con Antonio Jannaccone e Beatrice
Ligorio dell’Università di Salerno, 2) “Produrre
un testo scritto prima di saper scrivere” (di Marina Pascucci
e Franca Rossi); 3) “La comprensione del testo narrativo attraverso
il discorso” (di Margherita Orsolini, Cristina Maronato e
Barbara Maroni).
L’area tematica 4), relativa a “Verificare e valutare
la comprensione del testo” è stata condotta da Ottavia
Albanese e Caterina Fiorilli dell’Università di Milano
Bicocca; l’area tematica (5) “L’insegnante e il
bambino con difficoltà” è stata elaborata da
Franca Orletti e Marilena Fatigante dell’Università
di Roma Tre; mentre l’area tematica (n. 6) che ha studiato
il nesso tra “Attività riflessive e apprendimento in
classe” è stata realizzata dal gruppo dell’Università
per Stranieri di Perugia, composto da Anna Ciliberti, Laurie Anderson
e Rosa Pugliese.
Poiché lo scopo di questo libretto è quello di facilitare
e di accompagnare l’uso del CD-DAP da parte degli utenti,
i contributi sono analitici e utilmente specifici, io non entrerò
affatto nelle singole tematiche, ma desidero condividere con il
lettore il senso generale che ha guidato la nostra ricerca e la
particolare modalità di formazione dei docenti proposta.
Individuare come oggetto di ricerca il nesso fra “Discorso
e apprendimento” presuppone uno sguardo alla situazione scolastica,
a tutti i livelli, come ad una situazione in cui ci può essere
un discorso, una conversazione con più partecipanti, in cui
parlanti e interlocutori sono teoricamente tutti e non solo l’insegnante.
La nostra ipotesi di partenza è che il primo indice di apprendimento
è dato dalla partecipazione attiva degli allievi al discorso
proposto dall’insegnante. Una volta di più è
emerso quanto sia importante che l’insegnante ascolti quello
che dicono gli allievi , che quindi sia capace di non dire, di non
dare risposte premature, e che metta in atto lo sforzo di capire
il punto di vista degli allievi, anche e soprattutto quando è
diverso dal suo e magari può essere un segnale di una prospettiva
diversa attraverso cui vedere quello che ha proposto il docente.
Questo è probabilmente il leit-motiv che collega le diverse
parti della nostra ricerca.
Considero, inoltre, rilevante il fatto che il materiale riprodotto
nel CD-DAP e in parte nel libretto, deriva da situazioni scolastiche
reali e che le trascrizioni letterali delle interazioni osservate
in aula siano state consegnate e discusse con i docenti protagonisti,
provando a progettare con loro se e come si poteva modificare l’interazione
verbale e non verbale, attraverso per esempio l’uso di una
pausa un po’ più lunga o attraverso il cambiamento
dell’usuale modo di intervenire del docente.
Per molte
delle aree tematiche, quindi, le proposte sono state messe a punto
e sperimentate con i docenti reali, che hanno ritrovato dei loro
modi di fare anche nei materiali trascritti relativi ad altri docenti
sui quali hanno potuto portare avanti un’attività di
osservazione e di riflessione al secondo ordine. In questo senso
la trascrizione, tratta dall’analisi della conversazione detta
jeffersoniana (dall’autrice che l’ha messa a punto,
per cui si rinvia a A.Fasulo e C.Pontecorvo, 1999), si è
rivelata molto utile per chiarire a noi e ai docenti che hanno lavorato
con noi la rilevanza della dimensione della presa di turno, anche
nel discorso in classe. Per concludere, abbiamo capito, una volta
di più, insieme quanto fosse inadeguato e ingenuo il discorso
che un’insegnante di matematica ha rivolto un giorno ai suoi
studenti liceali (comunicazione personale, fatta dall’intelligente
figlio di una collega), dicendo loro: “non mi fate domande
oggi perché devo spiegare” : a chi, evidentemente,
non è un problema rilevante.
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