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» Sezione Speciale - "D.I.S. - Diagnosi e intervento a scuola"

Aspetti psicologici.

"La discalculia evolutiva"

di Antonella D’Amico, Ricercatrice,
Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo.


La discalculia evolutiva viene definita come un disturbo nell'esecuzione di compiti numerici ed aritmetici che si manifesta in bambini con livello di intelligenza normale e, a differenza della discalculia acquisita, in assenza di rilevati problemi neurologici (Temple, 1992).

Esiste un generale accordo sul fatto che il disturbo discalculico possa manifestarsi in forme differenti, interpretabili nei termini di deficit in una o più componenti del normale processo di comprensione numerica e calcolo (per un ulteriore approfondimento si veda il contributo di Antonella D’Amico “Il come funziona dei numeri”).

Alcuni bambini presentano, infatti, problemi prevalentemente a carico dei processi di calcolo numerico, altri hanno difficoltà anche nella semplice manipolazione o nel riconoscimento dei simboli aritmetici, altri ancora padroneggiano le basi del calcolo ma hanno difficoltà ad eseguire calcoli a più cifre, o a risolvere problemi complessi (D’Amico, 2002).

Sokol, Macaruso, e Gollan (1994) ad esempio, hanno descritto il caso di Rob, un bambino che presentava difficoltà selettive nella transcodifica dei numeri superiori a 100, funzione a cui è deputato il sistema dei numeri, ma era piuttosto bravo nella risoluzione di operazioni ad una cifra ed a più cifre denotando un corretto funzionamento del sistema del calcolo. Un situazione opposta di errori è stata descritta a proposito di HM (Temple, 1992) e di Tom (Sokol et al., 1994), capaci di leggere e scrivere numeri correttamente (integrità del sistema dei numeri), ma con abilità di calcolo aritmetico estremamente deficitarie (deficit del sistema del calcolo). Un caso simile è stato descritto da D’Amico e Guarnera e verrà successivamente pubblicato nella rubrica “Le nostre esperienze” della sezione speciale D.I.S., diagnosi e intervento a scuola.

Altre forme di discalculia, adesso descritte nel dettaglio, denotano la presenza di deficit specifici all’interno del sistema dei numeri o all’interno del sistema del calcolo.

All’interno del sistema dei numeri si osservano importanti dissociazioni tra meccanismi di produzione e meccanismi di comprensione del codice numerico arabo e del codice verbale, decritti nel lavoro di Sokol et al. (1994): Chuck, un bambino discalculico, manifestava molte più difficoltà nella produzione scritta in codice arabo di numeri presentati oralmente, che non nella produzione ad alta voce di numeri presentati in codice arabo. Joe invece, non presentava alcuna difficoltà nella transcodifica orale/scritto-in-cifre, ma commetteva molti errori nella transcodifica orale/scritto-in-lettere. Importanti dissociazioni all’interno del sistema dei numeri, si osservano anche nel funzionamento dei meccanismi sintattici e lessicali: Robyn, sia nella transcodifica scritto-in-lettere/scritto-in-cifre che in quella orale/scritto-in-cifre, commetteva degli errori in cui l’identità lessicale delle cifre all’interno del numero era preservata ma la sintassi interna al numero era errata (es. centonovantaquattromilacinque = 19405).

Importanti dissociazioni sono state osservate anche all’interno del sistema del calcolo. Sokol et al. (1994) hanno descritto a tal proposito il caso di Matt, il quale mostrava evidenti difficoltà nel recupero dei fatti aritmetici, ed in particolare della tavola pitagorica. Matt dimostrava tuttavia di conoscere le regole per l’esecuzione delle operazioni a più cifre e, se provvisto del quadro della tavola pitagorica, era in grado di risolverle correttamente nell’83% dei casi. La Temple (1994) infine, ha riportato il caso di due gemelli, A.W. ed R.W., con preservate abilità di comprensione numerica e buona conoscenza delle procedure necessarie per risolvere le operazioni, che tuttavia mostravano un deficit selettivo nel recupero dei fatti aritmetici. Una sintomatologia differente è quella presentata da S.W. (Temple, 1992), e Robyn (Sokol et al., 1994), entrambi soggetti il cui insuccesso nella risoluzione di operazioni a più cifre non era imputabile alla cattiva prestazione nel recupero dei fatti aritmetici, quanto ai frequenti errori di incolonnamento o di uso del riporto.

La diagnosi della discalculia evolutiva

La discalculia si presenta quindi come un disturbo piuttosto eterogeneo, e di ciò bisogna tener conto nel lavoro diagnostico. In particolare, una buona diagnosi dovrebbe prevedere due momenti distinti: in una prima fase si dovrebbe mirare esclusivamente alla misurazione oggettiva del livello di abilità del bambino, valutando l’eventuale discrepanza tra la sua prestazione e la prestazione di bambini di pari età in una serie di prove adeguate per la fascia scolastica considerata (valutazione di livello). Un secondo momento diagnostico (diagnosi differenziale), dovrebbe mirare ad evidenziare le singole funzioni deficitarie, (procedure di calcolo, comprensione numerica, fatti aritmentici, ecc.); solo in questo modo, è possibile pervenire alla determinazione di un profilo adeguatamente definito, indispensabile per la programmazione di un intervento mirato ed efficace.

Al momento attuale esistono diversi test di livello per la scuola elementare; tra questi è opportuno segnalare le prove “Emmepiù” di Soresi e Corcione (1990), differenziate per ogni anno scolastico, dalla prima alla quinta classe. Esse comprendono diversi sub-test, che coprono gran parte delle aree di contenuto della matematica indicate dai Programmi didattici per la scuola primaria.

Per ciò che concerne la diagnosi differenziale si segnalano invece la batteria di “Valutazione delle abilità matematiche” di Rossi e Malaguti (1996) e il “Test delle abilità di calcolo (ABCA)” di Lucangeli, Tressoldi e Fiore (1998), costruita in riferimento al modello teorico di McCloskey et al. (1985), descritto nella sezione “basi teoriche”.


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Bibliografia
· Corcione D., e Soresi S. (1990), Batteria Emmepiù, O.S., Firenze.
· D’Amico A. (2002), Lettura, scrittura, calcolo. Processi cognitivi e disturbi dell’apprendimento, Edizioni Carlo Amore, Roma.
· Lucangeli, D., Fiore, C. e Tressoldi, P.E. (1998). Test ABCA.Abilità di calcolo aritmetico. Erickson, Trento.
· McCloskey, M., Caramazza, A. e Basili, A. (1985). Cognitive mechanisms in number processing and calculation: evidence from dyscalculia. Brain Cognition 4, 171-196.
· Sokol, S.M., Macaruso, P. e Gollan T.H. (1994). Developmental dyscalculia and cognitive neuropsychology. Developmental Neuropsychology, 10(4), 413-441.
· Temple, C.M. (1992). Developmental dyscalculia. In Boller, F. e Grafman, J. (eds.) Handbook of neuropsychology, Vol.7: Child Neuropsychology. (ed.), 211-221.
· Temple, C.M. (1994). The cognitive neuropsychology of developmental dyscalculias. CPC, 13(3), 351-370.

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(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
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