Natalie Babbitt, (1975), La fonte magica,
Fabbri, Milano, 2002.
Recensione a cura di Raimonda M. Morani
DI CHE COSA SI PARLA
La noia e la solitudine, tanto comuni nell’infanzia,
spingono Winnie nel bosco dove incontra un ragazzo bellissimo
che beve ad una fonte: da qui inizia la sua avventura.
Ma c’è qualcosa di inquietante ed un po’ cupo
in questa bella storia di Natalie Babbitt dal tono apparentemente
fiabesco.
Una bambina assolutamente normale parla con un rospo (ed evita
i suoi genitori), incontra una famiglia che non invecchia mai
perché ha bevuto l’acqua di una fonte incantata.
Quella che potrebbe sembrare una situazione ideale (vivere per
sempre fermi ad una stessa età) si rivela una condizione
triste e noiosa che genera enormi problemi.
La bambina trova conforto e affetto nel rapporto con i Tuck, una
famiglia strampalata di emarginati che la accolgono con grande
calore. I Tuck, non crescono, non invecchiano, non muoiono, costretti
a vivere isolati e a spostarsi spesso, diventano metafora di una
diversità che crea dolore e solitudine. L’amicizia
che si stabilisce tra loro spingerà Winnie a coprire un
omicidio.
La sua solitudine di figlia unica rappresenta tutte le solitudini
(reali o presunte) di bambini e adolescenti, il rapporto con il
rospo simboleggia il rapporto con i deboli e con i diversi, tanto
importante nell’infanzia, l’amore per il ragazzo Tuck
simboleggia tutti gli amori impossibili.
COM’ E’ FATTO IL LIBRO
E’ un racconto di 150 pagine tradotto dall’americano.
Non si tratta di una favola, anche se siamo immersi nel fiabesco
e nel mistero: manca il lieto fine e sono presenti varie problematiche
che possono sollecitare appassionanti discussioni nelle scuole.
A questo proposito in un’intervista Natalie Babbitt - forse
la più importante scrittrice per ragazzi statunitense contemporanea
- dichiara di ricevere molte lettere di studenti e di insegnanti
che discutono sui fatti che accadono nel libro, soprattutto sull’illegalità
di alcune situazioni (ad esempio l’omicidio dell’uomo
in giallo) e sulla difficoltà di fare scelte importanti
e rischiose nella vita.
DAL LIBRO
“Visto?” disse Winnie al rospo. “E’
proprio quello che volevo dire. E’ così ogni minuto.
Se avessi una sorella o un fratello, almeno avrebbero qualcun
altro da tenere d’occhio. Ma al momento ci sono solo io.
Sono stanca di essere sempre sotto sorveglianza. Voglio stare
sola, una volta tanto.”
Posò la fronte contro le sbarre e dopo un breve silenzio
riprese, in tono pensieroso. “Non so bene cosa farei, sai,
ma qualcosa d’interessante… qualcosa che sia tutto
mio. Qualcosa che cambi un po’ le cose. Sarebbe bello avere
un nuovo nome, per cominciare, uno che non sia tutto consumato
da tanto che lo chiamano. E potrei anche decidere di avere un
animale. Magari un vecchio grosso rospo, come te, da tenere in
una bella gabbietta con un mucchio d’erba, e…”
PER CHI E’ ADATTO
La fonte magica è adatto per le ultime
classi elementari e per la scuola media.
Dice Babbitt: “ Un sacco di adulti amano pensare che per
i ragazzini le cose siano semplici mentre in realtà non
è così” . Questo libro, apparentemente ambientato
fuori del tempo e dello spazio, lontano dai problemi contemporanei
dell’infanzia, sembra rivendicare uno spazio “etico”
e di azione anche per i ragazzi.
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di "Ti regalo un libro"