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» Le teorie - Sezione Speciale - "Tirocinio"

Il modello teorico del tirocinio dell’Università di Urbino (II)

Rita Croci, Paola Massaro, Monica Micheli, Mirca Montanari – Università di Urbino

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La riflessione sulla professionalità docente, è entrata nella scuola, in questi ultimi anni, portando mutamenti e miglioramenti nelle pratiche educative, con l’introduzione dell’orientamento di ricerca denominato Ricerca-Azione. Essa ha offerto un modello di formazione permanente, ha ri-posizionato la figura dell’insegnante all’interno del contesto scuola; ha connotato negli ultimi anni le sperimentazioni, correndo talvolta il rischio, dopo fasi di tiepida accoglienza di diventare il pass - partou di ogni progettazione. Per questo motivo e per la centralità che questa esperienza ha avuto nelle nostre storie professionali, abbiamo deciso di soffermarci e chiarire perché e come abbiamo trasferito questo modello di intervento nel nostro progetto di Tirocinio. Per tornare alla figura e funzione del tutor, in costruzione: siamo qui giunti a definire uno dei compiti per noi centrali, cioè quello di elaborare e di progettare.

La Ricerca - Azione. prevede attenzione per quello che le persone fanno, per la pratica; significa calarsi in situazione; è in gioco la quotidianità. Il suo scopo è quello di cogliere il significato che i fatti hanno per le persone, accanto a quello di migliorare le pratiche, di ricavare sapere e capacità dall’esperienza. I soggetti in gioco assumono una posizione simmetrica, che abolisce la distinzione fra soggetto ed oggetto di ricerca rendendo attivi tutti i componenti del gruppo - bambini, studenti, tutor universitari e insegnanti accoglienti - offrendo la possibilità ad ognuno, collocato nel suo gruppo di riferimento, di partecipare attivamente al processo che sta vivendo. La Ricerca - Azione crea una circolarità fra la ricerca e l’azione, in quanto i dati derivati dalla ricerca guidano, modificano le possibilità di intervento con l’obbiettivo di risolvere problemi, di innovare. Lo scopo essenziale della Ricerca - Azione è quella di realizzare per i partecipanti una “appropriazione del sapere”, un arricchimento personale, dunque ha a che fare con la conoscenza pratica che gli operatori forniscono sui problemi assunti. Come dice Portois “ la Ricerca – Azione rappresenta un progetto sociale, rispecchiato in un progetto scientifico” (1).

Essa assume la forma di un processo ciclico, costituito da una serie di tappe, che implicano l’impiego di alcuni strumenti metodologici per la raccolta di informazioni sulla realtà (redazione di diari, ceck-list, lo studio di caso, le interviste, i videotape....). Questi dati guidano l’azione e la progettazione, cui segue la realizzazione, la valutazione di ciò che è stato realizzato, la ridefinizione di un nuovo piano. I risultati eventuali, attraverso la documentazione, vanno a costituire la memoria del gruppo, possono essere trasmessi e comunicati all’esterno, diventare terreno di confronto con altri.

Tutto ciò per sottolineare come la R.A. ci ha permesso nel contesto universitario di attivare, come gruppo di insegnanti/formatori, un nuovo processo di apprendimento, “la nostra emancipazione”, per utilizzare un’espressione di Pourtois, che si è accompagnata ad una mobilitazione delle nostre capacità sino alla definizione di strategie d’azione.In questo senso, la R.A. ci ha permesso, di acquisire la nostra identità come gruppo di lavoro, di articolare le funzioni del tutor universitario, di acquisire un potere di fare \ di agire, “azione orientata”. Per le stesse ragioni, il modello della Ricerca - Azione ci è sembrato come la dimensione teorico-operativa più adeguata da proporre agli studenti. Poiché il contesto-scuola in cui gli studenti si sarebbero trovati ad agire è complesso, unico e in divenire (ogni scuola è un sistema ed una classe/sezione è diversa dalle altre) solo attraverso un’indagine riflessiva, che parte dall’osservazione, che si sviluppa nell’attribuzione di significati, il tirocinante può capire la realtà ed intervenire in essa. Per questo la scelta si è orientata verso un modello qualitativo e non quantitativo.

Abbiamo ripetutamente usato parole quali, contesto, ipotesi, osservazione, progettazione, documentazione. Tradurre le parole in pratiche reali , cioè passare alla dimensione operativa definendo compiti, creando forme organizzative, strumenti di lavoro e materiali per accompagnare gli studenti nelle scuole è stato un passaggio delicato. Ci ha costretto a considerare tutti gli aspetti della realtà istituzionale scolastica (livello di istituto, di plesso, di classe \sezione) per arrivare ai soggetti coinvolti (bambini, insegnanti, dirigenti). Ci ha richiesto una riflessione e cura specifiche per il linguaggio da utilizzare durante i nostri seminari, ma ancor più nei quaderni operativi, strumenti di lavoro alquanto strutturati, attraverso cui forniamo le nostre indicazioni e consegne agli studenti. Lo sforzo è stato, per noi, quello di essere chiari, ma soprattutto espliciti.

Abbiamo cercato di attrezzare gli studenti affinché fossero consapevoli del loro ruolo e capaci di superare la fase di approccio e attenzione generici, vale a dire la fase in cui, per spiegare ciò che si coglie, si ricorre agli stereotipi (le maestre buone o cattive, disponibili, generose, dure....bambini felici che stanno bene a scuola o il contrario...). Per questo ci siamo concentrati sull’individuazione degli indicatori di qualità della scuola, dedicando una specifica riflessione agli indicatori di integrazione degli alunni con deficit, poiché da questo corso di laurea escono i futuri insegnanti specializzati. Gli indicatori di qualità rappresentano dei momenti di conoscenza e di coscienza della situazione; vanno colti nella scuola quotidiana, al di là dei buoni propositi e delle dichiarazioni presenti nei P.O.F. di Istituto. L’attenzione è stata indirizzata per questo sulle scelte e forme organizzative, rispetto a tempi e spazi; sulle modalità progettuali e di programmazione; sulla definizione dei curricoli; sugli strumenti utilizzati dagli insegnanti per strutturare le attività e il gruppo – classe. In particolare, per quanto riguarda gli indicatori di integrazione, ciò ha significato andare a verificare come la presenza di un bambino con deficit porta dei cambiamenti dentro la scuola.

Abbiamo chiesto allo studente, che entra “dentro” il contesto scuola, di fare come l’antropologo che incontra una cultura, una popolazione diversa e si pone in un atteggiamento di ascolto e attenzione per cogliere ogni elemento e aspetto che si svolge davanti a lui: ogni gesto e comportamento va letto e può esser compreso solo in riferimento al contesto in cui si generano. Non a caso parliamo di osservazione esplorativa. Si tratta di individuare “i dati di sfondo” su cui si sviluppano i processi educativi dei singoli gruppi/sezione o classe; di stabilire connessioni e quindi di attribuire un nesso fra le singole azioni (atteggiamenti/comportamenti) degli allievi e dei docenti (programmazioni/progettualità di classe o sezione) e il sistema più ampio che le contiene. Per dati di sfondo intendiamo sia elementi strutturali, quali gli spazi, i materiali, le risorse economiche a disposizione, sia elementi legati alle scelte organizzative, i sistemi di regole che comprendono la gestione dei tempi e delle risorse economiche ed ambientali.

L’osservazione, in educazione, come nelle scienze sociali in genere, è lo strumento privilegiato nel tentativo di comprensione dei fenomeni che si realizzano in specifici contesti, che denotano un elevato grado di complessità. Se nelle scienze fisiche i ricercatori possono definire l’oggetto della propria indagine a priori, possono manipolarlo e trasformarlo come desiderano, nelle scienze umane invece ci si trova di rado in queste condizioni. Tra l’oggetto, altri uomini, soggetti umani, e il ricercatore si stabilisce uno scambio di significati, avviene cioè una interazione dinamica che incide e talvolta modifica i risultati stessi della ricerca. “Non appena un uomo si mette ad osservare un suo simile, ecco che si crea come un flusso di interazioni psicologiche. In questa situazione non ci sono più un osservatore e un osservato, bensì due osservatori che interpretano ciò che scoprono in funzione di tutto ciò che essi sono, e adattano di conseguenza i loro comportamenti.” (2). 

Il problema centrale dell’osservazione, nella prospettiva dinamica proposta, è la contrapposizione fra oggettività e soggettività, contrapposizione che condiziona in particolare ciò che viene rilevato e come viene interpretato. Il problema tra soggettivo ed oggettivo viene superato dalla prospettiva socio-costruttivista, che intende la conoscenza come il prodotto di una costruzione mentale e sociale insieme. Allora la domanda se siamo “oggettivi” o “soggettivi” perde senso; è opportuno invece, come osservatori essere consapevoli della parzialità dei punti di vista e della necessità di un confronto ed un’integrazione con i punti di vista di altri. Accettato questo, si apre una problematica diversa: quali elementi possono condizionare l’osservazione in atto e la sua interpretazione; in sostanza si tratta di definire che tipo di informazione (culturale, legata a studi e teorie…) l’osservatore ha rispetto l’oggetto indagato.

Nella storia della scuola l’osservazione, e quindi la ricerca, non ha fatto parte, fino a tempi recenti, degli strumenti professionali del docente, ad attestare la dicotomia fra sapere teorico da un lato e pratica educativa dall’altro. L’insegnante, identificato con il “fare”, era in attesa di risultati ed innovazioni elaborati altrove, dai ricercatori. La stessa frattura ha connotato la formazione iniziale e l’aggiornamento in servizio. Per questo ci è sembrato prioritario proporre strumenti operativi, attraverso cui acquisire dati di conoscenza della realtà avvicinata –osservazione-, abilità di intervento-progettazione-, capacità di verifica e valutazione –documentazione.

All’interno di queste riflessioni, l’osservazione non è considerata come sinonimo di conoscenza, vi sono infatti vari modi per osservare; accanto all’osservazione esplorativa, già citata, abbiamo individuato e proposto altre modalità, che abbiamo denominato osservazione descrittiva e osservazione focalizzata. Lo studente, precisiamo, viene accolto, singolarmente, all’interno di una classe o sezione, di un modulo: dato rilevante per la costruzione di reciproca conoscenza e scambio fra studente ed insegnanti accoglienti, fra studente e bambini.

La prima modalità, di osservazione descrittiva o diaristica, ci è sembrata, in particolare, come la più rispondente all’idea di tirocinio quale apprendistato, presentata nella prima parte dell’esposizione; possiamo inoltre definirla di tipo ecologico, perché “restituisce” per intero l’identità dei singoli soggetti in gioco, osservatore compreso. La descrizione è una rilevazione a più riprese, con regolarità (sono previste ripetute osservazioni descrittive in una classe o sezione) di ciò che avviene soprattutto in termini relazionali e di comunicazione; ci riferiamo alle regole esplicite ed implicite e al loro rispetto, alla condivisione di significati all’interno di un definito gruppo di bambini e adulti. Dunque questo tipo di osservazione non mira alla generalizzazione dei risultati, ma a comprendere l’unicità di quel gruppo: gli stili cognitivi, i ruoli sociali agiti, l’utilizzo delle risorse e delle strategie da parte dell’insegnante. La “scuola dell’autonomia” del resto, in cui gli studenti vengono inseriti e dove nel futuro opereranno, si muove in questo senso, offrendo, nel rispetto di traguardi formativi comuni, risposte differenziate ai bisogni formativi individuali.

La tecnica dell’osservazione focalizzata, prevede l’utilizzo di griglie, ha lo scopo di raccogliere dati di frequenza su comportamenti e in situazioni molto circoscritte, cioè di attestare la presenza di un fenomeno (es. la reale disattenzione di un alunno, oppure la cooperazione nel gioco) su cui costruire ipotesi di intervento. Proponiamo l’utilizzo di questo strumento solo dopo aver osservato con la modalità descrittiva l’intero contesto che coinvolge il soggetto, i soggetti da conoscere. E’ necessario, infatti, acquisire la consapevolezza rispetto a ciò che si vuole osservare in modo approfondito e quantificabile: “vedere” con più precisione ciò che effettivamente ci interessa, senza determinare a priori ciò che si deve “vedere”.

E’ solo la descrizione complessiva del contesto che ci permette di avanzare poi una prima lettura dei dati di frequenza e quantitativi. Infatti la griglia compilata sarà integrata dall’osservazione della situazione e avrà validità solo in quanto la definizione dei comportamenti specifici sarà confrontata con le categorie che determinano il contesto in cui i comportamenti stessi si sono verificati.

L’uso dello strumento - osservazione in campo educativo è direttamente collegata alla progettazione operativa: “l’osservazione può offrire la possibilità di strutturare e attrezzare questo momento di attenzione verso l’altro, a patto che sia intrecciata con tutti gli altri momenti del lavoro ed inserita all’interno di una ipotesi di percorso. D’altra parte avere e darsi un tempo per osservare chi abbiamo davanti è essere già dentro al progetto educativo, nel suo farsi relazionale ed operativo” (3).

Fra i diversi orientamenti di programmazione, abbiamo scelto di proporre una programmazione per progetti, intesa non come una tecnica, ma una metodologia di lavoro, senza avere con questo la pretesa di valutare criticamente i diversi modi di programmare, anzi riconoscendo il valore che ciascuno di loro ha assunto nella definizione dell’identità professionale dell’insegnante e dell’allievo nei vari periodi. Programmare per progetti si fonda su due prospettive di ricerca, legate al nuovo modo di considerare il processo insegnamento / apprendimento o, in altri termini, il ruolo dell’allievo e dell’insegnante.

Torniamo così a Dewey e a tutte le diramazioni della Scuola Attiva, in Francia come in Italia, fino a giungere al più recente indirizzo di ricerca del Costruttivismo, in cui si delinea “l’idea” di un bambino come ‘costruttore’ attivo dei propri percorsi di crescita e di conoscenza. Il processo di insegnamento si realizza attraverso un modo nuovo di intendere il ruolo e la funzione dell’insegnante, non più come un trasmettitore di sapere, o ancor prima , come “modello di vita e di esempio”, ma come “regista”. La metafora della “regia educativa”, che compare negli anni ’80 ed è fatta propria anche dagli Orientamenti della Scuola dell’Infanzia, è da intendersi come la capacità dell’insegnante di organizzare il contesto per le attività dei bambini. L’insegnante, come il regista, cura “l’Organizzazione scenica”: spazi, tempi materiali, raggruppamenti, clima relazionale…; i bambini agiscono il loro ruolo di attori. Tuttavia è bene precisare, che non esiste, restando in metafora, un copione fisso e predeterminato dall’insegnante, bensì una sorta di “canovaccio” “…per far meglio risaltare le “improvvisazioni artistiche” dei singoli attori.” (3) L’educatore deve imparare ad ascoltare, ad osservare, a riconoscere ciascun bambino, per poter adeguare i propri interventi, riorganizzando il contesto, e per favorire le capacità costruttive individuali.

Lo schema di progettazione, finalizzato alla conduzione di interventi educativi – didattici con gli alunni di una classe da parte degli studenti principalmente del terzo anno, è stato predisposto in modo da poter essere adattabile alle diverse programmazioni in atto nelle scuole di accoglienza. L’articolazione del progetto consiste nella pianificazione dell’azione educativa, che si traduce in scelte puntuali rispetto agli obiettivi da perseguire, alle attività da proporre, alle diverse modalità organizzative e di verifica sia di gradimento della proposta, sia dei risultati da parte degli alunni. Lo svolgimento degli interventi è accompagnato da modalità di controllo in itinere e finale, attraverso l’osservazione partecipata e la raccolta dei materiali utilizzati ed elaborati dai bambini. Si intende in questo modo avviare gli studenti alla documentazione considerata fase significativa della progettazione, perché consente di ricostruire i possibili significati dell’esperienza, a partire da quanto progettato e da quanto di imprevisto è accaduto. Come ogni esperienza anche la progettazione si conclude con la valutazione che è stata articolata per lo studente, a tre livelli : individuale, con l’insegnante accogliente e infine con il proprio tutor universitario.

Gli strumenti operativi - i quaderni operativi- che accompagnano il percorso formativo di ogni singolo studente richiedono una riflessione continua che diventa a tutti gli effetti una documentazione. Per uno studente in formazione, come per un insegnante, elaborare una documentazione diventa un modo per riappropriarsi consapevolmente del proprio agire professionale, diventa più facile collocarsi nel tempo, cioè veder crescere il proprio percorso formativo, rilevare ed accettare i cambiamenti. Nello stesso tempo permette di “trovare un ordine” dentro il contesto complesso della scuola, di riflettere sugli eventi. Documentare significa soprattutto dare senso alla realtà che si descrive; costituisce un luogo di costruzione di significati e quindi di rielaborazione culturale e scientifica. La documentazione è un atto essenziale nel percorso di ricerca – azione; da un lato assolve all’esigenza di ogni tipo di ricerca di comunicare i propri risultati e di renderli confrontabili, dall’altro di trasformare il percorso di tirocinio in “esperienza formativa”, dove il termine esperienza è inteso nell’accezione che abbiamo dato nella prima parte.

La nostra ambizione era, o meglio è diventata in corso d’opera, di lavorare nella prospettiva di una formazione, in una dimensione ecologica, dove ogni studente cresce modificando la sua percezione del contesto - scuola e imparando ad affrontarlo nella complessità delle combinazioni fra i vari elementi che lo compongono.

La nostra ambizione era, contemporaneamente, quella di dare un’identità alla figura del tutor, articolando le sue funzioni a più livelli: il tutor elabora - progetta, predispone i materiali, filtra, legittima, certifica, guida incrementa l’autonomia, facilita le relazioni, valuta.

Dalla minima definizione iniziale siamo giunti ad una abbondanza e varietà di compiti dopo quattro anni. Diciamo che eseguito il lavoro di fondamenta e quello grezzo, è arrivato il tempo del lavoro di rifinitura: verifica e adeguamento del progetto e degli strumenti; distribuzione dei compiti all’interno del gruppo supervisori. L’impegno e la fatica che hanno caratterizzato questi quattro anni, sicuramente sono comuni a tutti i gruppi di supervisori di Tirocinio delle varie Università.

Avere avuto un’occasione di confronto fra le diverse esperienze, oggi, ha significato poter focalizzare le questioni ancora aperte a livello teorico ed organizzativo, rispetto alla formazione iniziale dei futuri insegnanti, al Tirocinio, alla figura del tutor, al rapporto fra la professionalità - docente sedimentata e la professionalità futura, da sviluppare.

(1) POURTOIS J. P., (1984), la ricerca – azione in pedagogia, in BECCHI E., VERTECCHI B. (a cura di), Manuale critico della sperimentazione e della ricerca educativa, Milano, Franco Angeli, pag. 135.
(2) DE LANDSHEERE G., (1973), Introduzione alla ricerca in educazione, Firenze, La Nuova Italia ed., pag. 58.
(3) DI PASQUALE G., (1996), da H.P. Acca parlante-Elementare Watson. L’osservazione come strumento dell’educatore, n.1 monografico-tematico, Trento, Erikson.

Bibliografia
CANEVARO A. ( a cura di), (1983), “Handicap e scuola – Manuale per l’integrazione scolastica”, Roma, NIS.
DUNN R., DUNN K. , (1979), Programmazione individualizzata, Armando Armando, Roma, FREINET C. , (1978),La scuola del fare”, Milano, Emme Edizioni.
FRABBONI F. , GUERRA L. , SCURATI C. ( a cura di), (1999),Pedagogia, Milano, Bruno Mondatori.
VASQUEZ A. , OURY F. , (1975), L’educazione nel gruppo classe. La Pedagogia Istituzionale, Bologna,Ed. Deoniane.
WATZLAWICK P. , BEAVIN J. H. , JACKSON D. D. , (1971), Pragmatica della comunicazione umana, Roma, Astrolabio.

Tratto da Maria Chiara Michelini, (a cura di) L'apprendista insegnante, Quatroventi, Urbino 2003

Indice "Teorie"
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"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
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