Il convegno “Nuovi Segnali di lettura.
Esperienze di promozione della lettura per bambini e ragazzi in
biblioteca”
di Raimonda M. Morani, IRRE Lazio
L’ambivalente posizione della scuola
Quanto la scuola è responsabile della disaffezione alla
lettura? A questa e ad altre domande ha cercato di rispondere
il convegno Nuovi segnali di lettura che si è svolto il
5 e 6 dicembre a Campi Bisenzio .
E’ vero che le schede di lettura inibiscono le reazioni
spontanee al testo e che l’ansia di valutare la comprensione
della lettura può pregiudicare il rapporto tra testo e
bambino. Non si può negare che quando il testo, persa la
sua centralità, diventa strumentale a commenti (storici,
educativi o critici) la noia dei ragazzi sale o che quando i romanzi
sono utilizzati soprattutto per essere riassunti o ridotti a schemi
perdono attrattiva per i ragazzi. Ma non sottovalutiamo che gli
errori e le contraddizioni della scuola dipendono probabilmente
anche dalla complessità degli obiettivi che la caratterizzano
e dalle grandi responsabilità che le vengono attribuite.
In questo vasto territorio che copre l’ambito psicologico
e affettivo, quello cognitivo, intellettuale e culturale, quello
motorio e manuale, quello estetico, artistico e sociale non è
strano che ogni tanto qualcuno si perda, sbagli i modi e le forme,
e che, invece di promuovere la lettura, la scoraggi.
La diversità dei livelli qualitativi e la disomogeneità
delle esperienze che caratterizzano la nostra scuola rispetto
alla lettura, è emersa con nettezza nel convegno. Valter
Baruzzi, ad esempio, evidenziando l’importanza della narrazione
per la costruzione del sé, ha criticato quegli insegnanti
che non leggono ad alta voce e che fanno fare solo riassunti auspicando
l’intervento di famiglie “fuorilegge” in grado
di spegnere la televisione e di narrare. Anche Eros Miari ha sottolineato
che il problema delle difficoltà di lettura è una
realtà che riguarda più il mondo della scuola che
quello delle biblioteche. L’idea paradossale che ci si debba
quasi difendere da una scuola cattiva e ignorante che insidia
la lettura dei nostri ragazzi è stata comunque smontata
dalla dialettica del convegno nel corso del quale è emersa
anche la presenza massiccia di buone pratiche scolastiche.
La performance del gruppo “Leggere per…” di
Napoli ha mostrato cosa la scuola possa inventare per fare leggere
e divertire i ragazzi. Silvia Campanile, Annamaria Lovo, Maria
Rosaria Musella e Paola Parlato hanno animato un gustoso processo
su Cuore di De Amicis. Basato sul role play, il processo ha contrapposto
un gruppo che lo ha difeso ad un gruppo che lo ha accusato. Una
giuria ha emesso la sentenza finale. Le quattro insegnanti hanno
provocato uno scambio iniziale di ruolo tra il gruppo che ha dichiarato
di amare Cuore e il gruppo che ha detto di odiarlo capovolgendo
la difesa e l’accusa. Il role play dovrebbe stimolare il
cambiamento di punto di vista, favorire lo spaesamento e contribuire
a potenziare la capacità di argomentare dei ragazzi.
La contaminazione del libro per ragazzi
Quando il libro per ragazzi esce dai propri confini tradizionali
(biblioteca, scuola, libreria) avviene la contaminazione con altri
media (teatro, radio, televisione, cinema, internet…). Questo
aspetto è stato affrontato da una serie di interventi nella
parte iniziale del convegno. Il conduttore della trasmissione
radiofonica Pappappero, Federico Taddia, ha raccontato varie attività
forti per la promozione della lettura quali il processo all’autore,
la richiesta ai bambini di scegliere gli spezzoni preferiti di
un libro, l’ascolto creativo finalizzato alla scrittura
di gialli. Un tale uso della radio sembra in grado di innescare
nuove aspettative e di rinnovare qualcosa nel rapporto tra i ragazzi
e il libro.
Manfra Gagliardi ha sottolineato che nelle scuole italiane, nonostante
il Ministero se ne occupi poco, si fa moltissimo teatro; ha poi
spiegato che quando il teatro interpreta un testo narrativo lo
fa in senso ampio: nel passaggio da una forma linguistica ad un’altra
si snoda tutto un processo immaginativo, un meccanismo di contaminazione
e di meticciato che caratterizza il teatro-ragazzi.
Paola Zannoner, confermando la presenza di numerose esperienze
teatrali nella scuola italiana, ha osservato che forse il motivo
del successo nella scuola dipende dal fatto che il teatro rappresenta
il paradigma di una serie di discipline integrate (storia, musica,
scrittura, danza, letteratura…). A proposito della contaminazione
del libro, Zannoner ha sostenuto che la scrittura contemporanea
risente dell’influenza massiccia del cinema più che
di quella teatrale, come avveniva invece nei romanzi di Tolstoj.
Ed ancora. Riguardo alla contaminazione Enrica Gay della Regione
Piemonte ha fornito alcuni esempi: la manifestazione contaminata
“Ludico rigore” nella quale coesistono musica, lettura
e rappresentazione scenica; la ricerca “Trovarsi in rete”
promossa dalla Biblioteca di Settimo Torinese che indaga sui cambiamenti
della scrittura nell’era multimediale; l’attivazione
di un forum per scuole e biblioteche che scrivano in rete; l’evoluzione
della scuola di scrittura creativa Holden che, nel corso degli
anni, si è trasformata in scuola di sceneggiatura, di teatro,
di scritture funzionali.
Il libro è una merce: il bambino-consumatore
secondo Zipes
L’intervento di Jack Zipes, che considera la letteratura
per l’infanzia come un campo tra gli altri all’interno
dell’industria, ha messo in evidenza il calo della qualità
nella produzione di libri per ragazzi, il processo di mercificazione
e di omogeneizzazione che ha subito il libro nel mondo mediatico,
il fatto che dopo gli anni ’80 il bambino sia stato riconfigurato
dall’industria culturale soprattutto come consumatore, che
la lettura sia divenuta più rapida e consumista. La lettura
del mondo che un bambino fa si allinea attualmente con il consumo
di prodotti. Secondo Zipes i libri oggi non garantiscono più
un salvacondotto all’immaginazione proprio per la loro natura
mercificata: l’immaginazione stessa è bloccata e
pesantemente influenzata dal processo di consumo. La pubblicità
penetra profondamente nei desideri infantili e li condiziona per
mantenere alte la produzione e le vendite.
Scrittore, agente letterario, editore, distributore (chiave del
successo editoriale), biblioteca, scuola , libreria, famiglia,
internet: ecco il percorso del libro che passa di mano in mano
per approdare in quella del bambino ormai gadget tra i gadget,
merce tra le merci, alla stregua di una Barbie o di un pacchetto
di figurine. Quando il bambino si avvicina al libro è già
condizionato, è già un consumatore.
In questa analisi, sicuramente acuta ma abbastanza pessimistica,
Paola Zannoner ha ribattuto di riconoscersi molto poco: il quadro
descritto da Zipes si riferisce più alla realtà
statunitense che a quella italiana attuale nella quale le contraddizione
non sembrano ancora così forti.
Rita Valentino Merletti ha mandato segnali confortanti alla platea
del convegno, costituita prevalentemente da bibliotecari, insegnanti,
animatori e operatori culturali.
Ha definito i bibliotecari dei “fuorilegge” che solo
recentemente hanno avuto un po’ di ascolto dalle istituzioni
pubbliche e ha lodato il progetto “Nati per leggere”
come uno dei pochi esempi di collaborazione tra professionalità
diverse: bibliotecari e pediatri insieme coinvolgono le famiglie
per promuovere la lettura tra i bambini. Parafrasando le Lezioni
americane di Calvino, Merletti ha sottolineato poi che l’educatore
dovrebbe trasmettere in modo leggero, come sa fare la grande arte.
Passando alla rapidità, ha fatto presente che la sindrome
della disattenzione è fortemente collegata alla frammentarietà
della fruizione che caratterizza la nostra epoca. Le storie rappresentano
un’alternativa alla frammentarietà perché,
pur nella loro condensazione e rapidità, restano un qualcosa
di integro, di concluso e completo. La narrativa e la narrazione
di storie, in questo quadro, risultano un elemento di salute mentale
per i ragazzi.
Il calo degli indici di lettura dipende
dalla peggiore qualità dei libri?
Nel suo intervento Giovanni Peresson ha presentato una serie di
dati sulla lettura dei ragazzi, sui loro gusti e abitudini sul
cinema, sulla televisone, sull’uso del computer. In questo
quadro la lettura viene, infatti, considerata come un’attività
tra le altre del tempo libero. Il quadro emerso non sembra rassicurante.
Negli anni ’90 il bambino è diventato un soggetto
che influenza fortemente gli acquisti; l’editore, il libraio
e tutta l’industria culturale dovranno tenerne sempre più
conto. Il calo subito dalla lettura- nel 2001 (i cui indici sono
scesi al 60% rispetto al 71,4% del 1998) causa una certa preoccupazione
rafforzata anche dall’esistenza di un 30% di bambini che
non ha mai letto libri diversi da quelli scolastici. Questo 30%
che non legge libri fuori della scuola probabilmente non legge
neanche giornalini (risulta infatti che solo il 73% dei ragazzi
leggano settimanali o mensili per bambini).
Tra le trasmissioni televisive preferite figurano i cartoni (Disney
club 53% e Sabato Disney 50%); mentre quelle di divulgazione scientifica
sono viste da meno di un terzo dei bambini (Macchina del tempo
34% e Quark 27%). Da notare, tra l’altro, che una trasmissione
scadente, basata su un tipo di magico violento e grossolano, quale
Streghe venga vista dal 31% dei bambini.
Il 91% possiede un videroregistratore, il 34% usa il PC per giocare
con i videogame, il 20 % per fare i compiti o scrivere testi e
il 18% per disegnare.
Nelle conclusioni Peresson ha messo in evidenza che il mercato
della lettura in Italia è costituito soprattutto da lettori
deboli e occasionali, ma anche il fatto che negli ultimi anni
l’editoria è stata meno innovativa, per quanto riguarda
la qualità degli intrecci e delle illustrazioni.
Dal convegno, ha sostenuto Miari, emerge una visione preoccupata
e preoccupante dell’infanzia e dell’adolescenza confermata
dai lamenti degli editori, dei librai e della grande stampa. I
dati negativi sul mercato - ha detto - sanciscono forse la fine
dell’epoca d’oro della lettura in Italia negli ultimi
anni. Ma è singolare – ha affermato ancora –
che tutto questo avvenga nell’epoca di Harry Potter che,
secondo i dettami dello snobismo della moda e dell’adeguamento
alle regole del momento, in alcuni casi arriva addirittura ad
essere letto in inglese dai ragazzi.
La situazione si presenta contraddittoria, ma ricca di possibilità
da sfruttare. Eros Miari ha proposto una poetica della lettura
che privilegi la promozione rispetto all’animazione e ribadisca
la centralità del testo, che spinga a leggere attraverso
il contagio, che sia in grado di inventare strategie per fare
arrivare i buoni libri ai bambini affrontando i problemi –
cruciali - della distribuzione.
Baruzzi ha invitato i bibliotecari ad aiutare i ragazzi a scegliere
al di fuori dal fracasso del mercato e Dal Ponte ha sottolineato
che è fondamentale non solo sapere che cosa leggere ma
anche cosa non leggere ed imparare ad utilizzare la televisione
in modo selettivo.
Se gli aspetti problematici sulla lettura e sulla letteratura
per ragazzi sono risultati senz’altro molto evidenti nel
corso del convegno un segno di ottimismo è rappresentato
dal lancio provocatorio e divertente del foglio-rivista- sito
internet Fuorilegge che dovrebbe “risvegliare le rane dal
fango” e funzionare da collante dell’orgoglio dei
lettori.
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"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
- (Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La
Sapienza" Roma
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