"Il ruolo del lessico nella fase iniziale di apprendimento
della lettura"
di Margherita Orsolini - Facoltà di Psicologia
- Università "La Sapienza" Roma.
Molti ritengono che lapprendimento della lettura sia scandito da due fasi
nettamente distinte. Nella prima i bambini imparano a decifrare
le lettere, nella seconda imparano invece a usare la decifrazione
per"comprendere" frasi e testi. Mentre è evidente che
nella seconda fase il bambino utilizza nella lettura tutta la
sua conoscenza linguistica, dal significato delle parole, alla
conoscenza di strutture morfologiche e sintattiche, non è chiaro
se anche nella prima fase abbia un certo ruolo il lessico , vale
a dire quel complesso insieme di conoscenze che ci permette di
comprendere il significato anche di una singola parola e di attribuirle
un potenziale ruolo sintattico (vedere il riquadro alla fine dellarticolo
per la nozione di "lessico mentale").
Guardiamo più da vicino le caratteristiche della fase iniziale della lettura.
Nello stadio che la psicologa Uta Frith (1985) definisce "alfabetico",
i bambini imparano a riconoscere lettere, a decifrarle in sequenza,
ad assemblare i suoni ad esse associati. In questo stadio, secondo
Frith, la lettura è un processo tutto regolato "dal basso".
Il bambino deve imparare a fondere i fonemi associati alle lettere,
e attraverso questa fusione può riconoscere la parola che sta
leggendo. In altre parole, prima la decifrazione e poi il riconoscimento
della parola e del suo significato. Nella teoria di Frith, la
capacità del bambino di utilizzare una decifrazione parziale (ad
esempio, le prime lettere) per ipotizzare quale parola stia leggendo
non sembra sia un fattore di sostegno allapprendimento della
lettura.
Lo stadio alfabetico sarebbe seguito, allincirca in seconda elementare,
dallo stadio "ortografico" in cui i bambini cominciano
a possedere un lessico mentale ortografico e ad utilizzare una
via di lettura visivo-lessicale. Nello stadio ortografico le scritte
possono essere riconosciute "a vista", utilizzando una
dettagliata memoria ortografica della parola e delle sue parti
morfologiche (es. radici, suffissi o prefissi). Nello stadio ortografico
il bambino prende contatto con il significato delle parole che
legge attraverso due processi paralleli: uno è quello della fusione
dei suoni associati alle lettere, un altro è quello del riconoscimento
visivo-ortografico della parola (vedere nel sito larticolo
"Come fanno le lettere a diventare parole?").
Prima imparare a decifrare e poi imparare a riconoscere significati nel testo?
Lidea che ci siano stadi nettamente distinti nellapprendimento della
lettura, uno incentrato sulla decifrazione delle lettere, e laltro
caratterizzato dalluso di un lessico mentale, ha un suo
parallelo nelle pratiche educative più diffuse. Gli insegnanti
con un approccio "fonetico" iniziano con esercizi sul
riconoscimento delle lettere e delle sillabe e solo successivamente,
quando la decifrazione raggiunge una certa correttezza e velocità,
propongono ai bambini di "leggere", cioè di usare la
decifrazione per comprendere frasi e brevi testi. Anche gli insegnanti
con un approccio "globale" , nonostante arrivino agli
esercizi di associazione lettera-suono dopo aver compiuto attività
di riconoscimento visivo di parole, propongono prevalentemente
attività di decifrazione nei primi mesi di prima elementare. Così,
per molti bambini, la lettura inizia come attività di riconoscimento
di grafemi o come attività di memorizzazione di scritte. La chiave
della lettura, la sua capacità di trasmetterci il discorso e il
pensiero di qualcuno, viene scoperta da molti bambini dopo mesi
di esercizi "preparatori".
In questo articolo vorrei discutere brevemente i limiti che vedo sia nellipotesi
di Frith (1985) sia nella pratica educativa di incentrare molta
parte della prima elementare su esercizi di decifrazione.
Il lessico può facilitare il processo di fusione
Cominciando dallipotesi di Frith, chi osserva i bambini compiere i primi
tentativi di lettura, già nel secondo-terzo mese di scuola elementare
può notare che molti di essi, almeno in Italia, usano una strategia
di sillabazione. Ad esempio, per la scritta CAVALLO, dicono [ka],
[va], [lo]. Tra i bambini "sillabatori" vi sono diverse
capacità di riconoscere la parola che stanno pronunciando. Cè
chi pronuncia correttamente tutte le sillabe ma poi non sa dire
di che parola si tratta, cè chi invece sa dire di che parola
si tratta. Cè anche chi fa qualche errore nel decifrare
le sillabe (ad esempio, dice [ka], [va], [jo]) ma poi riconosce
la parola.
Perché per alcuni bambini è difficile riconoscere la parola pur avendola sillabata
correttamente? Si tratta di una difficoltà nel "fondere"
le sillabe (unirle per formare una parola)? Da che cosa dipende
la capacità di "fusione"? Anche qui, le teorie non ci
danno ununica risposta. Per alcuni, la fusione dei suoni
associati alle lettere è una forma di consapevolezza fonologica:
chi sa analizzare e segmentare i suoni delle parole li sa anche
riunire e fonedere per formare una parola. Per altri, il processo
di "fusione" dei suoni dipende soprattutto da una buona
memoria verbale a breve termine. In effetti per alcuni bambini
si nota qualche difficoltà dovuta alla memoria: quando arrivano
a dire [lo] di CAVALLO, hanno già dimenticato il suono [ka].
Unaltra spiegazione prende in considerazione il ruolo del lessico. Va ricordato
che sia per i bambini sia per gli adulti un suono parziale è in
grado di attivare le memorie uditivo-lessicali. Quando sentiamo
il frammento [kal], nel nostro lessico mentale si attivano parole
come caldo, calore, e forse calma. Questo
processo può avvenire anche quando il suono è quello delle lettere
che abbiamo decifrato. Quando si ascoltano i suoni [ka]-[va],
questi suoni possono attivare la memoria uditiva della parola
target nonostante siano stati pronunciati in modo staccato.
Lipotesi che stiamo esplorando in alcune ricerche è che la prontezza dei
bambini nellusare la memoria uditivo-lessicale (cioè una
complessa unione di suono e significato) possa facilitare molto
il processo di "fusione" delle sillabe. Se questa ipotesi
è corretta, la conoscenza del lessico e la facilità con cui questa
conoscenza viene usata nella decifrazione, intervengono già nello
stadio alfabetico di apprendimento della lettura. Insomma, i bambini
che sanno fondere le sillabe sono probabilmente bambini che quando
sentono il suono [ka] si fanno venire in mente parole come [kane],
o [kasa], e quando sentono [ka] [và], si fanno venire in mente
la parola [kavallo]. Per alcuni bambini il sostegno del lessico
può tuttavia mancare, per diverse ragioni. La prima è che luso
del lessico va riscoperto passando dalla lingua parlata alla lingua
scritta. La seconda è che alcuni bambini hanno qualche difficoltà
a ritrovare in memoria il suono delle parole. Infine, molti bambini
non sono abituati a usare il lessico perché lesercizio della
lettura a scuola si concentra sulla decifrazione delle lettere.
Anticipare il significato delle scritte serve anche per imparare a decifrare
Questo mi porta a discutere le pratiche educative. Già tanti prima di me hanno
osservato con preoccupazione che nei primi mesi di scuola i bambini
rischiano di perdere non solo il gusto della lettura, ma anche
il senso di ciò che significa leggere. Se in una classe le attività
prevalenti sono la copiatura di parole dalla lavagna, e gli esercizi
di riconoscimento delle lettere, i bambini rischiano di scoprire
molto tardi che leggere non significa pronunciare il suono delle
lettere. Per scoprire che cosa significa leggere hanno bisogno
di utilizzare le lettere (anche le poche che sanno più o meno
correttamente riconoscere) per ipotizzare una parola e dunque
un significato. Insomma hanno bisogno di essere coinvolti in atti
di interpretazione e non solo in attività di riconoscimento. Alcuni
dei giochi che abbiamo proposto nella sezione "Come Romanzi"
(ma ovviamente ci sono tante altre proposte didattiche ispirate
dallo stesso principio) rispondono a questo scopo: chiedono al
bambino di interpretare una scritta servendosi sia delle lettere,
sia di un contesto che aiuta ad anticipare il significato della
scritta. Il contesto può essere costituito dal testo letto ad
alta voce dallinsegnante (ascoltare una storia e interpretare
una scritta), oppure dalle immagini (interpretare scritte, rebus)
o da una categoria concettuale anticipata dallinsegnante
(indovinando).
I bambini che sono spinti a interpretare le scritte, non solo scoprono che la
funzione della lettura è quella di creare dei pensieri che mettono
in comunicazione chi scrive e chi legge, ma imparano ad utilizzare
i processi cognitivi implicati nel leggere. Imparano a coordinare
il suono associato alle lettere con lanticipazione di uno
o più significati. Imparano ad usare il lessico insieme al riconoscimento
delle lettere.
Qualcuno può temere che così facendo i bambini siano portati a indovinare più
che a decodificare. Questo timore scompare se lattività
di interpretazione non è individuale, ma di piccolo gruppo. Nel
gruppo ci saranno diverse ipotesi e i bambini scopriranno che
proprio le lettere aiutano a scegliere lipotesi più corretta.
| Il lessico mentale |
| Quando gli psicolinguisti
parlano di "lessico mentale" (vedere Laudanna e
Burani, 1993) intendono un insieme complesso di memorie che
si riferiscono alle parole, e che codificano forma fonologica,
forma ortografica, struttura morfologica, significato, categoria
grammaticale. Così, per una parola come barista, il
lessico mentale specifica in qualche modo le caratteristiche
fonetiche della parola, la struttura di radice (bar)
e di suffisso derivazionale (-ista), il significato
di persona che gestisce un bar, e la categoria di nome maschile.
Lidea di un archivio mentale in cui sono codificate
informazioni sulle parole non è molto lontana dalla metafora
di un dizionario. Tuttavia alcune ricerche hanno permesso
di raccogliere risultati che fanno apparire il lessico mentale
molto più dinamico di un dizionario. Ad esempio, si è capito
che nel lessico mentale linformazione non viene "cercata"
attraverso una consultazione, ma viene direttamente attivata
dai processi percettivi (uditivi, se si tratta di lingua parlata,
visivi, se si tratta di lingua dei segni o di lingua scritta).
Anche il termine "attivazione", che è molto usato
dalla psicologia cognitiva, è in effetti una metafora. Significa
che qualsiasi circuito neuronale corrisponda allinformazione
in questione (es., forma fonologica della parola target),
questo circuito ha un aumento di attività che fluisce su altri
circuiti a cui è collegato.
Ritorniamo alla differenza tra la ricerca di una parola
nel dizionario, e il riconoscimento di una parola nel lessico
mentale. Quando si ascolta un frammento di enunciato si
attivano in parallelo diverse forme fonologiche e anche
diversi significati. Lascolto di [kapit], ad esempio,
fa emergere il significato sia di capitano sia di
capitale: ambedue questi significati sono attivi nel
processo di elaborazione del messaggio e solo quando il
segnale comincia a permettere di distinguere percettivamente
una delle due parole, cè un solo significato a rimanere
attivo. Questo si verifica persino quando la frase di cui
la parola fa parte è compatibile soltanto con uno dei due
significati.
Unaltra caratteristica differenzia il lessico mentale
da un dizionario: il riconoscimento di una parola avviene
nel momento in cui il segnale acustico ci permette di differenziarla
da altre parole che hanno un suono simile. Nel caso della
parola tamburo, ad esempio,
il riconoscimento avviene quando si percepiscono le caratteristiche
di nasalità in [tam], che differenziano e "isolano"
tamburo da parole come tavolo o tazza.
Ancora, diversamente da un dizionario, sembra esserci un
complesso intreccio tra diversi tipi di informazioni sulle
parole. Ad esempio, tra informazioni fonologiche e grammaticali:
la categorizzazione di "femminile" viene attivata
più facilmente, in italiano, se una parola finisce in a,
come la maggior parte dei nomi femminili (Bates e altri,
1995). Unaltra diversità dai dizionari è che le parole
non sono tutte "uguali": quelle che si ascoltano
e si usano di più, e quelle che sono state acquisite prima
sono più facilmente utilizzabili: la loro forma fonologica
è ritrovata più velocemente nel processo di produzione della
parola. |
Bibliografia
Bates, E., Devescovi, A., Pizzamiglio, L. DAmico, S. &
Hernandez, A. (1995) Gender and lexical access in Italian. Perception
and Psychophisics, 57 (6), 847-862.
Frith, U. (1985) Beneath the surface of developmental dyslexia.
In K.Patterson, J. Marshall & M. Coltheart (Eds.) Surface
dyslexia. London: Erlbaum.
Laudanna, A. & Burani, C. (1993) Il lessico: processi
e rappresentazioni. Roma: La Nuova Italia Scientifica.
Orsolini, M. (2000) Leggere. In M. Orsolini (a cura di) Il
suono delle parole. Milano: La Nuova Italia
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