“COME NASCE UN’ATTIVITÀ”
di Angela Dassisti
Lavorando con bambini e ragazzi che hanno delle
difficoltà di apprendimento, capita di programmare le attività
rispetto ad obiettivi a breve termine. Soprattutto, capita spesso
di rinnovare la programmazione in seguito ai cambiamenti del calendario
scolastico come, ad esempio, le vacanze estive.
Lo spirito che caratterizza il lavoro della sezione “Come
Romanzi”, infatti, in tutte le attività con i bambini,
è quello di incentivare lo scambio comunicativo e, soprattutto,
di stimolare le potenzialità del bambino attraverso la
reciproca fiducia nella collaborazione con l’adulto. Per
questo spesso è importante (soprattutto con bambini più
grandi) stabilire un momento di dialogo attraverso il quale è
come se gli stessimo dicendo: “Mi interessa il tuo punto
di vista. Possiamo, collaborando e discutendo insieme, costruire
un percorso chiaro, interessante, e significativo per l’apprendimento”.
E’ stato proprio durante una di queste discussioni, mentre
si programmava il lavoro per il periodo estivo, che, con A. stavamo
considerando se fosse meglio lavorare di mattina che non nelle
ore pomeridiane. Mi ha stupito la sua analisi delle varie prospettive,
se lavorare durante le ore più fresche del giorno, con
una maggiore freschezza anche mentale, che non di pomeriggio,
in cui si è più stanchi e le temperature diventano
piuttosto proibitive. Ma questo potevo aspettarmelo da un ragazzino
di tredici anni, che comincia a cambiare, consapevole dei cambiamenti
anche fisici che avvengono in lui. La cosa che mi ha stupito più
di tutte, invece, è stato notare come sia cambiato, rispetto
ad un anno fa, il suo modo di valutare e programmare le attività.
Infatti, A. non aveva un atteggiamento esclusivamente ricettivo
rispetto alle mie proposte, ma era interessato a trovare insieme
delle attività che fossero interessanti e che si discostassero
dalle caratteristiche didattiche di quelle scolastiche. Rispetto
alle mie proposte, che intendevano motivarlo nel continuare a
lavorare insieme nonostante la fine della scuola, A. si dimostrava,
infatti, propositivo e attento. Nel momento in cui gli ho proposto
delle attività di discussione su ciò che avremmo
letto, quando gli ho detto che mi sarebbe piaciuto se mi avesse
scritto le sue riflessioni su quegli argomenti o su qualcosa di
interessante che poteva capitargli, è stato allora, che
A. mi ha fatto una domanda rivelandomi quello che lo avrebbe interessato
davvero:
1. A.: “Un ragazzino può scrivere un libro?”,
mi ha chiesto;
2. Adulto: “Certo”, gli ho risposto, “Tu vuoi
scrivere un libro?”
3. A.: “Non proprio un libro, ma delle storie, le storie
di un personaggio che è nella mia testa, che ha avuto un’infanzia
difficile e da grande diventa una persona con tanti problemi”;
4. Adulto: “Certo che puoi scrivere le storie di questo
personaggio. Quando vuoi cominciare?”;
5. A.: “Ora”;
6. Adulto: “Come vuoi scriverle al computer o a penna?”;
7. A.: “No, con la macchina da scrivere, come gli scrittori
veri!”;
8. Adulto: “Vuoi cominciare ora?”;
9. A.: “Sì, ma poi, secondo te no.., ci riesco a
scriverlo un libro?”;
10. Adulto: “Certo, che ci riusciresti”;
11. A.: “Ma io quando scrivo a volte faccio tanti errori
con le doppie, lo sai; mica posso scrivere un libro con gli errori,
quando lo leggeranno gli altri che penseranno?”;
12. Adulto: “Beh, se a te fa piacere posso aiutarti io.
Tu puoi intanto cominciare a scriverlo, poi, insieme possiamo
rileggerlo e correggere gli errori o sistemare quelle parti che
non ci piaceranno tanto”;
13. A.: “Ah, ma se tu mi aiuti allora, è più
facile. Ma tu è sicuro che mi aiuti?”;
14. Adulto: “Sì, ti aiuto, non preoccuparti”;
15. A.: “Allora possiamo cominciare subito?”;
16. Adulto: “Va bene, se ti va!”.
E’ stato allora che A. è corso a
prendere la macchina da scrivere, fogli bianchi e, felice come
un bambino che diventa grande dinanzi alla scoperta delle proprie
potenzialità, ha infilato il primo foglio nel rullo della
macchina; con la grinta che scaturisce dalla possibilità
di scegliere un’attività interessante ed estremamente
motivante, mi ha chiesto:
17. A.: “Da dove devo cominciare?”;
18. Adulto: “Bhè, credo che tu debba cominciare dall’inizio,
cioè dall’introduzione”;
19. A.: “Dall’introduzione? E cosa ci devo scrivere,
è difficile, io volevo cominciare subito a scrivere chi
è il mio personaggio, e..”;
20. Adulto: “Infatti, quella è proprio l’introduzione,
dove spieghi chi è il tuo personaggio, quanti anni ha,
dove ci troviamo, che cosa racconterai nel libro..”;
21. A.: “E poi?”
22. Adulto: “E poi, dopo che hai detto tutte queste cose
puoi cominciare a scrivere le avventure di.. A proposito, come
si chiama il tuo personaggio?”;
23. A.: “Allora gli do prima un nome,… ma tu è
sicuro che mi aiuti?”;
24. Adulto: “Sì, ti aiuto, non preoccuparti”;
25. A: “Ma come lo chiamiamo il libro?”;
26. Adulto: “Quello possiamo deciderlo dopo, quando lo avremo
finito”;
27. A.: “Allora comincio con l’introduzione!”.
Così A. ha cominciato a rumoreggiare con
i tasti della sua piccola macchina da scrivere assolutamente assorto,
come un piccolo adulto, nell’iniziare la stesura della sua
storia. E’ stato fantastico per me osservare quanto fosse
preso dal suo lavoro, e come stesse organizzando il foglio: aveva
scritto Introduzione al centro e di rosso, andando a capo e cominciando
a scrivere con la lettera maiuscola. Finalmente notavo come quella
sistematicità nell’organizzazione del foglio e del
lavoro, che a volte svogliatamente dimenticava nei lavori scolastici;
come per incanto, ora, era presente senza che io glielo avessi
ricordato. Nella realizzazione del suo lavoro, di qualcosa di
altamente interessante e motivante per lui, A. stava utilizzando
quelle strategie che non sembravano appartenergli nei compiti
scolastici.
E’ stato allora che mi sono resa conto di quanto i nostri
bambini e/o ragazzi vadano stimolati rispetto alle proprie potenzialità
e, soprattutto, spronati verso la ricerca di ciò che è
interessante, nuovo e, ancor di più, di osare qualcosa
che sia più in là. In questo modo essi sentiranno
il gusto delle parole, assaporeranno la dolcezza del loro suono,
ricercheranno l’armonia nella loro successione; e forse
saranno più fiduciosi delle proprie capacità, certi
di avere l’appoggio e la fiducia di un adulto che risponda
loro “…Certo. Quando vuoi cominciare?”.
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"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
- (Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La
Sapienza" Roma
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