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  » COME NASCE UN’ATTIVITÀ ©®2010 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

“COME NASCE UN’ATTIVITÀ”

di Angela Dassisti

Lavorando con bambini e ragazzi che hanno delle difficoltà di apprendimento, capita di programmare le attività rispetto ad obiettivi a breve termine. Soprattutto, capita spesso di rinnovare la programmazione in seguito ai cambiamenti del calendario scolastico come, ad esempio, le vacanze estive.
Lo spirito che caratterizza il lavoro della sezione “Come Romanzi”, infatti, in tutte le attività con i bambini, è quello di incentivare lo scambio comunicativo e, soprattutto, di stimolare le potenzialità del bambino attraverso la reciproca fiducia nella collaborazione con l’adulto. Per questo spesso è importante (soprattutto con bambini più grandi) stabilire un momento di dialogo attraverso il quale è come se gli stessimo dicendo: “Mi interessa il tuo punto di vista. Possiamo, collaborando e discutendo insieme, costruire un percorso chiaro, interessante, e significativo per l’apprendimento”.
E’ stato proprio durante una di queste discussioni, mentre si programmava il lavoro per il periodo estivo, che, con A. stavamo considerando se fosse meglio lavorare di mattina che non nelle ore pomeridiane. Mi ha stupito la sua analisi delle varie prospettive, se lavorare durante le ore più fresche del giorno, con una maggiore freschezza anche mentale, che non di pomeriggio, in cui si è più stanchi e le temperature diventano piuttosto proibitive. Ma questo potevo aspettarmelo da un ragazzino di tredici anni, che comincia a cambiare, consapevole dei cambiamenti anche fisici che avvengono in lui. La cosa che mi ha stupito più di tutte, invece, è stato notare come sia cambiato, rispetto ad un anno fa, il suo modo di valutare e programmare le attività. Infatti, A. non aveva un atteggiamento esclusivamente ricettivo rispetto alle mie proposte, ma era interessato a trovare insieme delle attività che fossero interessanti e che si discostassero dalle caratteristiche didattiche di quelle scolastiche. Rispetto alle mie proposte, che intendevano motivarlo nel continuare a lavorare insieme nonostante la fine della scuola, A. si dimostrava, infatti, propositivo e attento. Nel momento in cui gli ho proposto delle attività di discussione su ciò che avremmo letto, quando gli ho detto che mi sarebbe piaciuto se mi avesse scritto le sue riflessioni su quegli argomenti o su qualcosa di interessante che poteva capitargli, è stato allora, che A. mi ha fatto una domanda rivelandomi quello che lo avrebbe interessato davvero:


1. A.: “Un ragazzino può scrivere un libro?”, mi ha chiesto;
2. Adulto: “Certo”, gli ho risposto, “Tu vuoi scrivere un libro?”
3. A.: “Non proprio un libro, ma delle storie, le storie di un personaggio che è nella mia testa, che ha avuto un’infanzia difficile e da grande diventa una persona con tanti problemi”;
4. Adulto: “Certo che puoi scrivere le storie di questo personaggio. Quando vuoi cominciare?”;
5. A.: “Ora”;
6. Adulto: “Come vuoi scriverle al computer o a penna?”;
7. A.: “No, con la macchina da scrivere, come gli scrittori veri!”;
8. Adulto: “Vuoi cominciare ora?”;
9. A.: “Sì, ma poi, secondo te no.., ci riesco a scriverlo un libro?”;
10. Adulto: “Certo, che ci riusciresti”;
11. A.: “Ma io quando scrivo a volte faccio tanti errori con le doppie, lo sai; mica posso scrivere un libro con gli errori, quando lo leggeranno gli altri che penseranno?”;
12. Adulto: “Beh, se a te fa piacere posso aiutarti io. Tu puoi intanto cominciare a scriverlo, poi, insieme possiamo rileggerlo e correggere gli errori o sistemare quelle parti che non ci piaceranno tanto”;
13. A.: “Ah, ma se tu mi aiuti allora, è più facile. Ma tu è sicuro che mi aiuti?”;
14. Adulto: “Sì, ti aiuto, non preoccuparti”;
15. A.: “Allora possiamo cominciare subito?”;
16. Adulto: “Va bene, se ti va!”.

E’ stato allora che A. è corso a prendere la macchina da scrivere, fogli bianchi e, felice come un bambino che diventa grande dinanzi alla scoperta delle proprie potenzialità, ha infilato il primo foglio nel rullo della macchina; con la grinta che scaturisce dalla possibilità di scegliere un’attività interessante ed estremamente motivante, mi ha chiesto:

17. A.: “Da dove devo cominciare?”;
18. Adulto: “Bhè, credo che tu debba cominciare dall’inizio, cioè dall’introduzione”;
19. A.: “Dall’introduzione? E cosa ci devo scrivere, è difficile, io volevo cominciare subito a scrivere chi è il mio personaggio, e..”;
20. Adulto: “Infatti, quella è proprio l’introduzione, dove spieghi chi è il tuo personaggio, quanti anni ha, dove ci troviamo, che cosa racconterai nel libro..”;
21. A.: “E poi?”
22. Adulto: “E poi, dopo che hai detto tutte queste cose puoi cominciare a scrivere le avventure di.. A proposito, come si chiama il tuo personaggio?”;
23. A.: “Allora gli do prima un nome,… ma tu è sicuro che mi aiuti?”;
24. Adulto: “Sì, ti aiuto, non preoccuparti”;
25. A: “Ma come lo chiamiamo il libro?”;
26. Adulto: “Quello possiamo deciderlo dopo, quando lo avremo finito”;
27. A.: “Allora comincio con l’introduzione!”.

Così A. ha cominciato a rumoreggiare con i tasti della sua piccola macchina da scrivere assolutamente assorto, come un piccolo adulto, nell’iniziare la stesura della sua storia. E’ stato fantastico per me osservare quanto fosse preso dal suo lavoro, e come stesse organizzando il foglio: aveva scritto Introduzione al centro e di rosso, andando a capo e cominciando a scrivere con la lettera maiuscola. Finalmente notavo come quella sistematicità nell’organizzazione del foglio e del lavoro, che a volte svogliatamente dimenticava nei lavori scolastici; come per incanto, ora, era presente senza che io glielo avessi ricordato. Nella realizzazione del suo lavoro, di qualcosa di altamente interessante e motivante per lui, A. stava utilizzando quelle strategie che non sembravano appartenergli nei compiti scolastici.
E’ stato allora che mi sono resa conto di quanto i nostri bambini e/o ragazzi vadano stimolati rispetto alle proprie potenzialità e, soprattutto, spronati verso la ricerca di ciò che è interessante, nuovo e, ancor di più, di osare qualcosa che sia più in là. In questo modo essi sentiranno il gusto delle parole, assaporeranno la dolcezza del loro suono, ricercheranno l’armonia nella loro successione; e forse saranno più fiduciosi delle proprie capacità, certi di avere l’appoggio e la fiducia di un adulto che risponda loro “…Certo. Quando vuoi cominciare?”.

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  » Prodotto editoriale di riferimento






» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
-
(Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma

» Costo
- Prezzo al pubblico = € 34,00
- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00
- con pagamento anticipato la spedizione "base" è gratuita

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