LA LETTURA NEI BAMBINI CON DISTURBO
DA DEFICIT DELL’ATTENZIONE E DELL’IPERATTIVITÀ
(ADDH)
di Angela Dassisti
I. COS’È L’ADDH
1. “Allora, sì, no, perché..
Oggi sono andato a scuola, no.. Perché ti sei portata anche
i colori? Che dobbiamo fare?”
Sembra una frase senza senso, invece, se la collochiamo
nel dialogo di un bambino cui si chiede di parlarci della sua
giornata a scuola, ci può capitare di sentire proprio una
frase del genere, in cui si avvicendano e accavallano, almeno
due o tre argomenti in una stessa proposizione, che, a volte,
non viene neanche completata, ma lasciata cadere senza utilizzare
alcune importanti regole semantico-lessicali della grammatica
italiana. In più, il bambino, mentre pronuncia queste frasi
senza né capo né coda, muove continuamente le gambe
sotto il tavolo, giocherella nervosamente con penne, matite o
quant’altro gli capiti sotto mano, e spesso guarda anche
da un’altra parte.
Questo tipo di comportamento, caratteristico sia nell’espressione
verbale che corporea, è stato descritto come Iperattività,
ed è spesso associato a difficoltà attentive. Lo
sforzo di rimanere fermo e concentrato nelle attività scolastiche
comporta una notevole fatica per il bambino iperattivo, soprattutto
nella partecipazione in classe, con la conseguente possibilità
di disturbare il lavoro di compagni ed insegnanti. Tuttavia, il
bambino può esibire questo tipico comportamento non solo
in classe, ma anche a casa, per cui non è inusuale che
tenti di sottrarsi all’obbligo dei compiti, o non li completi,
tutto preso dalla necessità di fare qualcosa di più
interessante e/o gratificante. Va da sé, che questa condotta
non permetta al bambino di seguire adeguatamente la programmazione
scolastica, con conseguenti difficoltà d’apprendimento
che si evidenziano in un calo del rendimento scolastico, ed in
una prestazione globalmente al di sotto della media rispetto ai
coetanei.
Quando questa caratteristica iperattività motoria è
accompagnata da impulsività emotiva, cognitiva e motoria,
nonché da importanti disturbi dell’attenzione e della
concentrazione, in letteratura (Cornoldi, Marzocchi, 1999) viene
definita Disturbo da Deficit dell’Attenzione e dell’Iperattività
(DDAI – ADDH), con una prevalenza dal 3 al 15% (5-10 maschi
su una femmina) rispetto alla popolazione.
In primo luogo l’accento viene posto sui deficit neuropsicologici
delle abilità attentive di base; in secondo luogo l’Iperattività
può costituire un disturbo della regolazione e del mantenimento
del comportamento.
Per definire l’Attenzione è necessario, innanzitutto,
riferirsi ad essa come ad una funzione attraverso cui è
possibile regolare l’attività dei processi cognitivi
filtrando ed organizzando le informazioni provenienti dall’ambiente,
allo scopo di emettere risposte ambientali adeguate (E. Làdavas,
A. Berti, 1995). Il processo attentivo, infatti, è piuttosto
flessibile e procede all’elaborazione delle informazioni
che derivano dall’ambiente, spostandosi velocemente lungo
tutta la gamma di stimoli a disposizione. Ma proprio questa flessibilità
implica la necessità di spiegare cosa siano l’attenzione
selettiva e sostenuta. Postulando che l’attenzione si riferisce,
in generale, al livello di attivazione, alla vigilanza, alla prontezza
a rispondere ad uno stimolo, definiremo: l’attenzione selettiva
come quella particolare abilità a mantenere la concentrazione
su uno stimolo debole rispetto alla presenza di distrattori forti,
che potrebbero causare un’Interferenza nella gestione delle
risorse attentive; e l’attenzione sostenuta come il livello
di vigilanza che ha ciascuno di noi, o meglio, l’abilità
a mantenere l’attenzione per un periodo protratto nel tempo.
Ad esempio, se ci chiedessero in un esperimento di leggere una
lista di nomi di colori, non incontreremmo alcuna difficoltà
e, probabilmente, saremmo abbastanza veloci; ma se ci chiedessero
successivamente di dire ad alta voce il colore con cui essi sono
scritti (ad es. GIALLO) senza dubbio commetteremmo molti errori,
perché sarà più automatico per noi leggere
GIALLO (distrattore forte), che non inibire la lettura del nome
in favore del colore della scritta (verde: stimolo debole). Questo
esempio, più noto come effetto Stroop (1935), ci dimostra
come in un compito di attenzione selettiva alcuni distrattori
generino una forte interferenza ed evidenzia, inoltre, che le
funzioni attentive possono essere di due tipi: volontarie o automatiche.
In una situazione nuova, come può essere la lettura di
una parola che non si conosce, le funzioni attentive processano
volontariamente l’informazione (attenzione selettiva volontaria),
mentre in situazioni stabilmente apprese, che sono più
automatiche, l’attenzione è in qualche modo guidata
dall’ambiente più che dall’individuo (attenzione
automatica). Ma dal momento che parliamo dell’attenzione
come di una funzione cognitiva, quindi come di un sistema multidimensionale,
è importante distinguere i due sistemi che esercitano il
controllo sulle funzioni attentive; il Sistema Attenzionale Supervisore
(SAS) ed il Sistema di Selezione Competitiva (SSC) [Norman e Shallice,
86]. Mentre il primo (SAS) modula e coordina il funzionamento
dei sottolivelli dimensionali, il secondo (SSC) attiva o inibisce
alcuni schemi di comportamento. Il Sistema Supervisore riesce,
quindi, a modulare le diverse attivazioni permettendo all’individuo
di fornire una risposta adeguata alla situazione, il Sistema di
Selezione, invece, viene facilmente catturato dagli aspetti irrilevanti
dell’ambiente (selezione competitiva). Per questo, un deficit
del SAS provocherebbe l’utilizzo da parte dell’attenzione
automatica di tutte le risorse attentive disponibili in quel momento,
con il risultato di una maggiore distraibilità dei soggetti.
Il Sistema Attenzionale Supervisore SAS, infatti, si occupa della
regolazione e del comportamento (organizzazione e pianificazione),
e limita l’attivazione dell’attenzione automatica
che in bambini con disturbo dell’Attenzione (così
come in pazienti frontali), invece, è patologicamente intensificata,
con un deficit a carico dell’attenzione volontaria.
Per fare un esempio molto spicciolo è come quando il nostro
Filippo va a fare la spesa, con in testa la lista delle cose da
comprare, ma per la strada incontra dei suoi amichetti e comincia
a chiacchierare; incontra un caro amico e va a prendere il gelato;
poi si ricorda che deve fare la spesa alla mamma, e allora corre
verso il mercato, ma il gelataio gli chiede un favore e…
Al termine della mattina Filippo arriva al mercato che sta quasi
chiudendo, corre verso la bancarella dove va sempre ma…
Ahimè, con tutte quelle avventure, il nostro piccolo ha
dimenticato la lista delle cose e le raccomandazioni della mamma.
II. LA LETTURA NEI BAMBINI ADDH
2. “Sì, ma, non sono io, cioè,
io sto attento, ma poi ad un certo punto penso una cosa, e poi
un’altra ancora,e alla fine mi sono distratto da ciò
che stavo facendo (di solito quello che dice la maestra)”.
Ma come ci comportiamo nel momento in cui l’attenzione
questi bambini sembrano perderla proprio mentre leggono? Perché
questi bambini non sembrano risentire del piacere e della gratificazione
dalla lettura di una storia, ma commettono una serie di errori
mentre leggono un testo per cui appare che siano maggiormente
incuriositi da come va a finire, da quello che c’è
dopo, per cui non si soffermano sulle parole che stanno leggendo
in quel momento. Indubbiamente l’impulsività potrebbe
costituire una forte componente di questo modo di procedere nei
compiti di lettura, ma c’è dell’altro: analizzando
i tipi di errori che questi bambini commettono si osservano una
maggioranza di tipo visivo, soprattutto inversioni, errori lessicali
(ad es.: insegnante per insegnare; devono per devo) e ortografici.
C’è una forte probabilità che questi bambini
abbiano un deficit delle abilità visuo-spaziali e di ricerca
visiva; forse solo dovuti all’attenzione, e forse no. Fatto
è che anche nella ricerca visiva è necessario procedere
attraverso una strategia, e come abbiamo detto sopra, è
il Sistema Attenzionale Supervisore che si occupa della pianificazione
ed organizzazione perché il comportamento sia adeguato
e flessibile ai cambiamenti; ed inoltre si preoccupa di inibire
l’attenzione automatica in favore dell’attenzione
selettiva (importante per lettori non esperti).
Considerando la lettura di bambini che hanno difficoltà
d’attenzione potremmo, così, aspettarci, date le
loro difficoltà visuo-spaziali, che sia molto più
complesso per loro leggere un testo formato da più righe,
che non da una singola riga, che non parole isolate.
II.a UN’ATTIVITÀ DI LETTURA
Per osservare che tipo di errori questi bambini
commettono nella lettura ho costruito un’attività
che propone brevi frasi o parole, tratte e adattate da “Matilde”,
di Roald Dahl; per rendere la prova più divertente abbiamo
utilizzato un gioco al computer. L’attività, divisa
in quattro parti, consiste nella lettura di alcune slides che
vengono presentate sullo schermo con tempi prestabiliti:
1 ATTIVITÀ: 7 slides con brevi periodi
composti da due frasi che compaiono sullo schermo per 9”
ciascuna.
ESEMPIO DELL’ATTIVITÀ 1

2 ATTIVITÀ: 8 slides
composte da una sola frase, che vengono presentate per 5”;
ESEMPIO DELL’ATTIVITÀ 2

3 ATTIVITÀ: 26 slides
relative di parole isolate che compaiono per un tempo di 2”;
4 ATTIVITÀ: altre 26 che compaiono per
un tempo di 1”.
ESEMPIO DELLE ATTIVITÀ 3-4


5 ATTIVITÀ: lettura di
tutte le slides di parole singole presentate con una transizione
di diapositiva inferiore ad 1”.
II.b COMMENTI SULLE OSSERVAZIONI
Questo compito è stato somministrato ad
A., un ragazzino di 13 anni con cui lavoro da poco più
di un anno, che frequenta la 1^ media e lamenta difficoltà
in lettura e matematica. A. non è mai stato valutato per
difficoltà specifiche di apprendimento, per cui non è
stato effettuato alcun trattamento. Tuttavia, data una spiccata
iperattività, la presenza di impulsività motoria
e cognitiva, una notevole e generale difficoltà di concentrazione
e la tendenza a distrarsi in compiti di attenzione selettiva o
protratti a lungo nel tempo, si può ipotizzare che si tratti
di un Disturbo da Deficit dell’Attenzione e dell’Iperattività.
Dalla somministrazione del compito ad A., ad esempio, si evince
come le maggiori difficoltà si riscontrino nella Attività
1, in cui vengono proposte delle slides di brevi periodi di due
righe, che si avvicendano sullo schermo per un tempo di qualche
secondo; la prestazione risulta rallentata (infatti la seconda,
la terza e l’ultima slides, non sono state completate prima
del tempo previsto per la transizione della diapositiva). Si osservano,
con un tempo di transizione di 9”, 11 errori in 8 frasi
dei quali 7 sono errori di accesso lessicale [Ad es.: moccioso/mostro,
mondo/modo, bacinella/bimba, dente/latte], e 4 sono errori di
tipo visivo [Ad es.: vanterie/ventèrie, prenderei/prederei;
sulla pagella/sulle pagelle] .
Rispetto alla Attività 2, che consiste nella lettura di
singole righe il bambino ha ottenuto una performance migliore
rispetto alla precedente; infatti non si notano particolari rallentamenti,
e con un tempo di transizione di 5”si verificano 7 errori
su 9 frasi, di cui 3 di tipo visivo [avevano/avevamo, spu_/sopp_]
e 4 di accesso lessicale [grattar/gettar, trattare/trattenere,
geniale/gentile].
Nella Attività 3, lettura di parole isolate con una transizione
di 2”, invece, A. non commette errori
Nella Attività 4, lettura di parole isolate con un tempo
di transizione di 1”, si osservano due errori che potremmo
classificare come ortografici [Ad es.: meschine/mescine, eccezionale/eccessionale].
Nella Attività 5, lettura delle parole di Attività
3 e 4 parole isolate con tempi di transizione inferiori ad 1”,
A. commette 3 errori, di tipo visivo, di accesso lessicale e ortografici.
III. CONCLUSIONI
Dall’osservazione dei risultati dell’attività
proposta, si può concludere come: in una prova di lettura
di periodi con più di una riga ci sia effettivamente un
rallentamento nei tempi di lettura ed una performance connotata
da un rilevante numero di errori visivi o di accesso lessicale
(guidati dal contesto). Infatti, in tre delle otto slides presentate
con una frase di due righe, si rivelano le difficoltà di
A. nel riuscire a leggere tutto il periodo nel tempo previsto
di 9”(dal momento che commette errori e ripetizioni durante
la lettura). Il numero di errori diminuisce nel momento in cui
ad A. si presentano delle slides formate da una sola riga, con
un tempo di transizione dimezzato rispetto alla prova precedente.
Inoltre, non si verificano errori nella lettura di parole isolate
presentate con un tempo di transizione di 2”; mentre, nel
momento in cui la transizione avviene con un intervallo di tempo
minore (1” o <1”) gli errori si ripresentano (si
osservano 3 errori su 54 parole isolate).
Potremmo ipotizzare, quindi, che: mentre nei primi due casi gli
errori siano indotti dall’interferenza di parole vicine,
che a volte costringono A. a rallentare la velocità di
lettura per ripetere bene le parole che legge, nei casi successivi
il miglioramento della performance sia associabile alla modalità
di presentazione delle parole (parole isolate) in un intervallo
di tempo sufficiente per operare la corretta decodifica della
parola. Negli ultimi due casi, invece, in cui pur presentando
le stesse parole isolate si abbassa ulteriormente l’intervallo
di tempo, A. nuovamente non riesce ad effettuare una corretta
decodifica; non riesce ad analizzare istantaneamente le stringhe
di lettere come se fossero parole (meccanismo lessicale), infatti
si notano errori di accesso lessicale o di tipo ortografico.
BIBLIOGRAFIA
BENJAFIELD J. G., 1992, “Psicologia dei
processi cognitivi”, Il mulino, Bologna.
CORNOLDI C., 1992, “I disturbi dell’Apprendimento.
Aspetti psicologici e neuropsicologici”, il Mulino, Bologna.
DAHAL R., 1998, “Matilde”, Adriano Salani Editore,
Milano.
LADAVÀS E., BERTI A., 1995, “Neuropsicologia”,
Il Mulino, Bologna.
SCALISI T. G., ORSOLINI M., MARONATO C. (a cura di), 2003, “Bambini
in difficoltà nell’apprendimento della lingua scritta”,
Edizioni Kappa, Roma.
VIO C., MARZOCCHI G., OFFREDI F., 1999, “Il bambino con
deficit di Attenzione/Iperattività”, Erickson, Trento.
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"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
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