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» Significato e funzione della supervisione nel sistema formativo italiano - Infantiae.Org™ n.190/2004

Sandra Chistolini, docente di Pedagogia generale e Pedagogia interculturale presso il Corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria, Facoltà di Scienze della Formazione, Università degli studi “Roma Tre“

L’esperienza, di lavoro e di riflessione, intorno alla figura del supervisore nel Corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria, è ancora agli inizi. Tuttavia, è già possibile avanzare un breve bilancio che permette di descrivere il cammino svolto, almeno negli ultimi cinque anni di impegno continuo e variamente codificato nel contesto nazionale di riferimento. Bilancio che è verifica in progress e non stesura definitiva di un percorso ancora in atto, per il quale è necessario prospettare ampliamento e valorizzazione, labirinti concettuali e slalom acrobatici, per mantenersi in pista con intelligenza, conoscenza e abilità.

Nel complesso, la supervisione è stata una iniziativa unica, un progetto pregevole, una azione insostituibile nel corso di laurea inteso alla formazione universitaria dei docenti della scuola dell’infanzia ed elementare, in modo specifico.

Iniziativa unica, non sovrapponibile a nessun’altra avente scopi simili di riflessione teorica, pensiamo alle lezioni del docente, e fini collegati sul piano operativo, riferiamoci in questo senso al laboratorio. Il tirocinio è unico, poiché né le lezioni del docente, né gli interventi di laboratorio possono considerarsi una seppur minima replica della preparazione alla professione predisposta dalla e con la supervisione. Il tirocinio è altra cosa, è cosa valida in sé e per sé. Di qui la valutazione di progetto pregevole, come di qualcosa che ha un tale valore che non si vuole perdere, ed il valore del tirocinio è storico, sociale, professionale. La storia della pedagogia, l’argomentazione sociale sull’educazione, l’elaborazione sul mestiere del docente contemplano il tirocinio nella formazione dell’insegnante. Infine, il tirocinio come azione insostituibile, significa attribuzione non solo di valore, ma anche di significato ad una funzione che prepara con l’esercizio, sia esso spontaneo o formalizzato, pianificato con aperture o strutturato in modo chiuso, programmato nei minimi particolari o lanciato per tentativi ed errori.

La supervisione è stata svolta tenendo conto degli aspetti normativi, derivanti dalle disposizioni istitutive del ruolo, in quanto punti di partenza indispensabili per creare stato di benessere istituzionale e di legalità trasparente. All’osservanza delle norma si è poi aggiunto l’essere e il fare di persone che, provenendo dalla scuola, erano nelle condizioni di pensare, secondo sapienza e coscienza, per introdurre nel mestiere le nuove generazioni di candidati all’insegnamento. L’elemento forse più forte, e probabilmente poco visibile ai non addetti ai lavori, è stata la forza propulsiva, pionieristica che ha dato impulso al tirocinio e che ha creato la situazione dell’insegnamento, dove la ricerca tout court ha avuto il suo spazio ottimale, la ricerca pura e la ricerca applicata, si sono ricongiunte, quasi riconciliate per opera della tecnica. Il lavoro intellettuale ed il lavoro manuale si sono mescolati, la teoria e la pratica sono state combinate dal lavoro tecnico, creando la situazione del tirocinio. In luogo della priorità pregiudiziale della teoria o della pratica, viceversa, si è prodotta, con la tecnica, il legame tra tre stelle (teoria, pratica, tecnica) così da dare origine alla costellazione del tirocinio. Le menti capaci di pensare e le mani esperte di C. Freinet vanno educate insieme alla ricerca del vero e del giusto, quale sostanza del pensare ed orientamento del fare.

Riassumendo il lavoro dei supervisori: ha confermato quanto disposto dalla normativa sul ruolo; ha aperto l’approfondimento teorico sul tirocinio; ha promosso la congiunzione della ricerca pura con la ricerca applicata; ha indicato la via da seguire per formare secondo informazioni (saperi, conoscenze), competenze (abilità, capacità), professionalità (tecnica, organizzazione).

Nato come tentativo di superamento del gap tra università e scuola, il tirocinio ha poi di fatto permesso di costruire una rete di relazioni, operando con le diverse componenti: gli studenti universitari; i docenti universitari; i docenti accoglienti; i genitori. Scuola, università, famiglia e territorio sono per la prima volta in grado di muoversi simultaneamente, scambiando conoscenze, abilità, esperienze, tecniche, ma anche percezioni e sensibilità. Insomma sta emergendo un linguaggio comune in uno spaccato di società che chiamiamo sistema formativo e nel quale il tirocinio si colloca a pieno titolo, caratterizzando il percorso teorico-pratico-professionale dell’insegnante.

L’esperienza che la supervisione ha costruito è quella dell’ideare insieme, del progettare insieme, del realizzare insieme. Esercitazioni di senso per un ruolo educativo di cui appropriarsi e del quale rigenerare i fini per mezzo dell’innovazione creativa.
Le aree di problema, da leggere come occasione di proposta di approfondimento, possono essere individuate: nel contatto dei supervisori con i relatori di tesi e relazioni; nella composizione essenzialmente femminile della popolazione studentesca, e talvolta dello stesso universo docente; nella definizione del lavoro del piccolo gruppo costituito da supervisore, studentessa, docente accogliente in servizio, relatore; nella attenzione alla dinamica e alla gestione del piccolo gruppo.

Nella prima area di problema si trova la raffigurazione della cura del prodotto finale, il riferimento è al contenuto e alla forma dell’interazione tra i professionisti dell’istruzione superiore universitaria. Tesi e relazioni sono l’opportunità fondamentale di crescita scientifica di studente e studentessa, occasione da vivacizzare e alimentare, così da risultare proficua per l’azione formativa in atto e promettente per l’azione formativa futura.

Nella seconda area di problema si può discutere della popolazione docente in formazione, quasi interamente femminile, che non riceve dall’ambiente universitario sufficiente interscambio, le connotazioni di genere sono così annullate e questa mancanza di esperienza interattiva, valutata sulla differenza di genere nei luoghi di studio superiore può essere all’origine di una successiva dipendenza dalle figure maschili che s’incontreranno nella carriera. Il rischio è anche da vedere rispetto al polo maschile. Durante gli anni dell’università lo studente vive la sua stagione accademica in un universo di donne, tra protezione e competizione, visibilmente ad un gradino più in alto delle colleghe di studio. L’effetto delle relazioni sproporzionate tra uomo e donna può anche collocare lo studente ad un gradino diametralmente inferiore, escludendolo dal gruppo di solidarietà al femminile. In ambedue le condizioni, gradino superiore o gradino inferiore, vi è una chiara fuga dallo stato di uguaglianza delle opportunità relazionali. L’intero processo è messo in moto dai rapporti prevalentemente di face to face, faccia a faccia, che si generano nel corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria. L’articolazione del corso in lezioni, laboratori, tirocini fa cadere il livello di anonimato delle persone, avvicina docente a discente e viceversa, soggettivizza e individualizza l’impegno, rallentando di fatto la crescita autonoma e responsabile della persona che sta lasciando l’adolescenza per entrare nella vita adulta nella quale dovrà sapersi organizzare al meglio, operando scelte vere e giuste.

La terza area di problema concerne la definizione del lavoro del piccolo gruppo costituito da supervisore, studentessa, docente accogliente in servizio, relatore. Si tratta di persone che devono pianificare insieme un percorso di studio, inserendo le valenze degli insegnamenti seguiti nel corso del quadriennio in un discorso unitario capace di superare la segmentazione degli apprendimenti. I formatori giocano un ruolo di primo piano, orientando e sostenendo la studentessa/lo studente, non tanto e non solo a livello di motivazione, quanto piuttosto nella costruzione dell’apparato critico che ricompone saperi e conoscenze.

La quarta area problema riguarda l’attenzione alla dinamica e alla gestione del piccolo gruppo che va impostato ed organizzato, evitando che laureanda/o sia la/il sola/o responsabile della dinamica stessa. Tutti i componenti devono essere in grado di poter gestire il loro parlare comune.

Alla questione relativa alla fisionomia del supervisore quale professionista, competente e riflessivo, va data una risposta positiva, almeno per ragioni raggruppabili in tre ordini:

1) le ragioni in ordine alla continuità tra formazione universitaria e formazione in servizio;

2) le ragioni in ordine alla flessibilità da coniugare nel senso di rendere malleabile la materia scolastica, formata di persone oggetti e luoghi, accogliendo la dimensione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche;

3) le ragioni in ordine alla creatività che scaturisce dall’imparare a pensare per agire, questo significa dominio della ragione sulle cose da imparare, come soleva sottolineare J. Maritain, ed anche presa in carico dei propri doveri e delle proprie responsabilità, nessuna condizione umana ne è priva, Cicerone sentenziava: nulla vitae pars vacare officio potest, nessuna condizione della vita può sottrarsi ai doveri.

Continuità, flessibilità, creatività sono anche le categorie di sistemazione del lavoro universitario. Lo studio e la ricerca dell’università non sono standardizzabili in quanto per loro natura le attività accademiche sono elaborazione continua e trasformazione permanente di nuova conoscenza. In questa natura vi è il presupposto dell’innovazione della struttura universitaria. Chi si occupa di supervisione nell’università ha il compito di rendere la continuità, la flessibilità, la creatività strumenti di una formazione umana nella quale arte e scienza trovino quel giusto equilibrio che la tecnica può aiutare a disegnare, avendo in mente il ragionamento che fa della persona l’artefice principale del suo essere nella scuola e nella società.

Si allega una breve bibliografia per favorire studi ed approfondimenti nel settore. La panoramica sui libri che trattano del tirocinio e della supervisione dimostra l’estensione tematica che va dalla manualistica alla proposta occupazionale. Emergono gli aspetti storici, giuridici, sociali, professionali, metodologici oggetto di comprensione e valutazione. Alla pedagogia spetta il compito di leggere, interpretare, prefigurare la supervisione nel percorso formativo universitario dei docenti, tenendo conto di quel campo complessivo di riferimento che si qualifica per essere significativo, scientifico, interdisciplinare, internazionale.

E. Allegri, Supervisione e lavoro sociale, Roma, Carocci, 2000.
L. Angelici (a cura di), Tirocinanti e tutor. Il tirocino come cerimonia di aggregazione del giovane nell'età adulta, del neo-professionista nella professione, Reggio Emilia, COOP Consumatori Nordest, 2002.
C. Bisleri et al., La supervisione. Orientamenti ed esperienze di guida dei tirocini professionali, Milano, Franco Angeli, 1995.
G. Bovini, B. Malavasi, Il tirocinio magistrale. Fra impegno e professionalità, Crescentino, La Rosa, 1994.
A.Castellucci (a cura di), Viaggi guidati. Il tirocinio e il processo tutoriale nelle professioni sociali e sanitarie Milano, Franco Angeli, 1997.
S. Chistolini, Comparazione e sperimentazione in pedagogia, Milano, Franco Angeli, 2001.
G. Dalle Fratte (a cura di), La scuola e l’università nella formazione primaria degli insegnanti. Il tirocinio e il laboratorio, Milano, Franco Angeli, 1998.
K. Ford, A. Jones, La supervisione dei tirocini nel servizio sociale, Trento, Erickson, 1995.
R. Gatti, V. Gherardi, Il tirocinio didattico. Teoria e pratica, Roma, Armando, 1988.
M. Laeng, G. Ballanti, Esercitazioni didattiche per il tirocinio e i progetti educativi di istituto, Brescia, La Scuola, 1996.
C. Laneve, Il tirocinio e le professioni educative, Lecce, Pensa Multimedia, 1999.
G. Michelutti (a cura di), Il tirocinio nell'ambito di scienze della formazione primaria, Udine, Forum, 2001.
A. Morelli, I tirocini formativi e di orientamento (stages). Riflessioni sulla normativa in vigore, Pisa, Roma, 2002.
E. Neve, M. Niero (a cura di), Il tirocinio. Modelli e strumenti dall'esperienza delle scuole di servizio sociale italiane, Milano, Franco Angeli, 1990.
N. Romeo, Esame dei nuovi programmi per le scuole elementari e guida al tirocinio professionale, Bologna, Cappelli, 1947.
M. Rudan, Il contratto di tirocinio, Milano, A. Giuffre, 1964.
M. Sala Chiri, Il tirocinio, Milano, Giuffré, 1992.
Università Cattolica del Sacro Cuore, Dipartimento di Pedagogia, Il tirocinio nel corso di laurea in scienze dell'educazione. Modelli ed esperienze, Milano, Solari, 1998.
M. Urbanowsky, M. Dwyer, L’apprendimento nel tirocinio. Una guida per supervisori e studenti, Milano, Vita e Pensiero, 1995.
C. Xodo, Didattica universitaria, in M. Laeng, (diretta da), Enciclopedia Pedagogica. Appendice A-Z, Brescia, La Scuola, 2003, pp. 445-456.

Intervento al Coordinamento Nazionale Supervisori per il Tirocinio Seminario nazionale “Per un professionista competente e riflessivo. Il tirocinio nella formazione primaria” - Roma 20 giugno 2003

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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata al "DAP" per conoscere gli altri autori: clicca qui


» Costo

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- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00 + spese di spedizione

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