Sandra Chistolini, docente
di Pedagogia generale e Pedagogia interculturale presso
il Corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria,
Facoltà di Scienze della Formazione, Università
degli studi “Roma Tre“
L’esperienza, di lavoro e di riflessione,
intorno alla figura del supervisore nel Corso di laurea
in Scienze della Formazione Primaria, è ancora agli
inizi. Tuttavia, è già possibile avanzare
un breve bilancio che permette di descrivere il cammino
svolto, almeno negli ultimi cinque anni di impegno continuo
e variamente codificato nel contesto nazionale di riferimento.
Bilancio che è verifica in progress e non stesura
definitiva di un percorso ancora in atto, per il quale è
necessario prospettare ampliamento e valorizzazione, labirinti
concettuali e slalom acrobatici, per mantenersi in pista
con intelligenza, conoscenza e abilità.
Nel complesso, la supervisione è stata una iniziativa
unica, un progetto pregevole, una azione insostituibile
nel corso di laurea inteso alla formazione universitaria
dei docenti della scuola dell’infanzia ed elementare,
in modo specifico.
Iniziativa unica, non sovrapponibile a nessun’altra
avente scopi simili di riflessione teorica, pensiamo alle
lezioni del docente, e fini collegati sul piano operativo,
riferiamoci in questo senso al laboratorio. Il tirocinio
è unico, poiché né le lezioni del docente,
né gli interventi di laboratorio possono considerarsi
una seppur minima replica della preparazione alla professione
predisposta dalla e con la supervisione. Il tirocinio è
altra cosa, è cosa valida in sé e per sé.
Di qui la valutazione di progetto pregevole, come di qualcosa
che ha un tale valore che non si vuole perdere, ed il valore
del tirocinio è storico, sociale, professionale.
La storia della pedagogia, l’argomentazione sociale
sull’educazione, l’elaborazione sul mestiere
del docente contemplano il tirocinio nella formazione dell’insegnante.
Infine, il tirocinio come azione insostituibile, significa
attribuzione non solo di valore, ma anche di significato
ad una funzione che prepara con l’esercizio, sia esso
spontaneo o formalizzato, pianificato con aperture o strutturato
in modo chiuso, programmato nei minimi particolari o lanciato
per tentativi ed errori.
La supervisione è stata svolta tenendo conto degli
aspetti normativi, derivanti dalle disposizioni istitutive
del ruolo, in quanto punti di partenza indispensabili per
creare stato di benessere istituzionale e di legalità
trasparente. All’osservanza delle norma si è
poi aggiunto l’essere e il fare di persone che, provenendo
dalla scuola, erano nelle condizioni di pensare, secondo
sapienza e coscienza, per introdurre nel mestiere le nuove
generazioni di candidati all’insegnamento. L’elemento
forse più forte, e probabilmente poco visibile ai
non addetti ai lavori, è stata la forza propulsiva,
pionieristica che ha dato impulso al tirocinio e che ha
creato la situazione dell’insegnamento, dove la ricerca
tout court ha avuto il suo spazio ottimale, la ricerca pura
e la ricerca applicata, si sono ricongiunte, quasi riconciliate
per opera della tecnica. Il lavoro intellettuale ed il lavoro
manuale si sono mescolati, la teoria e la pratica sono state
combinate dal lavoro tecnico, creando la situazione del
tirocinio. In luogo della priorità pregiudiziale
della teoria o della pratica, viceversa, si è prodotta,
con la tecnica, il legame tra tre stelle (teoria, pratica,
tecnica) così da dare origine alla costellazione
del tirocinio. Le menti capaci di pensare e le mani esperte
di C. Freinet vanno educate insieme alla ricerca del vero
e del giusto, quale sostanza del pensare ed orientamento
del fare.
Riassumendo il lavoro dei supervisori: ha confermato quanto
disposto dalla normativa sul ruolo; ha aperto l’approfondimento
teorico sul tirocinio; ha promosso la congiunzione della
ricerca pura con la ricerca applicata; ha indicato la via
da seguire per formare secondo informazioni (saperi, conoscenze),
competenze (abilità, capacità), professionalità
(tecnica, organizzazione).
Nato come tentativo di superamento del gap tra università
e scuola, il tirocinio ha poi di fatto permesso di costruire
una rete di relazioni, operando con le diverse componenti:
gli studenti universitari; i docenti universitari; i docenti
accoglienti; i genitori. Scuola, università, famiglia
e territorio sono per la prima volta in grado di muoversi
simultaneamente, scambiando conoscenze, abilità,
esperienze, tecniche, ma anche percezioni e sensibilità.
Insomma sta emergendo un linguaggio comune in uno spaccato
di società che chiamiamo sistema formativo e nel
quale il tirocinio si colloca a pieno titolo, caratterizzando
il percorso teorico-pratico-professionale dell’insegnante.
L’esperienza che la supervisione ha costruito è
quella dell’ideare insieme, del progettare insieme,
del realizzare insieme. Esercitazioni di senso per un ruolo
educativo di cui appropriarsi e del quale rigenerare i fini
per mezzo dell’innovazione creativa.
Le aree di problema, da leggere come occasione di proposta
di approfondimento, possono essere individuate: nel contatto
dei supervisori con i relatori di tesi e relazioni; nella
composizione essenzialmente femminile della popolazione
studentesca, e talvolta dello stesso universo docente; nella
definizione del lavoro del piccolo gruppo costituito da
supervisore, studentessa, docente accogliente in servizio,
relatore; nella attenzione alla dinamica e alla gestione
del piccolo gruppo.
Nella prima area di problema si trova la raffigurazione
della cura del prodotto finale, il riferimento è
al contenuto e alla forma dell’interazione tra i professionisti
dell’istruzione superiore universitaria. Tesi e relazioni
sono l’opportunità fondamentale di crescita
scientifica di studente e studentessa, occasione da vivacizzare
e alimentare, così da risultare proficua per l’azione
formativa in atto e promettente per l’azione formativa
futura.
Nella seconda area di problema si può discutere della
popolazione docente in formazione, quasi interamente femminile,
che non riceve dall’ambiente universitario sufficiente
interscambio, le connotazioni di genere sono così
annullate e questa mancanza di esperienza interattiva, valutata
sulla differenza di genere nei luoghi di studio superiore
può essere all’origine di una successiva dipendenza
dalle figure maschili che s’incontreranno nella carriera.
Il rischio è anche da vedere rispetto al polo maschile.
Durante gli anni dell’università lo studente
vive la sua stagione accademica in un universo di donne,
tra protezione e competizione, visibilmente ad un gradino
più in alto delle colleghe di studio. L’effetto
delle relazioni sproporzionate tra uomo e donna può
anche collocare lo studente ad un gradino diametralmente
inferiore, escludendolo dal gruppo di solidarietà
al femminile. In ambedue le condizioni, gradino superiore
o gradino inferiore, vi è una chiara fuga dallo stato
di uguaglianza delle opportunità relazionali. L’intero
processo è messo in moto dai rapporti prevalentemente
di face to face, faccia a faccia, che si generano nel corso
di laurea in Scienze della Formazione Primaria. L’articolazione
del corso in lezioni, laboratori, tirocini fa cadere il
livello di anonimato delle persone, avvicina docente a discente
e viceversa, soggettivizza e individualizza l’impegno,
rallentando di fatto la crescita autonoma e responsabile
della persona che sta lasciando l’adolescenza per
entrare nella vita adulta nella quale dovrà sapersi
organizzare al meglio, operando scelte vere e giuste.
La terza area di problema concerne la definizione del lavoro
del piccolo gruppo costituito da supervisore, studentessa,
docente accogliente in servizio, relatore. Si tratta di
persone che devono pianificare insieme un percorso di studio,
inserendo le valenze degli insegnamenti seguiti nel corso
del quadriennio in un discorso unitario capace di superare
la segmentazione degli apprendimenti. I formatori giocano
un ruolo di primo piano, orientando e sostenendo la studentessa/lo
studente, non tanto e non solo a livello di motivazione,
quanto piuttosto nella costruzione dell’apparato critico
che ricompone saperi e conoscenze.
La quarta area problema riguarda l’attenzione alla
dinamica e alla gestione del piccolo gruppo che va impostato
ed organizzato, evitando che laureanda/o sia la/il sola/o
responsabile della dinamica stessa. Tutti i componenti devono
essere in grado di poter gestire il loro parlare comune.
Alla questione relativa alla fisionomia del supervisore
quale professionista, competente e riflessivo, va data una
risposta positiva, almeno per ragioni raggruppabili in tre
ordini:
1) le ragioni in ordine alla continuità tra formazione
universitaria e formazione in servizio;
2) le ragioni in ordine alla flessibilità da coniugare
nel senso di rendere malleabile la materia scolastica, formata
di persone oggetti e luoghi, accogliendo la dimensione dell’autonomia
delle istituzioni scolastiche;
3) le ragioni in ordine alla creatività che scaturisce
dall’imparare a pensare per agire, questo significa
dominio della ragione sulle cose da imparare, come soleva
sottolineare J. Maritain, ed anche presa in carico dei propri
doveri e delle proprie responsabilità, nessuna condizione
umana ne è priva, Cicerone sentenziava: nulla vitae
pars vacare officio potest, nessuna condizione della vita
può sottrarsi ai doveri.
Continuità, flessibilità, creatività
sono anche le categorie di sistemazione del lavoro universitario.
Lo studio e la ricerca dell’università non
sono standardizzabili in quanto per loro natura le attività
accademiche sono elaborazione continua e trasformazione
permanente di nuova conoscenza. In questa natura vi è
il presupposto dell’innovazione della struttura universitaria.
Chi si occupa di supervisione nell’università
ha il compito di rendere la continuità, la flessibilità,
la creatività strumenti di una formazione umana nella
quale arte e scienza trovino quel giusto equilibrio che
la tecnica può aiutare a disegnare, avendo in mente
il ragionamento che fa della persona l’artefice principale
del suo essere nella scuola e nella società.
Si allega una breve bibliografia per favorire
studi ed approfondimenti nel settore. La panoramica sui
libri che trattano del tirocinio e della supervisione dimostra
l’estensione tematica che va dalla manualistica alla
proposta occupazionale. Emergono gli aspetti storici, giuridici,
sociali, professionali, metodologici oggetto di comprensione
e valutazione. Alla pedagogia spetta il compito di leggere,
interpretare, prefigurare la supervisione nel percorso formativo
universitario dei docenti, tenendo conto di quel campo complessivo
di riferimento che si qualifica per essere significativo,
scientifico, interdisciplinare, internazionale.
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Intervento al Coordinamento Nazionale Supervisori
per il Tirocinio Seminario nazionale “Per un professionista
competente e riflessivo. Il tirocinio nella formazione primaria”
- Roma 20 giugno 2003