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» Valutare lo sviluppo fonologico in bambini di 5-6 anni (III)

a cura di Sara Cerracchio, Angela Santese, Margherita Orsolini

prima parte
seconda parte


3.2 Analisi delle strutture sillabiche complesse (CCV o CVC)

Perché

In questo tipo d’analisi viene considerato l’effetto complessità della sillaba. Si identificano nel campione di parole tutte le sillabe CCV (ad esempio, pra nella parola prato ) e CVC (ad esempio, bar nella parola barca) che vengono poi analizzate in base al tipo d’errore. Si calcolano poi le percentuali d’errore.

Gli errori che il bambino può commettere con queste sillabe sono classificati come:

a. Semplificazione della struttura della sillaba

Una sillaba CCV è ridotta ad una CV (sca.le ca.le); la struttura di una sillaba CVC si dice semplificata se è omessa la consonante in posizione intervocalica (por.ta po.ta).

b. Semplificazione della Proprietà della consonante

La struttura della sillaba non cambia, ma la consonante presente nel gruppo CCV viene sostituita da una consonante più facile da realizzare (cra.vat.ta clavatta). Nella sillaba CVC (por.ta pol.ta) la coda viene sostituita da una consonante più facile da realizzare.


 

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c. Semplificazione contrasto in posizione post vocalica

Nelle sillabe CVC la coda della sillaba può essere sostituita dalla consonante d’attacco della sillaba che segue portando alla formazione della geminata (bar.ka bakka).

Attenzione:

1. Le vocali (/i/, /u/) possono assumere il valore di consonante se si trovano vicino ad un'altra vocale (/a/, /e/, /o/).
Es: mai (parola con sillaba CVC); buono (parola con sillaba CCV).

2. La sillabazione di parole come /pasto/ dal punto di vista fonologico è
/pas.to/. La /s/ è da considerarsi come coda di sillaba.

Gli stimoli utili

Tutte le parole corte e lunghe che contengono sillabe CCV o CVC.
Nell’esempio seguente sono segnalate in corsivo le strutture CCV e in stampato maiuscolo quelle CVC utili per questo tipo d’analisi.

Na BAMbina COMpa i pane (da chi?) da cameriele (cosa fa il fornaio?) bruƒa i pane (lo cuoce) lo CUOtƒe (dove ha messo il pane in un? Ss…) …

Una volta individuate le parole che presentano semplificazione della sillaba complessa, e una volta contate tutte le parole prodotte dal bambino che presentano sillabe complesse, si può calcolare la percentuale di errore per ogni struttura:




Nell’esempio fatto sopra possiamo contare:
- 3 parole che presentano sillaba CVC
- 3 parole che presentano sillaba CCV
- 1 semplificazione della struttura della sillaba CCV (compra com.pa)
- 0 semplificazioni della struttura della sillaba CVC
- 0 semplificazioni della proprietà della consonante
Dunque la percentuale di semplificazione della struttura CCV è: 1/2 per 100 = 50 %


Riportiamo sotto il profilo completo di Federico (6.00 anni).



3.3 Analisi di difficoltà di pianificazione articolatoria della parola o della frase.


Perché


Un fonema può non essere prodotto perché è difficile da produrre in termini di pianificazione articolatoria della sequenza fonologica.
Rientrano in questa tipologia:
- sostituzione di fonemi in parole plurisillabiche (cameriere cameiele);
- anticipazioni o posticipazioni in cui c’è lo scambio di posto tra fonemi (confetti coffenti);
- armonizzazioni in cui le consonanti di una parola possono essere armonizzate in modo da condividere una o più caratteristiche fonetiche (mattonelle mattenelle ).

Gli stimoli utili

Tutte le parole con due o più sillabe.

3.4 Riduzione della lunghezza della parola

Perché


Alcuni bambini possono regolarizzare la struttura prosodica della parola: la struttura delle parole con più di due sillabe è semplificata omettendo una o più sillabe non accentate (ippopotamo potamo).

Gli stimoli utili

Tutte le parole con più di due sillabe senza struttura CVC e CCV

Una volta individuate le parole che presentano la riduzione della parola, e una volta contate tutte le parole con più di due sillabe e senza sillabe complesse , si può calcolare la percentuale di riduzione:



3.5 Stima dell’intellegibilità

Perché


La produzione da parte del bambino di un linguaggio scarsamente comprensibile per l’ascoltatore è un chiaro indice della gravità del ritardo fonologico.

Stimoli utili

Qualsiasi parola può essere utilizzata per questo tipo d’analisi.

Anche in questo caso possiamo calcolare la percentuale di parole inintelligibili (es grembiule gwangule):



Di seguito riportiamo il profilo riassuntivo di Federico:



La valutazione effettuata evidenzia un livello deficitario. L’elemento più rilevante è il deficit nella rappresentazione di strutture sillabiche complesse (85.6% d’errore). Nella maggioranza delle occorrenze, infatti, Federico semplifica sia la struttura della sillaba CCV (freddo feddo) che la proprietà della consonante (prato plato).

Anche la struttura della sillaba CVC viene semplificata (sangue sague ) e non viene realizzato il contrasto in posizione post vocalica (barka bakka).
Si rilevano inoltre processi di semplificazione che dimostrano una difficoltà anche a carico di parole composte da due sole sillabe:
- omissione della liquida (rosso osso);
sostituzione di fonemi (affricazione come in cuƒino? cutƒino e, viceversa, fricazione come in pizza pissa).
Emergono inoltre:
- difficoltà di pianificazione articolatoria (confetti coffenti);
- riduzione della lunghezza della parola e contrazione (baggiaeccato mangia il gelato);
- presenza di linguaggio inintellegibile (grembiule gwangule; fiasco acci)

Considerazioni sui dati ottenuti

Come possiamo comprendere se il profilo fonologico ottenuto attraverso l’analisi è in ritardo rispetto allo sviluppo tipico ed in quale grado?
I seguenti punti possono aiutare ad orientarsi:
1) percentuale di linguaggio inintellegibile
2)Numero di fonemi non acquisiti stabilmente, e se l’assenza del fonema è occasionale o obbligatoria.
3) Numero di fonemi sostituiti, e se la sostituzione del fonema è occasionale o obbligatoria
4) percentuale di semplificazione della sillaba CCV

Bibliografia

Bortolini, U. (1995). Lo sviluppo fonologico. In G. Sabbaddini (ed.), Manuale di Neuropsicologia dell’età evolutiva, (pp.203-241). Bologna: Zanichelli.

Bortolini, U., (1995). I disordini fonologici. In G. Sabbaddini (ed.), Manuale di Neuropsicologia dell’età evolutiva, (pp.342-357). Bologna: Zanichelli.

Bortolini, U., (1995). PFLI: Prove per la valutazione fonologica del linguaggio infantile. Padova: Tipografia Veronese.

Orsolini, M. (2000) Il suono delle parole. Milano: La nuova Italia

Orsolini, M., Sechi, E., Maronato, C., Bonvino, E. Corcelli, A. (2001). The nature of phonological delay in children with specific language impairment. International Jouornal of Language and Communication Disorders, 36, 1, 63-90.

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