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Valutare lo sviluppo fonologico in bambini di 5-6 anni (I)
a cura di Sara Cerracchio, Angela Santese, Margherita
Orsolini
1 Finalità dello strumento
Il linguaggio è composto da diversi domini: fonologico,
sintattico, semantico, pragmatico. In questa sezione ci
occupiamo esclusivamente del primo aspetto, quello fonologico,
osservando in particolare : la capacità del bambino
di utilizzare i fonemi della lingua madre in tutte le posizioni
possibili di parola, e in combinazione con altri fonemi,
senza ometterli o sostituirli.
Un bambino di 5/6 anni nel tentativo di dirci qualcosa,
produce parole che non sono sempre fedeli al modello adulto:
a volte semplifica la struttura della sillaba CCV (freddo
feddo),
a volte “si perde” qualche fonema (rosso
osso), oppure lo sostituisce (cuƒino ? cutƒino);
in altri casi i fonemi non sono al posto giusto (confetti
coffenti)
e addirittura qualche volte le sue parole non sono comprensibili
(grembiule
gwangule; fiasco
acci), ecc…
Il bambino qualche anno dopo, a scuola, è alle prese
con lo stesso problema ma adesso il canale da usare non
è più quello orale bensì quello scritto.
Sappiamo che se un bambino non ha acquisito con stabilità
un fonema, lo scriverà con difficoltà e l’errore
prodotto oralmente sarà commesso anche nella lingua
scritta; tuttavia è anche vero il contrario, la lingua
scritta è una nuova opportunità che hanno
i bambini per organizzare “la loro conoscenza fonologica”,
e riflettere su quelle unità astratte, i fonemi,
che ora, grazie alla scrittura, non fuggono via ma si fermano
sulla carta e possono essere elemento di riflessione. Da
alcuni lavori effettuati con bambini con disturbo di linguaggio
è emerso che la terapia sulla lingua scritta è
in grado di produrre miglioramenti nella lingua orale.
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» M. Orsolini,
S. Capriolo, A. Santese “SUONO o SONO? Un compito
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Pensiamo dunque che sia importante individuare
nello specifico quelle aree della fonologia che possono essere
sostenute dall’ortografia attraverso attività proposte
a scuola (dalla scuola dell’infanzia e durante la I e la
II elementare).
Attraverso lo strumento che presentiamo vogliamo fornire un aiuto
a logopedisti, psicologi e insegnanti per individuare con precisione
le aree fonologiche di maggiore debolezza che trarrebbero giovamento
da un lavoro sistematico sull’ortografia.
2 Le tappe principali della valutazione fonologica
2.1 Segnalazione dell’insegnante
Proporre una valutazione fonologica a tutti i bambini di una classe
non sarebbe possibile per diversi motivi (tempo, spazio, utilità,
ecc).
Pensiamo dunque di procedere nel seguente modo:
A) L’insegnante segnalerà quei bambini che commettono
errori fonologici. Per aiutarsi in questo compito si potrà
osservare se :
- il linguaggio del bambino è sempre intellegibile (comprensibile)
o meno (ES grembiule
gwangule)
- i fonemi sono omessi ed in quale percentuale (repertorio ridotto).
- i fonemi sono sostituiti (ES pizza
pissa) ed in quale percentuale
- è presente la riduzione della lunghezza della parola
(parole con più di due sillabe)
- è presente la riduzione delle strutture CCV e CVC (ES
freddo
feddo;
porta
pota)
B) Gli insegnanti segnaleranno allo specialista i bambini che
ritengono “a rischio”; lo specialista procederà
ad una valutazione fonologica più accurata descritta di
seguito.
2.2 La valutazione fonologica
La valutazione che proponiamo presenta tre tappe principali: ottenere
un campione di linguaggio spontaneo sufficientemente ampio, trascriverlo,
analizzarlo attraverso una griglia di codifica.
Vediamo separatamente le singole fasi.
2.2.1 Stimolare (e audioregistrare) la
produzione di un campione di linguaggio ampio attraverso la descrizione
d’immagini, il racconto di storie in sequenza e il racconto
di una favola (Cappuccetto Rosso, i Tre Porcellini, Biancaneve ecc…).
Di seguito è riportata una esemplificazione di questa prima
fase.
2.2.1.1. Descrizione d’immagini
Attraverso la descrizione di immagini si cerca di elicitare l’occorrenza
di tutti i fonemi della lingua italiana in tutte le possibili posizioni
di parola.
Se le parole critiche non vengono prodotte dal bambino allora si
possono offrire dei suggerimenti come i seguenti:
A) fare domande:
(Il bambino – E. – sta descrivendo l’immagine
del nonno che fuma la pipa)
A: Enrico che cosa vedi in questa immagine? Raccontami un po’…
E: Vedo il nonno ke sa fumanno a pipa
A: il nonno che sta fumando la pipa, si è proprio vero! e
che altro fa il nonno?
E: gwada il d

ornare
A: lo guarda o lo legge?
E: lo gwarda
A: sicuro?
E: no lo ledd

e
B) Ricorrere al completamento di frase:
(E. sta descrivendo la mamma che va al mercato)
A: la tua mamma qualche volta va al mercato? e come ti dice: “E.
vado a fare la…”
E: la spesa
C) Ricorrere alla ripetizione
L’adulto può dire per primo la parola e poi farla
ripetere dal bambino. Ricordiamo però che il nostro obiettivo
è quello di ottenere la produzione spontanea della parola,
quindi la ripetizione deve essere utilizzata solo in casi estremi
quando non si hanno altre modalità per elicitare la parola
target. Come avviene in questo esempio:
(E. sta descrivendo la mamma con il grembiule)
A: che cos’ha la signora indosso?
E: il vestito
A: quello che mamma si mette quando cucina… il?
E: il tavolino
A: te lo dico nell’orecchio… e poi tu lo ripeti…
E: grepiule
D) Ricorrere all’aiuto fonologico:
(E. sta descrivendo un signore che aggiusta
un lavandino)
E: il si
ore vwole
add
ustare, come
si kiama?
A: quello dove ti lavi la mattina
E: non lo so io
A: ti dico la prima letterina? L
E: e poi…
A: la-
E: la- va- n- di- n- o
A: lavandino
E: lavandino
2.2.1.2. Racconto
di storie in sequenza e di una storia conosciuta
Per il racconto di storie in sequenza si procede nel seguente
modo:
Si mettono in sequenza le figure e si chiede al bambino di raccontare
ciò che accade; se il bambino si rifiuta l’esaminatore
lo incoraggerà narrando lui stesso.
Infine si chiede al bambino di raccontarci una favola familiare
per lui/lei. Se si ha a disposizione il libro che illustra, con
immagini, la favola che il bambino vuole raccontarci, lo si può
incoraggiare a guardare i disegni mentre narra, così che
verrà facilitato il ricordo della sequenza di eventi che
caratterizzano la storia. Se il bambino dice di non conoscere
nessuna favola, l’esaminatore propone un’alternanza:
“Va bene, allora facciamo che prima te la dico io, e poi
me la dici tu! Va bene? Iniziamo?”.
Se il bambino non riesce ad articolare in modo spontaneo il racconto,
l’adulto può cercare di elicitare la favola con delle
domande che focalizzino la narrazione sugli episodi principali
(1).
2.2.2 Trascrivere fedelmente il linguaggio
Il linguaggio (registrato) deve essere integralmente trascritto
utilizzando la scrittura fonetica “larga”; questa
permette di scrivere una parola così come è stata
pronunciata attraverso l’utilizzo dei simboli dell’Alfabeto
Fonetico Internazionale in cui ogni simbolo ha valore di fonema.
Riportiamo di seguito i principali:

Sappiamo, per esperienza,
che alcuni di questi simboli non sono sempre comprensibili, riportiamo
nella tabella 1 alcuni esempi di trascrizione:

Nella tabella 2 riportiamo l’esempio
di trascrizione della descrizione di una immagine. Provate a capire
ognuno dei segni quale fonema rappresenta.
Una volta ottenuto un campione
di linguaggio sufficiente, e dopo averlo fedelmente trascritto,
si passa all’ analisi fonologica eseguita attraverso la
griglia descritta nel paragrafo successivo.
(1) Segnaliamo che, tra qualche mese, sarà disponibile
un test in grado di elicitare tutti i fonemi in tutte le posizioni
di parola.
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della Sezione
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
- (Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
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