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  » Sezione Speciale - "Tirocinio" ©®2000-2008 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

» Il tirocinio nella formazione universitaria - Sezione Speciale - "Tirocinio"

In classe con la telecamera
“La comprensione delle situazioni educative nella formazione degli insegnanti” - Una ricerca in collaborazione tra Scuola e Università*

di Pietro Bosello, Supervisore di Tirocinio, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

All’interno del dibattito svolto in questa mattinata, si inserisce il primo resoconto pubblico di una ricerca sul campo relativa alla comprensione delle situazioni educative, ricerca coordinata dalla Prof.ssa Milena Santerini, svoltasi in collaborazione tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed alcune scuole dell’infanzia ed elementari che cooperano per le attività di Tirocinio, scuole che colgo l’occasione per ringraziare della disponibilità e della qualità formativa che mettono a disposizione dei nostri studenti:
- La Scuola Elementare “Aldo Moro” di Arsago Seprio;
- Il V Circolo Didattico di Cologno Monzese;
- L’Istituto Comprensivo “Benedetto Croce” di Ferno;
- Il IV Circolo Didattico di Rho;
- Il III Circolo Didattico di San Donato Milanese.
- La Scuola dell’Infanzia di via Suzzani a Milano;

La ricerca può essere collocata all’interno di quei lavori che provano a individuare strategie, strumenti, processi di esplicitazione del sapere professionale degli insegnanti che, per diversi aspetti, è ancora un sapere molto implicito e poco riflesso. Nello specifico, ci siamo interessati alle dinamiche che potrebbero favorire, motivare, spingere verso relazioni e comunicazioni autentiche nei luoghi di vita professionale dei docenti.

L’obiettivo della ricerca era quello di indagare l’originale sintesi educativa realizzata da alcuni docenti, rispetto a modelli o paradigmi di insegnante - più o meno espliciti - da essi adottati. Ad esempio l’insegnante come tecnico, come artigiano, come attore sociale, come persona.. (cfr. Zeichner), analizzando così, a partire da concrete situazioni scolastiche, e con il supporto di videoregistrazioni realizzate in aula, l’articolazione tra teoria e pratica nei docenti esperti, coinvolti in un lavoro con giovani insegnanti in formazione iniziale.

La metodologia della ricerca ha sposato l’idea di insegnante come persona che in maniera originale vive e mette in azione valori e regole, interpretazioni dei contesti, saperi che derivano da una storia personale e sociale. Si sono evitate, quindi, letture schematiche, riduttive, semplificatorie dei materiali osservativi, coinvolgendo invece direttamente gli attori delle situazioni formative in un lavoro praticabile di riflessione, dialogo, ricerca di spiegazioni, esplicitazione di domande legittime e pertinenti, confronto tra le ipotesi che via via si sviluppavano in ciascuno e nei gruppi di approfondimento.
Il materiale videoregistrato e rivisto nei gruppi di discussione ha assunto la funzione di “memoria” stimolando la riflessione e l’analisi individuale e di gruppo (Paqay-Wagner ). Ha reso così possibile la costruzione di dialoghi sensati e condivisi anche tra persone che non erano presenti nella situazione concreta, ma che potevano condividere con i soggetti protagonisti spezzoni di vita di scuola che andavano osservati, analizzati e interpretati in gruppo, orientandosi alla possibile azione educativa.

Lo stile dell’insegnante si articola almeno su tre dimensioni fondamentali: lo stile personale, lo stile relazionale e quello didattico. Si è deciso però di delimitare il campo di osservazione cominciando ad osservare e approfondire il secondo, cioè lo stile nella relazione interpersonale tra insegnante e bambini, scegliendo di osservare, nelle situazioni videoregistrate:
§ gli atteggiamenti relazionali,
§ i comportamenti di fronte al contesto concreto,
§ le reazioni davanti all’imprevisto.

La ricerca si è così sviluppata in tre fasi principali:

1° fase: La video-registrazione di unità relative a situazioni educative in classi elementari o in sezioni di scuola dell’infanzia
Sono stati raccolti materiali osservativi con una videocamera azionata dalla tirocinante, persona già conosciuta dai bambini. L’insegnante ha individuato autonomamente il momento specifico in cui realizzare la ripresa (mediamente della lunghezza di 1 ora). Ai docenti era stato comunicato esplicitamente l’obiettivo della ricerca, ovvero l’indagine sullo stile del docente nelle relazioni interpersonali.

2° fase: L’intervista di approfondimento all’insegnante ripreso, da parte della tirocinante e del supervisore
Alla registrazione è seguita, dopo qualche giorno, la visione del video e un’intervista di esplicitazione all’insegnante coinvolto, per chiarire e approfondire con lei/con lui scelte ed atteggiamenti assunti nel contesto della situazione. Ecco, per esemplificare, alcune domande da cui hanno preso avvio le interviste:
- Ritiene di avere uno “stile abituale” nella relazione con gli alunni? Quale?
- Pensa che la situazione educativa registrata rispecchi in sostanza i suoi comportamenti abituali?
- Quali dei suoi comportamenti/atteggiamenti osservati nella situazione registrata le sembrano più adatti per rappresentare il suo stile di relazione? Perché?
- Ci sono state da parte degli alunni richieste di relazione che hanno reso necessaria una risposta diversa da quella che abitualmente lei dà all’alunno? Diversa da quella che avrebbe voluto dare?
- Ci sono stati imprevisti, nella situazione analizzata? Come li ha affrontati?

3° fase: Le analisi di gruppo
La visione di alcuni spezzoni videoregistrati, ritenuti più significativi per la ricerca, avvenuta alla presenza del docente-tutor, della tirocinante che ha effettuato le riprese e le interviste, di alcuni supervisori, studenti, insegnanti e del Direttore scientifico, è stata l’occasione per costruire diverse discussioni di approfondimento che hanno permesso di tornare sui punti indicati alla fase 2 in modo più aperto, realizzando una ampia circolarità di punti di vista, a partire però sempre dalle concrete situazioni in cui si sono realizzate le interazioni insegnante-bambini, e con l’obiettivo di favorire i processi di esplicitazione delle pratiche professionali dei docenti e delle dinamiche formative riguardanti i percorsi degli studenti in tirocinio.
Questa serie di azioni osservative, riflessive, interpretative, comprensive ha attivato diverse dinamiche interessanti:
- In riferimento all’insegnante videoregistrato: si è realizzata una formazione continua centrata sull’asse personale; si è utilizzata la possibilità di prendere le distanze e modificare le proprie pratiche, se necessario; si è affrontato il rapporto tra immagine di sé autopercepita ed eteropercepita.
- Lo studente tirocinante è stato indotto ad analizzare e approfondire le pratiche di un insegnante esperto; ha potuto più facilmente concettualizzare le pratiche osservate e le problematiche emerse.
- Il gruppo di ricerca ha così potuto approfondire le implicazioni della relazione; valorizzare le pratiche educative; individuare logiche di comprensione e interpretazione delle situazioni educative

Quali sono stati, conclusivamente, gli esiti del lavoro di ricerca.
Un primo risultato è la conferma della validità e del significato profondo che ha per un insegnante la pratica riflessiva, e nel nostro specifico la pratica riflessiva sul proprio stile relazionale. Tale riflessione viene ad essere stimolata, arricchita e favorita da un lavoro di discussione in un gruppo professionale. Inoltre, il partire da dati di osservazione condivisibili (le videoregistrazioni) ha creato una base per un confronto rispettoso del valore di ciascuno, delle sue posizioni, delle sue scelte originali, pur favorendo una apertura ad altre differenti interpretazioni possibili della medesima situazione.

Tutto ciò emerge già dalla semplice lettura di alcuni spezzoni di intervista:

A e B sono due insegnanti che operano nella stessa classe a tempo pieno e che collaborano da molti anni:

A:…alla fine della ripresa mi sembrava di aver fatto una lezione come tutte le altre, rivedendomi mi sembro non un’altra persona, ma mi vedo in una luce diversa perché non ho mai avuto la possibilità di vedermi in quel momento per cui mi viene da pensare che mi sento e mi vedo troppo pacata, normalmente sono così? Mi pongo degli obiettivi diversi, oppure questa mia pacatezza mi ha permesso di tenere in mano la situazione? Perché a volte si agisce di istinto, però è difficile rispondere a questa domanda. Dovrei provare diversamente…

B: Per me è stato un po’ traumatico vedersi perché anche io non mi ero mai vista in un filmato…quindi rivedersi ti crea sempre una certa emozione però dal punto di vista del comportamento nei confronti dei bambini mi sembra di riconoscermi abbastanza.

A: A me viene subito da chiedere alla mia collega che mi conosce da tanti anni se mi ha visto normalmente, come sono di solito, oppure ero diversa? Perché so che lei mi ha già visto in tante situazioni e mi conosce.

B: Ti ho vista come al solito…

A: Allora nasce un’altra domanda: è proprio una percezione personale proprio perché ti vedi, ma in quel momento sei staccata da te , tu in un certo senso vedi una persona, un profilo…c’è uno sdoppiamento…tu quindi dici: i bambini ti vedono come tu ti vedi?

B: La situazione è comunque asettica, nel senso che in aula noi eravamo preoccupati solamente da questa situazione, dall’eseguire questo “compito”, magari in altri momenti, in altre giornate possono intervenire altri fattori, lì eri concentrata sullo svolgimento di una lezione.

A: Io invece ti ho vista agire e muoverti come ti muovi di solito, però siccome ti conosco ho percepito la tua tensione di fondo, il fatto magari di passare velocemente da un punto all'altro...non so è una mia percezione…però perché ti conosco so che è così

RICERCATORE: La mia opinione è che l’emotività traspariva da tutte e due con due modalità differenti…l’insegnante B accelerava, cercava di aggiungere molte cose, l’insegnante A appariva fredda, ferma.

B: Io la vedo abbastanza pacata, la vedo così

A: Io non mi sento così.

B: Io l’ho vista un po’ più “pesante” la lezione, nel senso che secondo me, hai “allungato” la lezione come ad esempio quando hai fatto trovare la sorpresa…a volte io ti ascolto e io “taglierei più corto.

A: Allo stesso tempo io non dico: l’ho fatto apposta, mi è venuto spontaneo, inoltre ho visto che i bambini non erano appesantiti…

R: Non è facile rispondere a questa domanda quindi proviamo a fare un passo avanti…dal punto di vista del rapporto con gli alunni: ritenete di avere un vostro stile relazionale? Come lo definireste, qual è? Alla luce di come vi siete riviste, ma ripensando anche alle vostre azioni quotidiane.

A: In tante parole, perché secondo me poi cambia a seconda delle situazioni, dovrei spiegarlo con degli esempi…nel senso di lasciare parlare i bambini, di dar loro fiducia in modo che loro si fidino anche di te e che caratteristiche comunque anche se sbagliano sanno che non vengono puniti, criticati, penalizzati, lasciare un’atmosfera che si è vista…

B: Invece io ho visto che una cosa che faccio spesso e lì ho notato poco è che faccio molte più battute, scherzo molto di più con i bambini…fare una battutina, cercare di interrompere la lezione… invece lì c’era la preoccupazione di vedere tutto lo sviluppo didattico anche se non era quello lo scopo…solitamente si interrompe di più la lezione…

Un altro risultato interessante della ricerca è stato quello relativo alla fattibilità di un percorso di crescita professionale così articolato. I tempi richiesti sono stati praticabili per tutti. Nessuno ha lamentato appesantimenti burocratici, o punti di vista ideologizzanti e invasivi, e neppure astrattismi teorici.
Il particolare contesto in cui si è inserita la ricerca – ovvero la situazione di un insegnante esperto coinvolto in un lavoro di formazione di insegnanti principianti attraverso la pratica del tirocinio – si è rivelato particolarmente favorevole verso i processi di esplicitazione, in quanto tali processi nascevano da una domanda concreta, significativa, rivolta da un giovane interessato al “mestiere” di un insegnante con esperienza, il quale disposto ad entrare in una relazione formativa di scambio. Mentre l’insegnante accoglieva e interagiva con lo studente-tirocinante, attivava anche dinamiche di autoformazione, di riflessione critica, in un contesto relazionale/professionale significativo e motivante

Come hanno reagito i docenti alla scelta di indagare le relazioni interpersonali con i bambini?
Inizialmente la scelta ha creato un certo disorientamento, in quanto i docenti si aspettavano sicuramente un interesse dell’Università verso le dimensioni della mediazione didattica. Poi, però, tale sentimento ha lasciato il posto ad una diffusa sorpresa positiva nell’aver ri-scoperto il valore educativo, didattico e strategico della relazione nel fare scuola.

* Relazione al Convegno “Comprendere per Educare – Educare al Comprendere”, organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, il 20 maggio 2004

Indice "Il tirocinio fra scuola, università e territorio"
Indice generale "Tirocinio"

   

  » Prodotto editoriale di riferimento








» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
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» Costo

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