» Le teorie - Sezione Speciale
- "Tirocinio"
Il tirocinio tra cura dei contesti e mediazione
didattica *
di Pietro Bosello, Supervisore di Tirocinio,
Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Tra gli aspetti costitutivi della professionalità docente
che il tirocinio dovrebbe permettere di sperimentare e di comprendere
rivestono un ruolo centrale quelli relativi alla cura dei contesti
e alla mediazione didattica.
LA CURA DEI CONTESTI
Le azioni progettuali e gestionali degli insegnanti non si esauriscono
nel mero lavoro d’aula. Una buona didattica di campo, di
ambito o di disciplina poggia infatti su una attenta considerazione
dei fattori comunicativi, degli elementi organizzativi (spazio,
tempo…), dei registri relazionali.
Infatti, predisporre un ambiente educativo per l’apprendimento
significa strutturare in modo equilibrato le fasi della giornata
scolastica, creare sinergia tra le varie figure che si alternano
a condurre i gruppi di apprendimento, gestire in modo qualitativo
i momenti “educativi” (ingresso, refezione, intervalli…).
Richiede inoltre stili comunicativi aperti e partecipati all’interno
dei gruppi docenti, nel Collegio, negli incontri tra insegnanti
e genitori, nei rapporti con il territorio, capacità progettuali
che si basano sull’analisi, sulla sintesi e sulla visione
prospettica.
Queste azioni ricche e multiformi che i docenti mettono in campo
vanno attivate negli aspiranti insegnanti fin dalle prime fasi
del tirocinio, mediante processi di sviluppo olistico, che, per
gradi successivi, realizza percorsi di crescente approfondimento
e specificazione:
· cogliere gli elementi del dibattito sul Piano dell’Offerta
Formativa che avviene nel Consiglio di Interclasse o nel Collegio
Docenti, partecipando a qualche seduta di questi organi con compito
di verbalizzazione;
· ricercare i comportamenti di leadership assistendo ai
lavori di un team docente;
· analizzare protocolli osservativi relativi alle strategie
comunicative che i docenti mettono in atto nelle diverse situazioni
(insegnamento, collaborazione con i colleghi, rapporti con le
famiglie degli alunni, …);
· intervistare Il Dirigente e i suoi Collaboratori per
cogliere il significato e le linee fondanti del Piano di Scuola;
· leggere e analizzare il testo del Pof, correlandolo con
gli altri strumenti di pianificazione educativa e didattica.
La partecipazione a queste esperienze può permettere al
tirocinante interessanti percorsi formativi integrati, che si
possono ricondurre, da un lato, al lavoro di destrutturazione
dell’idea “naturale” e “spontanea”
di insegnante e di far scuola, costruita sulla base delle proprie
esperienze pregresse di alunno e/o di operatore scolastico, e,
dall’altro, alla strutturazione/ristrutturazione di una
professionalità docente che si arricchisce del confronto
con esperienze “altre” rispetto a quelle vissute,
che integra il piano dei vissuti con il piano delle teorie, e
che consente di mettere alla prova “sul campo” i nuovi
equilibri.
Per raggiungere effettivamente un tale traguardo formativo risulta
necessario impostare l’esperienza piuttosto che su un modello
lineare di accumulo di conoscenze e abilità professionali,
su un approccio circolare.
LA MEDIAZIONE DIDATTICA
Il tirocinio non può qualificarsi per la sua natura di
strumento per la formazione della competenza professionale iniziale
se non coinvolge direttamente e operativamente l’aspirante
insegnante in percorsi di mediazione didattica.
Si tratta forse di far realizzare “lezioni didattiche di
tirocinio”, che riportano la memoria alle attività
dei vecchi istituti magistrali, in cui si preparavano lezioni
che connotate dall’assoluta decontestualizzazione rispetto
al gruppo classe e rispetto alle scelte didattiche operate dai
docenti che ospitavano i tirocinanti?
Sicuramente no.
Si tratta invece di individuare un campo d’incontro tra
la professionalità esperta del docente tutor accogliente
e la preparazione culturale, tecnica e umana – non completa
ma già ben avviata – del tirocinante. L’inserimento
dell’aspirante insegnante in situazione di didattica di
campo, di ambito, di disciplina necessita di un progetto che non
si esaurisce nel momento della osservazione/ricostruzione delle
mediazioni operate, ma che tende a sviluppare l’inserimento
in tre ulteriori percorsi:
1. la partecipazione attiva ai lavori di progettazione / programmazione
/ valutazione / riprogettazione dei gruppi docenti;
2. la conduzione, in riferimento a piani di lavoro preventivamente
validati da tutor e supervisore, di momenti didattici di classe,
con la presenza del docente tutor con funzione di osservatore;
3. l’interazione con singoli alunni e con piccoli gruppi,
durante momenti dedicati a percorsi didattici individualizzati.
Le esperienze impostate su questa prospettiva e già concluse
hanno confermato la validità della scelta progettuale effettuata:
i tirocinanti si sono sentiti coinvolti in modo molto alto, e
sono stati “costretti” a fare i conti con l’impatto
emotivo derivante dal compito di gestire un gruppo e di guidarlo
e sostenerlo nella realizzazione di un percorso didattico; questa
esperienza non è stata però un “salto nel
buio”, in quanto era ben presente e operante la “rete”,
costituita dai tutor di scuola e dai supervisori; vi è
stata una valorizzazione dei percorsi disciplinari svolti nei
corsi universitari, e dei progetti costruiti nei laboratori didattici
realizzati in ateneo; i tutor, poi, hanno potuto offrire, in un
contesto che li ha valorizzati in modo significativo, una serie
di suggerimenti, idee, riflessioni, materiali che hanno favorito
la formazione attraverso una crescita delle abilità e degli
atteggiamenti professionali; le scuole accoglienti hanno potuto,
attraverso queste interazioni, osservare le proprie scelte da
un punto di vista diverso, più distanziato, che ha offerto
l’occasione per autovalutazioni e progettazioni percepite
come più fondate.
ALLA RICERCA DELLA QUALITA’ DEL TIROCINIO
Un “buon” tirocinio si potrebbe così contraddistinguere
per il fatto che favorisce, effettivamente, un incontro alla pari
tra mondo della scuola e mondo dell’università, un
incontro in cui i soggetti in campo, evitando di utilizzare rigide
suddivisioni dei ruoli e delle mansioni, cercano di costruire
delle reti di esperienze in cui tutti si sentono e sono parte
significativa.
Siamo agli inizi di questa collaborazione e quindi ancora molto
va fatto e si potrà fare, ma sono già abbastanza
chiari i fattori principali per far crescere la qualità
dell’offerta per i docenti in formazione iniziale:
· mettere in stretta relazione teoria e pratica, risultati
dello studio e della ricerca, esperienze di scuola;
· valorizzare il lavoro “gomito a gomito” tra
tutor e tirocinante, per favorire interazioni produttive;
· inserire i tirocinanti con una certa continuità
nei percorsi didattici delle scuole;
· porre in atto logiche dinamiche di coinvolgimento effettivo
ma anche di distanziamento critico nei confronti delle esperienze,
valorizzando in questa prospettiva il ruolo e le azioni dei supervisori.
* tratto da "DIVENTARE INSEGNANTI, IL TIROCINIO
TRA SCUOLA, UNIVERSITÀ E TERRITORIO, UNIVERSITÀ
CATTOLICA DI MILANO, CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE
PRIMARIA"
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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