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» INDAGINE ESPLORATIVA SUGLI INTERVENTI INTERCULTURALI NEGLI ASILI NIDO E NELLE SCUOLE DELL’INFANZIA DELLA CITTA’ DI TORINO - Documento di sintesi

L'indagine è frutto di un gruppo di lavoro ed è stata curata da Santo Balistreri, Battista Q.Borghi, Gabriella Celentano, Marica Marcellino, Rinaldo Orsolani, Umbertina Tomaselli, Nicoletta Vigliani, del Comune di Torino - PRIMA PARTE

LE FINALITÀ
Lo scorso a.s. i nidi e le scuole della Divisione hanno ricevuto un questionario (ci auguriamo non troppo gravoso) dedicato al grande tema dell’educazione e dell’intercultura.
Qual’era il senso dell’operazione? Cosa ci proponevamo, come gruppo che ci ha lavorato sopra?
Lo scopo principale di un questionario, naturalmente, è quello di conoscere meglio una data realtà: raccogliere dati, cifre, informazioni per organizzarle in un quadro coerente. È quello che abbiamo cercato di fare e che oggi restituiamo.
Ma la conoscenza, ha senso solo se si fa prassi, se cioè riesce ad agire per modificare la realtà. Da questo punto di vista, l’obiettivo era di richiamare l’attenzione delle scuole sul tema, stimolando nei collegi una riflessione e un confronto che potessero favorire il generalizzarsi delle “buone pratiche”.
Quest’ultimo, ovviamente, è un traguardo destinato a restare a lungo di fronte a tutti noi e rispetto al quale, forse, più che la lunghezza dei passi, conta la direzione verso la quale ci si muove.
Lasciateci credere che il nostro sia un passo, piccolo fin che si vuole, ma nella direzione giusta.

1. I DATI GENERALI
In generale i bimbi figli di genitori provenienti da Paesi stranieri costituiscono circa il 15% della popolazione complessiva dei nostri nidi e scuole dell’infanzia. Va rilevato che solo il 15% di essi è nato all’estero.



PERCENTUALE BAMBINI STRANIERI ISCRITTI A NIDI E
SCUOLE DELL’INFANZIA COMUNALI NELLE CIRCOSCRIZIONI A.S. 2004/2005

 
Se si osserva la distribuzione per circoscrizione, al di là dell’ovvia conferma delle aree maggiormente interessate (Circ. 7 – Porta Palazzo, Circ. 8 – San Salvario, Circ. 6 - Barriera Milano), colpisce la relativa uniformità che caratterizza la presenza di bambini stranieri sul territorio: in due sole circoscrizioni (la 2 e la 10) la percentuale scende al di sotto del 10% e anche lì rimane
comunque significativa (intorno al 7,5%).
A confermare questo aspetto vale anche il dato relativo alle singole scuole e nidi.
Accanto alla cifra estrema di v. Mameli (83%) e alle punte del 55% rappresentate dai nidi di c.so Ciriè e v. P.Tommaso, troviamo punte minime che nei nidi non scendono mai (salvo in 2 casi, v.Romita e v.Monte Novegno) sotto il 7%. Relativamente più numerose, ma sempre poche (non più di una dozzina), sono le scuole dell’infanzia che accolgono una quota inferiore al 4% di bambini figli di genitori immigrati. Infine, solo in 4 strutture non si registra alcuna presenza: via Sansovino, strada S. Margherita, via Scotellaro e via Forno Canavese.


2. L’ATTENZIONE PER IL TEMA
Se questi sono i dati circa la presenza e la distribuzione dei bambini, ci è parso interessante – al fine di stimolare la riflessione - provare a quantificare il livello di attenzione dedicata al tema dell’interculturalità nelle nostre strutture. Fatta salva la ovvia e doverosa premessa circa il carattere inevitabilmente un po’ arbitrario e relativo di questo tipo di operazioni, abbiamo scelto a questo scopo essenzialmente due indicatori: quello legato alla presenza o meno dell’educazione interculturale all’interno dei POF e quello relativo alla formazione delle insegnanti.



 
Al primo quesito, vale a dire se l’educazione interculturale fosse o meno inserita fra i temi affrontati nel POF, hanno risposto 133 fra nidi e scuole dell’infanzia. Complessivamente le strutture che risultano avere inserito il tema nel POF sono 56 (pari al 42%) e più precisamente 15 nidi (il 30% del totale) e 41 Scuole dell’infanzia (il 47% del totale).
Questi numeri sembrerebbero deporre per un’attenzione più puntuale da parte delle scuole, almeno per quanto attiene alla fase progettuale e di enunciazione.
Se si osserva il campione costituito dalle strutture maggiormente interessate dalla presenza di famiglie straniere, il dato si innalza ma la tendenza, fra nidi e scuole, risulta sostanzialmente confermata.
Infatti, fra i dieci nidi che accolgono il maggior numero di bambini provenienti da altri Paesi, la metà, 5, hanno esplicitato metodi e contenuti nel Piano dell’Offerta Formativa, mentre fra le dieci scuole dell’infanzia, quelle che lo hanno fatto sono 7.
Il discorso però si capovolge quando si passa al secondo indicatore, quello relativo alla formazione del personale.

Le scuole che dichiarano di avere personale che ha seguito negli ultimi due anni corsi di formazione in materia sono il 33% del totale, i nidi sono il 54%. Va rilevato che 36 scuole dell’infanzia e 17 nidi dichiarano di non avere fra il loro personale nessuno che abbia seguito un corso su questa materia, né in periodo recente né in precedenza (praticamente mai).

PERIODO
NIDI
SCUOLE DELL’INFANZIA
NEGLI ULTIMI DUE ANNI
(2003-2005)
25 (54%) 33 (38%)
NEGLI ANNI PRECEDENTI 4 18
MAI 17 36
TOTALE 29 SI (63%)
(17 NO)
51 SI (58,5%)
(36 NO)


Ad un esame sia pur sommario dei percorsi formativi, si osserva come prevalgano (specie fra quelli precedenti gli ultimi due anni) i corsi a carattere culturale-generale: usi, costumi, aspetti religiosi, modelli familiari, modalità di cura ed educazione delle culture “altre”.

3. LA COMUNICAZIONE (ovvero l’intercultura come problema)

Con il punto successivo possiamo dire di entrare più direttamente nel campo del “fare” delle singole strutture, il questionario porta infatti l’attenzione sulle strategie di comunicazione adottate nelle diverse realtà scolastiche.
Questo argomento è chiaramente centrale in materia di integrazione, ma l’integrazione è solo un aspetto dell’educazione interculturale, probabilmente il primo che si è chiamati ad affrontare, che guarda all’intercultura ancora prevalentemente come ad un problema, più che come ad un’opportunità e a una risorsa.
Il problema, naturalmente, è innanzitutto quello linguistico: come assicurare un livello accettabile di reciproca comprensione negli scambi scuola-famiglia, adulto-bambino.
Questa difficoltà si porta dietro immediatamente l’altra: come garantire un’adeguata partecipazione delle famiglie straniere alla vita delle scuole.
Il questionario proponeva tre fra le più diffuse risposte al problema del comunicare: il coinvolgimento dei genitori stessi nel ruolo di mediatori, l’impiego di mediatori professionali, l’uso della traduzione scritta per i materiali e le comunicazioni più importanti.

 
NIDI
SCUOLE
Coinvolgimento dei genitori
63%
61%
Utilizzo di mediatori culturali
26%
29%
Traduzione di materiali e comunicazioni
17%
18%

Dalle risposte emerge che la strategia più largamente diffusa è quella che punta sulla collaborazione dei genitori stessi (del resto si tratta di una risorsa immediatamente disponibile e che le nostre scuole, tradizionalmente, sono abituate ad impiegare). L’uso dei mediatori culturali si concentra soprattutto nelle realtà dove l’impatto delle famiglie provenienti da aree linguistiche differenti è, anche quantitativamente, maggiore.
Si può riflettere, infine, sul fatto che quella delle traduzioni scritte sia la strada meno battuta, anche se a prima vista sembrerebbe la più semplice.

4. L’INCONTRO E IL CONFRONTO (ovvero l’intercultura come opportunità e come risorsa)
Con il quarto quesito – “Sono previsti momenti di incontro tra famiglie in cui diverse concezioni d’infanzia e modalità di cura sono messe a confronto” – si passa ad un livello superiore, quello dell’intercultura in senso proprio.
Nella possibilità dell’incontro, dell’ascolto reciproco, del confronto, la presenza di famiglie con radici linguistiche, religiose, culturali diverse diventa una ricchezza da valorizzare.
Il 32,5% dei nidi e il 25% delle scuole dell’infanzia rispondono di prevedere in maniera sistematica e programmata questa possibilità.
È molto? È poco? Indubbiamente progettare realizzare e offrire in maniera efficace occasioni di questo genere richiede uno sforzo organizzativo ed un investimento di tempo, energie e competenze non irrilevante. Tant’è vero che a brillare in questo campo sono soprattutto le strutture sede degli sportelli informativi per le famiglie.

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