Il curricolo prima del curricolo.
Alcune esperienze della scuola dell’infanzia italiana
(III)
Battista Quinto Borghi
5. Maria Montessori la scoperta del bambino
Maria Montessori (1870-1952), quasi contemporanea
di Rosa Agazzi, fu fra le prime donne a laurearsi in medicina,
professione tradizionalmente riservata e riconosciuta solamente
agli uomini. Ancora giovane, ebbe un figlio, frutto di una
relazione che volle, per quanto possibile mantenere segreta.
Da giovane medico e con di fronte a sé una futura
carriera universitaria, il suo interesse cadde sull’infanzia
in occasione di circostanze particolari. “La magnifica
idea era di riformare un quartiere pieno di rifugiati e
di misera gente, come quello di San Lorenzo a Roma, dove
una popolazione di circa 30.000 abitanti era stipata in
condizioni che sfuggivano ad ogni controllo civico. V’erano
operai disoccupati, mendicanti, prostitute, condannati appena
usciti dal carcere, …” (1).
La giovane Maria Montessori si trova presto coinvolta in
un progetto finanziato per scopi filantropici e vi si dedica
con passione e dedizione. Scoprirà ben presto che,
osservando bambini provenienti da famiglie disagiate non
per questo sono in possesso di minori potenzialità.
La natura non fa differenze in base alle condizioni sociali
o alle ragioni di censo. In generale, i bambini in difficoltà
non lo sono per nascita (fatti salvi i problemi di natura
organica), ma a causa di condizioni ambientali non favorevoli.
La prima scuola verrà aperta il 6 gennaio 1907 e
verrà chiamata “Casa dei Bambini”. Osserva
attentamente i bambini accolti: sa che si tratta di bambini
deprivati e che provengono da famiglie in difficoltà;
per questo motivo ritiene che questi bambini abbiano necessità
speciali rispetto agli altri che frequentavano gli ‘asili’
del tempo.
Maria Montessori decise di tentare un “esperimento”
e, da questo momento in poi, ogni scelta pedagogica avrà
una dimensione ‘sperimentale’ e, per tutto il
resto della vita, cercherà di dimostrare che i processi
educativi devono muovere da basi scientifiche (2). Lo sviluppo
avviene attraverso l’interazione fra l’organismo
(il bambino con il suo cervello) e l’ambiente (con
le sue condizioni di vita e con le opportunità che
è in grado di offrire). Ogni bambino è dotato
di una mente che ha capacità straordinarie di assorbimento.
Un ambiente ‘buono’ (cioè adatto, ricco
di stimoli, di situazioni, di materiali, di occasioni organizzative)
è fondamentale ai fini di una crescita sana.
Maria Montessori è profondamente convinta che ogni
bambino sia cioè in possesso di un potenziale umano
che aspetta di trovare un proprio sbocco, che può
emergere non appena viene sollecitato e valorizzato. In
generale l’ambiente è già cosparso di
stimoli che il bambino deve limitarsi, quando riesce, a
rintracciare ed accogliere. Tutta la cultura è già
presente nell’ambiente, l’insegnante deve limitarsi
a favorire la condizione giusta perché possa essere
assimilata. La stampa del tempo, in relazione all’opera
attuata da Maria Montessori, parlava di come i bambini andavano
incontro, attraverso il metodo Montessori ad una “spontanea
acquisizione della cultura” (3).
Maria Montessori parte dal presupposto che il bambino abbia
già, dentro di sé, una vasta gamma di potenzialità
che è da mettere a frutto. Il compito dell’insegnante
non è perciò tanto quello di “insegnare
le competenze” (poiché sono un processo interno:
la competenza, per essere attuata, deve essere già
preventivamente posseduta), quanto di consentire e promuovere
occasioni molteplici in cui esse possono manifestarsi e,
conseguentemente, poste in atto. Il cuore metodologico della
ricerca di Maria Montessori consiste proprio in questo:
per un certo tempo si fermava ad osservare i bambini per
accertarsi di ciò che erano in grado di fare in un
certo ambito se lasciati liberi di agire all’interno
di un contesto dato, ricco di determinati stimoli. Inseriva
poi situazioni specifiche di stimolazione ad hoc allo scopo
di analizzare le evoluzioni consequenziali dei bambini.
Gli scritti Montessoriani sono cosparsi di esempi in questo
senso. Ad esempio, nel caso della scrittura il percorso
è stato il seguente. Era convinzione diffusa che
l’apprendimento della scrittura fosse un compito arduo
per molti bambini e che, conseguentemente, non si doveva
insegnare a scrivere prima dei sei anni. Alla luce di questa
consapevolezza tentò qualche esperimento (ad esempio
presentare le lettere dell’alfabeto) a bambini più
piccoli (quattro anni). Non accadde nulla di particolare
fino a quando non fece passare il dito lungo le scanalature
delle lettere dell’alfabeto intagliate nel legno.
Il successo che immediatamente ottenne la portò a
rendersi conto di come il senso del tatto dovesse essere
un grande aiuto per i bambini che avevano uno sviluppo inferiore
(o semplicemente, come in questo caso, erano più
piccoli). La sensazione percettiva delle dita costituiva
per il bambino uno stimolo che illustrava come il linguaggio
fosse già nella mente del bambino e lo aiutava ad
esplicitare quanto già aveva dentro di sé.
Da questo esperimento sono nate le lettere mobili ed il
metodo montessoriano di approccio alla scrittura ed alla
lettura.
Il bambino insomma impara da solo, purché sia posto
nelle condizioni giuste. E il compito dell’insegnante
è di fornire l’aiuto necessario per il rapporto
fra la mente del bambino e il mondo che gli sta intorno.
Maria Montessori ha prodotto, in oltre cinquant’anni
di lavoro dedicato all’infanzia, una sterminata quantità
di pubblicazioni. Mise a punto anche un proprio metodo,
che si diffuse rapidamente in tutto il mondo, caratterizzato
da materiali specifici e da procedure accuratamente predisposte
(4). Possiamo, anche in questo caso, affermare che è
possibile individuare, nel metodo Montessori, gli indicatori
per la determinazione di un percorso educativo e formativo
che noi possiamo oggi definire ‘curricolo’.
Maria Montessori era fortemente convinta della necessità
di un metodo che precisasse il percorso che il bambino era
invitato a compiere. La Montessori dichiara di non credere
ad un metodo in se stesso, quanto ad un aiuto per lo sviluppo
della ‘personalità umana’. “Se
si abolisse non solo il nome, ma anche il concetto comune
di "metodo" per sostituirvi un’altra indicazione,
se parlassimo di un ‘aiuto affinché la personalità
umana possa conquistare la sua indipendenza, di un mezzo
per liberarla dall’oppressione dei pregiudizi antichi
sull’educazione’, allora tutto ci sarebbe chiaro.
E’ la personalità umana e non un metodo di
educazione che bisogna considerare: è la difesa del
bambino, il riconoscimento scientifico della sua natura,
la proclamazione sociale dei suoi diritti che deve sostituire
gli spezzettati modi di concepire l’educazione. E
poiché la "personalità umana" è
di ogni essere umano e sono uomini gli Europei, come gl’Indiani
e come i cinesi, se si trova una condizione di vita che
aiuti la personalità umana, ciò concerne e
interessa per forza propria tutti i paesi abitati dagli
uomini (5).
Pur tenendo in considerazione i diversi
scritti della Montessori, ci pare utile fare riferimento
soprattutto al testo “La scoperta del bambino”
(6), un vero e proprio testamento pedagogico che molte generazioni
di maestre di scuola dell’infanzia hanno preso a proprio
riferimento costante.
L’uomo è scultore di se stesso:
è l’artefice principale del suo sviluppo. Maria
Montessori è portatrice di un’idea altissima
di bambino. “L’uomo non è né un
corpo vegetante che vive di alimento materiale soltanto,
e nemmeno è destinato soltanto alle emozioni sensuali.
L’uomo è quell’essere superiore dotato
di intelligenza, che è destinato ad un gran compito
sopra la terra: a trasformarla a conquistarla, a utilizzarla,
costruendo un nuovo mondo meraviglioso, che supera e si
sovrappone alle meraviglie della natura. E’ l’uomo
che crea la civiltà” (7).
I bambini sono dotati, secondo la Montessori, di una natura
psichica che conferisce loro straordinarie potenzialità.
Per questo compito dell’educazione è soprattutto
di promuovere e sviluppare la mente del bambino, poiché
“… Le cognizioni possono essere impartite nel
modo migliore quando esiste un desiderio ardente di imparare
(…) perché la mente del bambino è come
un campo fertile, pronto a ricevere quello che germinerà
poi in forma di cultura. Ma se la mente del bambino (…)
viene trascurata, o frustrata nelle sue esigenze, essa diventa
artificialmente ottusa e si opporrà in seguito all’insegnamento
di qualsiasi nozione” (8).
Il bambino è dunque per Maria Montessori il grande
sconosciuto ed il grande sottovalutato: occorre conoscerlo
(sul piano biologico, fisico, psichico, sociale, attraverso
soprattutto l’osservazione) per poterlo guidare in
modo e con forme opportune allo scopo di favorire lo sviluppo
di tutte quelle potenzialità che sono presenti in
lui.
Chi ha interesse per l’umanità
e per lo sviluppo della sua dignità ha interesse
anche per la scuola, poiché rappresenta lo strumento
più importante per promuoverla efficacemente. La
scuola ha il compito di sviluppare le competenze del bambino
e si tratta di competenze non fini a se stesse ma che servono
per la vita. “Si può concepire un movimento
universale di ricostruzione con un cammino unico: quello
di aiutare l’uomo a conservare il suo equilibrio,
la sua normalità psichica, e il suo orientamento
nelle circostanze presenti nel mondo esterno. Questo movimento
non si restringe a nessuna nazione e a nessun indirizzo
politico, perché mira a mettere in valore semplicemente
l’uomo, che è ciò che essenzialmente
interessa sopra tutte le politiche e le distinzioni nazionali.
(…). L’educazione diventa un fatto sociale e
umano, un fatto di interesse universale. Essa deve basarsi
sulla psicologia, per difendere l’individualità,
e poi deve orientarla verso la comprensione della civilizzazione,
perché la personalità, difesa dai disordini
del caso, diventi l’uomo conscio della sua posizione
reale nella storia (9).
Nelle scuole montessoriane prevale il lavoro. Non un lavoro
defatigante, ma che coinvolga il bambino, lo assorba e lo
impegni, che contribuisca, in ultima analisi, soprattutto
a preparare la mente. “Le scuole Montessori hanno
dimostrato che il bambino ha bisogno di un ciclo di lavoro
al quale sia stato preparato mentalmente. Un lavoro intelligente
che lo interessi non è faticoso, e anzi il bambino
si risente se lo si costringe arbitrariamente a interromperlo
per andare a giocare: l’interesse non nasce immediatamente
e se, quando esso è stato suscitato, il lavoro viene
portato via, è come stuzzicare l’appetito e
poi togliere il cibo che l’avrebbe saziato (10).
Nelle Case dei Bambini i problemi dell'insegnamento
si capovolgono rispetto alla tradizione del tempo: il problema
pratico del maestro non è quello di impartire delle
conoscenze in ambiti e secondo parametri stabiliti, ma piuttosto
di "trattenere" e di "guidare", come
fa il domatore di cavalli vivaci e giovani, svolgendo un’azione
indiretta. “Il bambino impara veramente solo quando
può esercitare le sue proprie energie secondo i procedimenti
mentali della natura (...). L'allievo può dare i
suoi sorprendenti risultati solo se il maestro applica la
tecnica scientifica di un "intervento indiretto"
nell'aiutare lo sviluppo naturale del bambino (11). Il bambino
non impara, in altre parole, per opera di un maestro che
spiega delle cose e la didattica non deve essere conseguentemente,
una procedura lineare. “Il bambino, anche imparando,
segue delle leggi interiori di formazione mentale e vi è
uno scambio diretto fra l'ambiente e il bambino, mentre
il maestro, con le sue offerte d'interessi e le sue iniziazioni,
costituisce in primo luogo un "trait-d'union"
(12).
Il bambino procede, in altri termini, sulla base di uno
‘sviluppo interno’, in periodi più o
meno lunghi di incubazione, durante i quali rimane apparentemente
inerte per ‘esplodere’ all’esterno quasi
d’improvviso come per illuminazione. “Esiste
(…) nel piccolo bambino uno stato mentale inconscio
che è creativo, e che noi chiamiamo “mente
assorbente” e la mente assorbente costruisce non per
sforzi volontari, ma sulla guida di “sensibilità
interne” (…) perché la sensibilità
dura solo temporaneamente, dura fino a che non è
l’acquisto che deve fare la natura (13). Il bambino,
ha insomma, un maestro dentro di sé che gli permette
di costruirsi da solo. Il maestro non è altro, in
questa prospettiva, che un assistente, un aiuto cooperativo,
un sostegno (14).
Maria Montessori ha una concezione altissima
del bambino e coincide con l’idea di ‘uomo’.
“L’uomo è quell’essere superiore
dotato di intelligenza, che è destinato ad un gran
compito sopra la terra: a trasformarla a conquistarla, a
utilizzarla, costruendo un nuovo mondo meraviglioso, che
supera e si sovrappone alle meraviglie della natura. E’
l’uomo che crea la civiltà” (15). Si
muove, sul piano dei saperi, essenzialmente su due direzioni.
Da un lato prefigura la necessità dell’adesione
del bambino a ciò che definirà l’educazione
al ‘piano cosmico’, dall’altro promuoverà
ciò che noi possiamo definire ‘l’intelligenza
delle mani’.
E’ importante, in primo luogo, che il bambino conosca
il mondo nelle sue manifestazioni e nelle sue forme. Le
conoscenze, soprattutto quelle scientifiche, sono fondamentali
per la formazione dell’uomo. “Le stelle, la
terra, le rocce, ogni forma di vita costituiscono un tutto
unico e sono in stretto rapporto tra loro, e questo rapporto
è così intimo che noi non possiamo comprendere
un sasso senza capire almeno qualche cosa del grande sole!
Di qualsiasi cosa ci occupiamo, un atomo o una cellula,
noi non possiamo spiegarla se non conosciamo l’immenso
universo. (…). Le leggi che regolano l’universo
possono essere esposte in modo da interessare e riempire
di meraviglia il bambino, interessarlo addirittura più
delle cose in se stesse. Egli allora comincia a chiedere:
Che cosa sono io? Qual è il compito dell’uomo
in questo universo meraviglioso? Viviamo qui solo per noi
stessi o abbiamo un compito più elevato? Perché
lottiamo e ci battiamo? Che cosa sono il bene e il male?”
(16).
In secondo luogo, è privilegiato il fare: il bambino
attraverso l’azione comprende e, nello stesso tempo,
l’azione costituisce la manifestazione esterna di
un pensiero. Pensiero ed azione si coniugano indissolubilmente.
“I bambini dimostrano un grande interesse per le materie
astratte quando vi arrivano attraverso un’attività
manuale. (…) Mi chiedo come sia nata la teoria che
per lavorare con le mani si debba avere una mente incolta,
o che a una mente coltivata debba corrispondere l’incapacità
di adoperare le mani! Forse che un uomo deve essere classificato
o come un lavoratore del cervello o come un lavoratore manuale,
e non gli si deve permettere di operare con tutta intera
la sua personalità?” (17).
La mano è, in altri termini, la protesi della mente,
l’epifenomeno, la sua manifestazione esterna. Il bambino
deve soprattutto agire perché attraverso l’azione
scopre le proprie potenzialità interiori.
Il metodo di Maria Montessori è
noto nel mondo per essere stato fra i primi a mettere a
punto contenuti e strategie didattiche formalmente organizzate.
Non mancano nella proposta montessoriana esempi di lavoro,
schede da compilare, percorsi da seguire in modo puntuale.
Lo stesso ‘strumentario montessoriano’ è
fortemente formalizzato e si presta ad un utilizzo prescrittivo.
Ugualmente gli scritti di Maria Montessori sono quanto mai
problematici e aperti, ricchi di spunti di riflessione ed
animati da uno spirito creativo che invita alla libertà.
La pedagogista italiana dedica pari attenzione agli aspetti
metodologici ed ai contenuti.
E’ necessario Il superamento di una pedagogia repressiva
caratterizzata da una concezione adultistica dell’infanzia
attraverso una nuova idea di bambino che ha potenzialità
in sé e che, condotto con i mezzi giusti in un contesto
appropriato è in grado di trovare da solo, pur con
la guida dell’insegnante, la propria strada. Il materiale
strutturato non deve essere messo a disposizione del bambino
che lo utilizza spontaneamente ma proposto attraverso la
mediazione dell’insegnante. Ciò che conta,
è la capacità dell’adulto di fare scoprire
ai bambini il suo impiego appropriato.
In relazione ai contenuti di apprendimento, Maria Montessori
ritiene che debbano essere privilegiati, fra gli altri,
i seguenti aspetti.
L’educazione al movimento
I muscoli servono per dirigere il corpo che compie delle
azioni. Se la scuola costringe il bambino ad una vita inattiva,
il lavoro psichico è artificialmente isolato dagli
organi e dalle capacità sensoriali. Occorre invece
collegare il funzionamento attivo degli organi alla vita
psichica. Il metodo di Maria Montessori privilegia l’educazione
muscolare nella vita pratica di ogni giorno: “l’educazione
non può concepirsi come moderatrice, o peggio, inibitrice
del movimento, ma solo come un aiuto a bene spendere le
energie, e a lasciarle sviluppare normalmente” (18).
Da qui l’importanza di prevedere attività specifiche,
finalizzate al controllo dei movimenti (come ad esempio
la ginnastica che propone esercizi mirati ed esercitano
specifici muscoli) e la predisposizione di materiali (piccoli
tappeti, appoggi, ecc.) che devono caratterizzare la Casa
dei Bambini.
Anche il lavoro quotidiano è importante (mettere
in ordine, apparecchiare la tavola, ecc.) come occasione
di manipolazione degli oggetti in modo appropriato e preciso
oppure come servizio agli altri. Ciò che conta è
l’esattezza dei movimenti che si esercita anche attraverso
la loro economia: il grado supremo della perfezione è
la capacità di di non eseguire nessun movimento superfluo
in rapporto ad uno scopo.
L’educazione ai sensi
L’educazione al raffinamento dei sensi sta alla base
dello sviluppo dell’intelligenza. Per questo è
importante isolare, di volta in volta, una qualità
unica del materiale percettivo che viene proposto ai bambini
(la forma, la dimensione, la ruvidezza, il colore; l’intensità,
l’altezza e così via). In questo modo il bambino
ha via via la possibilità di discriminare le caratteristiche
percettive, di differenziare una caratteristica da un’altra
procedendo per contrasti o per identità, di mettere
in ordine, attraverso operazioni di seriazione, secondo
una determinata caratteristica (graduazione dal più
corto al più lungo, dal più basso al più
alto, dal meno intenso al più intenso, ecc.).
E’ molto importante predisporre materiali specifici
che, attraverso la discriminazione percettiva delle caratteristiche
sensoriali, consenta il controllo dell’errore, sviluppi
l’affinamento delle capacità estetiche (la
lucentezza del colore, la chiarezza di un suono, permetta
la realizzazione di attività strutturate.
Lo sviluppo sensoriale riguarda diversi ambiti. Maria Montessori
individua soprattutto l’educazione del tatto (gli
oggetti ruvidi o lisci, duri o friabili, molli o compatti,
ecc.), la scoperta della temperatura, le impressioni sul
peso, la percezione delle forme sulla base dell’esplorazione
tattile, la scoperta del gusto e dell’olfatto.
Oltre ai materiali sensoriali specifici (incastri di solidi,
blocchi, forme geometriche) la Montessori afferma l’importanza
della promozione in classe di collezioni di oggetti ordinati
sulla base delle caratteristiche sensoriali scoperte.
Il disegno e l’arte rappresentativa
Maria Montessori si dichiara contraria al disegno libero:
spesso il bambino realizza rappresentazioni poco chiare
e incerte (scarabocchi) e poi deve spiegare che cosa intendeva
rappresentare. Nel disegno vi sono elementi diversi che
possono essere analizzati e divenire oggetto di apprendimento:
fra di essi assumono particolare rilievo il contorno e il
colore. Molto meglio perfezionare le possibilità
della mano con attività ad hoc come il disegno di
motivi ornamentali, il ritaglio (con le forbici) di figure,
e così via. Il bambino non è spontaneamente
artista, al di là di come comunemente molti credono.
Nel giro di poco tempo, anzi, perderà irrimediabilmente
capacità e interesse per il disegno spontaneo. E’
piuttosto un modo per rappresentare o raccontare la realtà
che sarà in seguito soppiantato da un altro strumento
più potente: la scrittura. “In una parola,
esiste un istinto di espressione che cerca le sue proprie
vie. Queste vie sono certamente due: una è la scrittura
usata per esprimere le idee, l’altra è l’arte
rappresentativa. Ma, nella maggior parte dei casi, questa
innegabile tendenza del bambino per il disegno non è
connessa con una dote artistica innata in lui, … E’
piuttosto una specie di scrittura fatta di figure quando
il bambino non è capace di esprimere le idee e i
sentimenti che prendono forma entro di lui nel suo ambiente
…” (19).
Il linguaggio e la scrittura
Le attività grafiche sono per Maria Montessori una
capacità di ordinare i segni e presuppongono una
padronanza dello sguardo più che della mano, sono
la traccia evidente di un ordine nella mente. In questo
senso, il disegno e l’attività grafica costituiscono
il preludio della lettura e della scrittura. Mentre la mano
si accinge via via a realizzare forme più complesse
(i segni dell’alfabeto ed il loro accostamento per
scrivere delle parole) la mente elabora ed organizza. “Il
linguaggio scritto può essere acquistato dai bambini
di quattro anni, molto più facilmente che da quelli
di sei anni, per i quali comincia generalmente l’educazione
obbligatoria. (…) leggere e scrivere sono la chiave
che può aprire le immense riserve della conoscenza
umana, riunite, fissate e accumulate nei libri, con l’arte
della scrittura” (20).
La lettura e la scrittura può tranquillamente essere
insegnata anche nella scuola dell’infanzia: molto
dipende dal metodo adottato e dall’importanza ad essa
attribuita dagli adulti. “Io riuscii invece ad insegnare
le lettere dell’alfabeto a bambini di quattro anni,
ripetendo con bambini normali esperimenti che avevo tentato
con dei piccoli ritardati. Avevo osservato che il presentar
loro semplicemente le singole lettere, un giorno dopo l’altro,
non faceva su di loro un’impressione durevole: ma
quando feci incidere le forme delle lettere nel legno, con
scanalature profonde, e insegnai loro a passare le punte
delle dita lungo quelle scanalature, appresero immediatamente
a riconoscere ogni lettera. (…) Così mi resi
conto che il senso del tatto doveva essere un grande aiuto
per i bambini che non si erano ancora sviluppati completamente,
e preparai per essi semplici lettere di cui dovevano seguire
i contorni con la punta delle dita. (…) Le lettere
costituivano uno stimolo che illustrava il linguaggio già
nella mente del bambino, e lo aiutava ad analizzare le sue
stesse parole” (21).
L’insegnamento della numerazione
e l’avviamento all’aritmetica
I concetti aritmetici derivano e sono, nello stesso tempo,
la prosecuzione dell’educazione dei sensi. Per questo
la Montessori rileva l’importanza di insegnare i primi
concetti aritmetici con l’uso delle aste di diversa
lunghezza. “Le aste sono corrispondenti ai numeri;
e crescono in lunghezza gradualmente d’unità
in unità: danno perciò non solo l’idea
assoluta, ma anche quella relativa del numero; e le proporzioni
già studiate negli esercizi sensoriali si determinano
qui matematicamente, dando luogo ai primi studi di aritmetica”
(22).
Le attività legate a questo ambito sono: il riconoscimento
e la rappresentazione delle quantità, il saper contare,
l’ordinamento dei numeri, la memoria dei numeri.
L’educazione musicale
E’ importante predisporre un ambiente “capace
di sviluppare un ‘senso’ e una ‘intelligenza’
musicali (23).
L’educazione musicale nella Casa dei Bambini si sostanzia
in un sistema di attività quali:
- il ritmo e la ginnastica ritmica: è privilegiato
il rapporto fra musica e movimenti (camminare, cullare,
marciare aritmicamente, ecc.), l’abitudine a sentire
e seguire un ritmo, il riconoscimento della battuta;
- riproduzioni musicali: ascolto di musiche, esecuzioni
musicali con strumenti semplici;
- lettura e scrittura musicale: i bambini possono, inizialmente,
‘maneggiare’ sul piano sensoriale i suoni (cioè
gli oggetti che li riproducono, come ad esempio i campanelli)
e discriminarli riconoscendo qual è il più
acuto e qual è il più grave, oppure riconoscere
il nome delle note (do, re, mi, …).
Note
(1) M. Montessori, La scoperta del bambino,
Garzanti, Milano, 1991, p. 36
(2) Si veda, per fare solo un esempio, il volume Maria Montessori,
La mente del bambino, Garzanti, Milano, 1992: il libro parte
dall’analisi delle cellule germinali ed è interamente
dedicato allo sviluppo fisiologico e psichico del bambino.
Viene attribuita un’importanza del tutto particolare
allo sviluppo del cervello e delle sue funzioni (lo sviluppo
motorio, del linguaggio, del pensiero).
(3) Maria Montessori, Educazione per un mondo nuovo, Milano,
Garzanti, 1991; pubblicato per la prima volta nel 1946.
(4) Il “metodo Montessori”, ancora ampiamente
attuato in molte parti del mondo, riguarda sia la scuola
dell’infanzia, sia la scuola elementare o primaria.
In un’epoca più recente è stato possibile
mettere a punto indicatori pedagogici e metodologici che
riguarda anche l’età che precede il momento
dell’inserimento nella scuola dell’infanzia:
sono sorti cioè anche asili nido montessoriani che
fanno riferimento alle indicazioni contenuti dagli scritti
di Maria Montessori in relazione all’età compresa
fra zero e tre anni.
(5) Maria Montessori (1949), La formazione dell’uomo,
Garzanti, Milano, 1993, pp. 11-12.
(6) Maria Montessori, La scoperta del bambino, Garzanti,
Milano, 1991: è l’edizione definitiva curata
dalla stessa Montessori nel 1950. Si tratta di un testo
che rappresenta la sintesi ed il coronamento del metodo
pedagogico montessoriano. Originarialemnte il titolo era
Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all’educazione
infantile nelle Case dei Bambini, Città di Castello,
Tip. Casa editrice S. Lapi, 1909 (in Italia con accrescimenti
e ampliamenti II edizione 1913, III edizione 1926, IV edizione
1935, V edizione 1950 con il titolo La scoperta del bambino.
(7) M. Montessori, (1949) La formazione dell’uomo,
Milano, Garzanti, 1993, pp. 96.
(8) M. Montessori, (1943) Come educare il potenziale umano,
Garzanti, 1992, p. 15
(9) Maria Montessori (1949), La formazione dell’uomo,
Garzanti, Milano, 1993, pp. 16-17.
(10) M. Montessori, (1943) Come educare il potenziale umano,
Milano, Garzanti, 1992, pp. 172-3.
(11) Maria Montessori, (1949) La formazione dell’uomo,
Garzanti, Milano 1993, pp 53-54.
(12) Maria Montessori, (1949) La formazione dell’uomo,
cit., p.54.
(13) Maria Montessori, (1949) La formazione dell’uomo,
cit., p. 85.
(14) In questo senso, la posizione di Maria Montessori appare
molto prossima a ciò che in seguito Jerome Bruner
chiamerà ‘scaffolding’ (intesa come impalcatura
di sostegno) e ‘zona di sviluppo prossimale’.
(15) M. Montessori, (1949) La formazione dell’uomo,
cit., p. 96.
(16) M. Montessori, (1943) Come educare il potenziale umano,
Garzanti, 1992; p. 20-21.
(17) M. Montessori, (1943) Come educare il potenziale umano,
cit. p.23.
(18) M. Montessori, La scoperta del bambino, cit. p. 88.
(19) M. Montessori, La scoperta del bambino, cit. p. 308.
(20) M. Montessori, (1949) La formazione dell’uomo,
Milano, Garzanti, 1993, pp. 112.
(21) M. Montessori, Educazione per un mondo nuovo, Garzanti,
Milano, 1991, pp. 18-19
(22) M. Montessori, La scoperta del bambino, cit. p. 289.
(23) M. Montessori, La scoperta del bambino, cit. p. 311.
Il presente contributo è apparso progressivamente
in diversi numeri del 2003 di Vita dell’Infanzia,
la rivista dell’Opera Nazionale Montessori.
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