» Le prestazioni interazionali degli
spazi al nido: la condivisione - Infantiae.Org™
n.233/2005
a cura della Redazione di Infantiae.org
Di che cosa si tratta
Il nido d'infanzia rappresenta per il bambino la prima esperienza
di comunità. Ogni bambino fin dal primo giorno che entra
al nido si trova nella condizione di essere 'esposto' agli altri,
di doverne tenere conto, di condividere oggetti, situazioni e
persone. La presenza degli altri bambini rappresenta perciò
l'elemento che caratterizza in modo specifico il nido. Non solo.
Via via che attraverso gli inserimenti vengono accolti gli altri
bambini, il gruppo dei pari assume una certa progressiva stabilità.
Accade così che bambini preferiscano alcuni compagni rispetto
ad altri, giochino prevalentemente con qualcuno più che
con qualche altro e la cosa, almeno all’inizio è
da considerare accettabile, anche se in seguito momenti e situazioni
del nido debbono di necessità essere condivisi con l’intero
gruppo e non solamente con i più intimi. Può accadere
anche che un bambino attenda al mattino un altro bambino in particolare
e a sua volta sia atteso da qualche altro ancora. Nella sezione,
in altre parole, i bambini possono sperimentare prime forme di
stabilità delle relazioni con figure non parentali e di
pari età.
Anche per questi motivi il nido d'infanzia deve essere in grado
di garantire una accoglienza plurale, deve cioè sapere
accogliere e mettere insieme bambini diversi che si trovano a
svolgere insieme delle attività (giocare insieme, imparare,
fare conversazione, ecc.).
In questo senso, il nido d'infanzia si propone soprattutto e innanzi
tutto come un luogo di relazioni molteplici tesi a favorire il
clima collaborativo e costruttivo dell'intera sezione. Tali relazioni
si costruiscono via via con il formarsi ed il consolidarsi di
sub-relazioni (gli scambi fra un bambino ed un altro bambino,
fra un bambino ed un adulto, le preferenze accordate ad un amichetto,
lo speciale affetto nutrito per una particolare figura di adulto,
ecc.) che contribuiscono a creare un clima complessivo del gruppo
- sezione.
Che fare
Il bambino scopre gli altri e li accetta attraverso un percorso
non lineare ma fatto di progressioni e regressioni, eventualmente
di momenti di piena apertura accanto ad altri di indifferenza
o di temporaneo rifiuto. In una certa misura è possibile
affermare che un bambino tanto più sarà disponibile
ed aperto agli altri, quanto più si sentirà confermato
nella propria identità. Il processo di sviluppo dell’identità
personale procede di pari passo con i processi di socializzazione.
Compito dell’educatore è quello di favorire il più
possibile da un lato la conferma personale di ognuno e dall’altro
le situazioni di confronto e di scambio con gli altri.
A titolo esemplificativo, può essere perciò importante,
sul piano delle conferme personali, riconoscere a ciascuno un
proprio posto, uno spazio personale nel quale depositare i propri
effetti (il sacchetto, lo stiletto, il box nel quale riporre le
proprie cose e ritrovarle), e così via.
Sul piano più squisitamente sociale può essere utile,
sempre a titolo esemplificativo:
• inserire un gruppo di nuovi bambini insieme e consentire
di fare gruppo per un certo tempo prima di congiungerli definitivamente
nel più ampio gruppo sezione;
• riconoscere degli spazi ad hoc per attività di
piccolo gruppo (ad esempio per le attività laboratoriali
ed ammettere per un certo tempo un determinato gruppo di bambini
in modo fisso);
• utilizzare strumenti ed oggetti insieme attraverso operazioni
del tipo (a) prima l’uno e poi l’altro (prima uso
il pennello io, poi lo usi tu; vale anche l’inverso: prima
monti tu sull’altalena, poi monto io) e (b) uno insieme
all’altro (ad esempio tenere tesa una corda ognuno dal lato
opposto);
• rispettare il proprio turno nel gioco (ad esempio sapere
aspettare il proprio turno per lo scivolo);
• imparare a rispettare il proprio turno di parola, sapere
cioè intervenire in modo consequenziale e coerente con
quanto ha detto l’altro.
Domande e problemi
Il rischio principale è quello di pensare che ‘le
cose vengano da sole’, che cioè i bambini siano spontaneamente
socievoli e che, se c’è un problema, prima o poi
si risolverà da solo. Anche se a volte avviene proprio
questo, non è un errore stare comunque in guardia, prestando
attenzione agli stili comunicativi di ognuno ed interrogarsi in
particolare se gli spazi, così come sono organizzati, favoriscono
la condivisione.
Ogni bambino ha un proprio stile personale ed un proprio modo
di rapportarsi agli altri e di utilizzare le cose comuni. Proprio
per questo è importante l’osservazione di ognuno
e l’aiuto individuale e quando necessario, nella consapevolezza
che una regola generale non c’è.
• Gli strumenti del nido
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» Prodotto editoriale
di riferimento
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» Titolo
"ZeroTre - Che cosa fanno i bambini al Nido"
- (Cd-rom + guida pp.24)
- di Camilla Monaco
- Prefazione di Clotilde Pontecorvo
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Spese di spedizione
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