Il curricolo prima del curricolo.
Alcune esperienze della scuola dell’infanzia italiana
(VI)
di Battista Quinto Borghi
9. Il bambino ‘Leonardo’
di Sergio Neri
Sergio Neri (1937-2000), dopo un’intensa
e coinvolgente esperienza scoutistica giovanile, è
stato maestro di scuola elementare, poi direttore didattico
ed ha ricoperto infine la carica di ispettore per il Ministero
della Pubblica Istruzione. Per molti anni è stato
consulente del comune di Modena ed ha assunto la direzione
pedagogica delle scuole dell’infanzia di quella città
dal 1974 (in sostituzione di Loris Malaguzzi che passò
a Reggio Emilia) al 1990. E’ stato per diversi decenni
direttore della rivista “L’educatore”
rivolta alla scuola elementare e dell’infanzia.
Quando chiamò Neri, il comune di Modena fece una
scelta molto precisa: attribuì la direzione pedagogica
delle proprie scuole dell’infanzia ad un uomo di scuola
(1). Se questo fatto può apparire oggi scontato,
non lo era certo in quegli anni, quando la scuola dell’infanzia
italiana era interamente gestita da privati (per lo più
enti religiosi) oppure direttamente dai comuni. E Neri pose
l’accento su un’idea forte di scuola. La scuola
dell’infanzia doveva in altri termini privilegiare
la cultura che entrava in essa attraverso un lavoro didattico
intenso, occorreva prestare attenzione ai contenuti, ai
metodi, all’organizzazione accurata del contesto educativo,
alle modalità di apprendimento dei bambini. Molto
attento ai movimenti che si muovevano sull’intero
territorio nazionale, fu capace di realizzare un modello
dotato di una profonda identità locale e nello stesso
tempo riproducibile diffondibile. La sua idea, più
volte espressa, era che occorreva “agire localmente
e pensare globalmente”. Le azioni che si compiono
in un determinato luogo devono sempre essere contestualizzate,
devono sempre tenere conto delle condizioni e delle situazioni
particolari di un determinato ambito, di un luogo che ha
una storia particolare e che vive una propria identità
specifica. La scuola dell’infanzia deve essere profondamente
radicata nel territorio, deve trovare la propria identità
nella realtà locale. Le idee devono invece ‘guardare
in alto’, devono muoversi su orizzonti vasti, devono
essere capaci di abbracciare l’uomo e l’universo.
La scuola dell’infanzia deve cioè rispondere
ai grandi bisogni, deve spaziare e rifuggire dai localismi.
Idea generale ed azione locale si coniugano reciprocamente:
da un lato le idee non sono asfittiche e rinchiuse in un
piccolo angusto e le azioni dall’altro non sono generiche,
indifferenti ad un contesto, slegate da uno specifico luogo
di esperienza e di vita.
Il bambino Leonardo e il bambino
cittadino.
Ad un insegnante che gli chiese “Chi è il bambino?”
Neri rispose che non era capace di dare una definizione
precisa e la domanda lo faceva a pensare a Leonardo da Vinci.
"Leonardo rappresenta il massimo della creatività
e della diversità, cioè un personaggio privo
di un modello in cui lo si possa rinchiudere. Propongo questo
modello senza alcuna prosopopea, ma nella piena fiducia
che ogni bambino sia in possesso non di una dotazione magica
o straordinaria, quanto di una possibilità molto
aperta di diventare qualcosa che noi non siamo in grado
di prefigurare, non importa se migliore o peggiore. Il modello
di Leonardo è il modello di una persona disponibile
a tutte le imprese, confortato però sempre dalla
scienza, dalla voglia di conoscere, di inventare, di aprirsi
al confronto con l'altro e con la realtà" (2).
Lavorare in campo educativo significa effettuare una scelta
di dedizione incondizionata e di umiltà, perché
non siamo in grado di prefigurare gli esiti del nostro lavoro,
mentre i nostri errori possono impedire il manifestarsi
delle immense potenzialità che lo sviluppo preserva
per ogni bambino.
Le origini dichiaratamente antifasciste e democratiche portarono
Neri a coniugare l’idea di bambino con quella di cittadino.
Era importante, nella scuola dell’infanzia costruire
la dimensione anche ‘civile’ (caratterizzata
da diritti e da doveri e dal senso di appartenenza forte
sia alla comunità locale sia a quella nazionale e
sovra nazionale): in questo senso, la scuola dell’infanzia
doveva educare alla democrazia, all’apertura al mondo.
Vi è, in altre parole, l’idea che a scuola
si debba fare politica e che la politica debba entrare di
diritto nella scuola: si tratta evidentemente di un’idea
di politica grande, intesa come servizio e come benessere
di tutti e non certo come potere.
La scuola deve essere pubblica,
autonoma e deve insegnare la comunità
Neri era fermamente convinto, fin dagli anni Settanta, che
la scuola dell’infanzia dovesse essere considerata
vera e propria scuola dotata di una dignità propria
(e non preambolo o di grado preparatorio alla scuola elementare)
e dovesse avere dei propri obiettivi espliciti e misurabili.
Era, senza dubbio, un discorso di rottura per quegli anni
rispetto ad una scuola che era troppo ripiegata su se stessa,
auto referenziale, incapace di guardare oltre la propria
quotidianità immediata. Aveva trovato una scuola
nella quale gli insegnanti, pur con buona volontà
e dedizione, portavano avanti di giorno in giorno attività
occasionali e casuali, non avevano un progetto preciso in
mente, andavano avanti esclusivamente con il buon senso.
Queste convinzioni anticipatrici entreranno poi nel lessico
comune e saranno universalmente accettate.
Qual era l’identità di scuola, sul piano più
propriamente pedagogico, prefigurata da Neri?
Fra i diversi educatori e studiosi a cui ha attinto, due
figure sembrano emergere e staccarsi dagli altri.
Possiamo innanzitutto ricordare Makarenko e la sua idea
di collettivo. La scuola è un luogo di vita, nel
quale bambini e insegnanti passano molto del loro tempo.
E’ un sistema complesso all’interno del quale
avvengono molti fatti, alcuni sono ben visibili e noti (le
attività programmate, i cartelloni appesi alle pareti,
i pasti giornalmente consumati, l’armadietto in cui
sono riposti i propri abiti e così via) altri trasparenti
anche a coloro che la scuola la abitano (le relazioni preferenziali,
le simpatie e le antipatie, le temporanee alleanze e le
separazioni, ecc.). La scuola, in altre parole, negli occhi
e nella mente dei bambini è qualcosa di molto di
più delle sole esperienze formalizzate e delle attività
esplicitamente organizzate. Si cementano delle relazioni,
si consolidano dei punti di vista, si crea una rete complessa
di abitudini, linguaggi, gerarchie, riconoscimenti reciproci,
ecc. che fanno di ogni singola scuola una comunità
dalle caratteristiche uniche. E’ in questo modo che,
nel bene e nel male, la scuola è comunità.
E’ in un contesto complesso che la scuola insegna,
anche attraverso le esperienze della vita di ogni giorno,
i valori ed i ‘saperi per la vita’: i principi
del riconoscimento dell’altro, della cooperazione,
dell’aiuto reciproco, della solidarietà, e
così via. In questo senso, la scuola dell’infanzia
costruisce degli ‘apprendisti di comunità’.
C’è anche, nella scuola l’idea della
sussidiarità. Nell’esercito romano il subsidium
consisteva in un gruppo ausiliario di soldati che intervenivano
solamente in caso di necessità ed in relazione a
difficoltà specifiche. Non entravano cioè
sempre in azione, si limitavano a fornire l’aiuto
giusto e al momento giusto. L’etimologia di questa
parola ci rimanda all’idea che il compito educativo
della scuola dovrebbe essere quello di fornire solamente
l’aiuto di cui c’è bisogno in un determinato
momento. Bruner dice che occorre fornire la “cassetta
degli attrezzi”, afferma che è soprattutto
necessario costituire una buona impalcatura. E l’impalcatura
non è altro che un sostegno, inizialmente molto forte
e via via sempre meno necessaria fino al momento in cui
occorre toglierla completamente.
Un ulteriore aspetto è connesso con l’idea
di pubblico. La scuola pubblica è importante perché,
rispetto alla privata (che di norma è confessionale,
oppure segue fini particolari) è garante dei bambini
e delle famiglie, rappresenta un servizio molto spesso profondamente
radicato nella città. La scuola pubblica è
la garanzia del rispetto dei diritti democratici di tutti.
La scuola è anche un luogo che deve lasciar parlare
e far parlare i bambini. Visitando molte scuole era solito
affermare che alle pareti era possibile vedere i bambini,
attraverso le conversazioni trascritte, i disegni affissi,
gli oggetti realizzati con le mani, i grafici, le tabelle
matematiche, ecc.: i bambini sono grandi comunicatori quando
si offre loro questa possibilità.
Maestri culturalmente preparati
La formazione di base degli insegnanti aveva, secondo l’opinione
di Neri, due limiti di fondo. La scuola magistrale non offriva
una cultura forte e non garantiva strumenti tecnici (sul
piano delle conoscenze pedagogiche e delle metodologie didattiche)
adeguati. Neri era convinto che l’insegnante dovesse
possedere da un lato una propria cultura generale forte
e vasta (conoscenza della letteratura, delle arti, della
scienza, ecc.) e dall’altro gli strumenti tecnici
(la programmazione, la documentazione, la valutazione) in
grado di dare scientificità al proprio lavoro. Non
era sufficiente la disponibilità, il buon senso ed
una motivazione positiva per dedicarsi all’insegnamento.
L’insegnante è un professionista dell’educazione
e, come tale, deve essere in possesso di quelle caratteristiche
che – con l’ausilio anche di intelligenza, occhio
allenato e capacità creativa – lo rendano un
buon ‘artigiano della scuola’. E, come professionista
e ‘buon artigiano’, ha bisogno di una cultura
radicata e forte per essere capace di tradurla in esperienze
valide per i bambini. Gli insegnanti che hanno una cultura
alta avranno la possibilità di svolgere un’azione
didattica altrettanto alta. Una cultura debole non può
che esprimere una scuola debole.
Da qui l’invito, per la formazione degli insegnanti
nell’esperienza modenese, di grandi esperti (pedagogisti,
psicologi, antropologi, linguisti, ma anche giornalisti,
scrittori, poeti, matematici, fisici, economisti, ecc.;
memorabile fu l’intervista, per fare solo un esempio,
sul tema della tecnologia in relazione all’infanzia
ed anche sulla visione della vita e del mondo, all’ingegner
Ferrari).
L’insegnante è anche un professionista pubblico
che, come tale garantisce i diritti dei bambini attraverso
la libertà di insegnamento.
Un curricolo aperto
In relazione alle molte idee ed ai differenti modelli di
curricolo ed alla tendenza diffusa, di derivazione neocomportamentista,
di andare verso un’articolazione formale e una gerarchizzazione
rigida delle competenze, Neri ritiene che il curricolo debba
essere qualcosa di più della semplice organizzazione
didattica e della sistematizzazione delle esperienze. Ai
saperi ‘minimi’ (molti autori a lungo avevano
parlato di standard minimi di conoscenza e di competenze
da garantire a tutti come soglia essenziale per la garanzia
del passaggio al successivo grado scolastico) Neri orienta
nettamente la propria preferenza ai saperi ‘essenziali’
o della vita.
C’è un curricolo implicito che è quello
determinato dalla vita quotidiana a scuola: è impossibile
organizzare una serie ordinata di ‘cose da fare’
e gli avvenimenti appartengono allo stile individuale dell’insegnante
o degli insegnanti, così come dei bambini e delle
loro famiglie. Le regole, la vita di comunità, lo
stare insieme che diviene routine: il senso educativo di
tutto questo è appunto il curricolo implicito che
l’insegnante trasmette, anche attraverso le sue idee
della vita e del mondo e l’esempio personale. Senza
dubbio tutto questo possiede una valenza fortemente educativa.
Un esempio frequente era quello dell’appello: attraverso
di esso i bambini cominciano ad orientarsi, e poi a conoscere,
a contare, a confrontare. Un’attività di routine
come l’appello è denso di vita quotidiana ed
è nello stesso tempo carico di sistemi simbolici.
Ad un curricolo eccessivamente formalizzato è preferibile
il curricolo che Neri definisce ‘trasversale’:
la valorizzazione della fantasia, dell’immaginario,
della predisposizione alla ricerca cooperativa, oltre al
ricchissimo mondo delle relazioni e delle emozioni.
I saperi nella scuola dell’infanzia
Le competenze cosiddette mirate fanno riferimento e sono
strettamente collegati al grande patrimonio culturale dell’umanità:
l’arte, la letteratura, la scienza. Neri, profondo
conoscitore di Maria Montessori e di Jean Piaget, rivolgerà
successivamente la propria attenzione al pensiero di Olson,
Bruner e Gardner.
La teoria della pluralità delle intelligenze costituirà
una base positiva per preparazione dei Nuovi Orientamenti
per la scuola materna statale (compresi i ‘campi di
esperienza’) a cui partecipò collaborando attivamente
e il cui contributo fu determinante.
Note
(1) Ho conosciuto personalmente Sergio
Neri e l’ho frequentato per diversi anni. Alcune informazioni
qui riportate fanno riferimento alla conoscenza diretta,
altre mi sono state fornite da Lucia Selmi, l’attuale
responsabile pedagogica delle scuole dell’infanzia
del comune di Modena che ha lavorato per molti anni con
Neri.
(2) Questa affermazione è stata ripresa da Neri in
più di un’occasione. Noi la riprendiamo da
un materiale grigio e non pubblicato.
Il presente contributo è apparso progressivamente
in diversi numeri di Vita dell’Infanzia, la rivista
dell’Opera
Nazionale Montessori, in diversi numeri nel 2003.
» Indice
generale di "Curricolo, programmazione e POF"
| |
|
»
Prodotto editoriale di riferimento
|
|
|
|
» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata
al "DAP" per conoscere gli altri autori: clicca qui
» Costo
- Prezzo al pubblico = € 34,00 + spese di spedizione
- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00
+ spese di spedizione
» Clicca
qui per informazioni su "Sconto 50% Università"
» Acquista
"DAP" a € 34,00
» Acquista
"DAP" a € 17,00
» Spese di spedizione
- PACCO ORDINARIO (consegna 8/10 gg lavorativi) = € 0,93
(*)
- PACCO ORDINARIO CONTRASSEGNO (consegna 8/10 gg lavorativi)
= € 2,70
- PACCO CELERE TRE CONTRASSEGNO (consegna 3/4 gg lavorativi)
= € 8,00
(*) Pagamento in carta di credito, bonifico bancario, c/c postale
• Contatti
- Ordini via FAX ai numeri +39.06.7102526
- Informazioni al numero mobile 329.7004539
e/o a commerciale@infantiae.org
|