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  » L'intervento precoce nel bambino "parlatore tardivo" ©®2000-2008 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

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Rassegna di lavori scientifici


L'intervento precoce nel bambino "parlatore tardivo"

a cura di Angela Santese, Università La Sapienza, Roma


Bonifacio, S. (2003). L’intervento precoce nel bambino “parlatore tardivo”. In Caselli M.C., Mariani E., Pieretti M., Logopedia in età evolutiva: percorsi di valutazione ed esperienze riabilitative, (pp. 27-47). Edizioni del Cerro.

Introduzione

I bambini “parlatori tardivi” (PT) sviluppano il linguaggio tra 24 e 36 mesi in assenza di deficit nell’area uditiva, cognitiva, relazionale.
I criteri utilizzati per identificare un bambino PT riguardano:
- la dimensione del vocabolario inferiore a 50 parole differenti;
- la mancanza della combinazione di più parole in un enunciato.

Spesso, in questi bambini:
1) la comparsa delle prime parole avviene intorno a 18 mesi, età in cui i bambini con sviluppo tipico (ST) iniziano la fase del linguaggio emergente in cui le parole (10-50) sono usate in modo funzionale e crescono costantemente di numero fino alla fase dell’esplosione del vocabolario, tra i 20 e i 22 mesi;
2) l’incremento del vocabolario è molto più lento dei coetanei che acquisiscono 5-10 parole al mese.
Dallo studio di Rescola e Achenbach (2002) il 16% dei bambini che iniziano a parlare tardi, tra i 30 e 35 mesi presentano ancora un vocabolario inferiore a 50 parole e un’assenza della fase combinatoria.

 

» M. Orsolini, S. Capriolo, A. Santese “SUONO o SONO? Un compito di consapevolezza fonologica” (CD-Rom + guida pp. 24), Ediz. Infantiae.Org™, Roma 2005

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L’intervento clinico in presenza di un bambino PT:
— deve essere flessibile cioè calibrato in relazione all’esito della valutazione, alle caratteristiche del contesto familiare, allo stile comunicativo dei genitori e del bambino, ecc.;
— può far riferimento a diversi modelli d’intervento:
    • centrati sul bambino, di tipo diretto o di gruppo;
    • centrati sui genitori, ai quali si fornisce un supporto diretto, tipo training di gruppo o individuale;
    • la combinazione di più di una opzione.

Tali modelli hanno generato vari programmi centrati sull’interazione genitore-bambino in cui le capacità comunicative e il linguaggio vengono incrementate attraverso gli scambi conversazionali.

L’intervento clinico INTERACT

INTERACT (Interactive, Naturalistic, Tutorial, Empathic, Recoprocal, Active, Communicative, Tuning) è un programma di prevenzione e d’intervento clinico studiato in maniera specifica per bambini “parlatori tardivi” identificati tra i 24 e i 30 mesi d’età. E’ centrato e costruito sulla coppia genitore-bambino, rispetta le caratteristiche naturali del processo di acquisizione del linguaggio e si pone come sostegno allo sviluppo comunicativo e linguistico del bambino (scaffolding). Tale modello è stato progettato facendo riferimento alla teoria interazionista e socio-costruzionista, agli studi intrapresi da Bonifacio e Hvastja Stefani e con il supporto dell’esperienza clinica.

Questo tipo di intervento può essere applicato quando:
a) il linguaggio del bambino è emergente;
b) il bambino produce almeno alcuni atti di tipo richiestivo e/o dichiarativo;
c) il bambino mostra interesse al linguaggio e ha capacità di mantenere, sebbene per poco tempo, interesse per un’attività;
d) il genitore mostra alcuni atti comunicativi responsivi. Il genitore responsivo è centrato e condivide il focus di attenzione del bambino, si lascia guidare dal suo interesse, si pone come struttura di sostegno.

La pratica dell’intervento, che rappresenta un modo per organizzare gli scambi comunicativi tra il genitore e il bambino, è altamente individualizzata per rispecchiare le caratteristiche, i bisogni del bambino e della famiglia e può essere così descritta:

1. La valutazione prima e dopo l’intervento.
La valutazione prima (utilizzata per individuare il livello di sviluppo linguistico e comunicativo di partenza del bambino) e dopo l’intervento (usata per verificare il progresso ottenuto) si basa sulla combinazione di 2 approcci: la valutazione indiretta e diretta.
— La valutazione indiretta utilizza 2 questionari per i genitori:
   • il Primo Vocabolario del Bambino nelle versioni Gesti e Parole e Parole e Frasi (PVB, Caselli e Casadio, 1995);
   • il Questionario delle capacità socio-conversazionali di Girolametto (1997) che misura le capacità di tipo assertivo e responsivo del bambino.
Questi strumenti offrono ai genitori l’opportunità di conoscere il loro bambino in molti tipi d’interazioni e di scoprire caratteristiche del suo comportamento comunicativo sulle quali non avevano mai riflettuto.
— La valutazione diretta si basa sull’osservazione dei comportamenti comunicativi della coppia genitore-bambino in 3 contesti diversi (gioco del far finta, GFF; gioco di costruzione o didattico, GC; lettura del libro, L) che vengono poi analizzati tramite due scale:
   • la scala del bambino rileva i comportamenti comunicativi di tipo assertivo, responsivo e considera il linguaggio produttivo (numero di parole prodotte, composizione –nomi, verbi, aggettivi, ecc.- del vocabolario, intellegibilità);
   • la scala del genitore individua le caratteristiche principali del comportamento comunicativo in funzione di tre macrocategorie: tutorile, di controllo diretto e comportamenti asincronici/svalutativi.

2. Gli obiettivi generali e specifici.
Gli obiettivi generali sono:
- incrementare la frequenza delle interazioni sociali tra genitore e bambino migliorando la qualità dell’interazione e della comunicazione;
- incrementare nel bambino lo sviluppo del linguaggio espressivo: il lessico e la combinazione di più parole in un enunciato.
Gli obiettivi specifici si individuano in ciascuna coppia sulla base delle caratteristiche del profilo comunicativo del bambino e del genitore ottenuto con le procedure di valutazione.

3. Il programma.
Il programma comprende un massimo di 18 sedute distribuite i 6 mesi. Ogni mese, nella stessa settimana, la coppia partecipa a 3 sedute.

4. Le strategie.
Sulla base degli obiettivi generali e specifici dell’intervento il logopedista propone delle strategie d’intervento. La scelta delle strategie deve tener conto sia degli aspetti funzionali del linguaggio del genitore che della funzione degli atti verbali e non verbali del bambino.
Il logopedista sceglie e spiega la strategie, una per seduta, con cui il genitore farà pratica. Alla fine della seduta il logopedista consegna al genitore la scheda della strategia per invitarlo a impiegarla con il bambino nei contesti quotidiani.
Vengono utilizzate 24 strategie distribuite in 4 gruppi:
A) strategie centrate sul bambino;
B) strategie che promuovono l’interazione;
C) strategie che modellano il linguaggio;
D) strategie che promuovono l’emergere del discorso.
Ciascun gruppo contiene alcune strategie di base che hanno la funzione di rendere sensibile il genitore su ciò che dice e fa il bambino e la loro applicazione si presenta necessaria quando, all’inizio dell’intervento, il comportamento comunicativo del genitore è scarsamente centrato sul bambino.

5. I materiali.
I contesti e i relativi materiali che permettono la realizzazione delle strategie sono scelti dal lopedista e sono:
- il gioco del far finta (GFF) si progetta per promuovere nel genitore comportamenti comunicativi con funzioni tutoriale;
- il gioco facilitante (GC) permette al bambino di selezionare i materiali e il modo in cui possono essere usati; il bambino in questo contesto è motivato a comunicare spontaneamente con il suo interlocutore; si progetta per diminuire il controllo diretto;
- il libro (L) stimola l’attenzione all’ascolto di ciò che rappresenta un interesse per il bambino; il genitore può estendere l’argomento di interesse del bambino con descrizioni via via sempre più complesse; si progetta per promuovere l’emergere del discorso.

Un esempio d’intervento: Luca (25 mesi)

Valutazione indiretta prima dell’intervento

— Vocabolario espressivo:
    • 20 parole (come bambini di 16 mesi)
    • la composizione del vocabolario confrontata con i bambini con ST mostra valori inferiori nelle categorie nomi comuni, aggettivi, verbi
— Capacità socio-conversazionali:
    • capacità responsive sviluppate
    • capacità assertive emergenti

Valutazione diretta prima dell’intervento
— Madre
    • stile comunicativo prevalentemente direttivo con presenza di comportamenti asincronici e svalutanti
— Bambino
    • responsività
    • capacità conversazionali di tipo assertivo nel contesto GFF
    • produttività: scarse capacità verbali relativamente all’intellegibilità, all’imitazione e alla produzione di parole

Obiettivi dell’intervento sulla base della valutazione
• incrementare il lessico con strategie che modellano il linguaggio
• diminuire la direttività, l’asincronia e aumentare la tutorialità della madre con strategie centrate sul bambino e che promuovono interazioni

Prima fase dell’intervento
E’ stata affrontata la direttività con strategie centrate sul bambino:
Centrarsi sul bambino. La madre deve garantire la massima disponibilità a comunicare con il bambino prestando attenzione a tutti i suoi comportamenti, interpretandoli come significativi e comunicativi e rispondendo ad essi con un comportamento altrettanto comunicativo.
Seguire l’interesse del bambino per condividere l’attenzione di un centro di interesse comune.
Commentare in diretta. Il genitore stimola l’ascolto del linguaggio verbale commentando in modo contingente le azioni del bambino per facilitare l’apprendimento di parole. Lo scopo è quello di ridurre le domande chiuse per iniziare a costruire un’interazione dialogica.
Fare domande aperte come incoraggiamento per sollecitare una risposta nel bambino.
La stimolazione a produrre enunciati di più parole è stata affrontata con strategie che modellano il linguaggio:
Imitare ed espandere in cui si riprende parte o tutto l’enunciato del bambino aggiungendo solo quegli elementi salienti che servono per trasformarlo in una frase semanticamente completa e grammaticalmente ben formata.

Dopo 3 mesi à monitoraggio della crescita del vocabolario espressivo tramite PVB
— 264 parole (simile a bambini di 24 mesi)
— i valori delle categorie lessicali sono simili a quelli dei bambini con ST tranne nella categoria verbi che presenta ancora un valore inferiore.

Seconda fase dell’intervento
Per promuovere l’ampiezza del vocabolario, l’intellegibilità dell’eloquio e le combinazioni di più parole nell’enunciato si sono utilizzate le seguenti strategie:
— Strategie che modellano il linguaggio:
    • Imitare ed espandere.
    • Stimolare l’apprendimento di una parola target che consiste nell’offrire al bambino frequenti opportunità d’uso di parole nuove di cui comprende il significato, selezionate dal logopedista e che contengono i suoni consonantici che già produce. Il genitore usa una o due parole, selezionate da una lista di 20, in modo ripetuto, almeno 5 volte con enfasi senza chiedere al bambino di ripeterle, in contesti di gioco. Utile per ampliare il vocabolario.
    • La ristrutturazione. Il genitore espande, corregge gli errori di ciò che il bambino ha appena detto con lo scopo di offrire un modello corretto nella forma di frasi complesse. Utile per incrementare la complessità del linguaggio produttivo.
— Strategie che promuovono il discorso:
    • Creare una realtà immaginaria. Nel gioco si fa finta di rappresentare una situazione (es. fare la spesa) riferibile ad esperienze note al bambino. Il genitore motiva il bambino a dialogare attraverso i personaggi del gioco parlando al “posto di”.
    • Descrivere eventi e immagini in modo complesso aiuta il bambino ad esprimersi con un discorso organizzato.

La valutazione al termine dell’intervento
Luca ha 30 mesi.
- L’ampiezza del vocabolario supera quella dei coetanei e il valore della categoria verbi si colloca su valori simili ai bambini con ST di pari età.
- I valori della responsività decrescono.
- I valori dell’assertività aumentano nel contesto GC.
- La comunicazione passa da una prevalenza di atti comunicativi non verbali ad un netto prevalere di atti verbali.
- Risultano più frequenti le domande che il bambino pone all’adulto, il linguaggio è più intellegibile e più frequenti sono le combinazioni di più parole nella frase.
L’intervento ha favorito nel bambino il passaggio dalla fase del linguaggio emergente in cui le poche parole acquisite vengono usate in modo funzionale a quella del linguaggio che si sta sviluppando caratterizzata da una rapida e continua acquisizione di parole nuove in cui sono presenti le strutture di base.
Lo stile comunicativo della madre si modifica: il controllo diretto si abbassa nel contesto GFF favorendo un incremento dei comportamenti tutoriali.

Conclusioni

Il programma d’intervento precoce INTERACT centrato sulla diade genitore-bambino è un programma altamente personalizzato sulla coppia e quindi permette di agire in modo molto calibrato sul coinvolgimento attivo e creativo del genitore sintonizzato sulle capacità comunicative del bambino. I genitori che partecipano ad un programma d’intervento centrato sulla diade, in cui sono gli agenti dell’intervento in quanto si costituiscono come “struttura di sostegno” dello sviluppo comunicativo e linguistico del bambino, imparano a riconoscere e a dare significato alle produzioni del bambino che sono di difficile identificazione e sono più sensibili a rilevare i cambiamenti nello sviluppo del suo linguaggio. Nei bambini PT poter partecipare ad interazioni genitore-bambino ottimali è da considerarsi un aspetto cruciale per intervenire sulla riduzione del rischio che il ritardo del linguaggio si possa consolidare dopo i 3 anni.

Indice della Sezione

   

  » Prodotto editoriale di riferimento






» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
-
(Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma

» Costo
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