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Rassegna di lavori scientifici
L'intervento precoce nel bambino "parlatore tardivo"
a cura di Angela Santese,
Università La Sapienza, Roma
Bonifacio, S. (2003). L’intervento
precoce nel bambino “parlatore tardivo”.
In Caselli M.C., Mariani E., Pieretti M.,
Logopedia in età evolutiva: percorsi
di valutazione ed esperienze riabilitative,
(pp. 27-47). Edizioni del Cerro.
Introduzione
I bambini “parlatori tardivi” (PT) sviluppano
il linguaggio tra 24 e 36 mesi in assenza di deficit nell’area
uditiva, cognitiva, relazionale.
I criteri utilizzati per identificare un bambino PT riguardano:
- la dimensione del vocabolario inferiore a 50 parole differenti;
- la mancanza della combinazione di più parole in
un enunciato.
Spesso, in questi bambini:
1) la comparsa delle prime parole avviene intorno a 18 mesi,
età in cui i bambini con sviluppo tipico (ST) iniziano
la fase del linguaggio emergente in cui le parole
(10-50) sono usate in modo funzionale e crescono costantemente
di numero fino alla fase dell’esplosione del vocabolario,
tra i 20 e i 22 mesi;
2) l’incremento del vocabolario è molto più
lento dei coetanei che acquisiscono 5-10 parole al mese.
Dallo studio di Rescola e Achenbach (2002) il 16% dei bambini
che iniziano a parlare tardi, tra i 30 e 35 mesi presentano
ancora un vocabolario inferiore a 50 parole e un’assenza
della fase combinatoria.
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L’intervento clinico in presenza di un
bambino PT:
— deve essere flessibile cioè calibrato in relazione
all’esito della valutazione, alle caratteristiche del contesto
familiare, allo stile comunicativo dei genitori e del bambino,
ecc.;
— può far riferimento a diversi modelli d’intervento:
• centrati sul bambino, di tipo
diretto o di gruppo;
• centrati sui genitori, ai quali
si fornisce un supporto diretto, tipo training di gruppo o individuale;
• la combinazione di più
di una opzione.
Tali modelli hanno generato vari programmi centrati sull’interazione
genitore-bambino in cui le capacità comunicative e il linguaggio
vengono incrementate attraverso gli scambi conversazionali.
L’intervento clinico INTERACT
INTERACT (Interactive, Naturalistic, Tutorial, Empathic, Recoprocal,
Active, Communicative, Tuning) è un programma di prevenzione
e d’intervento clinico studiato in maniera specifica per
bambini “parlatori tardivi” identificati tra i 24
e i 30 mesi d’età. E’ centrato e costruito
sulla coppia genitore-bambino, rispetta le caratteristiche naturali
del processo di acquisizione del linguaggio e si pone come sostegno
allo sviluppo comunicativo e linguistico del bambino (scaffolding).
Tale modello è stato progettato facendo riferimento alla
teoria interazionista e socio-costruzionista, agli studi intrapresi
da Bonifacio e Hvastja Stefani e con il supporto dell’esperienza
clinica.
Questo tipo di intervento può essere applicato quando:
a) il linguaggio del bambino è emergente;
b) il bambino produce almeno alcuni atti di tipo richiestivo e/o
dichiarativo;
c) il bambino mostra interesse al linguaggio e ha capacità
di mantenere, sebbene per poco tempo, interesse per un’attività;
d) il genitore mostra alcuni atti comunicativi responsivi. Il
genitore responsivo è centrato e condivide il focus di
attenzione del bambino, si lascia guidare dal suo interesse, si
pone come struttura di sostegno.
La pratica dell’intervento, che rappresenta un
modo per organizzare gli scambi comunicativi tra il genitore e
il bambino, è altamente individualizzata per rispecchiare
le caratteristiche, i bisogni del bambino e della famiglia e può
essere così descritta:
1. La valutazione prima e dopo l’intervento.
La valutazione prima (utilizzata per individuare il livello di
sviluppo linguistico e comunicativo di partenza del bambino) e
dopo l’intervento (usata per verificare il progresso ottenuto)
si basa sulla combinazione di 2 approcci: la valutazione indiretta
e diretta.
— La valutazione indiretta utilizza 2 questionari per i
genitori:
• il Primo Vocabolario del Bambino nelle
versioni Gesti e Parole e Parole e Frasi (PVB, Caselli e Casadio,
1995);
• il Questionario delle capacità
socio-conversazionali di Girolametto (1997) che misura le capacità
di tipo assertivo e responsivo del bambino.
Questi strumenti offrono ai genitori l’opportunità
di conoscere il loro bambino in molti tipi d’interazioni
e di scoprire caratteristiche del suo comportamento comunicativo
sulle quali non avevano mai riflettuto.
— La valutazione diretta si basa sull’osservazione
dei comportamenti comunicativi della coppia genitore-bambino in
3 contesti diversi (gioco del far finta, GFF; gioco di costruzione
o didattico, GC; lettura del libro, L) che vengono poi analizzati
tramite due scale:
• la scala del bambino rileva i comportamenti
comunicativi di tipo assertivo, responsivo e considera il linguaggio
produttivo (numero di parole prodotte, composizione –nomi,
verbi, aggettivi, ecc.- del vocabolario, intellegibilità);
• la scala del genitore individua le caratteristiche
principali del comportamento comunicativo in funzione di tre macrocategorie:
tutorile, di controllo diretto e comportamenti asincronici/svalutativi.
2. Gli obiettivi generali
e specifici.
Gli obiettivi generali sono:
- incrementare la frequenza delle interazioni sociali tra genitore
e bambino migliorando la qualità dell’interazione
e della comunicazione;
- incrementare nel bambino lo sviluppo del linguaggio espressivo:
il lessico e la combinazione di più parole in un enunciato.
Gli obiettivi specifici si individuano in ciascuna coppia sulla
base delle caratteristiche del profilo comunicativo del bambino
e del genitore ottenuto con le procedure di valutazione.
3. Il programma.
Il programma comprende un massimo di 18 sedute distribuite i 6
mesi. Ogni mese, nella stessa settimana, la coppia partecipa a
3 sedute.
4. Le strategie.
Sulla base degli obiettivi generali e specifici dell’intervento
il logopedista propone delle strategie d’intervento. La
scelta delle strategie deve tener conto sia degli aspetti funzionali
del linguaggio del genitore che della funzione degli atti verbali
e non verbali del bambino.
Il logopedista sceglie e spiega la strategie, una per seduta,
con cui il genitore farà pratica. Alla fine della seduta
il logopedista consegna al genitore la scheda della strategia
per invitarlo a impiegarla con il bambino nei contesti quotidiani.
Vengono utilizzate 24 strategie distribuite in 4 gruppi:
A) strategie centrate sul bambino;
B) strategie che promuovono l’interazione;
C) strategie che modellano il linguaggio;
D) strategie che promuovono l’emergere del discorso.
Ciascun gruppo contiene alcune strategie di base che hanno la
funzione di rendere sensibile il genitore su ciò che dice
e fa il bambino e la loro applicazione si presenta necessaria
quando, all’inizio dell’intervento, il comportamento
comunicativo del genitore è scarsamente centrato sul bambino.
5. I materiali.
I contesti e i relativi materiali che permettono la realizzazione
delle strategie sono scelti dal lopedista e sono:
- il gioco del far finta (GFF) si progetta per promuovere
nel genitore comportamenti comunicativi con funzioni tutoriale;
- il gioco facilitante (GC) permette al bambino di selezionare
i materiali e il modo in cui possono essere usati; il bambino
in questo contesto è motivato a comunicare spontaneamente
con il suo interlocutore; si progetta per diminuire il controllo
diretto;
- il libro (L) stimola l’attenzione all’ascolto di
ciò che rappresenta un interesse per il bambino; il genitore
può estendere l’argomento di interesse del bambino
con descrizioni via via sempre più complesse; si progetta
per promuovere l’emergere del discorso.
Un esempio d’intervento: Luca (25 mesi)
Valutazione indiretta prima dell’intervento
— Vocabolario espressivo:
• 20 parole (come bambini di 16
mesi)
• la composizione del vocabolario
confrontata con i bambini con ST mostra valori inferiori nelle
categorie nomi comuni, aggettivi, verbi
— Capacità socio-conversazionali:
• capacità responsive sviluppate
• capacità assertive emergenti
Valutazione diretta prima dell’intervento
— Madre
• stile comunicativo prevalentemente
direttivo con presenza di comportamenti asincronici e svalutanti
— Bambino
• responsività
• capacità conversazionali
di tipo assertivo nel contesto GFF
• produttività: scarse capacità
verbali relativamente all’intellegibilità, all’imitazione
e alla produzione di parole
Obiettivi dell’intervento sulla base della valutazione
• incrementare il lessico con strategie che modellano il
linguaggio
• diminuire la direttività, l’asincronia e
aumentare la tutorialità della madre con strategie centrate
sul bambino e che promuovono interazioni
Prima fase dell’intervento
E’ stata affrontata la direttività con strategie
centrate sul bambino:
— Centrarsi sul bambino. La madre deve garantire
la massima disponibilità a comunicare con il bambino prestando
attenzione a tutti i suoi comportamenti, interpretandoli come
significativi e comunicativi e rispondendo ad essi con un comportamento
altrettanto comunicativo.
— Seguire l’interesse del bambino per condividere
l’attenzione di un centro di interesse comune.
— Commentare in diretta. Il genitore stimola l’ascolto
del linguaggio verbale commentando in modo contingente le azioni
del bambino per facilitare l’apprendimento di parole. Lo
scopo è quello di ridurre le domande chiuse per iniziare
a costruire un’interazione dialogica.
— Fare domande aperte come incoraggiamento per
sollecitare una risposta nel bambino.
La stimolazione a produrre enunciati di più parole è
stata affrontata con strategie che modellano il linguaggio:
— Imitare ed espandere in cui si riprende parte
o tutto l’enunciato del bambino aggiungendo solo quegli
elementi salienti che servono per trasformarlo in una frase semanticamente
completa e grammaticalmente ben formata.
Dopo 3 mesi à monitoraggio della crescita del vocabolario
espressivo tramite PVB
— 264 parole (simile a bambini di 24 mesi)
— i valori delle categorie lessicali sono simili a quelli
dei bambini con ST tranne nella categoria verbi che presenta ancora
un valore inferiore.
Seconda fase dell’intervento
Per promuovere l’ampiezza del vocabolario, l’intellegibilità
dell’eloquio e le combinazioni di più parole nell’enunciato
si sono utilizzate le seguenti strategie:
— Strategie che modellano il linguaggio:
• Imitare ed espandere.
• Stimolare l’apprendimento
di una parola target che consiste nell’offrire al bambino
frequenti opportunità d’uso di parole nuove di cui
comprende il significato, selezionate dal logopedista e che contengono
i suoni consonantici che già produce. Il genitore usa una
o due parole, selezionate da una lista di 20, in modo ripetuto,
almeno 5 volte con enfasi senza chiedere al bambino di ripeterle,
in contesti di gioco. Utile per ampliare il vocabolario.
• La ristrutturazione.
Il genitore espande, corregge gli errori di ciò che il
bambino ha appena detto con lo scopo di offrire un modello corretto
nella forma di frasi complesse. Utile per incrementare la complessità
del linguaggio produttivo.
— Strategie che promuovono il discorso:
• Creare una realtà immaginaria.
Nel gioco si fa finta di rappresentare una situazione (es. fare
la spesa) riferibile ad esperienze note al bambino. Il genitore
motiva il bambino a dialogare attraverso i personaggi del gioco
parlando al “posto di”.
• Descrivere eventi e immagini
in modo complesso aiuta il bambino ad esprimersi con un discorso
organizzato.
La valutazione al termine dell’intervento
Luca ha 30 mesi.
- L’ampiezza del vocabolario supera quella dei coetanei
e il valore della categoria verbi si colloca su valori simili
ai bambini con ST di pari età.
- I valori della responsività decrescono.
- I valori dell’assertività aumentano nel contesto
GC.
- La comunicazione passa da una prevalenza di atti comunicativi
non verbali ad un netto prevalere di atti verbali.
- Risultano più frequenti le domande che il bambino pone
all’adulto, il linguaggio è più intellegibile
e più frequenti sono le combinazioni di più parole
nella frase.
L’intervento ha favorito nel bambino il passaggio dalla
fase del linguaggio emergente in cui le poche parole
acquisite vengono usate in modo funzionale a quella del linguaggio
che si sta sviluppando caratterizzata da una rapida e continua
acquisizione di parole nuove in cui sono presenti le strutture
di base.
Lo stile comunicativo della madre si modifica: il controllo diretto
si abbassa nel contesto GFF favorendo un incremento dei comportamenti
tutoriali.
Conclusioni
Il programma d’intervento precoce INTERACT centrato sulla
diade genitore-bambino è un programma altamente personalizzato
sulla coppia e quindi permette di agire in modo molto calibrato
sul coinvolgimento attivo e creativo del genitore sintonizzato
sulle capacità comunicative del bambino. I genitori che
partecipano ad un programma d’intervento centrato sulla
diade, in cui sono gli agenti dell’intervento in quanto
si costituiscono come “struttura di sostegno” dello
sviluppo comunicativo e linguistico del bambino, imparano a riconoscere
e a dare significato alle produzioni del bambino che sono di difficile
identificazione e sono più sensibili a rilevare i cambiamenti
nello sviluppo del suo linguaggio. Nei bambini PT poter partecipare
ad interazioni genitore-bambino ottimali è da considerarsi
un aspetto cruciale per intervenire sulla riduzione del rischio
che il ritardo del linguaggio si possa consolidare dopo i 3 anni.
• Indice
della Sezione
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
- (Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La
Sapienza" Roma
» Costo
- Prezzo al pubblico = € 34,00
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