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» Il tirocinio nella formazione universitaria - Sezione Speciale - "Tirocinio"

Soggetti, ruoli e relazioni nel tirocinio


di Graziano Biraghi, Università Cattolica, Milano

Tavola 5

Nella percorso universitario degli studenti e delle studentesse aspiranti all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e delle scuola elementare, l’esperienza di tirocinio si colloca al centro di una serie di relazioni che si intrecciano sia sul fronte della formazione, sia sul fronte della ricerca (Tavola 5). E’ un modello circolare che aspira a mettere in contatto mondi tradizionalmente interagenti su dimensioni di tipo gerarchico dove all’università veniva assegnato il compito della ricerca educativa e alla scuola il compito dell’applicazione pratica (Mialaret, 1982; Scurati e Zanniello, 1993).
Nell’attuale stagione dell’Autonomia Scolastica la formazione e la ricerca assumono una dimensione più contestuale e si ampliano ruoli e funzione dei vari soggetti, al punto che ricerca e formazione diventano aspetti costitutivi di ciascuna istituzione scolastica e richiedono alti profili ai tradizionali mondi dell’accademia.
Proprio nella relazione università e scuola, il tirocinio in ambito universitario si delinea come motore di sviluppo proteso ad accompagnare, attraverso la formazione, lo sforzo di riflessione sull’educazione, sulla progettazione didattica, sulla cultura socio-organizzativa, sulla natura formativa delle conoscenze nel curricolo.

MODALITÀ, FORME E TEMI DEL TIROCINIO


Gli obiettivi previsti per le attività di tirocinio tendono a dar vita a modelli formativi con modalità di conduzione partecipata, forme di relazione tra i soggetti coinvolti, temi di approfondimento contestuali dove emergono azioni di accompagnamento, di corresponsabilità, di osservazione e di riflessione che favoriscono l’autoformazione e lo studio personale.
Dall’esperienza fin qui condotta, è possibile ricavare una prima sintesi di modalità, di forme e di temi che hanno bisogno di essere approfonditi e assunti per una loro conferma come elementi caratterizzanti l’impianto formativo (Tavola 6).
L’esperienza di tirocinio si colloca, quindi, al centro delle sinergie tra università e scuola, incrociando nella relazione supervisore/tirocinante/tutor tutta una serie di spunti teorici, di sequenze di attività, di strumentazione di analisi, di piani d’azione utili a costruire specifiche competenze professionali. Ne scaturisce, nella reciprocità tra i due mondi, un modello formativo basato sulla capacità di comprendere i contesti; calato nella realtà e concretezza della progettazione didattica e dell’organizzazione scolastica; centrato sulla dimensione del gruppo come momento dialogico, di elaborazione e di riflessività comune e personale; teso ad attribuire senso e significati all’esperienza formativa della studentessa, dello studente.

Tavola 6

Modalità
Forme
Temi
- La visita alle scuole, a scuole di metodo a strutture formative.
- L’incontro con l’esperienza, la professionalità e il lavoro dei docenti e dei dirigenti
- I piccoli gruppi di tirocinio situato e diretto secondo i criteri della territorialità
- Gli approfondimenti culturali, metodologici e didattici
- I seminari di confronto tra scuola e università
- Le giornate di mostra
- La presentazione nel sito universitario
- Costruire materiali e strumenti per accompagnare l’attività di tirocinio
- Assicurare continuità e raccordo
- Integrare e sviluppare percorsi di professionalizzazione
- Affrontare in modo critico e riflessivo le esperienze didattiche
- Definire problemi e ambiti di ricerca educativa
- Accompagnare percorsi di ricerca educativa
- Creare uno scambio proficuo tra laboratori ed esperienze di eccellenza nella scuola
- L’osservazione nella sua dimensione descrittiva, riflessiva e documentativa
- I ritmi nei processi di insegnamento / apprendimento; come la loro relazione incide sull’organizzazione scolastica
- Il rapporto tra curricolo e attività didattica: ambito di comunicazione, di scambio professionale e di documentazione dei processi
- La mediazione didattica come interazione tra insegnante, alunno e saperi trasversali e disciplinari.

LE RELAZIONI TRA I SOGGETTI COINVOLTI

Il tirocinio, nei tratti delineati, tende a diffondere i suoi effetti, in modo concentrico, nell’intero sistema formativo valorizzando continuità e complementarità degli apporti di tutti i soggetti coinvolti.
L’integrazione che si raggiuge mette in evidenza i tratti di una didattica tutoriale o tutorship caratterizzata da processi di aiuto e di sostegno nei processi di apprendimento, e da attenzione a predisporre condizioni, situazioni di interazione, repertori di strumenti e materiali utili a creare ambienti accoglienti e costruttivi protesi allo sviluppo del potenziale formativo delle persone coinvolte (Calvani, 2001, pp. 99-106). Ciò contribuisce a fornire ragioni ai passaggi sui quali si struttura l’esperienza del tirocinio: osservazione e analisi degli ambienti scolastici, progettazione degli interventi, realizzazione dell’attività prevista, documentazione dell’itinerario costruito, valutazione delle pratiche elaborate e delle ricadute.
I dati che emergono dallo scambio tra supervisori, dirigenti scolastici, tutor e tirocinanti sottolineano la natura evolutiva dell’esperienza formativa: dal primo ingresso più vicino al punto di vista dell’alunno, alla progressiva assunzione di ruolo nella conduzione dell’attività didattica e di sicurezza nella gestione della relazione educativa. Dalle verifiche effettuate nei gruppi presso le scuole, gli aspetti decisivi di questo sviluppo sono collocati:
- nell’impegno iniziale e continuo di osservazione, di descrizione e di riflessione sostenuto da strumenti di facile lettura, di agile ‘usabilità’ e congruenti con la natura aperta e partecipata dell’esperienza scolastica nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare,
- nell’inserimento del tirocinante nella molteplicità delle dimensioni del lavoro professionale a scuola. Svolgere compiti di osservatore, di progettazione e di programmazione insieme ai docenti, e di conduttore di attività didattiche in tempi e situazioni diverse, in condizioni protette, favorisce lo sviluppo di un personale stile di insegnamento e la costruzione di un rapporto paritario con i docenti caratterizzato da autenticità e da disponibilità nelle relazioni.

Ne emerge una proficua ricaduta per l’attività della scuola che, mettendo a disposizione la sua attività progettuale, può cogliere la presenza delle tirocinanti come una risorsa e una opportunità per lo sviluppo di esperienze innovative e per l’approfondimento di specifici temi di ricerca educativa dentro un quadro di formazione continua.
L’esperienza del tirocinio in ambito universitario ci colloca di fronte ad una reale opportunità di interazione tra teoria e pratica che privilegia modelli partecipati tra ricerca e formazione nel campo della didattica (Calidoni, 2000).

ORIENTAMENTI E SVILUPPI

Un primo orientamento per il miglioramento dell’esperienza riguarda l’aprofondimento delle opportunità che scaturiscono dall’azione di rimando diretto e indiretto tra università e scuola verso la ricomposizione di una circolarità feconda sul piano dello sviluppo della ricerca educativa. Da una parte la scuola che, a partire dall’accoglienza di tirocinanti, si preoccupa di scavare nelle sue pratiche per mettere in luce aspetti positivi e negativi da valorizzare o da migliorare. Dall’altra l’università che si offre come partner per cooperare nell’analisi e nella ricerca di soluzioni ai problemi e nella qualificazione di elementi di eccellenza, ma anche nel chiamare a collaborare le scuole in quelle dimensioni operative e di analisi applicata proprie dei laboratori.
L’obiettivo è costruire un’idea unitaria di scuola, di professione docente e dirigente, di sistema formativo.
Allo stato attuale il rapporto tra università e scuola ha bisogno di essere consolidato perché nella rete delle relazioni sono tre i nodi rilevanti.

1. Nel percorso universitario è necessario delineare in modo unitario l’idea di educazione, di istruzione e di formazione centrata sulla persona, a partire dalla persona dell’alunno, in grado di supportare e di orientare la preparazione culturale e pedagogica dei futuri docenti. In altre parole si avverte la necessità di una teoria della scuola e dell’educazione.

2. Occorre analizzare con adeguate modalità la ricaduta dell’esperienza di tirocinio nelle scuole per cogliere quali dimensioni di riflessività e di miglioramento ha prodotto.

3. La gestione del rapporto università e scuole ha bisogno di arricchirsi della possibilità di sviluppare il fronte della ricerca, attraverso l’introduzione di modelli formativi intensivi e estesi sul territorio, quindi locali, contestuali, reali (il che comporterebbe la predisposizione di risorse strumentali e di personale da giocare nella ricerca); oppure con l’individuazione di esperienze pilota (ciò comporterebbe una gestione più rigida delle convenzioni e situazioni scolastiche selezionate). Tuttavia è possibile anche una loro integrazione.

* tratto da "DIVENTARE INSEGNANTI, IL TIROCINIO TRA SCUOLA, UNIVERSITÀ E TERRITORIO, UNIVERSITÀ CATTOLICA DI MILANO, CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA"

Indice "Il tirocinio fra scuola, università e territorio"
Indice generale "Tirocinio"

   

  » Prodotto editoriale di riferimento








» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata al "DAP" per conoscere gli altri autori: clicca qui


» Costo

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