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- "Tirocinio"
Il tirocinio come percorso formativo integrato
(IV)
di Franco Biancardi, Dirigente scolastico,
supervisore coordinatore delle attività di tirocinio nell’Università
degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli –
Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea
in Scienze della Formazione Primaria
4. L’organizzazione del tirocinio
Tenuto conto della complessità delle variabili
in gioco, il tirocinio non può essere organizzato secondo
un approccio di tipo lineare ma occorre una modalità sistemica.
In primo luogo si evidenziano gli aspetti istituzionali, cioè
tutta quella serie di rapporti più o meno formalizzati
che si stabiliscono fra l’università e l’istituzione
scolastica accogliente; vi è poi il complesso dei rapporti
di natura spiccatamente gestionale che impegnano da un lato gli
organi accademici preposti al corso di laurea e, dall’altro,
la scuola sede del tirocinio; vi sono altresì i fattori
collegati al tutoring propriamente detto che coinvolge i tutor
operanti nell’università e quelli attivi a scuola;
infine emerge l’aspetto strettamente formativo che riguarda
lo studente, nella complessità delle sue relazioni sia
all’interno sia all’esterno dell’università.
In tal modo si struttura una rete organizzativa che vede, da un
lato, i supervisori impegnati in sede universitaria guidare ed
orientare gli studenti, dall’altro i docenti mèntori
operanti nelle sedi scolastiche attivare e sostenere le esperienze
formative nelle concrete situazioni didattiche; è naturale
che fra supervisori e mèntori debba sussistere un condiviso
ed esplicito patto collaborativo di tutoring come risultato di
una preliminare convenzione stipulata fra la sede universitaria
e l’istituzione scolastica. In questa logica organizzativa
è pure fondamentale la preventiva stipula di uno specifico
contratto formativo fra il tirocinante ed il suo supervisore.
È altresì necessario assicurare un costante raccordo
fra i vari momenti formativi per garantire un continuum esperienziale
che consenta al tirocinante una sicura progressione nei livelli
di competenza ed abilità, fino alla definizione di una
solida professionalità in fieri.
La gradualità dei passaggi va definita e salvaguardata
già al momento della progettazione dell’itinerario
formativo delle attività di tirocinio didattico. In sintonia
con i già citati orientamenti provenienti dalle disposizioni
normative relative all’organizzazione del corso di laurea,
emerge l’opportunità di scandire il percorso in quattro
fondamentali fasi, ciascuna delle quali corrisponde ad ognuno
degli attuali quattro anni accademici (comunque, è già
in fase organizzativa la triennalizzazione del corso di laurea
e la successiva biennalità di specializzazione, in sintonia
con il già vigente ordinamento didattico universitario
generale e con la recente riforma del sistema nazionale d’istruzione
e di formazione di cui alla legge n.53/2003).
Il vigente 1° biennio è propedeutico, comune alla scuola
dell’infanzia ed alla scuola elementare, e rappresenta la
“piattaforma” su cui edificare la struttura della
futura professionalità docente; la sua finalità
è quella di fornire una preparazione di base comune nelle
scienze dell’educazione oltre che nelle seguenti aree disciplinari:
linguistico-letteraria, delle lingue straniere, storico-geografica
e matematico-scientifica. Il biennio d’indirizzo ha l’obiettivo
di dotare i futuri insegnanti delle competenze specifiche e dei
metodi di ricerca.
La seguente scansione delle attività di tirocinio trova
fondamento nelle disposizioni generali relative all’organizzazione
del corso di laurea e si richiama alle più significative
esperienze già attivate in Italia, fra le quali si segnalano
quelle caratterizzanti il curricolo formativo messo a punto nell’Istituto
Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli.
È opportuno evidenziare, a tale riguardo, che le attività
di tirocinio, proprio per le loro caratteristiche di accentuata
flessibilità e di spiccata tendenza alla realizzazione
di esperienze sinergiche ed integrate nell’economia del
complessivo curricolo formativo universitario, hanno l’esigenza
di articolarsi in almeno tre essenziali momenti, che si incrociano
e si completano a vicenda:
- tirocinio diretto : è costituito da tutte le attività
esperienziali che il tirocinante effettua “in situazione”,
cioè nella concretezza della quotidiana pratica educativa,
con la guida e l’assistenza del suo tutor o supervisore
universitario e dei mentori operanti nella struttura scolastica
d’accoglienza.
- Tirocinio indiretto: rappresenta la fase della riflessione e
dell’analisi “a mente fredda” delle esperienze
svolte, da effettuare in ambiente universitario e/o scolastico,
con la guida del tutor universitario.
- Autoformazione : è l’attività di studio,
di ricerca, di riflessione e di analisi condotta dal tirocinante
in autonomia e successivamente verificata e discussa con il tutor.
Passiamo ora ad esaminare nello specifico l’articolazione
annuale delle attività di tirocinio, precisando che, al
termine di ciascuna annualità, il tirocinante discute con
il suo tutor e con un componente del gruppo di coordinamento una
relazione sulle esperienze svolte, evidenziando anche tutti i
possibili collegamenti con le conoscenze teoriche acquisite durante
le lezioni accademiche.
Il 1° anno di corso è dedicato alla
fase dell’accoglienza: lo studente riceve dal suo tutor
universitario ogni utile informazione e sostegno per fruire appieno
dei vari momenti formativi. Una particolare cura va dedicata alla
predisposizione, alla consegna ed all’illustrazione della
modulistica di supporto e, soprattutto, del kit formativo che
accompagnerà lo studente nel suo percorso sia come indispensabile
strumento di lavoro e di riflessione sia come testimonianza storica
della sua graduale crescita esperienziale.
Un altro importante elemento caratterizzante il 1° anno è
dato dalla stipula del contratto formativo con lo studente, mediante
il quale il tirocinante ed il suo tutor s’impegnano reciprocamente,
ciascuno per la sua parte di responsabilità, ad intraprendere
e condurre a buon fine l’itinerario formativo, prestabilendo
fra l’altro alcune essenziali regole di comportamento da
parte dello studente stesso. Per quanto riguarda specificamente
le esperienze da attivare, esse sono incentrate sull’osservazione
dell’ambiente educativo, con particolare interesse per le
dinamiche relazionali, considerato che queste sono alla base di
qualsiasi corretta impostazione del rapporto educativo. Una specifica
attenzione viene riservata ad una prima lettura degli Orientamenti
e dei Programmi didattici vigenti nella scuola di base e ad un’iniziale
esame del POF (Piano dell’Offerta Formativa) della scuola
accogliente.
Nel 2° anno di corso le attività di
osservazione allargano il loro campo d’attenzione alle competenze
metodologiche-didattiche che rappresentano indubbiamente uno degli
assi portanti della professionalità docente. Nello specifico,
il tirocinante segue i mentori dell’istituzione scolastica
accogliente nella graduale realizzazione di alcune significative
fasi della programmazione didattica nella scuola dell’infanzia
e nella scuola elementare quali, ad esempio, attività e
“lezioni”; in tal modo egli ha l’opportunità
di integrare sul piano operativo le conoscenze e le riflessioni
teoriche acquisite durante gli “insegnamenti di cattedra”,
sperimentando in prima persona l’inevitabile scarto esistente
fra teoria e pratica e, quindi, la necessità che tale scostamento
sia attenuato dal sapiente intervento dell’educatore nelle
concrete contingenze educative.
Un altro importante obiettivo delle esperienze di tirocinio nel
2° anno di corso è rappresentato dall’altrettanto
indispensabile acquisizione della consapevolezza dell’importanza
della fase progettuale, preliminare a qualsiasi azione ed intervento
formativo. Il primo documento oggetto di analisi è ancora
il POF, con una particolare attenzione alla programmazione educativa
ed a quella didattica. Altri documenti sui quali incentrare mirate
attività di analisi e di riflessione sono costituiti dagli
stessi vigenti Orientamenti del ’91 per la scuola dell’infanzia
e dai programmi didattici per la scuola elementare dell’85.
Ulteriori aree di analisi sono rappresentate dai “saperi
essenziali” e dal complesso delle norme attinenti l’autonomia
delle istituzioni scolastiche, compreso il susseguente Regolamento
applicativo. Lo studente, inoltre, partecipa ad alcune fasi di
elaborazione progettuale, a livello micro e macro.
Terminato il 1° biennio, il tirocinante inizia un nuovo percorso
nel biennio cosiddetto “d’indirizzo”, cioè
finalizzato alla formazione docente nella scuola dell’infanzia
o nella scuola elementare. È evidente che ciascun biennio
ha le sue peculiari articolazioni funzionali alla precipua formazione
professionale; in ogni caso è possibile individuare le
essenziali e comuni aree formative. Nel corso del 3° anno
lo studente acquista consapevolezza e conoscenza dei vari livelli
e dei vari modelli dell’organizzazione scolastica nelle
molteplici dimensioni diacroniche e sincroniche, soffermandosi
su progetti, programmazioni e progettazioni. Egli, inoltre, progetta
e realizza, in sintonia con il POF della scuola accogliente, unità
o moduli formativi con l’assistenza del suo tutor e del
mentore ed al termine procede alle attività di verifica,
riflessione e valutazione. In tal modo il tirocinante ha la possibilità
di sperimentare in prima persona le conoscenze teoriche acquisite,
verificandole opportunamente attraverso le esperienze fino a quel
momento vissute. La relazione annuale finale, evidentemente, deve
tener conto di questi importanti momenti formativi.
Nel 4° e finale anno di corso, il tirocinante
effettua tutta una serie graduale di esperienze per imparare a
gestire l’intero processo d’insegnamento / apprendimento,
dalla fase della progettazione sino alla verifica e valutazione
finale. Una speciale attenzione è riservata alle attività
di verifica e valutazione in un contesto più generale di
valutazione della pertinenza, dell’efficienza e dell’efficacia
del complessivo servizio scolastico.
Al termine dell’intero percorso formativo lo studente elabora
una tesi conclusiva delle attività di tirocinio, da presentare
in sede di laurea, in cui, individuata preliminarmente un’area
professionale di riflessione, riassume e sistematizza tutte le
sue esperienze, evidenziando ogni possibile collegamento con gli
insegnamenti di cattedra.
Secondo la disposizione normativa inserita in ultima battuta (e
provvidenzialmente) nell’art.5 della già citata Legge
53/2003, la laurea in Scienze della Formazione Primaria costituisce
titolo abilitante a tutti gli effetti all’esercizio della
professione docente. Alla luce di questa disposizione, il tirocinio
assume, dunque, una valenza formativa straordinariamente importante.
Un’ultima doverosa annotazione riguarda
l’attuale possibilità per lo studente di seguire,
a partire dal terzo anno di corso (ma anche successivamente) un
curricolo specialistico biennale per l’insegnamento agli
alunni diversamente abili; si tratta di 400 ore complessive (200
per ciascun anno) fra lezioni teoriche e attività di tirocinio
da effettuare naturalmente in sezioni o classi in cui sono presenti
questi alunni. Fin dall’inizio questo percorso “a
latere”, indubbiamente facilitato e, forse, anche eccessivamente
facilitante l’accesso ad incombenze educative eccezionalmente
complesse e delicate, ha suscitato non poche perplessità,
anche tenendo conto delle precedenti esperienze di formazione
dei docenti di sostegno svolte da vari Enti e che, pur fra luci
ed ombre, assicuravano comunque una preparazione almeno formalmente
più adeguata e maggiormente rispondente ad una logica di
formazione integrata in un contesto di molteplici sinergie territoriali
fra Enti formativi e strutture di assistenza e di riabilitazione.
È indubbio che il curricolo specialistico dovrà
essere ristrutturato, anche nell’ottica della complessiva
riorganizzazione dell’intero corso di laurea prevista dalla
legge 53/2003.
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"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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