» Le teorie - Sezione Speciale
- "Tirocinio"
Il tirocinio come percorso formativo integrato
(III)
di Franco Biancardi, Dirigente scolastico,
supervisore coordinatore delle attività di tirocinio nell’Università
degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli –
Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea
in Scienze della Formazione Primaria
3. Il tirocinio come percorso formativo integrato
L’introduzione di uno specifico percorso
di tirocinio nel curricolo del corso di laurea si colloca nell’ambito
di una più generale ricerca di rinnovamento identitario
dell’università nel suo rapporto con la società
circostante, obiettivamente ipercomplessa, policentrica e densa
di prospettive di sviluppo, specialmente in dimensione multiculturale
ed interculturale. A questo proposito, il tirocinio si propone
come uno dei fondamentali strumenti d’innovazione metodologica
del corso di studi, qualificandosi come cerniera di collegamento
fra l’universo dei saperi ragionati ed il mondo dei saperi
agiti nelle molteplici situazioni operative quotidiane. È
in tal senso che le attività di tirocinio rappresentano
una risorsa preziosa almeno a tre livelli: il primo si riferisce
alla già evidenziata esigenza di costante incrocio e ricomposizione
fra teoria e pratica lavorativa e che si sostanzia in una dimensione
di circolarità evolutiva; il secondo livello riguarda l’utilizzazione
delle esperienze di tirocinio come preziosa risorsa per la pratica
scientifica, visto che questa si alimenta proprio grazie alle
costanti verifiche in situazione. I vantaggi, tuttavia, non riguardano
solo il ricercatore ma lo stesso studente che ha modo di approfondire
la strumentazione scientifica ai fini del proficuo esercizio professionale.
Il terzo livello, non certo ultimo in ordine d’importanza,
investe direttamente la dimensione politica del sistema formativo
integrato a livello territoriale in quanto le esperienze di tirocinio
sollecitano, inevitabilmente, le varie istituzioni coinvolte a
ripensare al loro ruolo e all’efficacia dei loro interventi;
in pratica, una scuola che accoglie i tirocinanti vive un’importante
esperienza di riflessione circa la sua stessa organizzazione metodologico-didattica
e strutturale, uscendo in tal modo da una situazione di sostanziale
autoreferenzialità per ripensare dinamicamente se stessa
ed i suoi rapporti con le realtà esterne. Il tirocinio,
in effetti, è una sorta di specchio in cui chi si prepara
a svolgere le delicatissime funzioni educative vede riflessa non
tanto la propria immagine globale di professionista in situazione
quanto l’insieme dei problemi professionali a cui tentare
di dare una risposta, mentre, sul versante dei docenti già
operanti full time nell’istituzione accogliente, si crea
un’importante occasione di verifica e di valutazione complessiva
del proprio operato sia come singoli che nell’ambito dei
gruppi. Le esperienze di tirocinio, in definitiva, non costituiscono
soltanto, per consolidata definizione, il “felice”
terreno d’incontro fra teoria e pratica ma si configurano
come lo spazio aperto ad ogni possibile inferenza in cui si confrontano
indicazioni teoriche e prassi didattiche, nel quale si realizza
un’integrazione dinamica tra la cultura del conoscere e
quella del fare ed in cui l’insegnante professionista è
chiamato, in ultima analisi, ad offrire costantemente il suo originale
contributo in termini non solo di estemporanea creatività
prassica ma anche di attenta e consapevole progettualità
sperimentale ed innovativa. L’idea che informa tutto il
processo è, perciò, quella del learning by doing.
Il tirocinio didattico si pone, pertanto, come teatro del confronto
dialettico fra saperi ed implica ad substantiam apprendimenti
assolutamente nuovi ed originali; è in tal senso che questo
percorso formativo assume le caratteristiche di autonomo processo
di crescita professionale in termini di consapevolezza e di responsabilità
e diventa una peculiare pratica riflessiva, oltre a rappresentare
per il tirocinante l’ideale luogo di osservazione e di valutazione
della professione agita e del correlato status sociale.
Un ulteriore, speciale approfondimento merita il processo d’integrazione
fra teoria e prassi: lo studente dev’essere guidato e progressivamente
accompagnato a notare come i singoli fattori del complessivo processo
educativo siano riconducibili al tutto e come sia diretto e congiunto
il rapporto tra i fini ed i mezzi.
È importante, soprattutto, che lo studente si abitui a
considerare e, di conseguenza, a vivere le esperienze di tirocinio
non come un adempimento formale, a latere del curricolo universitario
statutario, bensì come l’indispensabile specificazione
professionalizzante dell’intero itinerario formativo. È
in questa logica che il progetto di tirocinio si articola in specifiche
fasi, scandite annualmente, in modo da creare e sostenere tutti
i necessari collegamenti con i cosiddetti “insegnamenti
di cattedra” in corrispondenza della graduale implementazione
formativa dei vissuti professionalizzanti agiti nel contesto delle
Istituzioni scolastiche “accoglienti”.
Un’ultima notazione riguarda il fatto, spesso misconosciuto,
che è proprio grazie alle attività di tirocinio
che la scuola “militante” può far sentire al
mondo universitario tutto il peso ed il valore della sua esperienza,
evidenziando in maniera decisiva l’esigenza di una formazione
dell’insegnante forte, flessibile, unitaria ed integrata.
La società ha sempre più bisogno di educatori competenti
perché padroni delle discipline, flessibili perché
esperti delle varie metodologie, aperti perché capaci di
interagire fra loro e con le diverse espressioni sociali, sensibili
perché preparati a conoscere l’allievo e ad instaurare
con lui un rapporto empatico. La società, in breve, ha
bisogno di insegnanti poliedrici, idonei a rispondere con tempestività
ed efficacia alle formidabili sfide educative dei nostri tempi.
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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