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- "Tirocinio"
Il tirocinio come percorso formativo integrato
(II)
di Franco Biancardi, Dirigente scolastico,
supervisore coordinatore delle attività di tirocinio nell’Università
degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli –
Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea
in Scienze della Formazione Primaria
2. Il progetto di tirocinio
Abbiamo già accennato all’importanza
del tirocinio didattico nell’economia del corso di laurea
in Scienze della formazione primaria.
Se si esaminano analiticamente gli obiettivi formativi di tale
curricolo, lucidamente delineati nell’allegato A al D.M.
26.5.98, si percepisce chiaramente la presenza di un tipico modello
pedagogico di riferimento grazie al quale si intende costruire
un forte profilo professionale dell’insegnante, configurato
non soltanto in termini di peculiari attitudini e di competenze
ma incentrato anche sull’urgente recupero e valorizzazione
di una dimensione etica in grado a sua volta di sollecitare ed
agevolare un deciso processo di rilegittimazione della funzione
educativa sul piano sociale. L’allegato A rappresenta, dunque,
un vero e proprio manifesto pedagogico per gli educatori dei nostri
tempi, articolato in 12 punti.
Al primo punto si legge che l’insegnante “deve
possedere adeguate conoscenze nell’ambito dei settori disciplinari
di propria competenza, anche con riferimento agli aspetti storici
ed epistemologici”. Vi è qui un diretto, immediato
riferimento alla valenza di competenze di natura strettamente
disciplinare sorrette da sicuri approfondimenti a livello storico
ed epistemologico al fine di non incorrere, ancora una volta,
in un sapere che, seppure enciclopedico, rischia di rivelarsi
non pienamente fruibile da parte dei soggetti in formazione in
quanto didatticamente non sostenuto.
Nel 2° punto è prontamente presente un invito all’educatore
affinché ascolti, osservi e comprenda gli allievi “durante
lo svolgimento delle attività formative, assumendo consapevolmente
e collegialmente i loro bisogni formativi e psicosociali al fine
di promuovere la costruzione dell’identità personale,
femminile e maschile, insieme all’auto-orientamento”.
È qui molto evidente la preoccupazione di dotare gli educatori
degli indispensabili strumenti di percezione e di mediazione psico-sociale
per attivare corretti percorsi di formazione integrale della personalità
individuale e sociale, processo questo in cui, evidentemente,
per l’educando la progressiva costruzione del sapere si
contestualizza e si radica in un ambiente psico-sociale significativo
e motivante, idoneo a favorire anche ogni opportuno processo di
auto-orientamento, indispensabile per la formazione di uomini
e donne coscienti e responsabili, oltre che maturi sotto un profilo
culturale.
Il 3° punto è la naturale prosecuzione ed integrazione
del precedente in quanto vi è presente l’invito ad
“esercitare le proprie funzioni in stretta collaborazione
con i colleghi, le famiglie, le autorità scolastiche, le
agenzie formative, produttive e rappresentative del territorio”.
Si tratta del recupero e della valorizzazione della professionalità
sociale dell’insegnante il quale, più in una dimensione
di collegialità e di condivisione delle responsabilità
che in quella individuale, è chiamato ad esercitare il
suo insostituibile ruolo storico di promotore di senso sociale.
L’esplicito segnale al recupero dell’idea di educazione
integrata che si svolge non soltanto nelle sedi scolastiche istituzionalmente
a ciò deputate ma che vede nelle risorse territoriali l’occasione
di proficue esperienze di “aule decentrate” rappresenta
la ferma volontà di storicizzare ed ambientalizzare la
complessiva azione educativa, in una logica di co-educazione esercitata
da tutti coloro che, ai diversi livelli funzionali e di responsablità,
si trovano a gestire le molteplici realtà territoriali.
A riprova di tutto questo, il susseguente punto 4 raccomanda all’insegnante
di “inquadrare, con mentalità aperta alla critica
e all’interazione culturale, le proprie competenze disciplinari
nei diversi contesti educativi”. Nello specifico, risulta
evidente la necessità dell’attivazione di percorsi
formativi multidirezionali in cui la cultura codificata non sia
più costretta in una sorta di monodimensionalità
autolegittimantesi e sostanzialmente configurata su basi quasi
esclusivamente disciplinaristiche ma si contestualizzi e si espanda
pervasivamente in senso orizzontale oltre che verticale, pronta
a cogliere ogni occasione di libero confronto dialettico con le
“culture altre” in uno scenario storico oggi caratterizzato
dalla diffusa interculturalità e dal policentrismo ideologico
e che, indubbiamente, marcherà queste caratteristiche di
fondo ancora di più nel futuro.
Nel 5° punto si raccomanda all’insegnante di “continuare
a sviluppare e approfondire le proprie conoscenze e le proprie
competenze professionali, con permanente attenzione alle nuove
acquisizioni scientifiche”. È inequivocabile l’attenzione
ad una professionalità docente che si costruisce e si aggiorna
in itinere non soltanto su base empirica-esperienziale ma anche
sulla scorta di un aggiornamento puntuale e mirato in grado esso
stesso di riorientare al meglio la quotidiana azione educativa.
In quanto professionista a pieno titolo, l’insegnante, come
d’altronde qualsiasi altro professionista, ha il dovere
di non trascurare la costante riqualificazione professionale non
tanto per restare genericamente “al passo coi tempi”
quanto per meglio promuovere un’incisiva ed innovativa azione
culturale in tutta la società, nel ruolo di sollecitatore
e di “regista” seppure in collaborazione con le altre
realtà territoriali, ad esempio la famiglia ed i centri
territoriali che, in forma diretta o indiretta, cogestiscono nel
loro complesso i processi educativi nel sociale.
Il 6° punto invita l’educatore a “rendere significative,
sistematiche, complesse e motivanti le attività didattiche
attraverso una progettazione curricolare flessibile che includa
decisioni rispetto ad obiettivi, aree di conoscenza, metodi didattici”.
Si entra qui nel vivo delle caratteristiche tecniche della nuova
professionalità docente, sottolineando come la pur innegabile
necessità di una programmazione curricolare tecnicamente
corretta ed orientata debba pur essere affiancata da capacità
progettuali più ampie ed improntate alla flessibilità
ed alla decisionalità; si tratta di due elementi fondamentali
per assicurare la storicizzazione ambientale delle azioni educative,
tenendo conto delle molteplici e sovente discordanti variabili
che entrano in gioco ed anzi trattandole non come fattori di perturbazione
bensì come preziose occasioni per ricalibrare tempestivamente
gli interventi formativi. La stessa attenzione che nel punto 6
si dà alle aree di conoscenza piuttosto che ai contenuti
in qualche modo standardizzati è il segnale di una nuova
sensibilità ai domìni dei saperi extracurricolari
che certamente sfuggono in gran parte ad ogni pur attenta pianificazione
preliminare dei contenuti curricolari ma che pure rappresentano
una buona parte dell’universo cognitivo di ciascun educando.
L’ultima nota d’attenzione va ai metodi didattici
da utilizzare in modo creativo più che rigoroso, adattandoli
ai vari contesti ed alle molteplici situazioni, in modo da scongiurare
il sempre presente pericolo di vuoti tecnicismi autoreferenziali.
Il 7° punto raccomanda all’insegnante di “rendere
gli allievi partecipi del dominio di conoscenza e di esperienza
in cui operano, in modo adeguato alla progressione scolastica,
alla specificità dei contenuti, alla interrelazione contenuti/metodi,
come pure all’integrazione con altre aree formative”.
In questo caso si tratta, nel concreto, di far sì che l’allievo
diventi pienamente consapevole dei propri percorsi formativi imparando
a gestirli con progressiva autonomia, rendendosi così protagonista
della sua crescita culturale e, soprattutto, umana.
L’8° punto è dedicato all’esigenza di organizzare
la scuola come un significativo e creativo ambiente inteso non
tanto come indispensabile scenario per l’attuazione di determinati
percorsi di conoscenza quanto come luogo fisico e psichico dell’intenzionalità
dell’agire educativo, perciò già di per sé
stimolatore e sostenitore di processi formativi di ampio respiro,
da esplicitare sia nella dimensione individuale sia in quella
comunitaria; in tal senso il ruolo dell’educatore è
quello di “regista” (“organizzare il tempo,
lo spazio, i materiali, anche multimediali, le tecnologie didattiche
per fare della scuola un ambiente per l’apprendimento di
ciascuno e di tutti).
Nel 9° punto si sottolinea l’importanza per un buon
insegnante di saper gestire la comunicazione con gli allievi e
fra loro, in quanto fondamentale strumento non solo di trasmissione
culturale ma anche di comune crescita dei livelli esperienziali
e cognitivi, grazie al costante incontro e confronto delle idee
e delle sensibilità individuali; (“gestire la comunicazione
con gli allievi e l’interazione tra loro come strumenti
essenziali per la costruzione di atteggiamenti, abilità,
esperienze, conoscenze e per l’arricchimento del piacere
di esprimersi e di apprendere e della fiducia nel poter acquisire
nuove conoscenze”).
L’insegnante, inoltre, (ed è questo il contenuto
del 10° punto) è chiamato a farsi promotore del cambiamento
in un’ottica di cooperazione da attivare sia fra reti di
scuole sia fra scuola e mondo del lavoro, per agevolare il graduale
passaggio dalla fase cognitiva a quella applicativa (promuovere
l’innovazione nella scuola, anche in collaborazione con
altre scuole e con il mondo del lavoro).
L’11° punto riguarda l’essenziale momento della
verifica e della valutazione delle attività di insegnamento
e di apprendimento e dell’azione globale della scuola, in
una complessiva logica di autovalutazione del sistema scuola strettamente
correlata all’ampliamento ed alla qualificazione dei fattori
di qualità del servizio.
Il 12° punto, infine, fa esplicito riferimento all’assunzione
da parte del docente di uno specifico ruolo sociale nel quadro
dell’autonomia scolastica. Non mancano, peraltro, i riferimenti
alla composita e complessa realtà civile e culturale italiana
ed europea in cui si pone l’urgenza storico – pedagogica
di significative aperture interetniche per favorire l’integrazione
di allievi provenienti da altre culture.
Sulla base di quanto esplicitato dall’allegato
A, è possibile individuare e descrivere quattro macro aree
caratterizzanti il portfolio delle competenze oggi richieste all’insegnante
della scuola di base; a ciascuna area corrispondono specifiche
capacità ed abilità professionali. Le quattro aree
sono classificabili in due blocchi: il primo è strettamente
connesso alle competenze di natura metodologico-didattica e comprende
l’area delle conoscenze epistemologiche e della progettazione
didattica e l’area dell’azione metodologica; il secondo
blocco è afferente alle qualità relazionali ed a
quelle più marcatamente personali. È evidente che
la nuova professionalità docente emerge dalla sinergica
combinazione dei fattori distintivi di ciascuna area; il corso
di laurea in Scienze della formazione primaria, pertanto, si configura
da questo punto di vista come specificamente professionalizzante.
1. – Area delle conoscenze epistemologiche e
della progettazione didattica
Si articola nelle capacità/abilità
di:
a) individuare e discriminare idee chiave e contenuti
fondamentali relativi ai saperi essenziali;
b) essere in grado di rilevare ed analizzare
i bisogni formativi degli alunni avvalendosi di specifiche metodologie;
c) stabilire obiettivi formativi chiari e ragionevoli,
con precise scansioni temporali nel breve, medio e lungo periodo;
d) precisare i tempi e le modalità di
realizzazione;
e) identificare tecniche idonee e strumenti efficaci;
f) progettare e realizzare appropriate procedure
e tecniche di osservazione, verifica e valutazione.
2. – Area dell’azione
metodologica.
Si articola nelle abilità/capacità
di:
a) accertare gli specifici bisogni formativi
degli educandi e, in particolare, le peculiari esigenze conseguenti
da condizioni di handicap e/o di svantaggio socio-culturale, oltre
che dalle varie situazioni di difficoltà di inserimento.
Una speciale attenzione meritano tutte le situazioni di ritardo
cognitivo o di disadattamento sociale riguardanti immigrati, nomadi
e, in genere, individui che vivono in situazioni di emarginazione
o di devianza;
b) adeguare le metodologie didattiche, selezionare
e differenziare i materiali, organizzare i tempi ed i ritmi d’intervento
educativo in relazione a tali diversità;
c) selezionare ed organizzare metodi e tecniche
per attivare proficui percorsi di apprendimento;
d) essere in grado di gestire in modo flessibile
e mirato i processi d’insegnamento-apprendimento e di proporre
i contenuti disciplinari in forma lineare, attraente e motivante;
e) avvalersi nei processi didattici dei vari
linguaggi analogici e digitali.
3. – Area delle relazioni interpersonali
Si articola nelle abilità/capacità
di:
a) lavorare in gruppo nei vari momenti e contesti
di progettazione e programmazione dell’attività educativo-didattica;
b) essere in grado di partecipare attivamente
a gruppi di lavoro particolarmente orientati alla produzione di
idee e di materiali originali, in una dimensione operativa di
forte progettualità sperimentale ed innovativa;
c) costruire e mantenere proficue relazioni professionali
nell’ambito della complessiva organizzazione scolastica;
d) essere disponibili ad accettare consigli e
suggerimenti provenienti dai docenti esperti, dai docenti tutor
e dai colleghi;
e) creare un accogliente e sereno clima d’aula;
f) costruire e mantenere relazioni empatiche
con gli alunni;
g) realizzare un proficuo e duraturo rapporto
di reciproco ascolto e di mutua assistenza con le famiglie degli
alunni, da un lato, e con le altre agenzie formative, intenzionali
e non, istituzionali e non formalizzate, operanti nel territorio,
dall’altro.
4. – Area delle qualità
personali.
a) affidabilità sul piano umano e professionale;
b) puntualità;
c) impegno;
d) capacità organizzative e di pianificazione
del lavoro;
e) flessibilità;
f) capacità di relazioni interpersonali;
g) flessibilità;
h) capacità di autovalutazione;
i) disponibilità alla formazione continua
ed alla costante riqualificazione professionale.
Queste quattro aree, dunque, configurano tipicamente
il corso di laurea in Scienze della formazione primaria predisponendo
tutte le condizioni per la legittimazione del titolo finale come
laurea pienamente abilitante all’esercizio delle funzioni
educative. Una delle sue più rilevanti caratteristiche
innovative è data dal fatto di essere stato ideato ed organizzato
secondo il sistema europeo ECTS dei crediti didattici e formativi
che, nello specifico, si conseguono non soltanto mediante la frequenza
delle lezioni di cattedra ed il superamento dei relativi esami
ma anche con la partecipazione a tutte le attività di tirocinio
didattico e di laboratorio.
In particolare, il curricolo formativo viene organizzato nei seguenti
momenti:
a) lezioni accademiche, funzionali per struttura,
contenuti e metodologie alle specifiche conoscenze ed alle distintive
competenze professionali da acquisire. In tal modo si supera la
tradizionale impostazione di tipo lineare-trasmissivo e si offrono
nuovi ed ampi spazi a momenti di significativa interazione dialettica
con gli studenti.
b) Contenuti disciplinari. Anche in questo caso
i contenuti sono selezionati e veicolati con particolare attenzione
agli statuti epistemologici, alla traducibilità metodologico-didattica
ed alla significatività e rispondenza per tutto ciò
che attiene alla nuova professionalità docente.
c) Tirocini e laboratori, articolati in moduli
flessibili e strutturati per rispondere funzionalmente e tempestivamente
ai bisogni formativi dei futuri docenti, dotandoli degli indispensabili
strumenti tecnico – operativi e ponendo così le premesse
affinché ciascuno di essi possa in seguito proseguire autonomamente
il proprio individuale progetto di crescita sul piano culturale,
in generale, e su quello professionale, in particolare.
È molto interessante notare come nel nostro
paese molti corsi di laurea in Scienze della formazione primaria,
a seguito della positiva influenza esercitata dalla modularità
e dalla flessibilità delle attività di tirocinio
e di laboratorio, si siano rapidamente organizzati secondo logiche
di natura “liceale” nel senso di predisporre percorsi
di studio in cui la mentalità del tutoring continuo investe
tutti i momenti formativi e non solo quelli istituzionalmente
collegati alle esperienze “pratiche”. In tal modo
si è riusciti in molte realtà, fra cui quella dell’Istituto
Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, a
superare il tradizionale sistema del cosiddetto servizio universitario
“self- service”, a totale responsabilità dello
studente, al quale viene accollato in toto l’onere della
puntuale fruizione di servizi didattici in qualche modo standardizzati,
cioè configurati sulla base ipotetica di un “ideal-tipo”
di studente che, naturalmente, non esiste né mai potrà
esistere nella realtà. La struttura organizzativa di tipo
“liceale” ha consentito, dunque, contrariamente a
quanto paventato dai detrattori della prima ora, di responsabilizzare
ulteriormente lo studente rendendolo pienamente cosciente e consapevole
del suo percorso formativo e permettendogli così di interagire
dialetticamente e dinamicamente con le varie figure professionali
accademiche, in primo luogo, evidentemente, con i supervisori
delle attività di tirocinio e di laboratorio.
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
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- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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