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La progettazione negoziale (II)

Appunti su un modello pedagogico-didattico sperimentato nella scuola dell’infanzia

Isabella Benzoni, direttrice didattica, Irre Liguria

Programma del seminario di studio:
"LA PROGETTAZIONE NEGOZIALE NELLA SCUOLA DELL'INFANZIA"
Camogli (Ge) - 21/22/23 marzo 2003


Elementi metodologico-didattici

I mediatori

La progettazione negoziale prevede l'utilizzo di mediatori di apprendimento finalizzati a decentrare al gruppo di bambini "il controllo" della situazione didattica, garantendo interazioni reciproche fra identità differenti.
I mediatori permettono ai bambini di autoregolarsi, sia adattando le proprie strategie alla situazione, sia portando dei correttivi all'organizzazione stessa.

Se ne indicano alcuni:

(a) Il gruppo

Il gruppo come luogo di scambio, di interazione fra diversità, di accordi, di presa di decisione.
E' necessario distinguere due tipologie di gruppi: quelli spontanei e quelli "coordinati"
I primi sono gruppi composti da bambini accomunati da un interesse (una storia) non ancora condivisa con l'insegnante e non divenuta oggetto di riflessione e rielaborazione collettiva. L'esperienza vissuta in questi gruppi è governata solo ed esclusivamente dai bambini, secondo dinamiche "stabilite" da loro, gli attori che forse potrebbero contribuire a costruire una storia (non ancora scritta), che potrebbe prendere forma nel tempo (se affettivamente pregnante) con il sostegno dell'adulto.
I secondi si costituiscono "per emanazione" dai primi; sono composti da bambini che condividono un proprio (ma collettivo) interesse, divenuto oggetto di discussione e di co-progettazione. L'intervento del docente, che è parte di questo gruppo, è finalizzato a far mettere in comune i punti di vista dei bambini, i significati sottesi alle loro azioni, a costruire possibili sviluppi di una storia, facendo interagire le diverse proposte.
La storia trova dunque un primo abbozzo nel gioco spontaneo dei bambini, che attraverso l'uso creativo (simbolico) del materiale a disposizione raccontano e si raccontano; ma soltanto attraverso l'adeguato (pertinente) e discreto intervento dell'insegnante la storia di ognuno potrà concorrere a costruire la storia di tutti.

Nel gruppo c'è una diversità evidente di capacità; il confronto fra identità differenti è molto complesso e può essere facilitato se si riesce a definire uno sfondo che connetta linguaggi. storie, stili….
(Il gruppo permette di costruire uno sfondo in cui si possono ridefinire i termini delle diversità)

(b) La trama narrativa

La trama narrativa è "l'insieme di connotazioni, di significati particolari, condivisi da un gruppo di bambini e non generalizzabili, che automotivano il loro lavoro. Tali connotazioni mutano con lo svilupparsi della storia educativa. sono perciò paragonabili ad una narrazione, che viene costruita mentre viene vissuta, e che collega nel tempo elementi diversi di realtà". (10)
La trama narrativo in continua evoluzione è la risultante di un complesso e sistematico processo di mediazioni e negoziazioni fra adulti e bambini.
Le storie individuali e/o di gruppo, anche emotivamente significative, per poter divenire "struttura di connessione narrativa", che valorizzi l'identità di ogni bambino in un processo di integrazione personale ed interpersonale, necessitano del sostegno del docente, perché le conduca da un livello di esperienza spontanea ad uno di rielaborazione collettiva di tipo cognitivo, affettivo e culturale.
Le storie individuali e/o di gruppo, anche emotivamente significative, per poter divenire "struttura di connessione narrativa", che valorizzi l'identità di ogni bambino in un processo di integrazione personale ed interpersonale, necessitano del sostegno del docente, perché le conduca da un livello di esperienza spontanea ad uno di rielaborazione collettiva di tipo cognitivo, affettivo e culturale.

(c) L'organizzazione spazio-temporale

c1. Lo spazio

Con questo termine si intende non solo lo spazio fisico (della scuola) che funge da "contenitore" ma soprattutto il luogo che assume connotazioni psicologiche e cognitive. Lo spazio come luogo dello "stare", ma anche dell'"agire", e quindi come mediatore di esperienze e di apprendimenti.
L'organizzazione e la riorganizzazione dello spazio sono oggetto di negoziazione fra adulti e bambini, necessaria per giungere ad una condivisione sul suo utilizzo sia in relazione alla trama che va costruendo, sia rispetto ai bisogni impliciti ed espliciti del singolo e del gruppo.
Nella progettazione negoziale lo spazio è co-progettato e co-costruito, poiché è il risultato di un sistematico confronto fra i bisogni, gli interessi e le aspettative di adulti e bambini e come tale è in continua evoluzione.
Lo spazio acquista pertanto una valenza funzionale ed emotiva.
Funzionale perché accoglie l'allestimento di una scenografia, di un insieme integrato di elementi concreti (oggetti, materiali, arredi, costruzioni, personaggi…) che caratterizzano la trama narrativa dentro cui i bambini agiscono.
Emotivo perché ciascuno ritrova, in questa scenografia, qualcosa di sé , vede raccontato " un pezzo" della propria storia.

C2. Il tempo

Per rendere condivisa-condivisibile la trama narrativa è necessaria un'organizzazione flessibile del tempo-scuola, la cui articolazione venga co-decisa.
L'alternanza di momenti liberi e autogestiti dai bambini, fonti di preziose informazioni e di spazi temporali in cui avviene la tessitura della trama e della scenografia, in cui cioè adulti e bambini sono impegnati in conversazioni, progettazioni, sperimentazioni, realizzazioni….contribuisce a sostenere la co-evoluzione di identità.

(d) Laboratorio dei pensieri

E' il luogo privilegiato per meglio conoscere le teorie interpretative del reale elaborate da ciascun bambino.
Mentre i bambini "manifestano" le loro immagini mentali, le rappresentano a se stessi, sviluppando una visione più conscia.
Periodicamente il docente, osserva un gruppo ristretto di bambini(tre/quattro), annotando dettagliatamente i dialoghi (che diventeranno oggetto di discussione collettiva fra gli insegnanti della scuola) e interagendo con i bambini per meglio esplorare le loro idee.

Nel laboratorio dei pensieri diventano, in particolare, oggetto di attenzione:
le teorie interpretative
gli stili di lavoro dei bambini
le strategie di apprendimento privilegiate.
Le informazioni raccolte in questi momenti "dedicati" saranno integrate con le osservazioni effettuate quotidianamente dai docenti.

(e) La valigia personale e la valigia collettiva

Sono strumenti che l'organizzazione scuola mette a disposizione degli alunni, affinché possano "raccogliere", con la guida del docente o da soli, le tracce della storia personale o del gruppo (si configurano inoltre come elementi di continuità con il percorso che si svilupperà negli anni scolastici successivi).
Ogni alunno possiede la propria valigia che contiene quegli elementi che permettono a lui e agli insegnanti di ricostruire insieme la Sua originale storia scolastica, le esperienze vissute, le conquiste effettuate, le difficoltà superate.
Accanto a questa viene costruita la valigia collettiva che contiene gli elementi più significativi (per docenti e/o per alunni)della "storia" del gruppo.
"La costante documentazione e rivisitazione del percorso effettuato rende possibile al bambino l’instaurarsi nel tempo della consapevolezza di vivere un processo, di percorrere una storia, di cogliere il legame tra presente e passato, di “costruire la memoria”.
A tal fine si rende indispensabile che la valigia sia sempre uno strumento “vivo” e non una semplice archiviazione dei materiali dei bambini posta in qualche angolo della sezione. E’ necessario dunque che questo strumento sia periodicamente aggiornato, visitato, “letto”, riordinato o “disordinato” dai bambini in relazione ai loro bisogni e alla loro chiave di lettura rispetto allo stesso contenuto .
La realizzazione delle valigie, individuale e collettiva, è il risultato di forme di co-progettazione e di negoziazioni, tra l’adulto e il bambino che deve essere sempre in grado di comprendere e “leggere” gli elementi che la costituiscono.


La professionalità docente: alcune competenze dell'insegnante


(a) L'osservazione

La progettazione per sfondo integratore é caratterizzata fondamentalmente da due modalità osservative: generalizzata e mirata, entrambe forme differenti della "co-osservazione narrativa diretta".
L'osservazione generalizzata avviene soprattutto nel primo periodo scolastico su gruppi di bambini, che si formano spontaneamente durante momenti di libera attività.
Lo scopo principale dell'osservazione generalizzata è quello di acquisire "elementi", le tracce per una prima formulazione di ipotesi circa le caratteristiche delle "storie" che i bambini mettono in scena (elemento analizzatore).
E ' possibile considerare tracce, i segnali più o meno visibili e più o meno impliciti, che i bambini lasciano, offrono all'attenzione dell'insegnante-educatore, soprattutto nei giochi spontanei.
L'elemento analizzatore può essere definito come l'indicatore di direzione, perché dovrebbe suggerire ai docenti gli aspetti più significativi che connotano le attività di un gruppo di bambini. Esso costituisce l'esito della lettura e dell’interpretazione collegiale dei numerosi protocolli redatti in fase di osservazione generalizzata.

L'osservazione mirata invece si utilizza per verificare la pertinenza delle ipotesi elaborate in precedenza, e quindi per "validare" o meno l'elemento analizzatore supposto.
Questa modalità osservativa, integrata con conversazioni e "provocazioni" è quasi di uso quotidiano, e consente ai docenti di "seguire" attivamente (partecipandovi) l'evolversi delle storie vissute dai bambini.
Uno sfondo perché si possa sviluppare nel tempo, oltre che essere affettivamente pregnante (per gli alunni) , deve essere "rispettosamente" sostenuto dai docenti.


(b) La negoziazione e la co-progettazione

Sono due momenti strettamente connessi fra loro, in cui docenti e alunni negoziano i significati sottesi alle azioni compiute e concordano quale passo successivo, possa essere interessante compiere.
La co-progettazione si configura come lo strumento per concretizzare la partecipazione, consentendo che tutti pervengano insieme a dei risultati evitando che soltanto qualcuno raggiunga determinati obiettivi
In questa fase vengono frequentemente utilizzate due tipi di conversazione: quella esterna e quella in gioco.
La prima viene proposta generalmente al termine delle attività spontanee dei bambini, che sono riuniti, in cerchio, per discutere delle attività svolte o dei giochi effettuati.
La seconda prevede invece che l'insegnante interagisca con gli alunni (sempre che questi acconsentano!!!) durante la messa in scena delle loro storie.
Le conversazioni costituiscono per tutti, docenti e alunni, una preziosa occasione di conoscenza, di incontro, di scambio, di messa in comune di ipotesi, di progetti spesso rappresentativi di individualità e personalità anche molto differenti.
Le diversità non vengono escluse secondo l'assurda (in educazione) logica della maggioranza/ minoranza, o appiattite dalla "voce del più forte "o dalla rispondenza alle ipotesi dei docenti.
Accanto alle conversazioni l'insegnante può utilizzare la cosiddetta "provocazione", ovvero un tentativo di "entrare" nella logica (complessa) della trama che i bambini stanno intessendo.


(c) La problematizzazione

E' l'azione attraverso cui l'adulto "consegna" il problema da affrontare, sia esso di natura relazionale che organizzativa, al gruppo dei bambini, i quali sono sollecitati ad analizzarlo, a formulare alcune ipotesi, discutendone la fattibilità e a decidere quali soluzioni provare ad adottare.
E' importante che il docente definisca anche spazi mirati affinché gli alunni possano valutare l'efficacia della soluzione adottata.
La problematizzazione riconosce ai bambini concreti spazi di discrezionalità e di decisione, ed evita che l'adulto si sostituisca a loro delineando soluzioni preconfezionate, indubbiamente più economiche ma sicuramente poco significative e quindi (poco) formative


(d) La documentazione

La competenza del documentare è centrale nella progettazione negoziale perché:

· offre l'opportunità al gruppo docente di analizzare e valutare il proprio percorso didattico-educativo, di "fermarsi" per ricostruire le azioni compiute;
· si configura come atto di conoscenza e strumento di autochiarificazione del lavoro educativo, a sostegno dei processi che caratterizzano l'ambiente scolastico, assumendo una valenza prioritariamente diagnostica;
· costituisce un valido supporto e strumento per favorire l' informazione e la comunicazione delle attività svolte
· consente di mantenere le tracce di un lavoro, di non perdere il senso e quindi di conservare memoria delle esperienze.
· costituisce un'importante occasione per elaborare insieme al bambino, attraverso negoziazioni frequenti e qualitative, forme di "memoria storica personale", che consentano all'alunno stesso di ricostruire "in prima persona" l'esperienza, di rievocare i passaggi più significativi per se stesso e per il gruppo sezione, acquisendo consapevolezza dei propri cambiamenti e valutando i possibili progressi compiuti.


La progettazione negoziale individua come significativa forma di documentazione il portfolio del bambino, ovvero un insieme di documenti che testimonino i cambiamenti avvenuti nell'alunno durante il triennio di permanenza nella scuola dell'infanzia.
A titolo esemplificativo, dovrebbe custodire elementi informativi inerenti :
agli interessi, alle competenze scolastiche ed extrascolastiche, alle teorie interpretative, agli stili di lavoro, ai "so fare", ai desideri, alle paure, alle modalità di relazione privilegiate……..
raccolti attraverso osservazioni, conversazioni e altri tipi di strumenti e "assemblati" non secondo un ordine cronologico o casuale, ma sistemati alla luce dei principi che ispirano il progetto pedagogico sotteso.
Viene privilegiato lo stile narrativo che tende a presentare una storia, raccontando la genesi del percorso, gli eventi salienti, le relazioni fra gli eventi e lo sfondo emotivo sotteso.
Attraverso lo stile narrativo il soggetto cerca di mettere in relazione i dati di realtà, sulla base degli scopi pedagogici e delle aspettative educative che ha attribuito all'esperienza realizzata, evidenziando i significati di tali connessioni

Il portfolio offre dunque la possibilità di costruire un sistema di valutazione del bambino (e del contesto) di tipo formativo, finalizzato a conoscere le peculiarità di ciascuno, lontana dall'intenzionalità di inscrivere i bambini in categorie prefissate, polarizzando le caratteristiche secondo assolute contrapposizioni che sono proprie dei principi e non delle persone.

La documentazione diviene dunque lo strumento attraverso cui valutare i soggetti, il contesto, i processi in atto.

Il documentare si configura come un atto valutativo perché richiede di definire gli scopi e gli obiettivi, i soggetti, di scegliere che cosa rappresentare, come e per quali interlocutori-destinatari.


(e) La rete delle competenze

E' costituita dalle competenze che si potenziano nel corso nel processo educativo e dai legami che le collegano. Gli elementi non sono organizzati tassonomicamente (o gerarchicamente) ma interconnessi tra loro, in modo che non vi siano un punto di partenza o di arrivo predefiniti. Ciò offre al bambino la possibilità al bambino di percorrere molte vie per potenziate determinate competenze.
Ogni competenza è composta da vari fattori, risultato di una riflessione condivisa da parte delle insegnanti di una scuola circa il progetto pedagogico che si vuole realizzare.

» Indice generale di "Curricolo, programmazione e POF"

   

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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata al "DAP" per conoscere gli altri autori: clicca qui


» Costo

- Prezzo al pubblico = € 34,00 + spese di spedizione
- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00 + spese di spedizione

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